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Sport, cultura e benessere nel Museo di Pietrarsa: come restare in forma immersi nella storia

Valeria Grasso

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Cultura, sport e benessere: un modo per restare in forma, trascorrere qualche ora d’estate, immersi nella storia. Stavolta l’iniziativa in questa fase post-lockdown parte dal Museo Nazionale di Pietrarsa – situato tra Napoli e Portici – gestito dalla Fondazione FS Italiane delle Ferrovie dello Stato – che in collaborazione con il “Centro Sportivo Portici” presenta “R-Estate in Forma al Museo”.

Il primo appuntamento è per giovedi 25 Giugno, sulla terrazza panoramica del Museo– all’orario suggestivo del tramonto il martedì e il giovedì per tutta l’estate – lezioni di pilates e yoga all’aria aperta.

Una location particolare perché la storia di Pietrarsa è un po’ la storia delle ferrovie italiane. Gli edifici che oggi ospitano il museo, infatti, sono i padiglioni del Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive fondato da Ferdinando II di Borbone; di fianco al primo tratto ferroviario italiano, la linea Napoli‐Portici, inaugurata il 3 ottobre 1839.
Pietrarsa rappresenta quindi il primo nucleo industriale italiano attivo fino agli anni ’70 del ‘900, quando l’affermarsi delle locomotive elettriche e diesel determinò il declino dei mezzi a vapore. Dal 1977 le officine divennero un museo ferroviario, inaugurato poi nel 1989.


Adesso è la volta di vivere esperienze uniche di benessere psicofisico facendo rete e fornendo servizi di interesse per il territorio. I partecipanti alle lezioni-evento di yoga e pilates saranno accolti alle ore 18,30 presso il “Cafè Bayard”, il nuovo bar inaugurato all’interno del Museo, per gustare deliziose tisane e chi lo vorrà, potrà visitare gratuitamente uno tra i più affascinanti musei ferroviari d’Europa

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Miglior panettone milanese tradizionale? L’ischitano Alessandro Slama eccellenza del Re Panettone

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Vincitore del titolo di miglior panettone artigianale del mondo nel 2019, Alessandro Slama, giovane pasticciere ischitano di origini tunisine, titolare di Ischia Pane, ha incassato ieri un altro riconoscimento importante. A Milano, con cerimonia di premiazione in diretta Facebook, si è celebrata la nona edizione del premio I PanGiusoideato da Re Panettone, la più importante manifestazione italiana del tipico dolce milanese. Da cinque anni la manifestazione, nata a Milano nel 2008, si svolge anche a Napoli.

Due le categorie premiate: il panettone milanese tradizionale e il dolce lievitato innovativo. A Slama è andata la menzione per il suo panettone tradizionale, aggiudicandosi così il secondo posto.

Sono molto contento che sia stata riconosciuta la bontà del mio lavoro – commenta Alessandro -; eravamo ventotto partecipanti da tutta Italia, non era facile. Di solito la manifestazione si svolge alla presenza dei più grandi pasticcieri dItalia, è un bel momento di confronto ed è anche possibile acquistare i panettoni. Questanno, a causa del Covid, s’è tenuta solo la premiazione per via telematica.

Per Slama il riconoscimento arriva in un momento estremamente complesso dal punto di vista lavorativo. “È una fase dura, inutile negarlo. Con gli ordini online stiamo continuando a lavorare, ma è venuta mano la grande distribuzione, quelli che di solito ordinano cento o duecento pezzi alla volta; questanno non vogliono rischiare di acquistare prodotti che potrebbero restare invenduti. Si procede a rilento. Per Ischia poi il momento è molto buio, leconomia sullisola è ferma. Anche la stagione estiva è stata blanda e concentrata solo in due mesi, luglio e agosto.

Il premio – spiega lideatore dellevento Stanislao Porzio –  nasce con lobiettivo di gratificare gli sforzi dei pasticcieri e promuovere la cultura del panettone artigianale, un dolce sapientemente preparato, realizzato con ingredienti naturali e di ottima qualità; il panettone è poi anche espressione del pasticciere che lo realizza e attraverso colori, profumi e sapori ci parla di sé e della sua terra. Il panettone è realizzato tassativamente con lievito madre, canditi di agrumi, uva passa in sospensione e un taglio a croce in cima. Fondamentale è limpiego di ingredienti naturali e il ricorso a tecniche artigianali.

Levento è per Porzio anche loccasione per lanciare uniniziativa ambiziosa. Le conoscenze legate alla preparazione di questo dolce sono un tesoro prezioso, tramandato da generazioni di pasticcieri, che per questo motivo va preservato. Mi sono impegnato in un progetto un pofolle: provare a far riconoscere dallUnesco larte del panettone come patrimonio immateriale dellumanità. Per sostenere la candidatura si può firmare sul sito di Re Panettone.

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Dieta Mediterranea sostenibile e salutare, è il regime alimentare del futuro: i temi del convegno per celebrare il riconoscimento Unesco

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“I patrimoni immateriali sono riconosciuti quando c’è una comunità che li detiene e li fa vivere: oggi qui celebriamo la festa della comunità della dieta mediterranea”. Così Lucio D’Alessandro, rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, apre il convegno “Fico Mediterranean Lecture”, trasmesso ieri alle 18 in diretta Facebook sulla pagina del Suor Orsola Benincasa, per celebrare il decennale del riconoscimento Unesco della dieta mediterranea come patrimonio immateriale dell’umanità. Giunta ormai alla sua quinta edizione, la “Fico Mediterranean Lecture” è l’appuntamento annuale con il ciclo di lezioni magistrali ideato dal MedEat Research del Suor Orsola Benincasa, il primo centro di ricerca universitario italiano dedicato agli studi sulla dieta mediterranea, insieme alla Fondazione Fico di Bologna.

Sono due coniugi americani, gli scienziati Ancel e Margaret Keys, i primi a scoprire e codificare la dieta mediterranea. Studenti ad Oxford, scoprono che a Napoli l’incidenza delle malattie cardiovascolari è molto bassa. Affascinati da questo dato, partono alla volta della Campania. Siamo negli anni Cinquanta. I due scienziati si stabiliscono nel Cilento, dove scoprono i benefici per salute e longevità di quella che chiameranno dieta mediterranea. “Oggi festeggiamo la scoperta di due grandi scienziati innamorati del nostro Paese, che fecero del Cilento la loro terra d’elezione”, commenta Pier Luigi Petrillo, titolare della prestigiosa cattedra Unesco sui patrimoni culturali immateriali presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza. “Nel mondo quando si parla di pizza, gelati, caffè, si pensa subito a Pizza Hut, Haagen Dazs, Starbucks. Se tre prodotti tipici della cultura gastronomica italiana sono ricondotti a delle multinazionali, significa che c’è un problema. Credo che convegni come questo debbano servire proprio a riscoprire e valorizzare il nostro immenso patrimonio culturale”, commenta il professor Petrillo. Sull’importanza di valorizzare la dieta mediterranea e i suoi prodotti verte anche l’intervento di Tommaso Pellegrino, presidente del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Tommaso Pellegrino. Presidente del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

“Negli ultimi anni abbiamo finalmente preso coscienza del fatto che la dieta mediterranea può diventare un’opportunità per il territorio. Gli indicatori dei flussi turistici ci dicono che la possibilità di mangiare prodotti tipici del territorio è uno dei fattori che maggiormente orienta la scelta del turista – spiega Pellegrino -. Noi siamo riusciti ad ottenere il marchio di territorialità del Parco nazionale del Cilento; oggi abbiamo più di 150 aziende a marchio Parco e più di 50 ristoratori che sono rientrati nella Rete del Gusto, presso i quali è possibile trovare i prodotti tipici della dieta mediterranea. È solo un esempio di come la dieta può diventare una straordinaria opportunità di lavoro e sviluppo per il territorio; se lavoriamo tutti in sinergia abbiamo la possibilità di fare quel salto di qualità che ancora ci manca”.

Pier Luigi Petrillo. Titolare della prestigiosa cattedra Unesco sui patrimoni culturali immateriali presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco di Pollica Stefano Pisani. “Per noi di Pollica la sfida è costruire un modello di sviluppo a partire dalla dieta mediterranea, un modello sostenibile di sviluppo globale. Vogliamo raccontare al mondo l’importanza della biodiversità, della qualità della vita, dell’alimentazione, ma soprattutto vogliamo raccontare che è possibile costruire il nostro futuro attraverso la riscoperta del passato”. Proprio a Pollica, più precisamente nella frazione di Pioppi, si stabilirono Ancel e Margaret Keys per portare avanti i loro studi sullo stile di vita mediterraneo. 

Marino Niola. Antropologo della contemporaneità

Dopo la tavola rotonda, moderata da Marino Niola, condirettore del MedEatResearch, il cuore del convegno è rappresentato dalla lecture “Agriculture and Future”, tenuta da Matteo Lorito, professore ordinario di Patologia Vegetale e neo rettore della Federico II. La lezione del professor Lorito è un viaggio fra passato e futuro dell’agricoltura, a partire dalle origini, quando interi raccolti erano spesso rovinati dalle malattie, sino ai giorni nostri, caratterizzati dall’abuso di pesticidi – ne impieghiamo circa due miliardi e mezzo di chili all’anno -; un modello alimentare sempre più insostenibile per il pianeta e per la nostra salute. “L’agroalimentare è un settore contraddistinto da profonde contraddizioni – spiega Lorito -; un miliardo e mezzo di persone sono sovrappeso, mentre circa un miliardo di individui sono sottoalimentati, l’80% dei quali lavora nell’industria del cibo per produrre, raccogliere o confezionare gli alimenti”. 

