Esteri
Sparatoria a Montreal, due morti: paura nel quartiere della comunità ebraica
Un uomo armato ha aperto il fuoco in un quartiere di Montreal con una forte presenza ebraica. Uccisi un agente di polizia e un residente. L’attentatore è stato a sua volta ucciso dalle forze dell’ordine. Ancora ignoti movente e identità.
Una sparatoria ha seminato il panico nel quartiere di Cotes des Neiges, a Montreal, area caratterizzata da una significativa presenza della comunità ebraica. Un uomo armato ha aperto il fuoco nei pressi di un supermercato descritto da alcuni media come kosher, uccidendo un agente di polizia e un residente della zona prima di essere abbattuto dalle forze dell’ordine.
L’attacco è avvenuto tra le 11.30 e le 12.30 ora locale. Al momento le autorità non hanno chiarito né l’identità dell’assalitore né il movente che ha portato alla sparatoria.
Indagini ancora aperte sul movente
La polizia di Montreal ha invitato i residenti a rimanere nelle proprie abitazioni, evitando negozi, ristoranti e altri luoghi pubblici della zona fino al completamento delle operazioni di sicurezza. Nel quartiere sono presenti anche diverse scuole frequentate dalla comunità ebraica.
Gli investigatori mantengono la massima prudenza sulle possibili motivazioni dell’attacco. Le forze dell’ordine hanno inoltre smentito alcune indiscrezioni diffuse nelle prime ore, secondo cui l’obiettivo principale sarebbero stati gli agenti di polizia. Gli investigatori hanno spiegato di essere intervenuti dopo una chiamata di emergenza effettuata da un civile.
Le reazioni della comunità ebraica
A collegare immediatamente l’episodio all’antisemitismo è stato il presidente della World Zionist Organization, Yaakov Hagoel, che ha parlato di un “attacco terroristico antisemita” definendolo “un urgente campanello d’allarme per il mondo”.
Tuttavia, allo stato attuale delle indagini, le autorità canadesi non hanno ancora attribuito ufficialmente una matrice specifica all’episodio.
Anche il Centre for Israel and Jewish Affairs ha dichiarato di seguire con attenzione gli sviluppi, invitando i membri della comunità a mantenere alta la vigilanza in attesa di chiarimenti.
Il cordoglio delle istituzioni
La polizia di Montreal ha confermato la morte dell’agente coinvolto nella sparatoria attraverso un comunicato ufficiale, esprimendo cordoglio per la perdita di un poliziotto in servizio.
La vicepremier del Quebec, Christine Fréchette, si è detta profondamente scossa dall’accaduto, assicurando piena collaborazione alle autorità impegnate nelle indagini.
Anche il ministro della Sicurezza pubblica del Quebec, Ian Lafrenière, ha definito la giornata “un momento molto triste”, annunciando l’attivazione dell’unità di gestione della crisi e invitando la popolazione a tenersi lontana dall’area interessata.
Un clima già segnato dalle tensioni internazionali
L’episodio riporta alla memoria altri fatti che hanno coinvolto la comunità ebraica di Montreal. Tre anni fa colpi d’arma da fuoco furono esplosi contro due scuole ebraiche della città senza provocare vittime. Quegli episodi maturarono nel contesto delle forti tensioni internazionali legate al conflitto tra Israele e Gaza.
Anche per la sparatoria di oggi gli investigatori stanno valutando tutte le ipotesi. Le autorità canadesi invitano alla prudenza, sottolineando che sarà necessario attendere l’esito delle indagini prima di attribuire con certezza un movente all’attacco che ha sconvolto Montreal.
Esteri
Caos nei cieli britannici, guasto al sistema di controllo: cancellati 625 voli
Caos negli aeroporti del Regno Unito per un guasto al sistema di elaborazione dei piani di volo di Nats. Cancellati almeno 625 collegamenti e coinvolti decine di migliaia di passeggeri.
Ritorna l’incubo del caos aereo nel Regno Unito. Un guasto al sistema nazionale di gestione del traffico ha provocato la cancellazione di almeno 625 voli, coinvolgendo Heathrow, Gatwick e numerosi altri aeroporti britannici.
