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Cronache

Stati generali dell’ambiente ad Acerra, nuovi fondi e impegni per la Terra dei Fuochi

Ad Acerra riuniti gli Stati generali dell’ambiente. Annunciati nuovi fondi regionali per le bonifiche e un cambio di passo nella lotta ai reati ambientali nella Terra dei Fuochi.

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Gli Stati generali dell’ambiente si sono riuniti ieri ad Acerra, territorio simbolo della Terra dei Fuochi che da anni chiede un risanamento radicale. Nell’aula consiliare del Comune erano presenti tutte le istituzioni coinvolte: Commissariato di governo, Regione Campania, Prefettura, Città Metropolitana, Chiesa, comitati civici e forze dell’ordine.
L’iniziativa è stata promossa dal sindaco Tito D’Errico e dal presidente del Consiglio comunale Raffaele Lettieri, con l’obiettivo di fare il punto sullo stato delle bonifiche e sulle prospettive future.

Il segnale del nuovo corso regionale

A rappresentare la Regione Campania è stata la neo assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro, che ha voluto lanciare un segnale di discontinuità. In sala ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 5 milioni di euro per la bonifica delle discariche di Tappia, Pantano e Calabricito, tre dei quattordici siti a rischio elevatissimo tra le province di Napoli e Caserta inseriti tra gli interventi prioritari del Commissariato di governo.

Bonifiche, risorse e collaborazione istituzionale

“Acerra non è un argomento facile – ha dichiarato Pecoraro – tra termovalorizzatore, bonifiche e screening sanitari. Ho accettato l’invito perché serve un impegno reale di tutti”.
L’assessora ha chiarito che la Regione intende fare la propria parte sul piano delle risorse, ma all’interno di una strategia condivisa con tutte le istituzioni coinvolte, auspicando una collaborazione stabile e fattiva.

Il ruolo del governo e il piano d’azione

Prima dell’intervento regionale, era intervenuta la deputata Carmela Auriemma, che ha sollecitato un impegno complessivo sulla Terra dei Fuochi, già preannunciato dal presidente Roberto Fico.
Sul fronte operativo, il commissario unico di governo Giuseppe Vadalà ha annunciato che a marzo, a Strasburgo, verrà illustrato il piano di azione per le bonifiche. Intanto, sono già state rimosse oltre 2mila tonnellate di rifiuti e assegnata una gara da 23 milioni di euro per interventi a Napoli, Acerra e Ponte Riccio.

Un percorso lungo ma avviato

Vadalà ha ammesso che il risanamento è solo agli inizi e richiederà tempi lunghi, ma ha rivendicato un cambio di passo concreto, soprattutto sul fronte del contrasto ai reati ambientali. “Lavoriamo da febbraio 2025 – ha spiegato – e le attività di prevenzione e repressione sono aumentate”.

I divieti e il rafforzamento dei controlli

Tra i provvedimenti più recenti, il divieto imposto dalla Città Metropolitana di realizzare nuovi impianti inquinanti ad Acerra, ricordato dal vicesindaco metropolitano Giuseppe Cirillo.
Il prefetto Michele di Bari ha sottolineato come il contrasto ai reati ambientali sia stato rafforzato anche grazie a un miglioramento del quadro normativo, evidenziando il ruolo del governo, del ministro Piantedosi e del sottosegretario Mantovano. “Non siamo all’anno zero – ha affermato – c’è stato un cambio di passo”.

Le critiche e l’appello della Chiesa

Non sono mancate voci critiche. I rappresentanti del comitato per l’esecuzione della sentenza Cedu hanno chiesto azioni più incisive. A chiudere il confronto è stato l’intervento di Antonio Di Donna, presidente della Cei campana.
“C’è ancora molto da fare – ha ammonito – le bonifiche richiedono tempi lunghi, ma preoccupa soprattutto la qualità dell’aria e la salute dei cittadini. Gli screening sono indispensabili e serve chiarezza”. Il vescovo ha richiamato tutti, comitati compresi, invitando a superare protagonismi e divisioni: “È in gioco il futuro di Acerra. Solo con l’unità potremo uscirne”.

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Cronache

Blitz dei carabinieri a Roseto: smantellata cellula neofascista legata agli ultras del basket

Operazione dei carabinieri a Roseto degli Abruzzi contro una presunta cellula neofascista legata agli ultras del basket. Otto misure cautelari e perquisizioni per aggressioni e propaganda razzista.

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Un’operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Teramo ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari nei confronti di persone ritenute coinvolte in un gruppo di estrema destra attivo tra Roseto degli Abruzzi e Pesaro.

L’intervento è scattato all’alba con il supporto dei Nuclei cinofili di Chieti, Roma e Sarno, della Guardia di Finanza di Giulianova e di un elicottero del Nucleo elicotteri carabinieri di Pescara.

