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Enza Amato, la figlia di…. diventata presidente del Consiglio comunale

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Enza Amato, 44 anni (ma lei curatissima e tiratissima ne dimostra di meno), laureata in Sociologia, è uno dei tanti simboli del nepotismo e del familismo politico del Sud. Il papà Antonio Amato, un tempo ras delle tessere e del voto del Pds, Ds e oggi Pd, si è messo un pochino dietro le quinte. Manda avanti i figli. E tra i figli c’è lei, la dottoressa Amato. Oggi la figlia di…. è presidente del Consiglio Comunale di Napoli.

La Presidente del Consiglio comunale di Napoli. La figlia dell’ex assessore comunale, ex consigliere regionale, ex sindacalista ed ex dirigente del Pci-Pds-Ds-Pd Antonio Amato

Il papà Antonio, detto Tonino, è stato sindacalista, assessore al Comune di Napoli quando Antonio Bassolino era sindaco e poi quindici anni ha fatto il consigliere regionale. Oggi il testimone, con tessere e voti, è passato alla dottoressa Amato. Il suo esordio come presidente è di quelli che non ti scordi. In aula c’era l’ex sindaco di Napoli Antonio Bassolino, oggi sui banchi dell’opposizione, che svolgeva il suo intervento sulle linee programmatiche illustrate dal sindaco Manfredi.

Bassolino è persona delle istituzioni, parla quando ha qualcosa da dire, non lo fa mai a vanvera. E forse era alla conclusione del suo intervento quando la neo presidente del Consiglio Enza Amato (la figlia di papà Antonio che a Bassolino deve tanto politicamente) ne ha richiamato l’attenzione suonando la campanella. Un modo un po’ cafone per per invitarlo a chiudere e in fretta. La figlia di papà Antonio che prova a zittire un ex sindaco con modi poco educati? Boh, sembra più incompetenza funzionale rispetto al ruolo. In ogni caso la reazione di Bassolino è stata quella di un uomo delle istituzioni oltre che di un galantuomo. Era molto dispiaciuto per il tono e per il modo in cui la figlia di papà Amato l’ha richiamato a chiudere il suo intervento, ma ha terminato con classe: “Se è finito il tempo mi zittisco, ma ci vuole più rispetto. Ho ascoltato gli altri in silenzio, vorrà dire che svolgerò la seconda parte del mio intervento la prossima volta. Per oggi finisco qui”. Molto imbarazzato il sindaco Gaetano Manfredi che ha invano provato a richiamare l’attenzione di Bassolino per invitare a proseguire. Bassolino ha concluso ribadendo gli auguri al sindaco e alla giunta di buon lavoro e poi ha spento il microfono senza andare avanti. Ha mostrato intelligenza e classe il sindaco Manfredi che in sede di replica, prim’ancora di parlare a tutti ha chiesto scusa ad Antonio Bassolino per il modo in cui è stato messo a tacere dalla presidente. Manfredi ha poi parlato di “equivoco”, ma le scuse sono state sincere.

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Tennis, Berrettini in semifinale dopo aver vinto con Monfils: sarà battaglia con Nadal

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Matteo Berrettini si e’ qualificato per la semifinale dell’Open d’Australia battendo 3 a 2 (6-4, 6-4, 3-6, 3-6, 6-2) il francese Gael Monfils. Sulla strada per la finale, l’azzurro n.7 al mondo trovera’ lo spagnolo Rafa Nadal (n.5). “E’ incredibile, sono davvero felicissimo. In questo match ho vissuto tantissime emozioni. Pensavo di avere la partita in mano dopo due set e invece mi sono trovato al quinto…”. Cosi’ Matteo Berrettini commenta a caldo il suo successo su Gael Monfils che lo ha portato alla semifinale dell’Open. “Nel terzo set ho mancato due palle break e Gael mi ha rimontato, poi per fortuna ho ripreso a giocare meglio”. “Ora mi aspetta una grande battaglia con Nadal. Entrambi siamo andati al quinto set e dobbiamo recuperare. Io sono piu’ giovane, ma lui ha piu’ esperienza”.

“Una sola volta ho affrontato Nadal, nella semifinale dell’Us Open 2019, e mi ricordo che fu molto dura”, ha proseguito il tennista romano, il quale ha annunciato che per riposarsi in vista di venerdi’ seguira’ in tv la sfida di domani tra Sinner e Tsitsipas. “Anche di Stefanos sono amico ma ovviamente mi auguro che vinca Jannik”, ha sottolineato Berrettini, che al momento e’ il primo italiano a raggiungere le semifinali dello slam australiano. L’azzurro ha ringraziato il pubblico sulle tribune che ha seguito il match fino all’1 di notte ma non ha risparmiato un affondo nei confronti di alcuni ‘disturbatori’, “che di certo non sembrano fan del tennis. Bisogna sempre essere rispettosi”, ha dichiarato.

