Economia
SpaceX supera Amazon, Musk rilancia la sfida a Bezos e all’intelligenza artificiale
SpaceX vola a Wall Street dopo l’acquisizione di Cursor per 60 miliardi di dollari e supera Amazon per capitalizzazione di mercato. Elon Musk riaccende la sfida con Jeff Bezos e punta a rafforzare la corsa nell’intelligenza artificiale.
La nuova corsa allo spazio passa anche da Wall Street e dall’intelligenza artificiale. SpaceX vola in Borsa dopo l’acquisizione di Cursor per 60 miliardi di dollari e supera Amazon, strappando al gruppo fondato da Jeff Bezos il titolo di quinta società al mondo per capitalizzazione di mercato.
Il rialzo dei titoli, arrivati a guadagnare oltre il 10% durante la seduta, conferma l’entusiasmo degli investitori per il colosso di Elon Musk. Per qualche ora SpaceX è riuscita perfino ad avvicinare e superare Microsoft, prima di ridimensionare parte del balzo.
L’acquisizione di Cursor cambia la partita
L’operazione su Cursor rappresenta un passaggio strategico. La società realizza strumenti di programmazione basati sull’intelligenza artificiale e si è imposta tra gli sviluppatori come una delle piattaforme più innovative nel cosiddetto vibe-coding.
Per SpaceX e per l’ecosistema tecnologico di Musk, l’acquisizione serve a ridurre il divario con concorrenti come OpenAI e Anthropic. Cursor può infatti rafforzare Grok e le attività collegate a xAI, portando in dote tecnologia, clienti e competenze in un settore sempre più decisivo.
La sfida con Bezos si riaccende
Il sorpasso su Amazon ha anche un forte valore simbolico. Musk e Bezos si sfidano da anni nello spazio, nella tecnologia e nella classifica degli uomini più ricchi del mondo. Ora SpaceX porta quella rivalità direttamente sul terreno della capitalizzazione di mercato.
La crescita del titolo conferma quanto gli investitori vedano SpaceX non più soltanto come una società aerospaziale, ma come una piattaforma industriale capace di integrare satelliti, razzi, comunicazioni, difesa e intelligenza artificiale.
L’entusiasmo dei piccoli investitori
A spingere il titolo sono stati anche gli investitori retail, che nei primi giorni di contrattazione hanno acquistato quantità molto rilevanti di azioni SpaceX. Una domanda forte, che ha per ora smentito i timori di una quotazione troppo ambiziosa per essere assorbita dal mercato.
Restano tuttavia possibili pressioni al ribasso con la progressiva scadenza degli accordi di lock-up, che consentiranno ad alcuni azionisti di vendere le proprie quote dopo la pubblicazione dei primi risultati societari.
Musk punta anche contro OpenAI
La mossa su Cursor ha un altro obiettivo evidente: rafforzare la posizione di Musk nella competizione globale sull’intelligenza artificiale. Grok resta considerato meno affidabile e più controverso rispetto agli strumenti sviluppati da OpenAI e Anthropic.
Con Cursor, però, Musk prova a entrare in modo più profondo nel lavoro quotidiano degli sviluppatori, terreno cruciale per costruire modelli, servizi e applicazioni commerciali.
Una società sempre più ibrida
SpaceX non è più soltanto l’azienda dei razzi riutilizzabili e di Starlink. La sua traiettoria la sta trasformando in un gigante ibrido, sospeso tra spazio, telecomunicazioni, difesa, mercati finanziari e intelligenza artificiale.
Il sorpasso su Amazon racconta proprio questo cambio di scala. Musk ha già battuto Bezos nella corsa alla ricchezza personale. Ora prova a superarlo anche nella costruzione del gruppo tecnologico più influente del nuovo ciclo industriale globale.
Economia
Pil, Napoli cresce dell’1,5%: quarta città d’Italia
Il Pil di Napoli è stimato in crescita dell’1,5% nel 2026, contro una media nazionale dello 0,9%. Preoccupa l’inflazione prevista al 3,5%.
Napoli dovrebbe chiudere il 2026 con una crescita del Prodotto interno lordo dell’1,5%, conquistando il quarto posto tra le città capoluogo italiane. Davanti ci sono soltanto Bolzano, con un incremento stimato dell’1,8%, e Roma e Milano, entrambe all’1,6%.
La previsione emerge dall’analisi realizzata dal Centro Europa Ricerche per Confesercenti, elaborata sulla base delle stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Il dato napoletano supera nettamente la crescita nazionale prevista allo 0,9% e quella del Mezzogiorno, indicata allo 0,8%.
