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Sondaggio Ipsos Doxa per il Corriere, FdI risale e il Pd arretra: Vannacci può decidere la partita
Il sondaggio commissionato dal Corriere della Sera a Ipsos Doxa e spiegato da Nando Pagnoncelli in un articolo pubblicato oggi sul quotidiano in edicola mostra Fratelli d’Italia in crescita al 27,6%, il Pd in calo al 20,1%e Futuro nazionale di Roberto Vannacci al 4,8%. Governo e Giorgia Meloni restano stabili nel gradimento, mentre la simulazione dei seggi cambia radicalmente a seconda della presenza o meno di Vannacci nella coalizione di centrodestra.
Il centrosinistra aspettava un’onda lunga. Non è arrivata. Dopo settimane segnate da guerre, tensioni internazionali, crisi energetica, dati economici preoccupanti e amministrative considerate da molti un test nazionale, il sondaggio commissionato dal Corriere della Sera a Ipsos Doxa e spiegato da Nando Pagnoncelli in un articolo pubblicato oggi sul quotidiano in edicola consegna una fotografia molto diversa dalle attese: Fratelli d’Italia risale, il Pd arretra, il governo tiene e Roberto Vannacci diventa il possibile ago della bilancia.
È questo il punto politico più forte della rilevazione. Le difficoltà del Paese non si traducono in un crollo del centrodestra. Il risultato referendario non produce una spinta evidente per il campo progressista. E la simulazione dei seggi mostra che la prossima partita elettorale potrebbe essere decisa non solo dai voti dei singoli partiti, ma dalla collocazione di Futuro nazionale nel sistema delle alleanze.
Maggio tra guerre, energia e fragilità economica
Il mese di maggio è stato attraversato da eventi internazionali rilevanti e in alcuni casi drammatici. Il quadro globale resta segnato da almeno tre fronti di crisi: il conflitto con l’Iran, accompagnato da trattative confuse e discontinue; la recrudescenza della guerra in Ucraina; il Medio Oriente, con il conflitto sempre più aspro in Libano e il permanere della tragedia di Gaza.
A questo si aggiunge il crescente peso della Cina nello scenario internazionale, con il presidente cinese al centro di interlocuzioni sempre più rilevanti con Stati Uniti e Russia. Anche l’Italia è stata attraversata da passaggi diplomatici significativi, dalle visite del segretario di Stato americano Marco Rubio a quelle del premier indiano Narendra Modi.
Sul piano interno, invece, il tema dominante resta l’economia. La crisi energetica continua a pesare su famiglie e imprese. Il mancato superamento della procedura europea per eccesso di deficit, il quadro tracciato dall’Istat, il Paese sempre più anziano e poco dinamico, il debito previsto ai livelli più alti d’Europa e la crescita debole compongono uno scenario difficile per il governo.
Eppure, secondo la rilevazione Ipsos Doxa spiegata da Pagnoncelli, questo insieme di criticità non produce effetti immediati e dirompenti sul consenso della maggioranza.
Fratelli d’Italia cresce e rafforza la leadership nel centrodestra
Il dato più evidente riguarda Fratelli d’Italia, stimato al 27,6%, con una crescita dell’1,4% rispetto al mese precedente. È un risultato politicamente rilevante perché arriva in una fase in cui il governo deve fronteggiare dossier complessi: energia, conti pubblici, crescita, tensioni nella maggioranza e instabilità internazionale.
La crescita del partito di Giorgia Meloni compensa le perdite di alcuni alleati. Forza Italia scende all’8,2%, con un calo dello 0,8%, mentre la Lega si attesta al 5,7%, sostanzialmente stabile ma su uno dei livelli più bassi dalle ultime elezioni politiche.
Il centrodestra, dunque, tiene. Ma la tenuta ha un prezzo politico interno: il baricentro resta sempre più spostato su Fratelli d’Italia, mentre gli alleati faticano a recuperare spazio.
Vannacci sale al 4,8% e diventa il nodo delle alleanze
Il dato più insidioso per gli equilibri del centrodestra riguarda Futuro nazionale di Roberto Vannacci, stimato al 4,8%, in crescita dello 0,7%. È una percentuale che, da sola, non basta a cambiare il sistema politico. Ma dentro una legge elettorale con premio di maggioranza può diventare decisiva.
Secondo l’analisi dei flussi, Vannacci raccoglie consensi soprattutto nell’area della Lega, poi da Fratelli d’Italia e, in misura minore ma significativa, anche da chi alle Europee si era astenuto. È un voto di destra, identitario, mobile, che può indebolire gli alleati tradizionali del centrodestra e al tempo stesso diventare indispensabile per vincere.
Qui nasce il problema politico. Forza Italia esclude la presenza di Vannacci nella coalizione. Ma senza quel pezzo di consenso, la simulazione dei seggi cambia completamente. È il paradosso del centrodestra: il nuovo soggetto può essere scomodo, ma potrebbe diventare determinante.
Il Pd scende al 20,1%, il livello più basso degli ultimi anni
Sul fronte delle opposizioni, il dato più pesante riguarda il Partito Democratico. Il Pd perde il 2,2% e viene stimato al 20,1%, il livello più basso degli ultimi anni. È una frenata che pesa sulla segretaria Elly Schlein e che sembra riflettere la difficoltà del partito a trasformare referendum e amministrative in una crescita stabile.
