Cultura
“Stanotte a Napoli”, Rai Uno con Alberto Angela regala la magia di una città la sera di Natale
“La bellezza e’ il regalo piu’ bello si possa fare”. Le parole di Alberto Angela sintetizzano il dono che Rai Uno sta per fare agli italiani sabato 25 dicembre prossimo in prima serata. Per la prima volta, anziche’ un film dedicato alle famiglie, la rete ammiraglia del servizio pubblico propone un programma culturale con ‘Stanotte a Napoli’, viaggio in una citta’ che con il divulgatore piu’ amato dagli italiani ha un ricambiato buon feeling. Il format fara’ da apripista al quarto ciclo di ‘Meraviglie’ che poi, sempre su Rai Uno, prende il via il 28 dicembre, partendo anche da Procida, citta’ capitale della Cultura 2022. Tra le location scelte per questa trasmissione che disvela “luce di Napoli”, sempre per citare Angela, fatta “a chilometro zero” perche’ nella sua squadra c’e’ anche il centro di produzione Rai del capoluogo campano, e che “abbatte i pregiudizi e i luoghi comuni con la conoscenza”, le Catacombe di San Gennaro, la cappella del Cristo Velato, la galleria borbonica e quella Umbero I , piazza del Plebiscito e il chiostro di Santa Chiara, ma anche luoghi meno noti come la chiesa di Santa Luciella e il suo ipogeo di ossa di scalpellini, tra cui il famoso teschio con le orecchie, in realta’ una suggestione creata da una deformazione ossea.

Alberto Angela e’ accompagnato da testimonial di eccezione, da Giancarlo Giannini che e’ Carlo III di Borbone a Massimo Ranieri, Serena Rossi, Marisa Laurito e Salvatore Bagni per celebrare il mito di Maradona. Immagini stupedende, racconto di alta qualita’, grande impatto emotivo e soprattutto musica, per ritrovare la magia di una citta’ unica, che, come sottolinea Angela, “e’ nata greca, e’ stata culla di cultura, ha avuto molti conquistatori e da tutti ha preso ma a tutti ha anche dato”. “Per noi ogni volta torna in palinsesto Alberto Angela con sua squadra e’ un fiore all’occhiello – spiega Stefano Coletta, direttore di Rai Uno – perche’ e’ profondamente qualitativo il modello di trasmissione che lui e l’azienda portano avanti da anni. Ogni suo evento o serialita’ e’ un riconoscimento della missione di servizio pubblico che abbiamo. Una prima serata culturale, la sua, che non e’ solo puro genere ma un emotainment. Script, costruzione delle immagini, parole e musica sono fuse e raccontano, fanno conoscere, emozionano. Una sindrome di Stendhal al contrario. E il pubblico aspetta questo appuntamento, che coinvolge anche la fascia giovane, dai 15 ai 24 anni. Come e piu’ della fiaba di Disney, ‘Stanotte a Napoli’ sara’ guardata da tutta la famiglia”. Napoli, per Alberto Angela, e’ sempre “una avventura meravigliosa, un luogo unico dove i ragazzi di oggi cantano le canzoni dei bisononni, dove il futuro si fa costruendo sul passato”.

Con il suo gruppo e le risorse del centro di produzione partenopeo, Angela ha girato per 5 settimane e piu’, “giorno e notte, e non e’ stato facile. Ogni volta abbiamo cercato di dare il massimo. La citta’ ha avuto conquistatori, ma ogni volta ha dato qualcosa e ha ricevuto qualcosa. Ha avuto impronta greca potente fin dall’inizio ed e’ sempre stata culla della cultura, e questo ha dato ai suoi abitanti questa specie di saggezza nell’affrontare la vita che in questo periodo ha importanza. Certo ha ombre, ma noi ci concentriamo sulla luce, come abbiamo fatto per tutte le citta’ protagoniste di ‘Stanotte a…'”. “Quello che stiamo dando agli italiani la sera di Natale e’ un messaggio di speranza. Se volete capire come affrontare il vostro futuro, guardate il vostro passato. A Napoli c’e’ tanto di questo passato. La scelta della Rai di mettere questo programma culturale in prima serata il giorno di Natale e’ coraggiosa, e a me piace accettare le sfide e andare a meta con tutta la squadra”, aggiunge. Luce e colori, insiste, sono “il migliore antidoto contro pregiudizi e luoghi comuni. E la luce che Napoli regala e’ notevole”. Il programma si chiude con una esecuzione dell’orchestra di ragazzi della Sanita’ Ensemble, quei ragazzi che per il conduttore sono forse la parte piu’ preziosa di Napoli, e della cui azione mostra esempi quali appunto le attivita’ nate intorno a don Antonio Loffredo e la chiesa di San Vincenzo alla Sanita’, ma anche il “volontariato puro” che ha portato a rendere visitabile la galleria Borbonica (“un luogo che mi ha colpito molto con le sue auto e scooter d’epoca”) o la chiesa di Santa Luciella (“salvata dal degrado perche’ un uomo vi parcheggiava davanti la sua auto sbarrandone l’ingresso”). In questa citta’ dove il passato coinvive con il presente e contribuisce a costruire il futuro, “i defunti sono presenti e aiutano i vivi, che a loro volta li aiutano. E’ importante non perdersi mai d’animo, perche’ comunque ce la faremo e ce la faremo insieme, e questo e’ un messaggio che viene da Napoli, quella stessa Napoli che ci dimostra quanto il nostro paese sia il piu’ ricco di biodiversita’ culturale”.