Napoli traina il Mezzogiorno
La stima rafforza il ruolo economico assunto da Napoli negli ultimi anni. La crescita della città risulta quasi doppia rispetto a quella prevista per la Campania, ferma allo 0,8%, e conferma l’esistenza di velocità differenti anche all’interno della stessa regione.
Nel Mezzogiorno si distingue anche Bari, con un aumento atteso dell’1,3%. All’estremo opposto della classifica si trova Reggio Calabria, per la quale viene prevista una crescita sostanzialmente nulla.
Il quadro nazionale resta comunque molto differenziato. Il Nord-est dovrebbe crescere dell’1,1%, il Centro dell’1%, mentre Nord-ovest, Sud e Isole sono appaiati allo 0,8%. Tra le regioni guida il Trentino-Alto Adige con l’1,5%; la Valle d’Aosta è l’unica per la quale si stima una contrazione, pari allo 0,1%.
Non è soltanto l’effetto del turismo
Il turismo resta uno dei principali motori dell’economia napoletana, ma da solo non basta a spiegare la crescita. Venezia, nonostante la sua fortissima vocazione turistica, dovrebbe fermarsi allo 0,7%, mentre Firenze è stimata all’1,1%.
A Napoli incidono anche l’artigianato, la gastronomia, le produzioni locali, la moda e la sartoria. Secondo le valutazioni di Confesercenti, il comparto turistico e le attività collegate generano tra Napoli e provincia un valore superiore a 5 miliardi di euro all’anno, coinvolgendo oltre 128mila imprese e 750mila occupati.
«Se in passato poteva sembrare una scommessa audace, oggi è una certezza», afferma Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Napoli e Campania e vicepresidente nazionale con delega al Mezzogiorno. «La città ha la struttura e la maturità per gestire e valorizzare contesti di grandissima visibilità».
L’allarme dell’inflazione
Alla crescita del Pil si accompagna però un aumento sostenuto dei prezzi. Per Napoli viene stimata nel 2026 un’inflazione del 3,5%, la seconda più alta tra i capoluoghi italiani dopo Reggio Calabria, indicata al 4,3%. Seguono Bolzano e Roma, entrambe al 3,4%.
Schiavo riconduce la riduzione dello storico divario dei prezzi tra Napoli e il Nord anche al crescente ricorso alle catene internazionali di approvvigionamento. La città e la Campania, sostiene, conservano tuttavia un costo medio inferiore rispetto alle aree settentrionali e un rapporto favorevole tra qualità e prezzo per numerosi prodotti locali.
Cinque città concentrano metà della crescita
Il presidente nazionale di Confesercenti, Nico Gronchi, invita a leggere le previsioni con prudenza, anche per le possibili conseguenze del caldo sui consumi e sulla produttività.
Il dato strutturale è che metà della crescita italiana attesa nel 2026 si concentra in appena cinque città. Le economie urbane stanno quindi diventando un motore autonomo dello sviluppo nazionale, ma la sfida sarà trasformare l’aumento del Pil in occupazione stabile, servizi migliori e benefici diffusi per famiglie e imprese.
Economia
Bankitalia richiama banche e Poste: basta ostacoli ai conti di base, più accesso per i clienti vulnerabili
La Banca d’Italia chiede a banche, Poste e operatori dei pagamenti di eliminare gli ostacoli all’apertura dei conti di base. Entro il 30 novembre dovranno essere adeguate procedure, sistemi informatici e formazione del personale.
La Banca d’Italia lancia un richiamo formale agli istituti di credito, a Poste Italiane e a tutti i prestatori di servizi di pagamento: il conto di base, nato per garantire l’accesso ai servizi bancari essenziali anche ai cittadini più fragili, è ancora troppo poco diffuso e, in molti casi, viene ostacolato senza valide ragioni.
In una comunicazione inviata agli operatori del settore, Palazzo Koch chiede di eliminare ogni barriera ingiustificata e fissa una scadenza precisa: entro il 30 novembre 2026 dovranno essere completati tutti gli adeguamenti organizzativi, informatici e procedurali necessari a garantire un accesso effettivo al prodotto. (bancaditalia.it)
Cos’è il conto di base
Il conto di base è un conto corrente previsto dalla normativa europea per favorire l’inclusione finanziaria.
Consente di effettuare le principali operazioni bancarie – accredito dello stipendio o della pensione, bonifici, pagamenti, prelievi e utilizzo della carta di debito – con costi contenuti.
Per alcune categorie di cittadini economicamente vulnerabili il conto è gratuito, purché siano rispettati i requisiti previsti dalla normativa.
