Collegati con noi

Economia

Space economy italiana in crescita: fatturato a 3,1 miliardi e quasi 9 mila occupati

La space economy italiana consolida il proprio ruolo strategico: tra il 2021 e il 2024 il fatturato è salito da 1,9 a 3,1 miliardi di euro e gli occupati da 5.900 a 8.900. Crescono anche esportazioni, investimenti esteri e servizi di osservazione della Terra, mentre l’Europa continua a scontare una debolezza nei capitali privati.

Pubblicato

del

La space economy si conferma uno dei settori più dinamici e strategici dell’industria italiana. Tra il 2021 e il 2024 il fatturato della filiera nazionale è passato da 1,9 a 3,1 miliardi di euro, mentre il numero degli occupati è aumentato da 5.900 a circa 8.900 unità.

I dati sono stati presentati a Milano durante l’evento “Spazio Italia 2.0, gli Stati generali della Space economy”, al quale hanno partecipato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Crescono esportazioni e investimenti esteri

Il comparto italiano mostra una crescente capacità di affermarsi anche sui mercati internazionali. Le esportazioni sono aumentate del 23,3 per cento, mentre gli investimenti esteri hanno registrato una crescita del 37,1 per cento.

Particolarmente significativo è lo sviluppo del mercato dei servizi di osservazione della Terra, che nel 2025 ha raggiunto un valore di circa 340 milioni di euro, con un aumento del 73 per cento rispetto al 2022.

La crescita italiana risulta superiore a quella registrata nello stesso periodo dal mercato europeo, aumentato del 65 per cento.

Un mercato globale verso 1.800 miliardi

Le prospettive internazionali spiegano perché governi e imprese considerino lo spazio un settore sempre più rilevante. Secondo le stime elaborate dal World Economic Forum e da McKinsey, il valore dell’economia spaziale globale potrebbe raggiungere circa 1.800 miliardi di dollari entro il 2035, rispetto ai 630 miliardi del 2023.

La crescita non riguarderà soltanto satelliti e lanciatori, ma anche i servizi resi possibili dalle tecnologie spaziali: telecomunicazioni, navigazione, monitoraggio ambientale, agricoltura, trasporti, sicurezza e gestione delle emergenze.

La sfida sarà quindi attirare capitali privati verso una filiera che integra manifattura avanzata, ricerca scientifica, tecnologie digitali e innovazione.

In Europa crescono i fondi pubblici ma calano i privati

Il quadro europeo presenta però alcuni elementi di debolezza. Nel 2025 gli investimenti pubblici nello spazio sono aumentati del 12 per cento, raggiungendo 13,5 miliardi di euro. È il primo incremento a doppia cifra registrato negli ultimi cinque anni.

Nello stesso periodo, gli investimenti privati nelle imprese spaziali europee sono invece diminuiti dell’8 per cento, fermandosi a circa 1,4 miliardi di euro.

La tendenza è opposta a quella globale, caratterizzata da una leggera flessione delle risorse pubbliche e da una crescita dei capitali privati, trainata soprattutto dagli Stati Uniti.

Ogni euro può generarne quattro

I dati dell’Agenzia spaziale europea evidenziano comunque il forte effetto moltiplicatore degli investimenti nel settore. Ogni euro destinato ai programmi spaziali può generare fino a quattro euro di valore economico e favorire l’arrivo di ulteriori investimenti privati.

Lo spazio, dunque, non è più soltanto un settore legato alla ricerca o alla difesa, ma una piattaforma tecnologica capace di produrre ricadute su numerosi comparti dell’economia.

La nuova frontiera dei dati elaborati in orbita

La space economy sta entrando in una nuova fase. Dopo lo sviluppo delle grandi costellazioni satellitari, il vero valore competitivo sarà legato alla capacità di trasformare rapidamente i dati raccolti in informazioni utilizzabili.

Sempre più importante sarà anche la possibilità di elaborare i dati direttamente nello spazio, riducendo i tempi di trasmissione e consentendo risposte più rapide in settori come la prevenzione degli incendi, il monitoraggio climatico, la sicurezza delle infrastrutture e la gestione delle calamità.

Per l’Italia, già dotata di competenze industriali, scientifiche e tecnologiche riconosciute, la sfida sarà consolidare la crescita, sostenere le imprese più innovative e attrarre una quota maggiore di investimenti privati.

Advertisement

Economia

Il debito italiano sfonda quota 3.200 miliardi: nuovo record a giugno

A giugno il debito pubblico italiano è aumentato di 26,2 miliardi, raggiungendo il record di 3.207,2 miliardi. Cresce la quota detenuta dagli investitori stranieri, mentre diminuiscono quelle di Bankitalia, famiglie e imprese. Il governo punta a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.

Pubblicato

del

Il debito pubblico italiano supera per la prima volta i 3.200 miliardi di euro. A giugno è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo il nuovo massimo storico di 3.207,2 miliardi: circa 136 miliardi in più rispetto a un anno prima.

Dopo il rallentamento registrato alla fine del 2025, il debito è tornato a crescere quasi senza interruzioni dall’inizio del 2026, con la sola eccezione della lieve diminuzione di aprile.