Le misure cautelari, disposte dal giudice per le indagini preliminari, comprendono un arresto in carcere, tre ai domiciliari e quattro obblighi di firma e dimora. Contestualmente sono state eseguite diciassette perquisizioni.

Le accuse e l’inchiesta della procura

Le persone coinvolte nell’indagine sono accusate, a vario titolo, di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi e violazione del Daspo.

L’indagine, coordinata dalla procura di Teramo con il pubblico ministero Enrica Medori, ha preso avvio dai disordini verificatisi l’8 ottobre 2025 al termine della partita di basket Roseto-Pesaro del campionato di Serie A2.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al termine dell’incontro alcuni ultras travisati avrebbero assaltato le pattuglie dei carabinieri presenti all’esterno del palasport, danneggiando con una mazza il lunotto di una gazzella mentre i militari si trovavano all’interno del mezzo.

Dalla violenza sportiva alle spedizioni punitive

L’attività investigativa ha portato gli inquirenti a ipotizzare l’esistenza di un gruppo organizzato che, secondo l’accusa, si riconosceva nella sigla “Gioventù fascista rosetana”.

Gli indagati sarebbero stati collegati tramite una chat denominata “Roseto Youth” e, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero avuto rapporti con un movimento neofascista denominato “Il Duce”.

Tra gli episodi contestati vi sarebbero almeno cinque raid contro il centro di accoglienza per stranieri “Felicioni” di Roseto degli Abruzzi e alcune aggressioni a sfondo razziale, tra cui il pestaggio di cittadini bengalesi avvenuto in città il 24 gennaio scorso.

Durante le perquisizioni sono stati sequestrati dispositivi elettronici e materiale di propaganda di matrice fascista.

Le reazioni delle istituzioni locali

Il sindaco di Roseto degli Abruzzi, Mario Nugnes, ha espresso apprezzamento per l’operazione delle forze dell’ordine, sottolineando l’impegno della città nel promuovere valori di inclusione e convivenza civile.

Il primo cittadino ha ricordato come la tradizione sportiva della città, in particolare quella legata alla pallacanestro, sia storicamente associata a principi di confronto leale e integrazione.

L’intervento della politica

Sull’operazione è intervenuto anche il deputato abruzzese di Azione Giulio Sottanelli, che ha ringraziato carabinieri e magistratura per l’attività investigativa.

Secondo il parlamentare, la risposta delle istituzioni deve essere ferma di fronte a fenomeni che possono mettere a rischio la convivenza civile e i valori democratici. Roseto, ha aggiunto, è una città caratterizzata da un forte tessuto sociale fondato sul rispetto e sulla partecipazione civica.

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Cronache

La Fenice, caso Venezi: si dimette il consigliere Tortato dopo la nomina a direttore musicale

Nuove tensioni al Teatro La Fenice di Venezia dopo la conferma della nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale dal 2026. Si dimette il consigliere d’indirizzo Alessandro Tortato.

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Nuove tensioni istituzionali scuotono la governance del Teatro La Fenice di Venezia. Alessandro Tortato, consigliere d’indirizzo della Fondazione nominato dal Ministero della Cultura nel 2025, ha rassegnato le dimissioni dopo il voto consultivo che ha confermato la nomina di Beatrice Venezi come direttore musicale del teatro a partire da ottobre 2026.

In un lungo messaggio pubblicato sui social, Tortato ha spiegato la propria decisione sostenendo che la vicenda avrebbe assunto un carattere ormai “meramente politico”. Per questo motivo ha ritenuto inutile la presenza di un musicista nel Consiglio d’indirizzo.

Le critiche sulla procedura della nomina

Nel suo intervento, l’ex consigliere ha contestato alcune dichiarazioni del sovrintendente Nicola Colabianchi relative alla procedura di nomina.

Secondo Tortato, non sarebbe corretto affermare che la designazione sia stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo. Lo stesso organismo, ha aggiunto, non avrebbe competenza statutaria sulle nomine artistiche del teatro.

La nomina di Beatrice Venezi, formalizzata dopo mesi di discussioni interne e proteste sindacali, continua dunque a suscitare polemiche all’interno dell’istituzione culturale veneziana.

Le reazioni politiche

La decisione di Tortato ha provocato immediate reazioni politiche.

Esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura hanno sostenuto che le dimissioni rappresenterebbero l’ennesima prova della controversia che ha accompagnato la scelta di Venezi. Secondo gli stessi esponenti, la nomina sarebbe stata effettuata senza tenere conto delle posizioni dei lavoratori e del prestigio internazionale del teatro.