Il problema ha colpito il sistema utilizzato da Nats, il gestore del controllo aereo del Regno Unito, per elaborare i piani di volo. Lo spazio aereo è rimasto formalmente aperto, ma la capacità operativa si è drasticamente ridotta, con centinaia di partenze cancellate o rinviate.
Coinvolti i principali aeroporti
I disagi hanno interessato gli scali londinesi di Heathrow, Gatwick, Stansted, London City e Southend, oltre agli aeroporti di Manchester, Birmingham, Bristol, Edimburgo, Glasgow, Aberdeen, Isola di Man e Jersey.
Le ripercussioni si sono estese anche ai collegamenti internazionali con Dublino, Parigi e numerose altre città europee. Tra le compagnie maggiormente coinvolte figurano British Airways, easyJet e Ryanair. Secondo Flightradar24, le cancellazioni hanno superato quota 600.
Nats riavvia il sistema
Gli ingegneri di Nats sono intervenuti sul sistema di elaborazione dei voli e nel tardo pomeriggio hanno applicato una soluzione tecnica. Il servizio ha quindi iniziato un graduale ritorno alla normalità.
L’ente ha presentato le proprie scuse ai passeggeri, avvertendo però che lo smaltimento degli effetti del blocco avrebbe richiesto tempo. Anche dopo il riavvio sono proseguiti ritardi e cancellazioni, a causa degli aeromobili e degli equipaggi rimasti fuori posizione.
La causa originaria del malfunzionamento non è stata ancora resa pubblica. Non sono emersi elementi che consentano di collegare l’incidente a un attacco informatico o ad attività riconducibili alla cosiddetta guerra ibrida.
Oltre 65 mila passeggeri Ryanair coinvolti
Decine di migliaia di viaggiatori sono rimasti bloccati negli aeroporti nel pieno degli spostamenti di fine estate. La sola Ryanair ha dichiarato che il guasto ha coinvolto oltre 65 mila passeggeri, con ritardi arrivati fino a otto ore.
Tra le persone interessate figurano anche molti italiani. Il volo dell’Arsenal diretto a Napoli, dove la squadra inglese deve disputare una partita di Champions League, ha accumulato ritardo.
Dagli aeroporti sono arrivate testimonianze di passeggeri rimasti per ore a bordo degli aerei o davanti ai tabelloni delle partenze. Un comandante bloccato a Heathrow ha dichiarato di non avere mai assistito a una situazione simile durante la propria carriera.
L’Autorità per l’aviazione chiede un rapporto
La ministra britannica dei Trasporti Heidi Alexander ha riconosciuto la gravità dei disagi e ha chiesto garanzie affinché dall’incidente vengano tratte le necessarie lezioni.
L’Autorità per l’aviazione civile ha domandato a Nats una relazione completa sul malfunzionamento. Dopo averla esaminata, valuterà se siano necessari ulteriori interventi per garantire l’affidabilità del sistema britannico di controllo del traffico aereo.
La protesta delle compagnie
Molto dura la reazione di Ryanair e Wizz Air. Quest’ultima ha definito Nats inadeguata al compito, sostenendo che un gestore di infrastrutture nazionali critiche non possa paralizzare ripetutamente il sistema aereo.
Ryanair ha chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato di Nats, Martin Rolfe, ricordando che dopo il grave blocco del 2023 erano stati promessi interventi per migliorare la resilienza tecnologica.
Nel marzo 2025 Heathrow era rimasto paralizzato per circa 18 ore a causa dell’incendio nella sottostazione elettrica di North Hyde. Il nuovo incidente riapre il dibattito sull’affidabilità delle infrastrutture che sostengono uno dei sistemi aeroportuali più trafficati d’Europa.
Esteri
Gli Usa distruggono cinque petroliere iraniane, sale la tensione nel Golfo
Le forze statunitensi hanno annunciato la distruzione di cinque petroliere iraniane dopo due tentativi di attacco contro una nave da guerra americana. Gli equipaggi sarebbero stati fatti evacuare prima delle operazioni.
Le forze armate degli Stati Uniti hanno annunciato di aver distrutto cinque petroliere iraniane in risposta ai tentativi delle Guardie Rivoluzionarie di colpire una nave da guerra americana con missili balistici.
Gli attacchi sarebbero stati condotti martedì 8 settembre nel Golfo di Oman e nelle acque vicine all’isola iraniana di Kharg. Il Comando centrale militare statunitense ha diffuso anche un video delle operazioni.
