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Sorprese dal primo ritratto 3D di un embrione di dinosauro

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Sorprese dal primo ritratto in 3D di un embrione di dinosauro: appartiene alla specie dei dinosauri dal lungo collo (titanosauri) e rivela che i piccoli avevano caratteristiche di testa e faccia inaspettate, come una sorta di piccolo corno sulla fronte che permetteva loro di uscire dall’uovo, e cambiavano aspetto man mano che crescevano. Pubblicato sulla rivista Current Biology, il risultato si deve ai ricercatori coordinati da Martin Kundrat, dell’Universita’ slovacca Pavol Jozef Šafarik. “Le uova di dinosauro sono per me come capsule del tempo che portano un messaggio dall’antichita’”, dice Kundrat. “Questo e’ il caso del nostro esemplare che – aggiunge – racconta una storia sui giganti della Patagonia prima della schiusa”. La caratteristica piu’ sorprendente, secondo l’esperto “e’ l’aspetto della testa, che implica che i piccoli di questa specie di dinosauri giganti, nelle prime fasi di vita, avessero un aspetto diverso rispetto a quello degli adulti”.

L’embrione proviene dalla Patagonia, in Argentina, ma la sua origine precisa non e’ nota. Questo perche’ l’uovo e’ stato esportato illegalmente dal Paese e portato all’attenzione dei ricercatori solo piu’ tardi. Quando Terry Manning, un coautore dello studio dell’Arizona, si rese conto dello stato di conservazione unico e dell’importanza scientifica dell’esemplare, invio’ il fossile in Argentina per ulteriori studi. Ora e’ ospitato presso il Museo Carmen Funes con altri embrioni di titanosauri scoperti in un enorme sito di nidificazione di titanosauri vissuti circa 80 milioni di anni fa in Patagonia. I ricercatori hanno utilizzato una nuova tecnologia di imaging chiamata microtomografia con radiazione di sincrotrone per studiare la struttura interna di ossa, denti e tessuti molli dell’embrione. Le scansioni hanno permesso di ricostruire l’aspetto piu’ plausibile del cranio dei titanosauri prima della schiusa, trovando dettagli nascosti, inclusi minuscoli denti conservati in profondita’ in minuscole orbite mascellari e una prominenza sul cranio.

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Tregua fino al week-end, poi torna il caldo a ferragosto

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Ancora una manciata di giorni di tregua prima del ritorno dell’afa. Restano tre giorni di piogge e temporali soprattutto al Sud, prima che nuvoloni e piogge si spostino lentamente nei territori del Nord da martedi’ prossimo. La pausa dal caldo africano durera’ quindi fino alla fine della settimana, poi a Ferragosto in Italia si riaffacciano il sole e le alte temperature. In queste ore pero’ per cinque regioni – Campania, Sicilia, Calabria, Basilicata e Sardegna – il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso l”allerta gialla’ con un avviso di condizioni meteorologiche avverse. Intanto si contano i danni dei temporali che si sono gia’ abbattuti su alcune zone del Paese. All’indomani della bomba d’acqua che ha fatto cadere alberi, divelto transenne e allagato strade e sottopassi, a Caserta si registrano altri effetti collaterali legati al maltempo, tra cui una voragine nel centro della citta’. Anche alcune zone nella penisola sorrentina sono bloccate e l’asfalto ha ceduto in piu’ punti. Inoltre il nubifragio che si e’ abbattuto sul comune di Monteforte Irpino ha provocato diversi allagamenti: un violentissimo fiume di fango e detriti ha trascinato le auto dal centro storico fino a valle mentre alcune famiglie sono state evacuate grazie all’intervento dei vigili del fuoco. Situazioni critiche che hanno portato la Regione Campania a invocare la dichiarazione dello stato d’emergenza. Lo stato di calamita’ naturale per i danni al comparto agricolo in Valcamonica e in Oltrepo’ Pavese – nel Bresciano – e’ stato invece chiesto dall’assessore regionale della Lombardia al Governo. L’arrivo della piogge non sembra fermare pero’ la siccita’. E’ allarme nel Delta del Po, con i primi casi di uccelli acquatici avvelenati dal botulino in valle Mandriole, nel Ravennate, dove il batterio puo’ proliferare per via del prosciugamento degli invasi. Un fenomeno non nuovo che nel 2019 fu particolarmente grave, causando una vera e propria strage di migliaia di uccelli. Quest’anno, informa il Parco del Delta Po, il tempestivo riscontro dei primi casi di botulismo tra gli animali, considerando l’imminente arrivo di migliaia di uccelli migratori, ha indotto l’ente a decidere per il disseccamento della valle. Senza acquitrino infatti il botulino – un batterio anaerobico – non si sviluppa e gli animali dovrebbero tenersene alla larga. I primi animali con sintomi di intossicazione sono stati recuperati e sono in cura. Sulle Alpi invece la siccita’ continua a far emergere tracce del passato. A oltre tremila metri di quota, la fusione del ghiacciaio del Ventina a Cervinia ha restituito un proiettile d’artiglieria della seconda guerra mondiale, richiedendo l’intervento degli artificieri dell’esercito. Con l’ultima ondata di maltempo, secondo un’analisi della Coldiretti, sale il conto degli eventi estremi in Italia dove dall’inizio dell’estate piu’ bollente si sono verificati ben 1.140 tra nubifragi, bombe d’acqua, tornado, tempeste di vento, grandinate e ondate di calore. Il report parla di “un impatto devastante con danni all’agricoltura che superano i 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale. Le campagne italiane sono allo stremo con cali produttivi del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle, del 30% per il frumento duro per la pasta di oltre 1/5 delle produzione di frumento tenero, del 30% del riso, del 15% per la frutta ustionata da temperature di 40 gradi, del 20% per cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove – evidenzia la Coldiretti – si allargano le zone di ‘acqua morta’, assalti di insetti e cavallette con decine di migliaia di ettari devastati. Preoccupa anche la vendemmia appena iniziata in Italia con una prospettiva di un calo del 10% delle uve mentre – continua la Coldiretti – e’ allarme negli uliveti con il caldo che rischia di far crollare le rese produttive”. (