Anche il Partito Democratico di Venezia ha commentato la vicenda affermando che le dimissioni renderebbero evidenti le tensioni interne alla governance della Fondazione.

Le proteste dei lavoratori e dei sindacati

Il caso Venezi aveva già provocato mobilitazioni e prese di posizione da parte dei lavoratori del teatro.

La Slc Cgil Veneto, dopo la ratifica della nomina, aveva criticato il sovrintendente Colabianchi sostenendo che la decisione sarebbe stata imposta dal Ministero della Cultura, in particolare dal sottosegretario Gianmarco Mazzi.

La Cgil di Venezia aveva inoltre denunciato un metodo decisionale ritenuto poco condiviso con le rappresentanze dei lavoratori.

Il confronto interno alla governance del teatro

Nel suo intervento pubblico Tortato ha criticato anche alcune posizioni dei sindacati emerse durante il confronto su questioni di welfare interno alla Fondazione.

L’ex consigliere ha inoltre richiamato alcune dichiarazioni attribuite a Beatrice Venezi, che avrebbe definito la gestione della Fenice come “anarchica”. Secondo Tortato, un’affermazione di questo tipo chiamerebbe in causa l’intera governance del teatro, dal sovrintendente al presidente fino al Consiglio d’indirizzo.

La vicenda evidenzia le tensioni che accompagnano la nomina della futura direttrice musicale del Gran Teatro veneziano, una delle istituzioni liriche più importanti del panorama internazionale.

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Femminicidio a Messina: Daniela Zinnanti uccisa con decine di coltellate dall’ex compagno

Femminicidio a Messina: Daniela Zinnanti, 50 anni, uccisa con numerose coltellate dal suo ex compagno Santino Bonfiglio. L’uomo era ai domiciliari per aggressioni e minacce.

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Daniela Zinnanti, 50 anni, è stata trovata morta nella sua abitazione nel quartiere Lombardo di Messina, uccisa con numerose coltellate. Per l’omicidio è stato fermato l’ex compagno, Santino Bonfiglio, 67 anni, che ha confessato il delitto.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo si sarebbe recato a casa della donna per parlare e il confronto sarebbe degenerato in una violenta lite culminata nell’aggressione mortale. Il corpo della vittima è stato trovato la notte successiva al delitto, ma gli inquirenti ritengono che l’omicidio possa essere avvenuto il giorno precedente.

Le precedenti denunce per violenze

L’uomo si trovava agli arresti domiciliari per aggressione, minacce e violenza a seguito di una denuncia presentata dalla stessa Zinnanti.

Circa un mese prima la donna era stata picchiata e ricoverata in ospedale con sette costole fratturate. In precedenza aveva presentato un’altra denuncia per maltrattamenti, successivamente ritirata.

Il giudice per le indagini preliminari aveva disposto l’uso del braccialetto elettronico, ma il dispositivo non era disponibile e la misura cautelare non era stata vincolata alla sua effettiva applicazione.

Il ritrovamento del corpo e l’arma del delitto

A scoprire il cadavere è stata la figlia della vittima, che ha accusato un malore dopo aver visto il corpo della madre. La giovane, incinta al settimo mese, è stata trasportata in ospedale per accertamenti.

Gli agenti della squadra mobile hanno recuperato l’arma del delitto, un coltello trovato vicino a un cassonetto poco distante dall’abitazione della donna.

La ricostruzione dell’indagato

Secondo quanto riferito dal legale dell’indagato, l’avvocato Oleg Traclo, Bonfiglio avrebbe incontrato l’ex compagna per chiarire la seconda denuncia presentata nei suoi confronti per lesioni personali e maltrattamenti.

L’uomo, secondo la versione riportata dal difensore, avrebbe sostenuto che le fratture alle costole della donna non sarebbero state provocate da un’aggressione ma da una caduta avvenuta mentre la vittima era ubriaca. Le circostanze sono oggetto di accertamento da parte degli investigatori.

Il dolore della famiglia

Daniela Zinnanti lascia due figli avuti da una precedente relazione.

Il fratello della vittima ha raccontato che la famiglia aveva più volte invitato la donna a interrompere definitivamente il rapporto con l’uomo, definito violento. Secondo quanto riferito dai familiari, la relazione era segnata da frequenti litigi e da ripetute separazioni e riconciliazioni.

La donna non lavorava e si occupava dell’assistenza alla madre anziana.

Il ricordo istituzionale alla Camera

In memoria della vittima, l’Aula della Camera dei deputati ha osservato un minuto di silenzio su richiesta della deputata del Movimento 5 Stelle Gilda Sportiello, iniziativa alla quale si è associata anche la deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi.

Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema della violenza domestica e delle misure di protezione per le vittime di maltrattamenti, mentre le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti dell’omicidio.

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