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Cronache

Stasi affidato ai servizi sociali, i giudici: percorso senza sbavature

Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso l’affidamento in prova ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Nelle motivazioni i giudici richiamano il percorso carcerario, la semilibertà e la gestione dell’esposizione mediatica legata alla riapertura delle indagini.

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Alberto Stasi lascia il carcere di Bollate e prosegue l’espiazione della pena in affidamento in prova ai servizi sociali. Non è una revisione del processo, non è una cancellazione della condanna e non è una dichiarazione di innocenza. È una misura alternativa concessa dal Tribunale di Sorveglianza dopo anni di detenzione, lavoro esterno e semilibertà, sulla base del percorso trattamentale compiuto dal condannato.

La decisione del Tribunale di Sorveglianza

Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, era detenuto nel carcere di Bollate dal 12 dicembre 2015. Il Tribunale di Sorveglianza ha accolto l’istanza presentata dai suoi legali, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, dopo il parere favorevole della Procura generale di Milano.

Nell’ordinanza, i giudici richiamano gli elementi evidenziati dagli operatori penitenziari e parlano di un percorso trattamentale che può sfociare in un pieno reinserimento sociale. Al centro della valutazione ci sono l’accettazione della condanna, pur a fronte della persistente negazione della responsabilità, l’adesione alle regole e l’esito positivo della semilibertà già sperimentata per un periodo ritenuto congruo.

Il percorso a Bollate e la semilibertà

Il provvedimento sottolinea che Stasi ha proseguito la misura alternativa già concessa “senza sbavature”. Da tre anni lavorava all’esterno come contabile e da circa un anno era in semilibertà. Secondo il Tribunale, questo percorso ha consentito un graduale reinserimento nel tessuto sociale e ha confermato l’assenza di profili di pericolosità.

I giudici evidenziano anche il comportamento mantenuto durante la detenzione e nel rapporto con gli operatori. Il percorso carcerario viene descritto come costante, regolare e aderente alle prescrizioni, con una progressione che ha reso possibile il passaggio a una misura più ampia rispetto alla semilibertà.

La riapertura delle indagini su Garlasco

Nell’ordinanza compare anche un riferimento alla riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco da parte della Procura di Pavia e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Per i magistrati, Stasi ha percorso tutte le vie consentite dall’ordinamento per sostenere la propria innocenza e ha dimostrato equilibrio nel fronteggiare l’impatto emotivo della nuova fase investigativa.

La riapertura del fascicolo e l’eccezionale esposizione mediatica degli ultimi mesi hanno riportato il caso al centro dell’attenzione pubblica. Secondo le relazioni degli operatori, questa pressione ha provocato una inevitabile attivazione emotiva, che Stasi avrebbe gestito attraverso strategie di contenimento.

Il peso dell’esposizione mediatica

Il Tribunale richiama anche le difficoltà legate all’attenzione dei media. L’ordinanza parla di appostamenti dei giornalisti e di una pressione che ha limitato le possibilità di movimento del semilibero. Nonostante questo, Stasi avrebbe mantenuto un profilo basso, evitando ulteriori interviste e conservando lucidità rispetto ai possibili sviluppi futuri.

Per i giudici non emergono vissuti rancorosi né narrazioni screditanti verso coloro che lo hanno posto nella condizione detentiva. La semilibertà, proprio in una fase particolarmente sollecitante sul piano emotivo, avrebbe confermato l’assenza di segnali di pericolosità.

Empatia verso la vittima e accettazione della pena

Un passaggio dell’ordinanza richiama anche l’atteggiamento verso Chiara Poggi. Nel percorso trattamentale, Stasi avrebbe manifestato empatia e sofferenza verso la vittima. I giudici distinguono questo elemento dalla posizione negatoria sulla responsabilità, che resta ferma, ma che non ha impedito la valutazione positiva del percorso penitenziario.

La misura concessa non incide sulla sentenza definitiva. Stasi resta condannato per l’omicidio di Chiara Poggi e dovrà rispettare le prescrizioni previste dall’affidamento in prova. In caso di violazioni, la misura può essere revocata.