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Moratti-Nordio-Pera, è la rosa di nomi del centrodestra per il Quirinale

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La manager, il magistrato e il filosofo. E’ la terna che il centrodestra schiera per il Colle. Ecco, in sintesi, i profili dei candidati.

LETIZIA MORATTI – Prima presidente donna della Rai negli anni ’90, prima sindaca di Milano dal 2006 al 2011, oggi e’ la vicepresidente della Regione Lombardia, guidata da Attilio Fontana, con delega al Welfare. Milanese, classe 1949, figlia di un partigiano, a 25 anni inizia la sua carriera di manager, nel campo assicurativo. Ma la passione politica non si fa attendere. Nel 2006 vince la corsa per Palazzo Marino, da cui guida la citta’ per 5 anni, dopo altrettanti da ministra dell’Istruzione nel governo Berlusconi. E’, invece, dell’allora premier Romano Prodi la nomina nel 2007 a commissario per la candidatura di Milano a Expo 2015. L’amico Indro Montanelli, nel descrivere il suo temperamento, ne sottolineava il “soave pugno di ferro”. Nel 2019 va presiedere per circa un anno il Cda di Ubi Banca. Letizia Brichetto Arnaboldi e’ la vedova del petroliere Gian Marco Moratti, presidente della Saras, da cui ha avuto due figli. Insieme a suo marito e’ stata sempre vicina ai ragazzi della comunita’ di recupero di San Patrignano. In epoca Covid viene chiamata dalla Regione Lombardia come assessore a vice del leghista Fontana.

CARLO NORDIO – Magistrato per 40 anni, ha ricevuto nelle scorse settimane l’ultimo incarico: consulente della commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, l’allora capo comunicazione di banca Mps. Trevigiano, 74 anni, e’ tuttora tra i protagonisti del dibattito sulla giustizia: da ultimo si e’ schierato per il sorteggio per la composizione del Csm e ha firmato i referendum di Radicali e Lega. Negli anni ’80 conduce le indagini sulle Brigate Rosse venete e sui sequestri di persona. Poi, si sposta sul fronte di Tangentopoli e mette sotto inchiesta, con il sistema politico e amministrativo veneto, anche le coop rosse. Questa l’indagine che gli regala la celebrita’. Vent’anni dopo, da procuratore aggiunto, coordina l’inchiesta sul Mose, che nel 2014 porta a 35 arresti e a un vero terremoto politico e amministrativo. Nordio e’ anche presidente della Commissione per la riforma del Codice penale, con l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli (Lega) e in seguito consulente di diverse Commissioni parlamentari. Nel commentare la proposta di Giorgia Meloni di mandarlo al Colle, l’ex magistrato ha fatto sue le parole del centurione di Cafarnao: “Domine non sum dignus. Signore, non sono degno”.

MARCELLO PERA – Gia’ presidente del Senato dal 2001 al 2006, viene eletto a Palazzo Madama con il Popolo delle Liberta’ e con la Casa delle Liberta’ dal 1996 al 2013. Tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 e’ vicepresidente del gruppo di Forza Italia e responsabile del dipartimento Giustizia di Fi. Lucchese, 79 anni, nel novembre 2018 viene nominato presidente del Comitato storico-scientifico per gli anniversari di interesse nazionale istituito presso la presidenza del Consiglio. Accademico di filosofia, inizia il suo percorso universitario e di ricerca negli anni Settanta: prima borsista, poi assistente ordinario, infine professore ordinario, coordinatore del dottorato in Filosofia della scienza a Pisa e membro del Comitato scientifico dell’Associazione “Fondazione Karl Popper”, di cui e’ grande studioso. Tra i numerosi volumi pubblicati c’e’ il libro ‘Perche’ dobbiamo dirci cristiani’ introdotto dal Papa emerito Joseph Ratzinger. Nel 2000, quando mori’ Bettino Craxi, nel definirlo “un grande statista e un grande socialista”, Pera punto’ il dito contro “l’ingratitudine di molti”, la “pavidita’” di altri e “l’ipocrisia e il cinismo di altri ancora’ che lo avevano “condannato”.

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Usa, confermata in appello la condanna di ‘El Chapo’

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Una corte d’appello Usa ha confermato la condanna dell’ex re del narcotraffico messicano Joaquin ‘El Chapo’ Guzman, rigettando la sua richiesta di un nuovo processo. Il boss e’ stato condannato all’ergastolo nel 2019 per traffico di centinaia di tonnellate di cocaina e altre droghe negli Stati Uniti nel corso di 25 anni, nonche’ per riciclaggio ed altre attivita’ criminali. I suoi legali avevano chiesto un nuovo dibattimento evocando tra l’altro una condotta irregolare da parte di un giurato.

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