Cultura
Biennale di Venezia, l’Ue raccomanda lo stop a 2 milioni di fondi per il padiglione russo: scontro nella maggioranza
La Commissione europea raccomanda all’Eacea di revocare il finanziamento da due milioni di euro alla Biennale di Venezia dopo la riapertura del padiglione russo. La Lega difende la Fondazione, mentre nel governo e tra le opposizioni emergono posizioni contrapposte.
La riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia torna ad alimentare lo scontro politico italiano e il confronto con Bruxelles. La Commissione europea ha formalmente raccomandato all’Eacea, l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, di revocare il finanziamento da due milioni di euro concesso alla Fondazione veneziana.
L’annuncio è arrivato dalla vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, secondo la quale la decisione è maturata dopo l’esame delle risposte inviate dalla Biennale per giustificare la partecipazione russa. Per Bruxelles, i progetti culturali sostenuti con denaro europeo devono promuovere e tutelare valori democratici che l’attuale governo russo non rispetterebbe.
La raccomandazione politica è stata trasmessa all’agenzia competente, ma la procedura tecnica non risulta ancora definitivamente conclusa. La Biennale attende quindi la comunicazione formale prima di valutare le iniziative da assumere.
La Biennale pronta a difendersi
La Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco sostiene di aver risposto puntualmente alle richieste di chiarimento ricevute nei mesi scorsi e si dichiara pronta a far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.
La Commissione aveva contestato già in primavera la riapertura del padiglione russo, tornato alla Biennale per la prima volta dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Ventidue Paesi europei avevano chiesto di escludere la partecipazione ufficiale di Mosca, ritenendo che potesse essere utilizzata come strumento di legittimazione e propaganda.
La Biennale ha invece difeso la propria autonomia e il principio secondo cui l’arte dovrebbe restare uno spazio di dialogo, nonostante le guerre e le tensioni internazionali.
La Lega contro Bruxelles
La decisione europea ha aperto una nuova frattura nella maggioranza. La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, esponente della Lega, ha definito l’intervento di Bruxelles «inaccettabile» e una decisione politica assunta prima dell’individuazione di una concreta violazione delle regole.
Secondo Borgonzoni, la sospensione dei finanziamenti costituirebbe un danno per un’istituzione che svolge da anni un’attività culturale di rilievo internazionale e rappresenterebbe una forma di pressione economica incompatibile con la libertà artistica.
Sulla stessa linea il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, che ha espresso sostegno a Buttafuoco e ha invitato il governo a difendere la Biennale, sostenendo che gli artisti non possano essere assimilati ai governi o agli eserciti.
Giuli contrario alla riapertura del padiglione
La posizione leghista si distingue da quella assunta dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che aveva espresso contrarietà alla scelta di riaprire il padiglione russo, pur riconoscendo l’autonomia della Fondazione.
La controversia aveva già provocato forti tensioni istituzionali e proteste durante l’esposizione. Anche la giuria aveva assunto una posizione critica nei confronti dei Paesi coinvolti in contestazioni internazionali per presunte violazioni dei diritti umani, alimentando ulteriormente il dibattito sull’indipendenza dell’arte e sul rapporto tra cultura e politica.
Il M5s con la Lega, il Pd sostiene l’Ue
Sul caso si registra una convergenza tra la Lega e il Movimento 5 Stelle, già emersa in altre occasioni legate alla guerra in Ucraina.
Il capogruppo pentastellato al Senato Luca Pirondini ha parlato di un «ricatto» e di un’intimidazione politica contro l’autonomia della Biennale, chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di opporsi alla decisione europea.
Di segno opposto la posizione del senatore del Partito democratico Filippo Sensi, che ha difeso l’intervento dell’Unione europea e accusato i sostenitori della riapertura del padiglione di confondere la libertà artistica con la propaganda del Cremlino.
