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Spara a agenti durante furto Porsche, arrestato a Taranto

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Ha sparato contro una Volante della Polizia, ferendo due agenti, fortunatamente in modo non grave, dopo aver tentato di rubare una Porsche Cayenne ad una concessionaria di auto della zona. E’ accaduto poco prima di mezzogiorno, a Taranto, nella trafficata viale Magna Grecia, sotto lo sguardo incredulo di passanti e automobilisti. Leo Varallo, di 42 anni, ex vigilante e buttafuori noto alle forze dell’ordine, e’ stato arrestato dalla Squadra Mobile per duplice tentativo di omicidio e rapina impropria. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’ex guardia giurata, dopo un diverbio con il dipendente di un’autoconcessionaria in cui aveva provato la Porsche, si era allontanato portandosi via le chiavi della vettura. E’ stato quindi allertato il 113 e una pattuglia della Squadra Volante ha intercettato il sospettato all’angolo con via Trasimeno, in prossimita’ di un bar, facendo inversione di marcia per cercare di fermarlo. L’uomo, a piedi, si e’ avvicinato alla pattuglia e ha esploso numerosi colpi di pistola prima contro il parabrezza e poi contro il finestrino lato guida dell’auto di servizio sulla quale si trovavano gli agenti. L’autore dell’agguato ha poi provato a dileguarsi ma dopo alcune centinaia di metri, all’altezza dei Giardini Virgilio, e’ stato bloccato ed arrestato da altri poliziotti nel frattempo intervenuti sul posto. I due feriti, che hanno risposto al fuoco, sono stati trasportati in ospedale da ambulanze del 118. Uno e’ stato colpito di striscio a una mano, l’altro a un braccio e a un fianco, in modo non grave.

Le scene della sparatoria, della fuga del buttafuori, dell’arresto e del trasporto in ambulanza degli agenti feriti sono state riprese con telefonini sia per strada dai passanti che da balconi di abitazioni del posto e postate sui social network. Si temeva il peggio per uno dei due poliziotti colpiti, ma non sono stati intaccati organi vitali. E’ diventata virale anche una foto che ritrae l’agente che saluta dal lettino di ospedale, mostrando il pollice alzato, mentre e’ in compagnia di due colleghi. La zona e’ stata delimitata con nastro bianco e rosso per consentire ai poliziotti della Scientifica di eseguire i rilievi. Una decina i bossoli recuperati dagli inquirenti. Agli agenti feriti e alla Polizia di Stato sono giunti numerosi messaggi e attestazioni di solidarieta’ e vicinanza da parte di istituzioni e sindacati. La sparatoria a Taranto arriva dopo l’allarme bombe e l’escalation criminale registrata a Foggia e a San Severo dall’inizio dell’anno. Lunedi’ prossimo sono previsti i primi rinforzi annunciati dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese con l’arrivo di 21 agenti di Polizia. Per il Questore di Taranto, Massimo Gambino, che si e’ subito recato in ospedale per una visita ai due agenti feriti, la situazione nella citta’ dei due mari “e’ un po’ diversa. Si e’ trattato di un episodio partito da una possibile rapina impropria o furto di auto che poi si e’ risolto con la reazione di questo soggetto che, inusitatamente, ha sparato ai nostri colleghi e poi e’ stato catturato. E’ un fatto legato al controllo del territorio da parte nostra che continua ad esserci quotidianamente e costantemente sia con pattuglie in borghese sia in divisa”, ha detto il Questore. Duri i sindacati di polizia, che chiedono punizioni severe. “E’ ormai giunta l’ora di introdurre un reato specifico con pene certe e immediate per chi aggredisce il personale in divisa che rappresenta lo Stato”, invoca il segretario del Siulp, Felice Romano. “Ora – aggiunge Valter Mazzetti (Fsp Polizia) – ci aspettiamo che venga contestato il duplice tentato omicidio a questo delinquente senza scrupoli, che non ha avuto remore nello scaricare l’arma addosso a due poliziotti”.

 

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Sequestro di beni per 6,5 milioni di euro al marito imprenditore della sorella del boss casalese ergastolano Michele Zagaria

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In data odierna, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e i finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata di Napoli hanno eseguito, tra le province di Napoli, Caserta e L’Aquila, un decreto di sequestro di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore di circa 6.500.000 di euro.

Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione per le Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli – nei confronti di FONTANA Giuseppe, legato da vincoli di parentela con il defunto ZAGARIA Francesco, conosciuto con l’appellativo di Ciccio ‘a benzina, cognato del boss ZAGARIA Michele, avendone sposato la sorella Elvira.

FONTANA Giuseppe, attualmente detenuto, conosciuto anche come Pino o Pinuccio, imprenditore nel campo dell’edilizia, originario di Casapesenna (CE), ma stabilmente domiciliato a Caserta, risulta condannato in via definitiva per associazione mafiosa avendo partecipato all’organizzazione operante nella provincia di Caserta e in altre aree del territorio nazionale, denominata clan dei Casalesi – fazione ZAGARIA, a seguito dell’indagine condotta dal ROS dei Carabinieri denominata SISTEMA MEDEA diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli e conclusa il 14 luglio 2015, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti, tra gli altri, di FONTANA Giuseppe per i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, turbata libertà degli incanti, finanziamento illecito a partiti politici ed altri delitti aggravati dalle finalità mafiose.