Aumenta la quota detenuta all’estero

Continua a ridursi la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia, scesa a giugno dal 17,2% al 16,7%. In base agli ultimi dati disponibili, riferiti a maggio, sale invece dal 35,7% al 35,9% la parte in mano ai non residenti.

In diminuzione anche la quota detenuta dagli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, passata dal 14,7% al 14,5%.

Il record assoluto fornisce la dimensione nominale del debito, ma per valutarne la sostenibilità sono determinanti anche il rapporto con il Pil, la crescita economica e il costo degli interessi.

Entrate in calo a giugno, ma crescono nel semestre

A giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,2 miliardi, in diminuzione di 600 milioni rispetto allo stesso mese del 2025.

Il bilancio dei primi sei mesi rimane però positivo: le entrate hanno raggiunto i 261 miliardi, con un incremento di 3,6 miliardi, pari all’1,4%.

Il governo punta a uscire dalla procedura europea

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta fiduciosa sulla possibilità che l’Italia possa uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo dopo la revisione dei conti del 2025 attesa dall’Istat a settembre.

Meloni ha nuovamente attribuito al costo del Superbonus il mancato raggiungimento anticipato dell’obiettivo. L’uscita dalla procedura eliminerebbe alcuni vincoli di sorveglianza rafforzata, ma non garantirebbe automaticamente maggiore libertà di spesa, perché resterebbero gli impegni previsti dalle nuove regole europee.

Tra le ipotesi per la prossima manovra figura una riduzione dell’Irpef per i redditi fino a 60mila euro. Le simulazioni indicano benefici compresi tra 100 e 1.000 euro, ma platea, costi e soglie devono ancora essere definiti.

L’Italia cresce meno della media europea

Nel secondo trimestre il Pil è aumentato dello 0,4% nell’Eurozona e dello 0,5% nell’intera Unione europea. L’Italia si è fermata al +0,2%, dopo il +0,3% dei primi tre mesi dell’anno.

Tra i Paesi considerati, l’incremento italiano figura nella parte bassa della classifica insieme a Germania, Francia e Slovacchia. L’Irlanda registra invece la crescita più elevata, con un +3,9%.

Frase chiave: Il debito pubblico italiano ha superato a giugno i 3.200 miliardi di euro, raggiungendo un nuovo massimo storico.

Meta descrizione: Il debito pubblico italiano sale al record di 3.207,2 miliardi. Entrate tributarie in crescita nel semestre, mentre l’Italia resta indietro sul Pil.

Riassunto SEO: A giugno il debito pubblico italiano è aumentato di 26,2 miliardi, raggiungendo il record di 3.207,2 miliardi. Cresce la quota detenuta dagli investitori stranieri, mentre diminuiscono quelle di Bankitalia, famiglie e imprese. Il governo punta a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.

Continua a leggere

Economia

Ferrero acquisisce Purely Elizabeth e rafforza la colazione salutistica negli Usa

Ferrero Group ha firmato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, marchio americano specializzato in granola, cereali e prodotti salutistici. L’operazione rafforza la strategia del gruppo nel mercato nordamericano dopo l’acquisizione di WK Kellogg Co. Non sono stati resi noti i termini economici.

Pubblicato

del

Ferrero Group ha siglato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, azienda statunitense specializzata in prodotti per la colazione e alimenti posizionati nel segmento salutistico.

L’operazione rafforza ulteriormente la presenza del gruppo di Alba nel mercato nordamericano, soprattutto nelle categorie dei cereali, della granola e dei prodotti cosiddetti “better-for-you”. Non sono stati comunicati il valore economico dell’accordo e i tempi previsti per il completamento dell’acquisizione.

Il marchio americano fondato nel 2009

Purely Elizabeth è stata fondata nel 2009 da Elizabeth Stein e ha sede a Boulder, in Colorado. Il suo portafoglio comprende granola, cereali, oatmeal e prodotti realizzati anche con cereali antichi, frutta secca e semi.

Il marchio propone diverse linee certificate senza glutine, biologiche, vegane o prive di organismi geneticamente modificati. Negli ultimi anni l’azienda ha registrato una forte crescita, sostenuta dall’interesse dei consumatori americani verso alimenti percepiti come più naturali e funzionali.

La strategia di Ferrero negli Stati Uniti

«Con il suo straordinario portafoglio di prodotti di qualità e gustosi, Purely Elizabeth è un’ottima aggiunta a Ferrero», ha dichiarato Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International, la holding del gruppo.

Secondo Ferrero, l’acquisizione completa e rafforza quella di WK Kellogg Co, il gruppo che controlla numerosi marchi storici dei cereali per la colazione negli Stati Uniti, in Canada e nei Caraibi.

L’obiettivo è consolidare la presenza nel mercato americano della prima colazione e, contemporaneamente, ampliare l’offerta di prodotti salutistici. In questo segmento Ferrero ha già investito attraverso marchi come Eat Natural e Fulfil in Europa, Power Crunch in Nord America e Bold Snacks in Brasile.

