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Stadio Napoli, De Laurentiis sfida Manfredi e Fico: “Fatemi costruire il nuovo impianto”

Aurelio De Laurentiis rilancia il progetto di un nuovo stadio del Napoli nell’area ex Q8 di San Giovanni a Teduccio. Manfredi e Fico aprono al confronto, ma ribadiscono: l’impianto deve essere un investimento privato.

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Nel giorno della maglia del centenario, Aurelio De Laurentiis riapre il fronte più delicato del futuro azzurro: lo stadio del Napoli. Davanti al sindaco Gaetano Manfredi e al presidente della Regione Roberto Fico, il patron rilancia il progetto di un impianto nuovo nell’area delle ex raffinerie Q8 a San Giovanni a Teduccio e chiede un confronto immediato: “Voglio fare lo stadio, fatemelo fare”. L’area Q8 è da settimane indicata come una delle ipotesi principali per il nuovo impianto azzurro.

Il nodo Maradona e il progetto nuovo

De Laurentiis contesta la linea del restyling dello stadio Maradona, sostenendo che i lavori a Fuorigrotta rischiano di pesare economicamente sul club senza garantire, alla fine, un impianto moderno e realmente competitivo sul piano dei ricavi.

Il presidente del Napoli lega la questione alla capacità futura del club di restare al livello delle grandi società italiane ed europee: senza uno stadio di proprietà, con skybox, parcheggi, servizi e una capienza importante, il rischio — secondo la sua impostazione — è perdere terreno rispetto a Milan, Inter e Roma, tutte impegnate da tempo nella partita delle nuove strutture.

La risposta di Manfredi

Manfredi non chiude la porta, ma fissa il perimetro. Il Comune è pronto a valutare un progetto privato, purché concreto e sostenuto da risorse adeguate. Già a maggio il sindaco aveva chiarito che Palazzo San Giacomo attende da tempo una proposta formale sul nuovo stadio e che, fino a quel momento, resta in campo il progetto di riqualificazione del Maradona.

Il ragionamento del primo cittadino è netto: Napoli ha oggi uno stadio comunale e, finché non ci sarà un’alternativa realizzabile, l’amministrazione continuerà a migliorare l’impianto esistente. Ma se il Calcio Napoli presenterà un progetto finanziato da privati, il Comune si dice disponibile a valutarlo.

Fico e il limite dei fondi pubblici

Sulla stessa linea Roberto Fico, che richiama i vincoli legati ai finanziamenti regionali ed europei. Per il presidente della Regione, uno stadio destinato a un club professionistico resta essenzialmente un investimento privato. Il riferimento è anche alle difficoltà incontrate su altri impianti, come l’Arechi di Salerno, dove il tema delle fonti di finanziamento è stato oggetto di confronto istituzionale.

La Regione, dunque, può accompagnare percorsi di rigenerazione e infrastrutturazione nei limiti consentiti, ma non sostituirsi al soggetto privato nella realizzazione di un asset economico destinato al calcio professionistico.

Una partita politica e industriale

La discussione non riguarda solo il luogo in cui giocherà il Napoli. Dentro la partita dello stadio ci sono urbanistica, bonifiche, mobilità, investimenti, sostenibilità economica e il rapporto tra interessi pubblici e strategia industriale del club.

De Laurentiis insiste: il progetto c’è, l’area è individuata, la capienza immaginata è di circa 70mila posti e l’obiettivo è legare il nuovo stadio anche a un centro sportivo. In passato il presidente aveva già parlato dell’area Q8 come di un terreno ampio e compatibile con un investimento interamente privato.

Il confronto ora diventa decisivo

Alla fine dell’incontro, i toni si abbassano. De Laurentiis saluta Manfredi e Fico e rilancia l’idea di una riunione a tre. Sindaco e presidente della Regione rispondono con disponibilità. La distanza resta, ma il tavolo sembra possibile.

