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Tecnologia

Stagista a Google per errore inonda il web con una inserzione pubblicitaria falsa che costerà 10 milioni di euro

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Durante un training, un dipendente di Google ha premuto il tasto sbagliato della tastiera di un computer finendo per inondare il web con una inserzione falsa (un rettangolo giallo). L’errore dato dal cosiddetto ‘fat finger’ (dito grosso) potrebbe costare 10 milioni di dollari all’azienda. Stando alla ricostruzione del Financial Times, l’errore si è verificato martedi’ ed è stato visibile su vari siti e app in Usa e in Australia per 45 minuti. La controllata di Alphabet ieri ha confermato l’incidente, che getta cattiva luce su un colosso tecnologico che ha fatto dell’automazione l’elemento chiave per piazzare inserzioni pubblicitarie online. 

Stando a una fonte del giornale britannico, l’errore c’è stato quando a un gruppo di persone è stato mostrato come utilizzare il sistema elettronico pubblicitario. Uno di loro si è spinto oltre il dovuto piazzando un ordine di acquisto dell’inserzione e la cosa non è stata notata per 45 minuti. L’incidente dimostra la vulnerabilità di sistemi automatizzati tanto diffusi anche a Wall Street. Un portavoce di Google ha spiegato che “un esercizio di formazione degli inserzionisti ha determinato un errore sui siti degli editori della durata di circa 45 minuti. Non appena ci siamo resi conto di questo errore in buona fede, abbiamo lavorato rapidamente per fermare le campagne in esecuzione. Onoreremo i pagamenti agli editori per qualsiasi annuncio acquistato e stiamo lavorando duramente per mettere in atto misure di salvaguardia per garantire che ciò non accada di nuovo”.

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Salute

Intelligenze artificiali eccellenze in campo sanitario, ma vulnerabili

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Sono sempre di più le applicazioni dell’intelligenza artificiale in campo sanitario, ad esempio fanno diagnosi interpretando i test medici, ma affidarsi troppo agli algoritmi potrebbe nascondere un ‘lato oscuro’. È fin troppo facile, infatti, ingannare questi programmi facendo magari credere che c’è una malattia in realtà inesistente. Lo sottolineano in uno studio gli esperti del Mit e della Harvard University su Science. Anche se ancora non ci sono report di attacchi hacker che abbiano violato una di queste applicazioni, sottolinea lo studio, l’ipotesi potrebbe verificarsi vista la frequenza di queste violazioni. E oltre ai cybercriminali potrebbero essere gli stessi medici a metterla in pratica, magari per farsi rimborsare cifre più alte dalle assicurazioni. L’intelligenza artificiale, ricorda la ricerca, è in sperimentazione in tutto il mondo su una serie di patologie, dai tumori a quelle dell’occhio per cui c’è una app già approvata dall’Fda che trova i segni di cecità dovuta al diabete.

Intelligenza artificiale. Decine di miliardi di dollari investiti nella ricerca scientifica da Big Tech e Paesi

Lo studio dimostra, ad esempio, che una lesione benigna della pelle puo’ essere interpretata come maligna dall’intelligenza artificiale cambiando pochi pixel o semplicemente ruotando di 90 gradi l’immagine. Anche poche modifiche ad un testo possono avere grandi effetti: se nella descrizione del paziente si scrive ‘lombalgia’ invece di ‘dolore alla schiena’ e ‘dipendenza cronica da alcol’ invece che ‘abuso di alcol’, cambia il rischio di sviluppare dipendenza dagli oppiacei calcolato che passa da molto alto a molto basso. “Ci sono delle tecniche per difendersi – sottolinea l’articolo – se c’e’ la volonta’ politica. Ad esempio in casi in cui i dati o le immagini potrebbero essere modificate, si puo’ estrarre e salvare una ‘impronta digitale'”. Questo tipo di ‘adversarial attacks’, cioe’ le contraddizioni in cui incorre la tecnologia, argomentano gli esperti, del resto sono gia’ stati messi in pratica su altre applicazioni dell’intelligenza artificiale. Alcuni ricercatori hanno dimostrato ad esempio che un piccolo proiettore a infrarossi montato su un cappello puo’ far credere agli algoritmi per il riconoscimento facciale che la persona inquadrata abbia caratteri caucasici invece che asiatici. Anche le auto senza pilota possono essere deviate dal percorso facendo dei piccoli cambiamenti alla segnaletica stradale. “Gli interessi nel settore della salute – concludono gli autori – uniti ai miliardi di dollari in gioco rendono questo un problema attuale”.

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In Evidenza

WhatsApp, contro bufale un contatore dei messaggi inoltrati

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WhatsApp continua a testare funzionalità per dare modo agli utenti di capire quando si trovano davanti alle fake news. L’ultima novità in arrivo è l’indicazione del numero di volte in cui un messaggio è stato inoltrato, e quindi quanto ha circolato sulla chat di proprietà di Facebook. La nuova funzione, una specie di contatore di cui riferisce il sito WABetaInfo, è stata avvistata su una versione beta, cioè non definitiva, dell’applicazione. Nei mesi scorsi WhatsApp ha iniziato a segnalare quando un messaggio che si riceve non è stato scritto da chi lo manda, bensì inoltrato, e ha limitato il numero di persone a cui si può inviare simultaneamente lo stesso messaggio, così da contenere la propagazione delle bufale. A breve, un messaggio inoltrato per piu’ di quattro volte sara’ segnalato come “inoltrato di frequente”. Dei messaggi inviati, inoltre, si potra’ sapere il numero esatto di volte in cui sono stati inoltrati. Sempre nell’ottica di contrastare le notizie false rendendo gli utenti piu’ consapevoli, WhatsApp – ha rivelato WABetaInfo nei giorni scorsi – introdurra’ un motore di ricerca interno (che consente di fare ricerche sul web senza uscire dalla app), e anche la possibilita’ di fare una ricerca per immagini: se l’utente riceve una foto, potra’ risalire alle pagine web in cui e’ stata pubblicata in passato, in modo da valutarne l’attendibilita’.

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Cronache

Costi e prestazioni buone, nel mercato smartphone c’è la riscossa dei cinesi in Europa e Africa con Huawei e Xiaomi

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Apple e Samsung scivolano nelle spedizioni smartphone nella zona Emea (Europa, Africa e Medio Oriente) volano le cinesi Huawei e Xiaomi che iniziano a far paura ai big. Lo attestano le rilevazioni della societa’ di analisi Idc riferite al quarto trimestre 2018, quello piu’ importante che include le spedizioni natalizie. E al quarto posto spunta un’altra azienda cinese, Transsion, meno conosciuta ma venduta in Africa e nei paesi emergenti. Complessivamente, nella regione considerata, le spedizioni totali di smartphone sono pari a 98,8 milioni di unita’, simili allo stesso periodo dell’anno precedente, il 2017.

 

Quello che cambia sono i rapporti di vendita e di forza tra i marchi. “Nell’Unione europea, un mercato chiave per Huawei, l’azienda si e’ avvicinata al sorpasso di Samsung”, spiega Marta Pinto, ricercatrice di Idc. Andando nello specifico, Samsung resta il primo produttore in classifica nel mercato Emea ma rallenta spedizioni e quota di mercato, con un calo del 3,8%. Anche Apple registra una diminuzione: passa da 19,3 milioni di unita’ a 16,4 milioni, con una riduzione della quota di mercato che passa dal 19,6% del 2017 all’attuale 16,6%. Sono gli unici due big a perdere terreno, mentre le cinesi Huawei e Xiaomi volano con incrementi che superano il 70%. In particolare Huawei – che nell’area Emea e’ seconda avendo scavalcato Apple – dai 12 milioni di spedizioni smartphone di fine 2017 balza a 20,9 milioni di unita’: la sua quota di mercato esplode dal 12,2% al 21,2% con una crescita del 73,7%. E il 26 marzo a Parigi presenta un nuovo smartphone. Anche Xiaomi quasi raddoppia il suo business passando da 2,4 milioni di spedizioni di smartphone nella regione Emea a 4,2 milioni di unita’, una crescita del 70,5%. Ma, a sorpresa, viene scavalcata al quarto posto nell’area, da Transsion, piu’ nota agli addetti ai lavori.

L’azienda cinese che opera in diversi settori della tecnologia con i marchi Tecno, Infinix e Itel, irrompe in classifica con 8,2 milioni di terminali, venduti principalmente con il marchio Tecno in Africa, India e altri paesi emergenti. E proprio qui che gli analisti Idc prevedono la crescita piu’ grande trainata dalla sostituzione dei telefoni base con gli smartphone. Gli analisti, infatti, prevedono un lieve calo in tutta la regione nel 2019, principalmente a causa delle condizioni del mercato in Europa occidentale, centrale e orientale, con il Medio Oriente e l’Africa che dovrebbero registrare una crescita di quasi il 3%.

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