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Cronache

Stasi al lavoro esterno, l’amarezza della mamma di Chiara

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Sorpresa no, erano consapevoli che prima o poi sarebbe dovuto accadere. Ma l’amarezza resta: “Sapere che chi ha ucciso nostra figlia dopo sette anni già esce dal carcere, pur senza aver mai ammesso la sua responsabilità, spiace. Non sono notizie belle. Ma la legge è così e non possiamo farci niente”. Rita Preda, la mamma di Chiara Poggi, l’ha scoperto dai giornali che quattro mesi fa Alberto Stasi ha ottenuto dal tribunale di sorveglianza di Milano l’ammissione al beneficio del lavoro esterno: tutte le mattine esce dal carcere di Bollate e si reca nella sede di una società d’informatica della zona, dove svolge mansioni contabili e amministrative, per poi fare rientro in cella prima di sera. Finora Stasi ha scontato in carcere sette anni e mezzo dei 16 ai quali nel dicembre 2015 è stato condannato definitivamente per aver ucciso la fidanzata il 13 agosto 2007 a Garlasco, nel Pavese, quando Chiara aveva ventisei anni. Un omicidio compiuto nella villetta dove lei viveva con i genitori che in quei giorni non erano a casa. Un delitto efferato che il ragazzo ha sempre negato, presentando anche diverse istanze di revisione del processo, tutte rigettate. “Ci aspettavamo che un momento o l’altro avrebbe ottenuto il beneficio – ha detto la madre di Chiara – ma non ci ha fatto piacere apprendere la notizia in questo modo. Avremmo voluto saperlo non dal giornale”.

“L’aspetto più deleterio – ha aggiunto l’avvocato Gianluigi Tizzoni, che ha assistito la famiglia Poggi fin dal primo giorno – è proprio che la parte offesa non è stata avvertita. E’ vero, la legge non lo impone, ma neppure lo vieta, mentre il 30 giugno entreranno in vigore le nuove norme sulla giustizia riparativa”. La concessione del beneficio del lavoro esterno nelle ore diurne era stata inizialmente negata, quando Stasi ne aveva fatto richiesta nel 2021, ma contro la decisione i suoi avvocati hanno presentato ricorso e lo hanno vinto. “C’è un tema di ammissione di responsabilità. Il primo giudice – ha osservato Tizzoni – aveva rigettato l’istanza perché Stasi non ha mai ammesso nulla. Altri tribunali non concedono il beneficio se non risarcisci e non c’è un pentimento”. “Succede solo a Bollate e per i detenuti ‘mediatici'” è l’accusa dell’avvocato. Il risarcimento ai genitori di Chiara per ora è stato parziale. Rispetto a una condanna a versare alla famiglia Poggi circa 1,2 milioni di euro tra danni e rimborso delle spese legali, è stata raggiunta una transazione con la parte civile per l’importo di 700 mila euro, di cui finora è stata saldata solo circa la metà. Stasi si è impegnato a versare alla famiglia Poggi una quota mensile del suo stipendio con un minimo di 9 mila euro l’anno. Se lo farà, ci vorranno quasi 40 anni. Se non lo farà l’accordo salterà e si tornerà alla cifra di 1,2 milioni indicata dalla sentenza definitiva della Cassazione del 12 dicembre 2015. Ma tutta la vicenda processuale ha avuto un percorso controverso. In prima battuta Stasi era stato assolto sia dal gup di Vigevano, nel 2009, sia dalla Corte d’assise d’appello di Milano, nel 2011. Poi la prima sezione penale della Cassazione nel 2013 aveva annullato tutto e rimandato gli atti a Milano, dove un’altra sezione della Corte d’assise d’appello il 17 dicembre 2014 aveva inflitto 16 anni di reclusione: il massimo possibile, scontando il terzo di pena previsto per il ricorso al rito abbreviato, essendo caduta l’aggravante della crudeltà. Una sentenza confermata dalla Cassazione nel 2015.

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Uccisa con una mazza da baseball, fermato il marito

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Una donna di 66 anni è stata uccisa a colpi di mazza da baseball questa mattina intorno alle 9.30 in centro a Salsomaggiore Terme, paese della provincia di Parma. La vittima, di nazionalità straniera, è stata aggredita dal marito che l’ha colpita più volte al corpo e alla testa. Soccorsa dal 118, la donna sarebbe morta sul posto. Il marito è stato fermato dai carabinieri e si trova in caserma a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il presunto autore del femminicidio è stato fermato da una carabiniera libera dal servizio. La militare, richiamata dalla richiesta di aiuto della vittima, è intervenuta da sola. Ha bloccato l’uomo, poi è stata coadiuvata dalla pattuglia del radiomobile di Salsomaggiore immediatamente sopraggiunto. Il tempestivo intervento non è bastato a salvare la vita della 66enne.

Si chiama Meena Kumari, 66 anni, di nazionalità indiana, la donna uccisa dal marito questa mattina intorno alle 9.30 nel centro di Salsomaggiore Terme (Parma). Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe aggredito la donna in casa, di fronte anche ad alcuni familiari, e la vittima, nel disperato tentativo di salvarsi, sarebbe poi scesa in strada per chiedere aiuto. L’uomo l’avrebbe però raggiunta e continuato a colpirla sino a ucciderla.

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Interrogatorio di Filippo Turetta, dichiarazione spontanea di conferma dell’omicidio di Giulia

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Primo interrogatorio in carcere per Filippo Turetta che all’inizio si è avvalso della facoltà di non rispondere e si è messo a piangere poi ha confermato quanto aveva detto alla polizia tedesca sull’omicidio di Giulia Cecchettin rendendo dichiarazioni spontanee al gip di Venezia Benedetta Vitolo. A spiegarlo ai giornalisti è stato il legale di Turetta, l’avvocato Giovanni Caruso: Turetta ha detto, ha “ritenuto doveroso rendere dichiarazioni spontanee con le quali ha sostanzialmente confermato le ammissioni fatte alla polizia tedesca”. Cioè aveva ammesso sostanzialmente di aver ucciso Giulia e di non avere avuto il coraggio di togliersi la vita. Si tratta di dichiarazioni di conferma come le ha chiamate il legale di Turetta.

 

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Cronache

Due agenti della Polfer feriti con un coltello a Napoli

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Due agenti della Polfer aggrediti e feriti con un coltello da un extracomunitario nei pressi della stazione di piazza Garibaldi a Napoli. L’episodio risale a ieri sera e viene riferito dalla Federazione Sindacale di Polizia che esprime solidarietà ai colleghi vittime dell’aggressione. “Gli agenti – rende noto Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato – sono stati allertati perché l’uomo stava creando problemi fuori da un locale e, quando sono intervenuti, ha improvvisamente tirato fuori un coltello scagliandosi contro di loro”. Uno dei due agenti ha riportato ferite lievi a una mano, l’altro è stato raggiunto alla spalla e ne avrà per una ventina di giorni dato che il fendente ha interessato il muscolo. L’aggressore ha tentato di fuggire allontanandosi dalla stazione ma è stato rintracciato poco dopo dai poliziotti della Squadra Volante e arrestato.

“Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai due colleghi rimasti feriti ieri sera a Napoli – prosegue il sindacalista – e auguriamo loro una pronta guarigione. Un ennesimo grave episodio che testimonia l’assoluta centralità del lavoro degli operatori in uniforme, sempre presenti e sempre pronti a fronteggiare pericoli subdoli e continui cui, senza di loro, sarebbero esposti i cittadini”. “La funzione delicatissima e assai pericolosa a difesa della sicurezza e dell’incolumità altrui – prosegue – continua a richiedere ai colleghi in ogni parte del territorio e in qualsiasi contesto sacrifici importanti in termini di impegno, professionalità e salute, che meritano il fondamentale riconoscimento della collettività e soprattutto della politica”.

“Ora confidiamo in un giudizio rapido e severo – commenta Mauro di Giacomo, segretario Fsp Napoli -, perché non si vanifichi il valido intervento dei colleghi e, soprattutto, perché non rimanga impunita una condotta gravissima. Perché questo significherebbe sottovalutare, per non dire ignorare, il sacrificio di quelli che, per garantire la sicurezza altrui, mettono continuamente la propria vita a rischio”.

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