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Salute

Smartphone e altri device lontani dai bambini perché ne disturbano l’evoluzione

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I bambini e l’utilizzo dei device multimediali: quali sono i rischi e che cosa dicono gli esperti?

Secondo studi recenti l’utilizzo dei touchscreen in età evolutiva interferisce con lo sviluppo cognitivo. Nei bambini al di sotto dei tre anni è opportuna la presenza costante di un genitore che li aiuti ad usarli nel modo più opportuno traendo la possibilità di imparare anche nuove parole.
È stato dimostrato che trascorrere una gran quantità di tempo davanti agli schermi interferisce con i rapporti sociali tra i coetanei, riduce il livello di attenzione e risulta correlato a un ridotto rendimento scolastico.
L’uso di tali dispositivi, soprattutto prima di andare a dormire, interferisce con la qualità del sonno favorendo la comparsa di incubi e risvegli notturni e la postura inadeguata che si assume durante il loro utilizzo è responsabile di cefalea e dolori muscolari. Da non sottovalutare è anche la ripercussione sulla vista: bruciore, secchezza oculare e senso di corpo estraneo.
È dunque opportuno limitare l’uso degli apparecchi elettronici in base all’età dei bambini:
Fino a 18 mesi è giusto non usare alcun dispositivo, dai 18 ai 24 mesi solo qualche programma sotto controllo dei genitori, dai 2 ai 5 anni utilizzare tutti i dispositivi solo 1 ora al giorno,dai 6 anni in poi limitare il più possibile il tempo trascorso davanti ai dispositivi elettronici favorendo attività ludiche alternative. Tuttavia esistono delle app che in presenza di genitori possono risultare formative per i bambini.

*L’autrice di questo articolo è una pediatra

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Prelievo del sangue dal tallone nei primi giorni di vita del neonato per identificare possibili malattie metaboliche ereditarie

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Alla nascita a tutti i neonati viene effettuato un test di screening metabolico allargato per identificare eventuali malattie metaboliche ereditarie.Tali malattie sono una parte di malattie rare e sono molto eterogenee. Per la diagnosi servono indagini specifiche e veloci definite diagnostiche di metabolomica.
Lo screening neonatale esteso è un’analisi che si effettua su poche gocce di sangue e permette una diagnosi precoce prevenendo i danni soprattutto cerebrali e d’organo altrimenti irreversibili.

Lo screening parte dall’informazione dei genitori e ad una risposta dubbia del test impone l’esecuzione di un ulteriore test di conferma.
Nel 1992 si iniziarono a screenare tre patologie:
fenilchetonuria
ipotiroidismo congenito
fibrosi cistica.
In seguito c’è stata una estensione del pannello ed attualmente vengono identificate 40 patologie per le quali esiste una possibile terapia.
Sul territorio nazionale sono partiti i progetti pilota (nel 2007 anche in Campania).

Come si effettua il test di screening nel neonato?
Lo screening neonatale avviene mediante un prelievo di gocce di sangue dal tallone tra le 48 e le 72 ore di vita che viene deposto su un cartoncino detto Guthrie card.
Per i bambini sottopeso, in nutrizione parenterale o sottoposti ad exsanguinotrasfusione esistono protocolli speciali che prevedono prelievi multipli. Nel caso di positività del test il neonato viene richiamato per effettuare un test di conferma con successive analisi genetiche.

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Cronache

Mobilitazione in Campania dal 20 aprile al 1 maggio, in caso di necessità ci sono medici pediatri in ogni distretto

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La Regione Campania ha approvato il  “Progetto di Consulenza Specialistica Pediatrica”, più brevemente “CO.S.PED.” Entrerà in vigore da questa mattina, 20 aprile e fino  al 1 maggio, per consentire di ridurre il ricorso ai Pronto Soccorsi pediatrici nei giorni festivi e pre-festivi contenuti in questo arco temporale.
A tale progetto, destinato ai soggetti minori di 16 anni di età partecipano vari pediatri e nelle 9 giornate è prevista la continuità dell’assistenza pediatrica. Il servizio sarà assicurato dalle 8 alle 20.
Il calendario è il seguente: 20, 21, 22, 24, 25, 27, 28, 30 aprile e 1 maggio.
Nelle fasce orarie previste, in ogni Distretto Sanitario della Regione Campania, ci sarà un pediatra disponibile per visitare i piccoli pazienti con patologie meno gravi che non richiedono la necessità dell’accesso in pronto soccorso.

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Salute

Epatite C, uno spot in tv per trovare 200mila casi sommersi

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Detenuti, tossicodipendenti e immigrati, ma anche over 60enni esposti al virus prima che si diffondesse la cultura di presidi sanitari usa e getta: sono circa 200mila le persone che hanno contratto l’epatite C e non lo sanno. Mira a far emergere questo sommerso, di cui la stessa grandezza è difficile da valutare, lo spot tv che verrà trasmesso su tutti i canali nazionali da maggio. A lanciarlo, è la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), in occasione del convegno “Stato avanzamento lavoro del Piano di eliminazione dell’Epatite C in Italia”. Le ultime stime dell’associazione di pazienti Epac Onlus parlano di 240mila infetti dal virus dell’epatite C e ignari di esserlo. Altre stime non vanno oltre i 140mila. “La stima del sommerso e’ molto difficile e mancano studi ben strutturati per capirlo. Ma sappiano che sono tantissimi e molti di loro vanno incontro a cirrosi o al cancro del fegato”, spiega Massimo Galli, presidente della Simit. L’obiettivo e’ trovarli, grazie a una grande campagna di sensibilizzazione per arrivare alle tante persone colpite e talora ignare della malattia. “Oggi – prosegue Galli – abbiamo a disposizione una terapia di poche settimane per bocca e senza alcun rischio, cosi’ efficace da assicurare nella quasi totalita’ dei casi l’eradicazione dell’infezione”. La partita, ha sottolineato la senatrice Paola Binetti (Udc), “si gioca oggi sul garantire pari diritto di accesso alle cure e alla diagnosi. Avere delle terapie e non darle a tutti coloro che ne hanno bisogno, nel piu’ breve tempo possibile, non e’ etico. Soprattutto nell’ambito di un sistema sanitario, come il nostro, che si basa su universalita’ e equita’ delle cure”.

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