Il nodo tra libertà artistica e fondi pubblici
Il confronto ruota attorno a due principi contrapposti. Da una parte, la Biennale rivendica l’autonomia della cultura e il rifiuto della censura preventiva. Dall’altra, la Commissione sostiene che l’utilizzo di fondi pubblici europei imponga il rispetto di precise condizioni etiche e politiche.
La decisione finale dell’Eacea chiarirà se i due milioni di euro saranno effettivamente revocati. La battaglia, tuttavia, appare destinata a proseguire anche sul piano politico e, probabilmente, su quello legale.
Cultura
Padiglione russo alla Biennale, l’Ue chiede lo stop a 2 milioni di finanziamenti
La Commissione europea ha raccomandato all’Eacea di interrompere il finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia dopo il caso del padiglione russo. La Lega protesta e chiede al governo di compensare le risorse.
La Commissione europea ha raccomandato ufficialmente all’Eacea, l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, di interrompere il finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Fondazione Biennale di Venezia.
La decisione arriva al termine del lungo confronto sulla presenza del padiglione russo alla 61ª Esposizione internazionale d’arte, inaugurata il 9 maggio. La raccomandazione non rappresenta ancora la revoca formale del contributo, che spetta all’agenzia competente, ma appare destinata a tradursi nello stop alle risorse europee.
La decisione annunciata da Virkkunen
Ad annunciare la posizione della Commissione è stata la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen.
«La cultura in Europa, finanziata con il denaro dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Tali valori non vengono rispettati nella Russia odierna», ha scritto la commissaria finlandese.
La raccomandazione è stata formulata dopo una valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura e la presenza del padiglione della Federazione Russa.
Il confronto tra Bruxelles e la Biennale
Il caso era esploso in primavera. Il governo italiano, attraverso il ministro della Cultura Alessandro Giuli, aveva espresso la propria contrarietà alla partecipazione ufficiale della Russia, precisando che la decisione era stata assunta in autonomia dalla Fondazione.
La Commissione europea e l’Eacea avevano quindi avviato un carteggio con la Biennale, chiedendo chiarimenti sulla compatibilità della partecipazione russa con le sanzioni europee e con le condizioni previste per l’assegnazione dei finanziamenti comunitari.
Bruxelles aveva avvertito che la prosecuzione dell’iniziativa avrebbe potuto determinare la sospensione o la cessazione del contributo. La Biennale ha tuttavia inaugurato l’esposizione il 9 maggio, mantenendo il padiglione russo nel programma, pur sostenendo di non avere violato le misure restrittive dell’Unione.
Un finanziamento previsto per tre anni
Il contributo contestato ammonta complessivamente a 2 milioni di euro ed è collegato a un programma europeo pluriennale.
La gestione operativa delle risorse spetta all’Eacea, chiamata ora a valutare e formalizzare la raccomandazione della Commissione. La Biennale potrà eventualmente attivare gli strumenti amministrativi e giudiziari previsti per contestare il provvedimento definitivo.
La Fondazione ha fatto sapere di avere appreso la notizia attraverso il messaggio pubblicato sui social e ha definito marginale l’incidenza del contributo rispetto al proprio bilancio complessivo, annunciando la volontà di tutelare le proprie ragioni.
La reazione della Lega
La decisione europea ha provocato una dura reazione della Lega, che ha difeso l’autonomia culturale della manifestazione veneziana.
«La Biennale è storia, cultura, arte, innovazione e libertà. Se qualche burocrate di Bruxelles non riesce a capirlo, ce ne faremo una ragione», ha affermato il partito di Matteo Salvini.
La Lega ha annunciato che chiederà al governo italiano di integrare le somme eventualmente revocate dall’Unione europea, sostenendo che «la cultura non si piega ai diktat di Bruxelles».
La linea europea sulla Russia
La controversia si inserisce nella più ampia politica europea di isolamento della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
Nelle conclusioni del Consiglio europeo di giugno è stato ribadito che, fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura, non dovrebbe esserci una normalizzazione della partecipazione russa agli eventi culturali e sportivi internazionali.
La stessa posizione è stata richiamata nel confronto sulla possibile riammissione degli atleti russi nelle competizioni internazionali e alle Paralimpiadi di Milano-Cortina.
Il caso della Biennale apre così uno scontro che va oltre il valore economico dei fondi: da una parte Bruxelles rivendica il diritto di subordinare le proprie risorse al rispetto dei valori e delle politiche dell’Unione; dall’altra viene invocata l’autonomia delle istituzioni culturali e la libertà dell’arte rispetto alle contrapposizioni geopolitiche.
Cultura
Premio Strega 2026, Michele Mari vince con “I convitati di pietra”
Michele Mari vince il Premio Strega 2026 con “I convitati di pietra”, edito da Einaudi, ottenendo 190 voti. Secondo Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore”, terza Bianca Pitzorno con “La sonnambula”.