L’obiettivo è evitare che persone con redditi bassi, anziani, lavoratori precari o cittadini stranieri regolarmente soggiornanti restino esclusi dal sistema bancario.
«Accesso ancora ostacolato»
Secondo Bankitalia, però, la situazione italiana è ancora lontana dagli standard europei.
L’Istituto evidenzia che la diffusione del conto di base è significativamente inferiore rispetto a quella registrata in altri Paesi dell’Unione europea.
Ancora più preoccupante è il fatto che, in diversi casi, l’accesso al prodotto venga ostacolato o scoraggiato in modo ingiustificato.
Le verifiche svolte dalla Vigilanza hanno infatti individuato numerose criticità operative che impediscono ai cittadini di esercitare un diritto riconosciuto dalla legge.
I problemi riscontrati
Tra le principali anomalie segnalate dalla Banca d’Italia figurano:
- il conto di base non compare tra i prodotti normalmente offerti dalle banche;
- alcuni servizi essenziali risultano assenti o incompleti;
- molti operatori di sportello conoscono poco il prodotto;
- vengono opposte resistenze nei confronti di clienti che avrebbero invece diritto all’apertura del conto.
Le difficoltà riguardano, ad esempio, cittadini non residenti ma legalmente soggiornanti nell’Unione europea, persone con situazioni economiche particolarmente fragili oppure clienti considerati genericamente più esposti ai rischi di riciclaggio, senza una valutazione individuale.
Le segnalazioni dei consumatori
Le criticità erano già state denunciate anche dalle associazioni dei consumatori.
Tra i problemi più frequenti vengono indicati:
- rifiuti non adeguatamente motivati;
- scarsa trasparenza sulle condizioni del conto;
- proposta di prodotti alternativi più costosi;
- informazioni poco chiare sulla gratuità prevista per i clienti vulnerabili.
Secondo Bankitalia queste prassi devono essere superate.
Cosa dovranno fare banche e Poste
La comunicazione contiene una serie di indicazioni molto precise.
Gli intermediari dovranno aggiornare i sistemi informatici affinché siano in grado di gestire anche documentazione non ordinaria, come codici fiscali provvisori o ricevute della richiesta di permesso di soggiorno.
Dovranno inoltre garantire una maggiore visibilità al conto di base:
- sui siti internet;
- nelle applicazioni mobili;
- nei locali aperti al pubblico;
- attraverso materiale informativo facilmente consultabile.
Particolare attenzione dovrà essere riservata alla formazione del personale di filiale, affinché tutti gli operatori conoscano caratteristiche, destinatari e modalità di apertura del conto.
Verifiche entro il 30 novembre
Bankitalia non si limita a formulare raccomandazioni.
Entro il 30 novembre 2026, le funzioni di Compliance e Internal Audit di ogni intermediario dovranno verificare che procedure, organizzazione e prassi siano pienamente conformi alla normativa e alle indicazioni dell’Istituto.
L’obiettivo dichiarato è il «definitivo superamento di ogni ostacolo all’accesso al conto di base».
Un tema di inclusione finanziaria
L’iniziativa della Banca d’Italia va oltre il semplice rapporto tra cliente e banca.
Disporre di un conto corrente oggi significa poter ricevere lo stipendio, incassare una pensione, pagare utenze, effettuare bonifici, utilizzare strumenti digitali e accedere a molti servizi pubblici e privati.
Per questo il conto di base rappresenta uno strumento di inclusione sociale oltre che finanziaria.
Il richiamo di Bankitalia segnala che, nonostante il diritto sia previsto da anni dalla normativa europea e italiana, la sua applicazione pratica presenta ancora ostacoli che penalizzano soprattutto le persone economicamente più deboli e i cittadini con maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi bancari.
Economia
Fisco, via libera alla riforma: cambiano Irpef, concordato preventivo e fringe benefit
Il Consiglio dei ministri approva tre decreti attuativi della riforma fiscale. Novità su detrazioni Irpef per le famiglie, concordato preventivo biennale, fringe benefit e auto aziendali. Ecco cosa cambia.
Il Governo completa un altro tassello della riforma fiscale approvando in Consiglio dei ministri tre decreti legislativi che intervengono su alcuni dei capitoli più delicati del sistema tributario italiano: detrazioni Irpef per le famiglie, concordato preventivo biennale, fringe benefit e disciplina fiscale delle auto aziendali.
Per il viceministro dell’Economia Maurizio Leo si tratta di un passaggio «storico», destinato a rendere il sistema più semplice e coerente con la legge delega di riforma del fisco.
