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Spiragli di pace a Istanbul, Mosca frena l’assalto a Kiev

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Dalle porte della sala dei negoziati nel palazzo Dolmabahce a Istanbul, sulle rive del Bosforo chiuso alle navi da guerra, filtrano i primi spiragli di pace. In tre ore di colloqui “sostanziali”, le delegazioni di Russia e Ucraina hanno aperto per la prima volta a un possibile accordo, su cui si attende l’ultima parola del presidente Vladimir Putin. Un avvicinamento testimoniato, per la prima volta in 34 giorni di guerra, dalla frenata volontaria dell’offensiva di Mosca, che ha annunciato “una riduzione radicale dell’attivita’ militare” nelle regioni di Kiev e Chernihiv, anche se l’avanzata nel resto del Paese non si ferma. Una riorganizzazione sul terreno confermata anche dal Pentagono. Sulle reali intenzioni dello zar l’Occidente ha espresso forti perplessita’. Usa, Regno Unito e Ue continuano a diffidare del Cremlino e sottolineano di voler attendere il passaggio dalle parole ai fatti. Ma alla prospettiva di una tregua sembrano credere – o almeno voler credere – i mercati, con le Borse europee in risalita e il petrolio in netto calo. Ottimismo arriva anche dalla Turchia che ha ospitato i negoziati, con il suo presidente Recep Tayyip Erdogan in prima fila tra le delegazioni al tavolo, dove e’ riapparso anche l’oligarca-mediatore Roman Abramovich, a poche ore dalla notizia del suo sospetto avvelenamento a margine dei colloqui del 3 marzo. “Oggi – ha detto il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu – e’ stato raggiunto il piu’ significativo progresso nei negoziati”. A trattative concluse, Putin ha sentito Emmanuel Macron, tornando a chiedere la completa resa di Mariupol. La citta’ portuale nel sud dell’Ucraina, via di collegamento tra la Crimea e il Donbass controllati dai russi, resta l’obiettivo chiave dell’offensiva. Prima della sua conquista, un’intesa sara’ difficile, ha fatto capire lo zar, negando ancora un volta un alleggerimento dell’assedio per consentire corridoi umanitari. Sull’accordo per un cessate il fuoco, invece, al momento non si e’ sbilanciato, neppure per escluderlo. Anche questa una novita’. Le proposte di Kiev, definite “chiare”, “saranno studiate molto presto e sottoposte al presidente”, ha detto il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky, l’uomo che il Cremlino ha messo sin dall’inizio a capo della complicata trattativa. Anche se resta “un lungo cammino” da fare, Mosca “ha fatto passi da gigante verso la pace, e si aspetta un progresso reciproco dall’Ucraina”, ha spiegato. Un incontro tra Putin e Volodymyr Zelensky per la prima volta non e’ stato escluso. Anzi, ha sottolineato l’inviato russo, dovrebbe svolgersi contestualmente alla stipula di un’intesa, mettendovi in calce le firme dei due leader. E anche per l’inviato ucraino David Arakhamia, capo di Servitore del popolo, il partito del presidente, ci sono condizioni “sufficienti” per un faccia a faccia. La proposta di Kiev prevede la stipula di un “accordo internazionale” con almeno una decina di garanti – i membri permanenti del Consiglio di sicurezza piu’ Germania, Turchia, Italia, Polonia, Canada, Israele, ma la lista non e’ chiusa – che possano intervenire in caso di aggressione, sul modello dell’articolo 5 della Nato. Un accordo da approvare con un referendum interno e ratificare nei Parlamenti dei Paesi coinvolti. Fuori restano le regioni contese della Crimea – su cui le parti dovrebbero impegnarsi in un lungo negoziato che potrebbe durare fino a 15 anni – e del Donbass, congelando di fatto il nodo della sovranita’ e quindi il conflitto. In cambio, l’Ucraina offre la sua neutralita’, impegnandosi a non cercare l’adesione all’Alleanza atlantica e a non ospitare basi straniere nel suo territorio, mentre la Russia ha promesso di non opporsi a una sua eventuale adesione all’Ue.

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Trump indagato per spionaggio, pubblicato mandato Fbi

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Donald Trump è indagato dal’Fbi per spionaggio e per aver occultato, distrutto o rimosso documenti classificati. Dopo ore di indiscrezioni da parte dei principali media americani la desecretazione del mandato di perquisizione dell’Fbi della residenza dell’ex presidente in Florida svela una verita’ inquietante. E spiega nel dettaglio tutte le carte ‘top secret’ che i federali hanno portato via dalla residenza del tycoon, tra cui anche materiale sul presidente francese Emmanuel Macron. Violazione dell’Espionage Act, distruzione o occultamento di documenti classificati, ostruzione di indagine. Queste sono le tre pesanti accuse per le quali Trump e’ indagato dall’Fbi e che hanno motivato il blitz dei federali nel resort di Mar-a-Lago. Il mandato, lungo oltre tre pagine, non specifica di quali documenti ‘top secret’ si sia appropriato illegalmente l’ex presidente alla fine del suo mandato alla Casa Bianca. Ma, secondo molti osservatori, si tratterebbe di quelle carte sulle armi nucleari di cui aveva dato anticipazione il Washington Post. Documenti contrassegnati con le sigle ‘TS/SCI’, che indicano uno dei livelli piu’ alti di segretezza del governo americano. In tutto i federali hanno portato via dalla residenza sulla spiaggia 11 faldoni, 20 scatole di oggetti, raccoglitori di foto e anche la grazie concessa da Trump al suo sodale Roger Stone. Tra i documenti c’e’ anche del materiale su Emmanuel Macron semplicemente contrassegnato con la scritta ‘presidente francese’. Trump che, d’accordo con i suoi avvocati, ha autorizzato la pubblicazione del mandato, ha subito contrattaccato. “Numero uno, era tutto declassificato. Numero due, non avevano bisogno di ‘sequestrare’ nulla. Avrebbero potuto ottenerlo quando volevano senza fare politica e irrompere a Mar-a-Lago”, ha scritto sul suo social media Truth a proposito dei documenti portati via dagli agenti dell’Fbi durante la perquisizione. “Erano in un luogo sicuro, con un lucchetto in piu’ messo dopo che me lo avevano chiesto loro”, ha aggiunto facendo riferimento a quella visita dei federali nella sua residenza a giugno, quando gli agenti ispezionarono anche la cassaforte all’interno della quale l’ex presidente conservava le preziose carte. Cosa puo’ succedere a questo punto al tycoon non e’ chiaro. I reati di spionaggio e di appropriazione di documenti ‘top secret’ che potenzialmente possono mettere a rischio la sicurezza degli Stati Uniti e di altri Paesi sono gravi. Ma e’ ancora tutto da dimostrare se siano stati commessi dall’ex presidente e a quale livello di gravita’. Secondo alcuni osservatori Trump potrebbe rischiare decine di anni in carcere, secondo altri invece potrebbe cavarsela con una sanzione finanziaria.

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Montenegro: 11 persone uccise in una sparatoria a Cetinje

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 Una persona ha aperto il fuoco nella citta’ centrale di Cetinje, in Montenegro: almeno 11 i morti nella sparatoria. Lo ha reso noto l’emittente pubblica del Paese. “Undici persone sono state uccise, mentre sei sono rimaste ferite, tra cui un membro della polizia”, ha dichiarato l’emittente pubblica montenegrina Rtcg, aggiungendo che l’aggressore e’ morto ed e’ stato incluso nel bilancio.

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Seul grazia l’erede Samsung, ‘deve aiutare l’economia’

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Lee Jae-yong, l’erede e il leader di fatto del gruppo Samsung, ha ricevuto la grazia presidenziale, chiudendo anni di turbolenze giudiziarie e di carcere per corruzione e altri pesanti reati finanziari. Sara’ “reintegrato” nel pieno delle sue funzioni manageriali a capo della piu’ grande conglomerata della Corea del Sud per “aiutare il Paese a superare la crisi economica”, ha precisato il ministro della Giustizia Han Dong-hoon sulla motivazione della misura. Il provvedimento di clemenza era gia’ dato per certo dopo che Lee, 54 anni e la 278/ma persona piu’ ricca del mondo secondo la rivista Forbes, aveva accompagnato il presidente Usa Joe Biden e quello sudcoreano Yoon Suk-yeol durante la loro visita a Pyeongtaek, alle porte di Seul, alla “fabbrica di semiconduttori piu’ grande del mondo” di Samsung Electronics, spiegando le caratteristiche dell’impianto e dei suoi prodotti hi-tech, nell’ambito della nuova alleanza tecnologica tra i due Paesi sui microchip. Samsung non e’ un gruppo qualsiasi negli assetti industriali sudcoreani: anzi, pesa per un quinto del Pil e dell’export, oltre a essere il leader mondiale degli smartphone e delle schede di memoria. E’ l’esempio per antonomasia del sistema invasivo dei ‘chaebol’, i grandi conglomerati a controllo familiare che funzionano in Corea del Sud come uno Stato nello Stato e spesso al di fuori della legge, e contro cui tutti i presidenti di Seul hanno finora mancato, malgrado le promesse all’insediamento, una vasta riforma per arginarne il potere. Lee, rilasciato con la condizionale ad agosto 2021 dopo aver scontato 18 mesi di prigione, poco piu’ della meta’ della sua condanna originale, aveva ricevuto a gennaio il giudizio definitivo di colpevolezza per corruzione e appropriazione indebita, atto finale di uno scandalo costato l’impeachment alla ex presidente Park Geun-hye. La grazia, concessa come da tradizione alla vigilia della Giornata della Vittoria del 15 agosto (la resa del Giappone, la fine della Seconda guerra mondiale e del periodo coloniale nipponico) consentira’ a Lee di tornare a lavorare a pieno titolo, revocando l’interdizione che gli era stata imposta dal tribunale per un periodo di cinque anni dopo la pena detentiva, peraltro espiata. “A causa della crisi economica globale il dinamismo e la vitalita’ dell’economia nazionale sono peggiorati e si teme che la crisi si prolunghi”, ha detto il ministro della Giustizia, sperando che il manager possa “guidare il motore di crescita del Paese investendo attivamente in tecnologia e creando posti di lavoro”. Il provvedimento di clemenza e’ stato concesso a Lee insieme ad altri tre uomini d’affari, tra cui il presidente della conglomerata Lotte, Shin Dong-bin, condannato a due anni e mezzo di reclusione con sospensione della pena per un caso di corruzione nel 2018. Ancora una volta, il potere dei chaebol ha avuto la meglio, generando l’ultimo esempio di una tradizione sudcoreana di clemenza destinata ad alimentare il malcontento popolare. A maggior ragione considerando che la grazia e’ stata concessa da Yoon, un ex inflessibile procuratore generale che ha costruito la sua carriera e la sua fama sulla “lotta senza sconti alla corruzione”. Un brutto colpo per il presidente, in caduta libera nei sondaggi a tre mesi dal suo insediamento.

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