La nave americana evita i missili
Secondo la ricostruzione statunitense, le Guardie Rivoluzionarie avrebbero tentato per due volte, nel corso degli ultimi giorni, di colpire un’unità della Marina americana.
La nave sarebbe riuscita a evitare i missili e avrebbe proseguito il pattugliamento delle acque della regione. Nessun militare statunitense sarebbe rimasto ferito.
Colpite cinque petroliere
Le petroliere indicate dagli Stati Uniti sono la M/T Kaviz, la M/T Charminar, la M/T Horizon 1 e la M/T Riesco, colpite nel Golfo di Oman, oltre alla M/T Derya, attaccata nei pressi dell’isola di Kharg.
Le forze americane sostengono di aver ordinato agli equipaggi di abbandonare le imbarcazioni prima di colpirle e renderle inservibili. Non sono state diffuse informazioni complete sulle condizioni dei marittimi.
Washington afferma che le navi facevano parte di una rete utilizzata per finanziare le Guardie Rivoluzionarie e i gruppi alleati di Teheran nella regione. Si tratta della versione fornita dagli Stati Uniti, mentre non sono ancora disponibili riscontri indipendenti su tutti i dettagli dell’operazione.
Otto petroliere iraniane colpite in pochi giorni
Il 5 settembre le forze statunitensi avevano già annunciato la distruzione di altre tre petroliere iraniane, dopo un presunto tentativo delle Guardie Rivoluzionarie di attaccare una portaerei e un cacciatorpediniere lanciamissili americani.
Sale così a otto il numero delle petroliere iraniane che gli Stati Uniti dichiarano di aver distrutto in pochi giorni. Una sequenza di attacchi e rappresaglie che aumenta il rischio di un conflitto ancora più esteso e di gravi conseguenze per la navigazione e per il mercato energetico internazionale.
Esteri
Kiev ordina mille missili Patriot con il prestito Ue, ma le consegne richiederanno anni
L’Ucraina utilizzerà il prestito europeo per acquistare circa mille missili Patriot. Poiché le consegne inizieranno nei prossimi anni, Kiev chiede agli alleati di cedere immediatamente 300 intercettori dalle proprie scorte.
L’Ucraina sta firmando contratti per acquistare circa mille missili intercettori Patriot utilizzando una parte del prestito da 90 miliardi di euro concesso dall’Unione Europea. Le consegne, tuttavia, inizieranno soltanto nei prossimi anni.
Ad annunciarlo è stato il ministro della Difesa ucraino Yevgeny Khmara durante una riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, tenuta nel formato Ramstein.
La richiesta immediata agli alleati
I nuovi contratti non consentiranno di soddisfare le esigenze più urgenti della difesa aerea ucraina. Kiev chiede quindi ai Paesi alleati di trasferire subito i missili disponibili nei propri arsenali, ricevendo in futuro intercettori nuovi e tecnologicamente più avanzati.
Secondo il governo ucraino, nell’immediato servono 300 missili Patriot, 500 missili aria-aria e ulteriori sistemi portatili di difesa antiaerea. Kiev domanda inoltre finanziamenti per due miliardi di dollari da destinare alla produzione e all’acquisto di droni.
Un deficit da 27 miliardi
Il ministro ha quantificato in 27 miliardi di dollari il deficit del bilancio ucraino per la difesa, sollecitando i partner ad assumere rapidamente le necessarie decisioni finanziarie.
L’obiettivo è rafforzare la capacità di intercettare missili e droni russi, soprattutto in vista di nuove offensive contro le infrastrutture energetiche e le principali città del Paese.
La deroga concessa dall’Unione Europea
I Paesi dell’Unione hanno approvato una deroga che permette a Kiev di utilizzare il prestito comunitario anche per comprare missili Patriot di fabbricazione statunitense.
Il programma europeo privilegia normalmente gli acquisti presso imprese della difesa europee. L’Ucraina aveva pertanto chiesto un’autorizzazione specifica per rivolgersi ai produttori americani del sistema Patriot.
La disponibilità immediata degli intercettori resta però il principale problema: i contratti garantiscono una copertura futura, mentre Kiev chiede agli alleati di colmare adesso il vuoto attingendo alle proprie scorte.