Una decisione dentro un caso ancora aperto mediaticamente

La decisione del Tribunale di Sorveglianza arriva mentre il caso Garlasco vive una nuova stagione investigativa e mediatica. Da un lato c’è una condanna definitiva, dall’altro una nuova attività d’indagine che potrebbe aprire scenari futuri sul piano processuale. Sono piani diversi, che non vanno confusi.

L’affidamento in prova riguarda il percorso di esecuzione della pena. L’eventuale revisione della condanna, invece, seguirà un’altra strada e richiederà valutazioni autonome. Per ora resta il dato giudiziario: Stasi esce dal carcere non perché la condanna sia venuta meno, ma perché il Tribunale ha ritenuto maturo il suo percorso trattamentale.

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Cronache

Meteo, stop al caldo africano: arrivano aria fresca, temporali e un crollo delle temperature

L’anticiclone africano perde forza: da Nord a Sud arrivano correnti più fresche, un deciso calo delle temperature e temporali anche intensi con rischio di grandine e forti raffiche di vento.

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Dopo giorni di caldo eccezionale e temperature ben oltre le medie stagionali, l’estate cambia volto. L’anticiclone subtropicale inizia infatti a perdere forza, favorendo l’ingresso di correnti più fresche dai quadranti settentrionali che porteranno un sensibile calo delle temperature e una fase di marcata instabilità atmosferica su gran parte della Penisola.

Secondo le ultime previsioni, i primi segnali del cambiamento si avvertiranno già nelle prossime ore al Nord, mentre tra martedì e mercoledì l’aria fresca raggiungerà progressivamente anche le regioni del Centro e parte del Sud, in particolare lungo il versante adriatico.

Temperature in forte diminuzione

Il calo termico sarà particolarmente evidente nelle regioni del Nord-Est e lungo il medio Adriatico.

Città come Venezia, Trieste e Ancona vedranno le temperature scendere sensibilmente: dalle massime di circa 35 gradi e minime tropicali superiori ai 24 gradi si passerà a valori pomeridiani intorno ai 28-29 gradi e minime comprese tra 19 e 20 gradi.

In queste aree i valori potranno risultare temporaneamente persino inferiori alle medie climatiche del periodo, offrendo una tregua dopo la lunga fase di afa.

Temporali, grandine e forti raffiche di vento

L’ingresso dell’aria più fresca andrà a scontrarsi con il caldo accumulato nei bassi strati dell’atmosfera, creando le condizioni ideali per lo sviluppo di temporali anche intensi.

Le aree maggiormente esposte saranno le pianure del Nord-Est, le regioni affacciate sull’Adriatico e la dorsale appenninica centrale, dove non si escludono grandinate di medie o grandi dimensioni, nubifragi localizzati e forti colpi di vento.

I fenomeni più intensi sono attesi tra lunedì e mercoledì, quando il contrasto termico raggiungerà la massima intensità.

Sud e Isole ancora nella morsa del caldo

La rinfrescata arriverà con maggiore gradualità al Mezzogiorno.

Tra lunedì e martedì le regioni meridionali e le due Isole Maggiori continueranno infatti a fare i conti con temperature molto elevate, che nelle zone interne di Sicilia e Sardegna potranno ancora raggiungere i 44-45 gradi.

Solo nella seconda parte della settimana anche il Sud beneficerà di un progressivo ridimensionamento del caldo, pur mantenendo condizioni generalmente estive.

Le previsioni giorno per giorno

Lunedì il maltempo interesserà soprattutto il Nord-Est con rovesci e temporali, mentre al Centro e al Sud prevarranno sole e caldo intenso.

Martedì l’instabilità si estenderà ancora al Settentrione e raggiungerà le regioni adriatiche del Centro. Il Meridione resterà in prevalenza soleggiato, ma con temperature ancora molto elevate, specie sulle Isole.

Mercoledì il tempo migliorerà al Nord, mentre acquazzoni e temporali interesseranno parte dell’Appennino centrale e del versante adriatico. Successivamente le temperature tenderanno a riportarsi su valori più vicini alle medie stagionali, con una fase di caldo decisamente più sopportabile rispetto ai giorni precedenti.