Le indagini economico-patrimoniali condotte dal G.I.C.O. hanno consentito di individuare un cospicuo patrimonio in capo a FONTANA Giuseppe e ai componenti del proprio nucleo familiare, non giustificato rispetto ai redditi e alle attività economiche dichiarate.

Il sequestro, in particolare, riguarda 33 immobili, di cui 26 ubicati in provincia di Caserta, 6 nella provincia di Napoli e 1 nella provincia de L’Aquila, 4 terreni in provincia di Napoli, 3 società con sede in provincia di Caserta operanti nel settore edile e immobiliare, 5 autoveicoli e rapporti finanziari.

 

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Follie su TikTok, video virale di un farmaco per diabete propagandato per perdere peso

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I medici generici australiani hanno ricevuto l’istruzione dall’ente di controllo dei medicinali Therapeutic Goods Administration (TGA) di non prescrivere piu’ ai seguaci di TikTok il farmaco ipoglicemizzante per il diabete Ozempic, dopo che e’ diventato virale nella piattaforma come mezzo per perdere peso, causando “un’inaspettata domanda dei consumatori e privando cosi’ i diabetici della disponibilita’ di un essenziale farmaco”. “La scarsita’ stata danneggiando significativamente le persone che richiedono Ozempic per il suo uso approvato per il diabete tipo 2”, sostengono in una dichiarazione congiunta la TGA e i produttori del farmaco, che ha effetto sui sistemi cerebrali per sedare l’appetito e sullo svuotamento gastrico per sentirsi pieni. L’Ozempic, che si inietta nell’addome una volta a settimana, e’ stato propagandato su TikTok come farmaco miracoloso per perdere peso. L’hashtag #ozenmpic ha gia’ avuto quasi 70 milioni di visite su TikTok. Una sola influencer, Darcy O’Malley di Perth, ha informato i suoi 24 mila follower sulla sua efficacia per dimagrire, attraverso la sua #ozenmpicjourney, da quando l’ha lanciata tre mesi fa.

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Cadavere in ‘body bag’ nel Siracusano, riesumato cadavere

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Riesumato al cimitero di Lentini il corpo di Francesco Di Pietro, un bancario in pensione ritrovato cadavere nell’agosto 2019 all’interno di una ‘body bag’, in contrada Cirico’ di Carlentini. Nell’obitorio del locale ospedale dove sara’ sottoposto a un nuovo esame autoptico per verificare la presenza di ulteriori prove anche in relazione al duplice omicidio Marino-Oliva, madre e figlia uccise nel luglio 2021. Per questa vicenda nel settembre 2020 i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Augusta nell’ambito di un’indagine, coordinata dalla procura di Siracusa, avevano arrestato Adriano Rossitto, 37enne titolare di un’agenzia funebre, residente a Lentini, accusato di soppressione del cadavere di Di Pietro. Al momento del ritrovamento, i carabinieri ed il medico legale intervenuti non poterono accertare l’identita’ poiche’ nudo e senza documenti o altri segni identificativi. Il corpo si presentava in avanzato stato di decomposizione dovuto al fatto che la sacca utilizzata, presumibilmente a causa dello spostamento, presentava uno strappo e quindi non era piu’ ermetica. Le successive indagini puntavano a verificare se in quei giorni nei comuni di Lentini e Carlentini e nelle zone limitrofe risultasse la scomparsa di una persona e si e’ verificato che di Di Pietro non si avevano notizie da circa una settimana. I militari nel corso dei preliminari accertamenti avevano localizzato l’automobile di proprieta’ dell’uomo nel parcheggio dell’ospedale di Lentini e avviata l’attivita’ investigativa per identificare gli autori dell’occultamento della salma che nel frattempo, tramite raffronti in laboratorio di alcuni campioni di Dna, si era accertato era quella di Di Pietro.

Attraverso i filmati delle telecamere si e’ verificato che la mattina del 21 agosto, era uscito di casa e alla guida della sua Fiat Tipo, si era diretto verso il centrostorico di Lentini ma che da quel momento in poi non aveva piu’ fatto rientro presso la sua abitazione. Erano stati sentiti i familiari, gli amici e i conoscenti della vittima, tra i quali Rossitto. E’ emerso che Di Pietro era un ex dipendente della banca Carige di Lentini in pensione; era un soggetto alquanto metodico e abitudinario, molto geloso della sua auto che non faceva guidare a nessuno, percorreva sempre le stesse strade e parcheggiava sempre negli stessi posti; frequentava assiduamente l’agenzia di onoranze funebri “Gardenia”, in via Garibaldi di Lentini, gestita da Rossitto, dove peraltro aveva allacciato rapporti anche che con altri frequentatori coi quali era solito trascorrere buona parte della sua giornata. Dall’attivita’ investigativa, a carico di Rossitto si sono rolevate, fin da subito, una serie di gravi indizi soprattutto per le significative discrepanze emerse dalle sue dichiarazioni. I successivi accertamenti avrebberi consentito di acquisire una serie di concordanti fonti di prova, insieme ad accertamenti scientifici effettuati dai Ris dei carabinieri di Messina nell’appartamento e nell’abitacolo dell’auto di Di Pietro, consentendo di richiedere e ottenere dal gip l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere in concorso. La scorsa estate Rossitto e’ stato destinatario di una misura cautelare in ordine al duplice omicidio di Francesca Oliva e della figlia convivente Lucia Marino, trovate rispettivamente nei giorni 8 e 10 luglio 2021 a seguito delle indagini della Compagnia Carabinieri di Augusta e del Nucleo Investigativo di Siracusa.

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