Il punto, ora, è passare dalle parole agli atti: progetto, risorse, tempi, bonifiche, autorizzazioni. Solo allora si capirà se il Napoli del centenario continuerà a vivere nel Maradona ristrutturato o se potrà davvero cominciare la corsa verso un nuovo stadio a San Giovanni a Teduccio.

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Ciro Immobile dice basta: addio al calcio dopo 350 gol

Ciro Immobile annuncia il ritiro dopo una carriera da 656 partite e 350 gol. È stato campione d’Europa, quattro volte capocannoniere e Scarpa d’Oro.

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Ciro Immobile lascia il calcio giocato. A 36 anni, dopo 656 partite e 350 gol conteggiati nel bilancio complessivo della sua carriera, l’attaccante di Torre Annunziata ha annunciato il ritiro.

La notizia è stata comunicata dal Paris FC, il club nel quale si era trasferito nel febbraio 2026 dopo le esperienze con Besiktas e Bologna. In Francia ha disputato l’ultima parte di una carriera professionistica durata 17 anni.

«Ciro Immobile è una leggenda», ha sottolineato il club parigino. Alla base della decisione anche la volontà dell’attaccante di dedicare più tempo alla famiglia.

Gli anni da leggenda con la Lazio

La parte più importante della carriera resta quella vissuta con la Lazio. In otto stagioni Immobile è diventato il miglior marcatore nella storia del club biancoceleste, con 207 reti in 340 presenze considerando tutte le competizioni.

Con la Lazio ha conquistato una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. Nel suo palmarès figurano anche una Supercoppa di Germania con il Borussia Dortmund e una Supercoppa di Turchia con il Besiktas.

È stato capocannoniere della Serie A quattro volte. Nel 2020 ha vinto la Scarpa d’Oro grazie ai 36 gol segnati in campionato, eguagliando il primato realizzativo stabilito da Gonzalo Higuain.

Il trionfo europeo con l’Italia

Con la Nazionale italiana Immobile ha collezionato 57 presenze e realizzato 17 reti. Ha partecipato alla vittoria dell’Europeo disputato nel 2021, segnando due gol durante il torneo concluso con il successo sull’Inghilterra a Wembley.

Dagli inizi a Torre Annunziata al settore giovanile della Juventus, la sua carriera lo ha portato a indossare anche le maglie di Pescara, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC.

Si chiude così il percorso di uno degli attaccanti italiani più prolifici della sua generazione. Titoli, record e una Scarpa d’Oro certificano il valore di un centravanti capace di costruire la propria leggenda soprattutto attraverso i gol.

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Napoli, accordo per Badiashile: ad Allegri il gigante della difesa

Il Napoli chiude l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il difensore arriverà in prestito con diritto di riscatto per rinforzare il reparto di Allegri.

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Dopo quasi un mese di trattative, il Napoli ha raggiunto l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il via libera di Aurelio De Laurentiis ha sbloccato l’operazione: restano da completare lo scambio dei documenti, le visite mediche e la firma prima dell’annuncio ufficiale.

Il difensore francese, fortemente voluto dal direttore sportivo Giovanni Manna e da Massimiliano Allegri, arriverà in prestito oneroso con diritto di riscatto.

Operazione da 30 milioni più bonus

Il Napoli verserà subito tre milioni di euro al Chelsea. L’opzione per l’acquisto definitivo è stata fissata a 27 milioni, mentre un ulteriore milione di bonus sarebbe legato alla conquista dello scudetto.

L’investimento complessivo potrà quindi raggiungere i 30 milioni in caso di riscatto, salendo potenzialmente a 31 con il bonus. Manna è riuscito a evitare l’inserimento dell’obbligo di acquisto, lasciando al club la possibilità di valutare il rendimento e le condizioni fisiche del giocatore durante la stagione.

Con Badiashile sarebbe già stata raggiunta un’intesa per un contratto fino al 2031, con uno stipendio vicino ai 2,5 milioni netti all’anno, destinato a entrare pienamente in vigore in caso di riscatto.

Il francese ha scelto Napoli

Decisiva è stata la volontà del calciatore, che avrebbe respinto altre proposte provenienti dalla Premier League per aspettare gli azzurri. Badiashile aveva già conosciuto l’atmosfera dello stadio Maradona e avrebbe indicato Napoli come destinazione preferita.

Il difensore è atteso in Italia nei prossimi giorni. Le visite mediche dovrebbero svolgersi all’inizio della settimana a Villa Stuart, a Roma. Superati i controlli, potrà raggiungere Allegri a Castel Volturno.

Un rinforzo per l’emergenza difensiva

Mancino, alto 194 centimetri e dotato di una buona tecnica individuale, Badiashile può garantire forza fisica, qualità nell’impostazione e pericolosità sui calci piazzati.

Il suo arrivo assume particolare importanza considerando le assenze di Alessandro Buongiorno e Luca Marianucci e i problemi fisici che hanno rallentato la preparazione di Sam Beukema. Allegri spera di poter convocare il francese già per la prima giornata di campionato contro il Genoa.

Dopo Costantino Favasuli, il Napoli si prepara così ad accogliere il secondo rinforzo della nuova stagione e a consegnare al tecnico il centrale necessario per affrontare l’emergenza nel reparto arretrato.

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Tamberi è tornato: oro europeo nel giorno di Camilla, Sioli bronzo

Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto a Birmingham. Oro con 2,32 metri nel giorno del compleanno della figlia Camilla; Sioli è bronzo.

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Il primo oro da papà arriva nel giorno del primo compleanno della figlia Camilla. Gianmarco Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto conquistando a Birmingham la medaglia d’oro con 2,32 metri.

Mezza barba, pretattica e spettacolo: Gimbo ritrova i gesti e la forza mentale dei giorni migliori. Dopo un errore iniziale a 2,18, l’azzurro cresce salto dopo salto fino alla misura decisiva. L’ucraino Oleh Doroshchuk si ferma a 2,30 e conquista l’argento. Festa doppia per l’Italia grazie al bronzo di Matteo Sioli con 2,27.

«Camilla mi ha dato la forza»

Tamberi dedica il successo alla figlia e alla famiglia, presenti allo stadio insieme alla moglie Chiara.

«È tutto speciale. È stata Camilla a darmi la forza di reagire dopo Parigi, il motivo per cui ho continuato e mi sono rimesso in gioco. Non poteva continuare a vedere il “babà”, come mi chiama lei, prendere schiaffi a destra e a sinistra».

Il campione marchigiano trasforma la vittoria anche in un messaggio per chi sta affrontando un momento difficile: «Continuate a crederci e a lottare. Giocatevela sempre con voi stessi, perché chi continua a investire alla fine vince».

“Guess who’s back”

Dietro al numero di gara Tamberi aveva scritto “Guess who’s back”, indovina chi è tornato. Una profezia preparata prima di lasciare la camera d’albergo.

«Sapevo che sarebbe successo. Sentivo di stare bene, anche se in pochi mi credevano quando le gare andavano male. È come se il mio corpo aspettasse il momento che conta per venire fuori».

L’oro cancella due anni segnati dalla delusione dei Giochi di Parigi, dai problemi fisici, dai calcoli renali e da un difficile avvicinamento agli Europei. Dopo avere definito “terribili” i salti delle qualificazioni, Tamberi ha ritrovato in finale talento, coraggio e quella capacità di esaltarsi nelle grandi occasioni che ha caratterizzato la sua carriera.

«Che sollievo. Sono stati due anni difficili e non ho mai smesso di crederci. So quello che ho fatto per arrivare qui. Non faccio mai un passo indietro, ci arrivo a muso duro. Mi basta sapere che ne è valsa la pena».

Poi le capriole, il morso alla medaglia e l’abbraccio alla famiglia. Gimbo è tornato. Nel giorno più bello per papà Tamberi.

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