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Sparò a moglie, lei muore dopo cinque giorni agonia

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Non ce l’ha fatta Annamaria Ascolese, l’insegnante 49enne centrata da quattro colpi di pistola venerdi’ dal marito carabiniere che si e’ poi tolto la vita con la stessa arma di ordinanza. E’ morta dopo 5 giorni di agonia in ospedale dove era stata trasportata con l’eliambulanza in gravi condizioni. La vicenda e’ accaduta a Marino, a pochi chilometri da Roma. A dare l’allarme erano stati alcuni vicini che avevano sentito le urla e gli spari. All’arrivo dei soccorsi per il vice brigadiere 56enne Antonio Boccia non c’era piu’ nulla da fare. Annamaria, invece, era ancora viva. Aiutata da due condomini che erano corsi in suo aiuto. La donna, colpita all’addome, al petto e alle braccia e’ stata trasportata con l’eliambulanza all’ospedale San Camillo di Roma ed e’ stata anche sottoposta a un intervento chirurgico. Nell’appartamento di Marino, alle porte della Capitale, la polizia scientifica ha effettuato a lungo i rilievi. Sul posto anche gli investigatori della Squadra Mobile e del commissariato di zona per le indagini. Ancora da chiarire i motivi del gesto e della lite scoppiata tra i due coniugi. Nell’appartamento, che e’ stato posto sotto sequestro, non sarebbero stati trovati biglietti. . Mentre il comune di Marino proclamera’ il lutto cittadino. “A seguito della terribile scomparsa di Annamaria Ascolese avvenuta in data odierna, la diretta Facebook relativa all’esito delle votazioni del Bilancio Partecipato 2021 e’ rinviata a data da destinarsi – si legge sulla pagina FB del Comune -. Sara’ proclamato il lutto cittadino e daremo ulteriori notizie alla cittadinanza sui nostri canali ufficiali di comunicazione”. Dolore e sgomento tra i familiari e i conoscenti dell’insegnante che sul suo profilo social appare in piu’ foto sorridente accanto al marito. “La vita e’ un viaggio che ti permette di fare amicizia con molte persone sulla tua strada. Ma solo in pochi saranno in grado di rimanere nel tuo cuore per sempre…. – scrive un’amica – Tu sei una di quelle, ci mancherai tanto. Grande guerriera….”. E solo pochi giorni prima a Fiumicino un’altra donna e’ stata uccisa dal compagno, un brigadiere della Guardia di finanza, che si e’ poi ucciso.

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“Lotta armata” in chat, denunciati 5 minori

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Lotta armata, anche con richiami alle Br, apologia di regimi sanguinari, volonta’ di andare a combattere in Donbas, inneggiando al separatismo filo-russo e al compimento di atti di guerra in Ucraina Orientale: e’ quanto sarebbe emerso da una chat, ‘gruppo politica’, attiva tra il 2018 e il 2019, scoperta dai carabinieri di Siena. Le indagini sono partite dall’inchiesta su unAchat con contenuti pedopornografici e razzisti, ‘The Shoah Party”, risalente a due anni fa. In tutto 96 le persone censite in ‘gruppo politica’, prevalentemente minorenni. E sono 5 i minori ora denunciati a vario titolo per associazione sovversiva e istigazione a delinquere. Secondo quanto spiegato dai carabinieri i partecipanti alla chat “sebbene di idee politiche con accenti estremistici anche diametralmente opposte”, erano accomunati da “antisemitismo, discriminazione sessuale e odio razziale” e ritenendo l’uso della forza e della violenza “uno strumento necessario per l’affermazione del pensiero politico”. Oggetto di particolare attenzione poi “le figure di alcuni utenti” “che hanno reiteratamente espresso la volonta’ di andare a combattere in Donbas”, alcuni dei quali tra l’altro “hanno evidenziato una buona conoscenza delle armi e dei materiali in uso agli eserciti, specialmente a quello russo, cui hanno unito lo studio del russo. In tale contesto, si spiega, “vi e’ stata condivisione di materiale multimediale del tipo ‘Best Gore’, ovvero filmati concernenti esecuzioni capitali, torture smembramenti di corpi umani realizzati in teatri di guerra, realizzati ad opera di terroristi appartenenti” all’Isis. Le indagini comunque hanno permesso “di escludere che tali soggetti abbiano messo in atto tali propositi, e evitato comunque che cio’ potesse verificarsi”. L’inchiesta ‘The Shoah Party’ aveva gia’ portato alla denuncia di 25 persone di cui 20 minorenni. Altre 12 persone, per lo piu’ minorenni, erano state poi denunciate per diffusione e detenzione di materiale pedopornografico e istigazione a delinquere dopo la scoperta di un’altra chat, denominata ‘Utistici’.

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Violenza sessuale in un residence, arrestato un 27enne

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La Squadra Mobile della Questura di Rimini ha eseguito questa mattina un’ordinanza di arresto con l’accusa di violenza sessuale a carico di un cittadino macedone di 27 anni. L’uomo si trova ora ai domiciliari su ordine del Gip del Tribunale di Rimini, Benedetta Vitolo. Secondo le indagini coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, il 27enne lo scorso maggio avrebbe violentato una giovane straniera conosciuta sulla spiaggia di San Giuliano Mare. I due dopo essersi scambiati i contatti social si sarebbero incontrati qualche sera dopo. L’uomo dopo aver tentato diversi approcci sessuali aveva seguito la donna nella stanza di un residence, dove l’aveva violentata. Per il Gip si tratto’ di “violenza in itinere” ossia nonostante un apparente consenso iniziale della donna, ad un certo punto della serata il rifiuto di lei era stato palese e quindi si sarebbe dovuto fermare davanti ad un “no” esplicito. La ragazza era dovuta quindi ricorrere alle cure dei medici del Pronto soccorso da dove era stata dimessa con una prognosi di 15 giorni.

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Ex militare violentava ragazze, Cassazione conferma condanna

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E’ stato condannato in via definitiva Dino Maglio, ex carabiniere salentino che per anni e’ stato in forze al comando provinciale di Padova nella stazione di Teolo. Maglio era accusato di aver violentato cinque giovani turiste straniere, e di averne drogate altre 9. Le violenze avvenivano nel B&B che l’uomo gestiva nel quartiere Arcella, a Padova. Maglio adescava le ragazze provenienti da tutto il mondo tramite le piattaforme di couchsurfing, una volta giunte a casa sua le drogava e le violentava. L’uomo e’ stato condannato a 12 anni e 8 mesi in primo grado a Padova, e a 9 anni e 8 mesi in Appello: e’ quest’ultima la condanna che diventa definitiva con il rigetto del ricorso in Cassazione. Maglio si trova ora agli arresti domiciliari, ma presto potrebbe essere trasferito in carcere a Santa Maria Capua Vetere. Dopo una prima condanna per stupro ai danni di una liceale australiana che gli e’ costata oltre sei anni, altri casi sono venuti a galla prima di tutto nei blog di viaggi. Sono stati i giornalisti di Irpi (Investigative Reporting Project Italy) a raccogliere le denunce in varie parti del mondo, e a collegare i fatti e presentando un dettagliato esposto al pm padovano Giorgio Falcone che poi ha condotto le indagini.

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