La corruzione in Italia cambia volto e diventa più difficile da intercettare. È il quadro che emerge dalla Relazione annuale dell’ANAC, presentata dal presidente Giuseppe Busia alla Camera, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella.
Secondo l’Autorità, il fenomeno si articola sempre meno nelle forme tradizionali della tangente e sempre più in pratiche indirette e opache, capaci di infiltrarsi nei meccanismi amministrativi e decisionali.
Dalle consulenze fittizie ai fondi europei
Tra le modalità segnalate figurano consulenze fittizie, sponsorizzazioni opache, concorsi pubblici manipolati e utilizzo distorto dei fondi europei, con un incremento del 35% nell’ultimo anno.
Per l’Anac, si tratta di una “costellazione di condotte subdole” che sfrutta le lacune normative e rende più complessa l’azione di controllo.
Il boom degli affidamenti diretti
Uno dei dati più rilevanti riguarda gli affidamenti diretti negli appalti pubblici: nel 2025 hanno rappresentato circa il 95% delle procedure per servizi e forniture.
Molti di questi si concentrano appena sotto la soglia dei 140.000 euro, elemento che, secondo l’Autorità, può favorire frazionamenti artificiosi, sprechi e, in alcuni casi, infiltrazioni criminali.
Le criticità normative
Busia ha evidenziato anche le conseguenze dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e del ridimensionamento del traffico di influenze illecite, ritenendo che non siano state rafforzate adeguatamente le garanzie amministrative per compensare tali modifiche.
Una valutazione che si inserisce nel dibattito politico sulle riforme della giustizia e sugli strumenti di prevenzione della corruzione.
Appalti, lavoro e sicurezza
La relazione segnala inoltre carenze nelle clausole per la parità di genere e l’occupazione giovanile nei progetti legati al Pnrr, presenti in meno dell’8% delle procedure sopra i 40.000 euro.
Sul fronte della sicurezza nei cantieri pubblici, l’Anac chiede controlli più stringenti, maggiore tracciabilità e responsabilità lungo tutta la filiera, soprattutto nei subappalti.
Le reazioni politiche e sindacali
La relazione ha suscitato reazioni nel mondo politico. La capogruppo Pd Chiara Braga l’ha definita un segnale di allarme per il governo, mentre l’eurodeputato Giuseppe Antoci ha criticato l’eliminazione del reato di abuso d’ufficio.
Di segno diverso la valutazione della CGIL, che ha sottolineato l’importanza del lavoro dell’Autorità nel promuovere appalti più trasparenti.
Un quadro che chiama interventi
Nel complesso, la relazione dell’Anac traccia un quadro articolato e complesso, indicando la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e controllo.
Un richiamo che coinvolge istituzioni nazionali ed europee, chiamate a rispondere a un fenomeno in evoluzione che, secondo l’Autorità, resta una delle principali criticità del sistema pubblico.