Le nuove norme entreranno ora nel percorso di pubblicazione e attuazione previsto dall’ordinamento.
Famiglie, corrette le regole sui carichi familiari
Uno degli interventi più attesi riguarda la disciplina delle detrazioni Irpef legate ai familiari.
Il decreto modifica alcune disposizioni introdotte dal precedente riordino dell’Irpef che avevano ristretto la platea dei beneficiari del welfare aziendale.
In particolare viene eliminato il requisito della convivenza o della percezione di assegni alimentari per consentire l’applicazione delle agevolazioni fiscali quando le norme fanno genericamente riferimento ai familiari indicati dall’articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi.
L’obiettivo è evitare che contribuenti e lavoratori perdano i benefici già riconosciuti nel corso del 2025.
Resta invece invariata la disciplina quando una norma richiede espressamente che il familiare sia fiscalmente a carico.
In questo caso continuano ad applicarsi i limiti di reddito previsti dalla legge:
- 2.840,51 euro di reddito complessivo annuo per la generalità dei familiari;
- 4.000 euro per i figli fino a 24 anni.
Per gli altri familiari fiscalmente a carico resta inoltre necessario il requisito della convivenza oppure della corresponsione degli assegni alimentari.
Le modifiche avranno effetto dal periodo d’imposta 2025, salvaguardando le agevolazioni già applicate secondo la normativa precedente.
Concordato preventivo, premi per chi rinnova
Importanti novità riguardano anche il concordato preventivo biennale destinato a professionisti e imprese.
Accogliendo alcune indicazioni formulate durante l’esame parlamentare, il Governo introduce misure premiali per i contribuenti che aderiscono nuovamente allo strumento.
Tra le principali novità figurano:
- la sospensione dei controlli fiscali relativi agli anni d’imposta dal 2020 al 2023;
- procedure semplificate per compensazioni e rimborsi tributari;
- maggiore flessibilità nel pagamento rateale delle imposte.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la fiducia tra amministrazione finanziaria e contribuenti, incentivando l’adesione spontanea agli strumenti di compliance fiscale.
Più tolleranza tra Pos e registratori telematici
Il decreto interviene anche sul rapporto tra registratori telematici e pagamenti elettronici.
Per evitare sanzioni automatiche dovute a differenze di modesta entità tra gli importi registrati e quelli incassati tramite Pos viene introdotta una soglia di tolleranza del 5%.
La misura punta a ridurre il contenzioso legato a piccoli scostamenti tecnici o operativi che possono verificarsi nella normale attività commerciale.
Fringe benefit, cambiano le regole per le auto aziendali
Una parte significativa della riforma riguarda il trattamento fiscale delle auto aziendali assegnate ai dipendenti per uso promiscuo.
Il nuovo decreto mantiene la tassazione forfettaria basata sulle tabelle ACI e continua a differenziare il trattamento fiscale in funzione dell’alimentazione del veicolo.
La vera novità è che non sarà più necessario assegnare esclusivamente veicoli di nuova immatricolazione.
La disciplina agevolata potrà essere applicata anche alle automobili già utilizzate e successivamente riassegnate a un altro dipendente.
La tassazione dipenderà dall’età del veicolo
Il nuovo criterio individua nell’età dell’automobile il principale parametro fiscale.
Per i primi cinque anni di vita del mezzo continueranno ad applicarsi le regole ordinarie.
Dal 1° gennaio dell’anno successivo al compimento del quinto anno di anzianità scatterà invece un incremento del 50%del valore fiscalmente rilevante utilizzato per determinare il fringe benefit.
La modifica punta a favorire il rinnovo progressivo delle flotte aziendali, mantenendo comunque una disciplina semplice anche per i veicoli già in circolazione.
Un altro tassello della riforma del fisco
Con i tre decreti approvati dal Consiglio dei ministri il Governo prosegue l’attuazione della delega fiscale prevista dalla legge n. 111 del 2023.
L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema tributario più stabile, ridurre gli adempimenti burocratici e favorire un rapporto meno conflittuale tra contribuenti e amministrazione finanziaria.
Molte delle novità approvate intervengono infatti su problemi emersi durante la prima applicazione delle precedenti riforme, correggendo alcune rigidità e introducendo meccanismi più favorevoli per famiglie, lavoratori dipendenti e imprese.
Resta ora da verificare l’impatto concreto delle nuove norme sulle dichiarazioni dei redditi del 2025 e sulle adesioni al concordato preventivo, uno degli strumenti sui quali il Governo punta maggiormente per aumentare la compliance fiscale e ridurre il contenzioso con il Fisco.