Il centrosinistra aveva puntato molto su alcune partite locali, in particolare Venezia. Ma la “non vittoria” delle amministrative, in attesa dei ballottaggi per un bilancio definitivo, sembra aver frenato la narrazione di una possibile rimonta nazionale.
Il problema non è solo il calo del Pd. È la difficoltà complessiva del campo progressista a presentarsi come alternativa compatta e credibile.
M5S stabile, Avs tiene, il centro resta frammentato
Il Movimento 5 Stelle viene stimato al 14,5%. Il dato appare stabile e non sembra risentire in modo significativo dei risultati non entusiasmanti delle amministrative. Alleanza Verdi e Sinistra resta al 6,8%, confermandosi una componente solida dell’opposizione.
Più indietro si collocano Italia Viva al 2,0%, +Europa all’1,5% e Azione al 3,1%. È un quadro che conferma la frammentazione dell’area centrista e riformista, ancora lontana da una massa critica capace di incidere autonomamente sulla partita nazionale.
Il campo progressista, sulla carta, può ancora competere. Ma la somma dei partiti non garantisce automaticamente la somma dei voti. Lo dimostrano anche alcune dinamiche locali, come il comportamento di una parte degli elettori pentastellati nelle amministrative.
Incerti e astensionisti scendono al 39,8%
Un elemento interessante della rilevazione riguarda la partecipazione. Incerti e astensionisti sono al 39,8%, due punti in meno rispetto ad aprile. Il dato può essere letto come effetto delle recenti consultazioni, che hanno riattivato una parte dell’elettorato.
Tuttavia, anche qui, il segnale va maneggiato con cautela. La diminuzione dell’astensione non premia automaticamente l’opposizione. Anzi, la rilevazione indica che l’onda referendaria non si è trasformata in un vantaggio politico stabile per il campo progressista.
Tra gli elettori del No, quasi un quarto è tornato ad astenersi; tra chi aveva votato Sì, la quota scende al 16%. Il referendum, dunque, ha prodotto mobilitazione, ma non necessariamente un riallineamento politico duraturo.
La simulazione dei seggi: due scenari opposti
La parte più politica del sondaggio riguarda la simulazione dei seggi sulla base dell’ultima ipotesi di riforma elettorale, che prevede un premio di maggioranza ridotto rispetto alla formulazione originaria dello Stabilicum.
Senza Futuro nazionale nella coalizione di centrodestra, il campo progressista otterrebbe il 44,9% contro il 42,3% del centrodestra. In questo scenario il premio di maggioranza andrebbe al centrosinistra, che arriverebbe a 220 deputati. Il centrodestra si fermerebbe a 148, Futuro nazionale avrebbe 17 seggi, Azione 11, le altre forze 4.
Se invece Futuro nazionale fosse parte organica del centrodestra, lo scenario si ribalterebbe. La coalizione guidata da Giorgia Meloni otterrebbe il premio di maggioranza con 220 seggi, mentre il centrosinistra si fermerebbe a 165, Azione a 11 e gli altri a 4.
È una simulazione, non una previsione certa. Presuppone che tutti gli elettori dei singoli partiti convergano sulle coalizioni di riferimento. Ma la politica reale è più complicata: non sempre la somma fa il totale, e le incompatibilità politiche possono pesare quanto i numeri.
Governo e Meloni restano stabili
Nonostante i segnali di difficoltà economica e sociale, il gradimento del governo resta sostanzialmente stabile. L’indice di apprezzamento dell’esecutivo è a 40, contro il 41 del mese precedente. L’apprezzamento di Giorgia Meloni resta a 42.
È un dato significativo. Le difficoltà del Paese sono evidenti, ma non si trasformano ancora in una crisi di consenso per la premier. Meloni conserva un rapporto diretto con una parte consistente dell’elettorato e Fratelli d’Italia resta il primo partito con largo margine.
Il governo, dunque, non vola ma tiene. E in politica, in una fase di incertezza internazionale ed economica, tenere può valere quanto crescere.
Conte primo tra i leader, Schlein perde terreno
Nel gradimento dei leader politici si registrano variazioni contenute, con un’eccezione rilevante: Elly Schlein perde tre punti, in coerenza con il calo del Partito Democratico. Giuseppe Conte mantiene ormai da tre mesi la prima posizione, davanti ad Antonio Tajani.
Il dato conferma un altro elemento della fase politica: il Movimento 5 Stelle non sfonda nelle intenzioni di voto, ma il suo leader conserva una forza personale superiore a quella di altri protagonisti dell’opposizione. Il Pd, invece, deve fare i conti con una difficoltà doppia: il calo del partito e l’indebolimento della sua leadership.
La campagna elettorale è già cominciata
Il sondaggio commissionato dal Corriere della Sera a Ipsos Doxa e spiegato da Nando Pagnoncelli racconta un’Italia politica ancora molto fluida. Il centrodestra resta competitivo e Fratelli d’Italia si rafforza. Il Pd arretra. Il campo largo non capitalizza il referendum. Vannacci cresce e può diventare decisivo. Il governo mantiene un consenso stabile nonostante una situazione economica complicata.
La lunga campagna elettorale è già cominciata. Non sarà decisa solo dai programmi, ma dalle alleanze. Non solo dai voti dei partiti, ma dalla capacità di trasformare quei voti in una maggioranza. Non solo dalle difficoltà del governo, ma dalla credibilità dell’alternativa.
Per ora la fotografia è chiara: Meloni tiene, Schlein arretra, Conte resta competitivo e Vannacci diventa il fattore che può cambiare la partita.
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