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Cronache

Omicidio Mastrapasqua, chiesti 27 anni anche in appello per Rezza: «Trenta secondi per morire per cuffiette da 14 euro»

La procura generale di Milano ha chiesto la conferma della condanna a 27 anni per Daniele Rezza, accusato di aver ucciso Manuel Mastrapasqua durante una rapina per un paio di cuffiette. La perizia ha escluso vizi di mente.

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«Trenta secondi per morire per 14 euro di cuffiette». La sostituta procuratrice generale di Milano Olimpia Bossi ha ricostruito con queste parole l’omicidio di Manuel Mastrapasqua, il trentunenne ucciso a Rozzano mentre tornava a casa dal lavoro nella notte dell’11 ottobre 2024.

Davanti alla Corte d’Assise d’appello di Milano, la rappresentante dell’accusa ha chiesto la conferma della condanna a 27 anni di reclusione pronunciata in primo grado nei confronti di Daniele Rezza, oggi ventunenne.

«Poteva andarsene e invece ha deciso di accoltellare. Non c’era nessun motivo per ammazzarlo», ha affermato la pg nella requisitoria.

L’aggressione durante il ritorno dal lavoro

Mastrapasqua aveva terminato il proprio turno in un supermercato di via Farini, a Milano. Dopo essere sceso dal tram a Rozzano, intorno alle tre del mattino, incontrò Rezza.

Secondo la ricostruzione giudiziaria, il giovane gli sottrasse un paio di cuffie wireless del valore di circa 14 euro e lo colpì con un coltello vicino al cuore. La vittima morì poco dopo.

Rezza è imputato per omicidio e rapina. In primo grado, nel luglio 2025, la Corte d’Assise di Milano lo ha condannato a 27 anni di carcere, una pena superiore ai vent’anni che erano stati chiesti dalla procura.

La richiesta di confermare le aggravanti

Nel processo di secondo grado la procura generale ha chiesto di mantenere le aggravanti dei futili motivi e della minorata difesa, già riconosciute dalla Corte d’Assise.

«Più futili di così», ha osservato Bossi, richiamando non soltanto il valore irrisorio dell’oggetto sottratto, ma anche quella che ha definito un’«abnorme sproporzione» tra la rapina e la decisione di colpire mortalmente Mastrapasqua.

La pg ha spiegato di non condividere la linea sostenuta dalla procura nel giudizio di primo grado, quando era stato chiesto di escludere le due aggravanti.

Le attenuanti e l’esclusione dell’ergastolo

La procura generale ha comunque ritenuto possibile confermare le attenuanti generiche, considerate equivalenti alle aggravanti.

Secondo Bossi, la giovane età, l’immaturità cognitiva, affettiva e morale dell’imputato e l’ammissione dei fatti possono giustificare il mantenimento della pena a 27 anni.

«L’ergastolo sarebbe una soluzione tombale», ha affermato la pg, sostenendo che la pena temporanea potrebbe consentire a Rezza di intraprendere un percorso di consapevolezza e cambiamento.

Allo stesso tempo, l’accusa ha evidenziato come l’imputato abbia mostrato finora indifferenza davanti alla vita spezzata e non abbia manifestato, secondo la valutazione della procura generale, un autentico pentimento.

Le motivazioni della sentenza di primo grado avevano già riconosciuto la giovane età e l’immaturità dell’imputato come elementi attenuanti, escludendo invece che il disagio sociale e familiare potesse assumere lo stesso rilievo.

La perizia esclude il vizio di mente

Nel processo d’appello è stata disposta una perizia psichiatrica, affidata alla specialista Mara Bertini.

La consulente ha concluso che Rezza era capace di intendere e di volere al momento del delitto, confermando così la piena imputabilità del giovane.

Nella relazione vengono descritte difficoltà nella regolazione delle emozioni e forme di aggressività reattiva e proattiva considerate clinicamente significative. Queste caratteristiche, tuttavia, non raggiungono la soglia giuridica dell’infermità mentale.

La perizia ha quindi escluso tanto un vizio totale quanto un vizio parziale di mente.

La richiesta di giustizia riparativa

La difesa ha riproposto in appello la richiesta di ammissione a un percorso di giustizia riparativa, oltre a domandare l’esclusione delle aggravanti e una riduzione della pena.