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Caldo, il Cnr: strage di pesci e coralli nel Mediterraneo

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Tra il 2015 e il 2019 una serie di ondate di calore ha colpito tutte le regioni del bacino mediterraneo, provocando eventi di mortalità di massa in 50 diverse specie marine come coralli, spugne, macroalghe e anche pesci. Secondo una ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Global Change Biology cui ha partecipato l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irbim), questi fenomeni hanno interessato migliaia di chilometri di coste mediterranee, dal Mare di Alboran sino alle coste orientali, tra la superficie e i 45 metri di profondità.

“Purtroppo, i risultati del lavoro mostrano per la prima volta un’accelerazione degli impatti ecologici associati ai cambiamenti climatici, una minaccia senza precedenti per la salute e il funzionamento dei suoi ecosistemi. Preoccupa, inoltre, l’interazione tra il riscaldamento e la presenza di nuovi patogeni negli ambienti marini con effetti ancora poco conosciuti. Dall’eccezione alla norma, la crisi climatica sta colpendo gravemente gli ecosistemi marini di tutto il mondo e il Mediterraneo è un hotspot di particolare rilievo”, spiega Ernesto Azzurro, ricercatore del Cnr-Irbim. I dati forniti dallo studio hanno permesso di dimostrare che esiste una relazione significativa tra la durata delle ondate di calore e l’incidenza degli eventi di mortalità. “Gli eventi di mortalità di massa nel Mediterraneo sono equivalenti agli eventi di sbiancamento osservati consecutivamente anche nella Grande Barriera Corallina, suggerendo che questi episodi sono già la norma piuttosto che l’eccezione”, sottolinea Carlo Cerrano, dell’Università Politecnica delle Marche.

La ricerca è stata svolta in collaborazione con oltre 30 gruppi di ricerca provenienti da 11 paesi, che ha permesso di rilevare l’incidenza e la gravità del fenomeno in ogni angolo del bacino. Gli autori stanno lavorando al rafforzamento della cooperazione scientifica a tutti i livelli, al fine di sollevare la drammaticità dell’emergenza climatica in corso, un’emergenza che deve essere oggi considerata in tutte le scelte gestionali e politiche. “Le ondate di calore marine registrate tra il 2015 e il 2019 sono state eccezionali, rispetto ai dati disponibili che coprono gli ultimi 30 anni, interessando oltre il 90% della superficie del Mediterraneo e raggiungendo temperature superiori ai 26ºC”, spiega Joaquim Garrabou, ricercatore del Institut de Ciències del Mar (ICM-CSIC) di Barcellona e coordinatore dello studio. Tra le specie più colpite ci sono specie fondamentali per mantenere il funzionamento e la biodiversità degli ecosistemi costieri come, ad esempio, le praterie di Posidonia oceanica o il coralligeno, che rappresentano due degli habitat più emblematici del Mediterraneo”.

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Varato a Gaeta primo catamarano alimentato ad idrogeno

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– Varato nel porto di Gaeta il primo catamarano “green”, “The Island”, interamente alimentato ad idrogeno. Lo rende noto il Network portuale di Civitavecchia -Fiumicino-Gaeta. “Sono molto orgoglioso – spiega Pino Musolino presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale – che ieri sera, nel porto di Gaeta sia avvenuto il varo di ‘The Island’, il primo catamarano totalmente alimentato ad idrogeno, unico nel suo genere”. “L’Autorita’ di Sistema Portuale – prosegue – ha da subito fattivamente contribuito all’iniziativa fornendo tutto il supporto necessario, concedendo spazi e banchina nel porto di Gaeta, cosi’ che una eccellenza storica del territorio gaetano, i cantieri navali OffShore Nautica, abbiano potuto progettare e realizzare una imbarcazione di lusso e all’avanguardia che salvaguarda l’impatto ambientale”. “Infatti – conclude il presidente Musolino – il catamarano Super Classic CAT70 ‘The Island’ alimentato ad idrogeno permette di non inquinare poiche’ ha come unica emissione il vapore, e va esattamente nella direzione che sin dall’inizio abbiamo cercato di perseguire e cioe’ di realizzare opere e progetti a basso impatto ambientale e totalmente sostenibili”.

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