Stefano Pisani. Sindaco di Pollica

Fra gli effetti indesiderati generati dall’attuale sistema alimentare vi è la dipendenza dai combustibili fossili, il degrado del suolo, la perdita di biodiversità. Proprio quest’ultima gioca un ruolo cruciale nel favorire la diffusione di virus come Covid-19. “Il Covid – chiarisce il neo rettore – è un fenomeno naturale che deriva da una alterata interazione dell’uomo con la natura. Gli habitat delle specie selvatiche da cui hanno origine i virus sono sempre più ridotti e invasi dalle attività umane; la loro distruzione aumenta i contatti fra uomo e animali, facilitando lo spillover, il salto di specie. La perdita di biodiversità favorisce la possibilità che il virus si imbatta nell’ospite perfetto e rende più probabile lo spillover. Viceversa, una maggiore biodiversità significa molti e diversi ospiti per il virus e quindi maggiore probabilità che questo finisca in un ospite “vicolo cieco”. 

Matteo Lorito. Professore ordinario di Patologia Vegetale e neo Rettore della Federico II

Per Lorito la nostra è una dieta “sostenibile, che esercita una pressione ridotta sull’ambiente e preserva la biodiversità. La dieta mediterranea è uno stile di vita che coniuga benessere, convivialità e tipicità dei prodotti; aumenta le difese immunitarie, previene patologie cardiovascolari, diabete ed ipertensione. È un’eccellenza italiana, nonché un importante attrattore turistico in grado di favorire lo sviluppo del territorio e della sua economia. Ancora oggi – conclude Lorito – la dieta mediterranea è considerata la migliore dieta del mondo fra oltre trenta regimi alimentari e contribuirà in maniera sempre più significativa ai regimi alimentari del futuro”.

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Rotary Club Napoli Parthenope, evento on line su “La cucina napoletana: 3000 anni di storia in 60 minuti”

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“La cucina napoletana: 3000 anni di storia in 60 minuti” è il titolo dell’evento organizzato da Rotary Club Napoli Parthenope, in interclub con gli altri club napoletani, più quelli di Capri e Pozzuoli. Si svolgerà domani sera, sabato 14 novembre, alle 20:30 sulla piattaforma Zoom e sarà aperto a tutti. Protagonista dell’incontro sarà lo scrittore e umorista napoletano Amedeo Colella, profondo conoscitore della cultura partenopea. 

“La nostra idea è nata da una considerazione – spiega Antonio Scarfone, Napoli President Incoming del Rotary Napoli Parthenope -; in questo momento abbiamo bisogno anche di un po’ di sana leggerezza. Dopo tanti convegni a tema Covid, pensiamo che con questo incontro Colella possa dare un contributo culturale ma anche spensierato e divertente. La cucina napoletana è un argomento che interessa molte persone da tutta Italia: avremo ospiti dai distretti di Firenze, Milano, Roma”. 

Antonio Scarfone. Napoli President Incoming del Rotary Napoli Parthenope

“A Napoli siamo portatori inconsapevoli di una storia che ha quasi tremila anni; è una storia fatta di arte, cultura, letteratura, teatro, ma anche di gastronomia – spiega Colella -; mangiamo piatti risalenti alla cultura greca, come gli struffoli natalizi, o a quella romana, penso alla colatura di alici di Cetara. Partirò dalle nostre radici, ma Il focus sarà sulle tre grandi rivoluzioni della cucina napoletana”, chiarisce l’autore. “La prima, intervenuta nel Seicento, è quelle dei maccarune, l’introduzione della pasta. A fine Settecento entra in gioco ‘a pummarola, il pomodoro. Più o meno nello stesso periodo assistiamo alla terza rivoluzione, con l’inserimento dei piatti francesi nella nostra cucina. Vedremo in che modo la cucina napoletana è stata contaminata da queste influenze, senza mai snaturarsi. La nostra è una cucina di integrazione ed accoglienza, che mantiene però una sua precisa identità”, ha concluso l’autore. 

Appuntamento quindi a domani sera, ore 20:30, sulla piattaforma Zoom, per un interessante incontro all’insegna della gastronomia napoletana. Introdurrà l’evento il presidente Scarfone. Di seguito il link per accedere alla diretta: https://us02web.zoom.us/j/81542844277

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