L’acquisizione di Purely Elizabeth conferma la strategia di diversificazione perseguita dal gruppo: accanto ai tradizionali prodotti dolciari, Ferrero sta ampliando la propria presenza nei biscotti, nei gelati, nei cereali, negli snack proteici e negli alimenti destinati ai consumatori maggiormente attenti agli ingredienti e ai valori nutrizionali.

Frase chiave: Ferrero acquisisce Purely Elizabeth

Meta descrizione: Ferrero sigla l’accordo per acquisire Purely Elizabeth e rafforza negli Stati Uniti il business della colazione e dei prodotti salutistici.

Riassunto SEO: Ferrero Group ha firmato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, marchio americano specializzato in granola, cereali e prodotti salutistici. L’operazione rafforza la strategia del gruppo nel mercato nordamericano dopo l’acquisizione di WK Kellogg Co. Non sono stati resi noti i termini economici.

Suggerimento immagini: confezioni di granola Purely Elizabeth accanto al logo Ferrero oppure Giovanni Ferrero durante un evento aziendale. Evitare fotomontaggi che possano suggerire la conclusione definitiva dell’operazione prima del perfezionamento dell’accordo.

Continua a leggere

Economia

UniCredit-Commerzbank, primo confronto Orcel-Orlopp sul cambio di controllo

Primo confronto diretto tra Andrea Orcel e Bettina Orlopp dopo la conquista da parte di UniCredit di circa il 48% di Commerzbank. Al centro gli effetti contabili, legali e gestionali del cambio di controllo.

Pubblicato

del

Si apre il dialogo diretto tra UniCredit e Commerzbank. Andrea Orcel e Bettina Orlopp hanno partecipato alla fine della scorsa settimana a una videoconferenza insieme con altri dirigenti dei due istituti, avviando il confronto sulle conseguenze del passaggio del controllo della banca tedesca.

Il colloquio non rappresenta ancora l’apertura di una trattativa formale sulla fusione. Le discussioni si sarebbero concentrate soprattutto sugli aspetti contabili, legali e sulla gestione dei rischi legati alla nuova struttura azionaria.

UniCredit vicina al 50 per cento

Tra le azioni già detenute e quelle ottenute attraverso l’offerta pubblica di scambio conclusa a luglio, UniCredit può contare su una partecipazione di circa il 48 per cento di Commerzbank.

Restano necessari gli ultimi passaggi regolamentari prima che il gruppo italiano possa esercitare pienamente i diritti collegati alla quota. Il confronto servirà quindi a preparare le due banche agli effetti concreti del cambio di controllo.

La telefonata apre la strada a ulteriori incontri nei prossimi mesi, durante i quali potranno essere affrontati anche il futuro assetto industriale, la governance e i rapporti tra Commerzbank e Hvb, la controllata tedesca di UniCredit.

Le divergenze sul piano industriale

Il progetto di UniCredit punta a rafforzare il posizionamento di Commerzbank sul mercato domestico tedesco, riducendo la dipendenza dalle attività internazionali di finanziamento e negoziazione.

Proprio su questo punto restano le maggiori distanze. Bettina Orlopp considera la rete internazionale una componente essenziale del modello industriale e si opporrebbe a un suo ridimensionamento. Le proposte riguardanti la divisione retail e le attività amministrative sarebbero invece meno controverse.

La stessa amministratrice delegata ha ricordato che qualsiasi modifica strutturale, compreso un eventuale accordo di controllo, richiederebbe almeno il 75 per cento dei voti in assemblea.

«Solo un approccio congiunto ha delle potenzialità», ha affermato Orlopp durante la recente presentazione dei risultati.

La posizione del governo tedesco

Nella partita resta centrale il governo di Berlino, ancora titolare di circa il 13 per cento di Commerzbank. L’esecutivo tedesco ha sempre chiesto garanzie sul mantenimento della sede a Francoforte, sui posti di lavoro e sul ruolo della banca nel finanziamento delle imprese nazionali.

Finora Berlino ha mostrato forti resistenze all’operazione e ha respinto le richieste di Orcel di avviare un negoziato diretto. Il nuovo equilibrio azionario rende però sempre più difficile ignorare il peso raggiunto da UniCredit.

Secondo le ipotesi allo studio, Commerzbank potrebbe restare un’entità autonoma per almeno due anni dopo il cambio di controllo. Soltanto in una fase successiva UniCredit valuterebbe una possibile integrazione con Hvb.

Nessuna scossa in Borsa

I mercati hanno accolto senza particolari reazioni la notizia del primo confronto. Commerzbank ha terminato la seduta di Francoforte in rialzo dello 0,2 per cento a 39,1 euro, mentre UniCredit ha registrato a Milano un aumento analogo, chiudendo a 84,6 euro.

Alla fine dello scorso anno Commerzbank impiegava quasi 40 mila persone, circa 25 mila delle quali in Germania e diecimila in Polonia. La forza lavoro di Hvb era invece composta da circa 8.400 dipendenti. Numeri che spiegano perché l’eventuale integrazione sia destinata a restare una questione industriale e politica di primo piano in Germania.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto