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Tecnologia

Spazio, la sonda Osiris-Rex della Nasa atterrata sull’asteroide

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Quattro anni dopo il suo lancio, la sonda americana Osiris-Rex e’ riuscita ieri sera a toccare l’asteroide Bennu nel tentativo di raccogliere alcune decine di grammi di polvere: un’operazione di alta precisione a 330 milioni di chilometri dalla Terra. “Tutto e’ andato alla perfezione”, ha annunciato pochi minuti dopo il contatto Dante Lauretta, il responsabile della missione: “E’ stata scritta una pagina di storia stasera”, ha commentato. Con Osiris-Rex, la Nasa mira a raccogliere almeno 60 grammi di frammenti che spera rivelino gli ‘ingredienti’ originali del sistema solare.

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Ambiente

Via Lattea, censiti 2 miliardi di stelle

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Un ritratto dettagliatissimo senza precedenti, un censimento minuzioso che svela come mai fino ad ora la Via Lattea, con ben 1.811.709.771 di stelle. Sono i risultati del nuovo catalogo astronomico della Early Data Release 3 (EDR3) della missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), presentato oggi, a cui partecipano l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Questo catalogo si basa sui primi 34 mesi di osservazioni del satellite, supera in precisione la versione precedente del 2018, grazie a oltre un anno di osservazioni aggiuntive. “L’obiettivo della missione Gaia di realizzare la piu’ accurata mappa tridimensionale della nostra galassia e’ pienamente sostenuto dall’Italia”, spiega Barbara Negri, responsabile Volo Umano e Strumentazione Scientifica dell’Asi, “che partecipa attivamente al Data Processing and Analysis Consortium presso Altec (Aerospace Logistics Technology Engineering Company) a Torino”. Il centro di Torino e’ l’unico in Italia, dei sei presenti in Europa, con tutti i dati di missione per un totale 1,5 milioni di gigabyte. I nuovi dati mostrano anche i movimenti oscillatori delle stelle nelle frange piu’ esterne della Via Lattea, la rotazione delle stelle nella Grande Nube di Magellano e della Piccola Nube di Magellano. Il catalogo comprende anche 1.6 milioni di quasar, i cuori di galassie lontane la cui enorme luminosita’ proviene all’attivita’ dei buchi neri supermassicci nei loro centri. Queste osservazioni hanno permesso di stimare l’accelerazione del Sistema solare nel suo moto intorno al centro della Via Lattea, pari a 7 millimetri al secondo nel corso di un anno, per la prima volta utilizzando dati in banda ottica.

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In Evidenza

Su Marte le condizioni per ricavare idrogeno e ossigeno

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Su Marte ci sono le condizioni per produrre idrogeno e ossigeno. Lo indicano i dati della missione Phoenix della Nasa, pubblicati sulla rivista dell’Accademia Nazionale delle Scienze americana (Pnas). Si tratta di una buona notizia in vista delle future missioni umane sul Pianeta rosso. Lanciata il 4 agosto del 20007, la missione Phoenix e’ arrivata su Marte il 25 maggio del 2008, nei pressi della calotta polare settentrionale del pianeta, una regione ricca di ghiaccio. Grazie al suo braccio robotico per diversi mesi, fino alla fine del 2008, ha grattato la superficie gelata per studiare la presenza di acqua e la possibilita’ del pianeta di sostenere la vita. La sonda della Nasa Phoenix ha, infatti, trovato prove della presenza su Marte di un ciclo dell’acqua, e di ghiaccio esteso al di sotto della sua superficie. Una superficie, spiegano gli esperti della Nasa, ricca di sali, come il perclorato di magnesio, che abbassano il punto di congelamento dell’acqua, permettendo la presenza allo stato liquido, sia in superficie che appena al di sotto del suolo marziano, di una soluzione ricca di sali. Una sorta di brina liquida che, secondo gli autori dello studio, puo’ essere sottoposta al processo chimico di elettrolisi, per produrre idrogeno e ossigeno. Da utilizzare, concludono, come combustibili o per sostenere la vita in future missioni umane su Marte.

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Ambiente

Futuro Remoto: i cambiamenti climatici, come prevedere i rischi e renderli meno gravi

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I temi principali di ‘Futuro Remoto 2020’ organizzato dalla Città della Scienza di Napoli riguardano la metamorfosi del nostro Pianeta attraverso grandi eventi come la pandemia da Covid-19 e i cambiamenti climatici. E tra gli appuntamenti più significativi del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche proprio quattro incontri durante i quali esperti e ricercatori hanno disquisito su uno dei temi più urgenti delle agende scientifiche e politiche internazionali, poiché la consapevolezza dei cittadini è uno dei principali strumenti per affrontare le sfide del clima.

Fa troppo caldo per il ghiaccio. L’attuale fase climatica di riscaldamento è molto evidente su gran parte della superficie terrestre: le temperature mediamente, a livello globale, si sono già alzate di poco più di 1°C dal 1850 ad oggi e dal 1950 il riscaldamento corre assai velocemente. Le zone montane e polari sono quelle più vulnerabili e sensibili all’aumento della temperatura. Sono queste proprio le aree dove si trovano i ghiacciai che, di conseguenza, si stanno ritirando a ritmo sempre più accelerato. Un fenomeno che la comunità scientifica osserva con attenzione per l’impatto che può avere sull’ambiente e sugli ecosistemi. Negli anni potrebbe infatti produrre effetti sostanziali quali l’aumento del livello degli oceani, lo stravolgimento del clima e lo squilibrio della catena alimentare.

La memoria risiede nei ghiacci. Le calotte polari e i ghiacciai alpini rappresentano un “archivio” climatico di inestimabile importanza. La neve, accumulandosi lentamente, strato dopo strato, e trasformandosi in ghiaccio, intrappola al suo interno le preziose bolle d’aria, fondamentali per ricostruire la composizione atmosferica del passato del nostro pianeta. I progetti Beyond EPICA Oldest Ice Core e Ice Memoryì del CNR – ISP hanno lo scopo di misurare i gas serra e ricostruire le temperature degli ultimi 1,5 milioni di anni oltre che di conservare i campioni di ghiaccio da tutto il mondo creando un archivio climatico mondiale in Antartide, a disposizione degli scienziati del futuro.

C’è chi poi ritiene che con una semplice equazione si possano descrivere i rischi che corriamo per gli eventi estremi di origine meteo-climatica e per quelli che vengono da una pandemia. Il climatologo del CNR Antonello Pasini, nel suo volume Equazione dei disastri parla di coronavirus, ma soprattutto di cambiamenti climatici, di terribili ondate di calore, di siccità, di alluvioni lampo, di allagamenti. Questa equazione può consentirci di prevedere i rischi futuri e farci capire come agire per renderli più piccoli.

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