La procura generale ha espresso parere contrario. La famiglia Mastrapasqua ha manifestato una comprensibile chiusura e, secondo Bossi, non vi sarebbero al momento le condizioni per avviare un percorso utile, anche in considerazione dell’assenza di un pentimento ritenuto credibile.

Nella prima udienza del processo d’appello Rezza aveva chiesto «scusa e perdono» ai familiari della vittima, affermando di aver compreso di non poter restituire loro un figlio e un fratello. La madre di Manuel aveva reagito invitandolo a tacere.

La frase sulla coltellata

Durante il procedimento è stata ricordata anche una dichiarazione attribuita a Rezza, che avrebbe definito quella coltellata «una stupidata».

Per la procura generale si tratta di un’espressione indicativa della difficoltà dell’imputato nel comprendere fino in fondo la gravità del gesto compiuto e le sue conseguenze irreversibili.

Terminate le discussioni delle parti, la Corte d’Assise d’appello, presieduta dai giudici Caputo e Anelli, dovrà decidere se confermare la condanna a 27 anni, rideterminare la pena o modificare il riconoscimento delle aggravanti.

La sentenza non risultava ancora pronunciata al momento della requisitoria.

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Cronache

Ordine dei giornalisti della Campania, Lucarelli confermato presidente: ecco tutte le deleghe

Si sono insediati il nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Campania e il Collegio dei revisori. Ottavio Lucarelli è stato confermato presidente. Tutte le cariche e le deleghe sono state assegnate all’unanimità.

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Si sono insediati il nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Campania e il Collegio dei revisori dei conti, eletti nella recente consultazione per il rinnovo degli organismi regionali.

Alla presidenza dell’Ordine è stato confermato Ottavio Lucarelli, al quale sono state affidate anche le deleghe alla formazione e al web. Tutte le cariche e le deleghe sono state attribuite all’unanimità.

Falco vicepresidente, La Penna segretaria

Vittorio Falco è stato eletto vicepresidente e seguirà i rapporti con la Fondazione. Marisa La Penna ricoprirà l’incarico di segretaria, mentre Nicole Lanzano è stata nominata tesoriera.

Il nuovo assetto del Consiglio prevede una distribuzione delle responsabilità tra i consiglieri, con deleghe dedicate ai principali settori di attività dell’Ordine e ai rapporti con il mondo dell’informazione, delle istituzioni e della cultura.

Le deleghe ai consiglieri

A Gerardo Ausiello è stata affidata la delega per la riforma dell’Ordine e per i rapporti con le istituzioni, con l’Ordine nazionale e con le organizzazioni sindacali.

Chiara Biggi seguirà i rapporti con gli uffici stampa, mentre Concita De Luca presiederà la commissione Pari opportunità.

Alessandra Malanga è stata nominata presidente della commissione Salute e si occuperà anche delle aree interne della Campania.

A Viridiana Myriam Salerno sono state assegnate la delega alla Cultura e quella per i rapporti con gli enti culturali e con le associazioni territoriali.

Confermato Marolda alla guida dei revisori

Si è insediato anche il Collegio dei revisori dei conti.

Francesco Marolda è stato confermato presidente. Riccardo Stravino è stato eletto vicepresidente, mentre Pietro Di Marco ricoprirà l’incarico di segretario.

Anche in questo caso le nomine sono avvenute all’unanimità.

Il ringraziamento dopo il voto

Il Consiglio e il Collegio dei revisori hanno rivolto un ringraziamento ai consiglieri uscenti e alle giornaliste e ai giornalisti che hanno partecipato alla tornata elettorale.

Un ringraziamento è stato espresso anche alle istituzioni, al mondo delle professioni, del lavoro e delle università, ai sindacati e alle associazioni che hanno fatto pervenire i propri auguri agli eletti.

Con l’insediamento dei nuovi organismi prende formalmente il via il mandato dell’Ordine regionale, chiamato ad affrontare temi centrali per la professione, dalla formazione alla riforma dell’ordinamento, fino ai rapporti con gli uffici stampa, le istituzioni e il sistema culturale campano.

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