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Sinner esordio vincente da n.1, avanti in rimonta a Halle

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Buona la prima di Jannik Sinner di Halle, in Germania. Prima da numero 1 al mondo in un torneo Atp e primo incontro della stagione sull’erba. L’azzurro non si è lasciato intimorire dal peso e dalle responsabilità di essere l’uomo da battere, quello contro il quale non c’è nulla da perdere. Nella ‘Owl Arena’ del torneo tedesco il 22enne di Sesto Pusteria ha superato in rimonta per 6-7, 6-3, 6-2 l’olandese Tallon Griekspoor, n.27 della classifica Atp. Una battaglia durata due ore e 22 minuti con numeri che lasciano ben sperare per il prosieguo: 15 ace e 2 doppi falli, il 67% di prime in campo con il 79% dei punti oltre ad un 65% di punti vinti con la seconda.

Al secondo turno per Jannik una sfida inedita con l’ungherese Fabian Marozsan, n.45 al mondo. La prima volta da numero 1 al mondo è stata un’emozione forte anche per Sinner: “Certo, è un gran bel numero – ha detto dopo la partita – Però io devo sempre migliorare. Sono tornato qui dopo cinque anni, da quando ragazzino avevo giocato le qualificazioni. Sono contento di come sono riuscito a rimanere in campo, di giocare senza sentire dolore”. Sinner commenta anche il punto show che ha un po’ cambiato la partita, un passante in tuffo (con capriola) dopo il nastro colpito dall’avversario, proprio sulla palla break a favore dell’azzurro: “Ero avanti 5-1 nel tie-break del primo set ma lui può giocare davvero bene su questa superficie – ha detto Sinner -. Nel secondo set sono stato 0-40 sul mio servizio e da lì ho cercato di ritrovare fiducia e ci sono riuscito. Penso di aver mostrato un bel tennis oggi. Il punto del break? Beh, io stavo correndo verso la mia sinistra, ho visto la deviazione del nastro che ha rimesso la palla in gioco, non so esattamente come ma ce l’ho fatta. Bel tuffo e bel punto! Ed è stato quello che mi ha dato la confidenza necessaria, la spinta: mi ha fatto capire che se continuavo a lottare su ogni punto, come ci ero riuscito una volta potevo farlo anche altre volte”. Ma le soddisfazioni sull’erba per l’Italia del tennis non finiscono.

Lorenzo Musetti e Matteo Arnaldi hanno vinto i loro match di esordio al prestigioso Queen’s. Il carrarese, in particolare, ha sconfitto il numero 7 Atp Alex De Minaur in rimota per 1-6 6-4 6-2. L’azzurro, numero 30 mondiale, ha ottenuto così la sesta vittoria in 28 partite contro un Top 10, la prima dal successo contro Novak Djokovic a Monte-Carlo nel 2023, la prima in assoluto sull’erba. Vittoria in rimonta contro un atleta più quotato anche per Arnaldi. Il sanremese, n.34 Atp, ha superato 3-6, 6-1, 7-6 il francese Ugo Humbert (n.16).

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Pepe Reina, torna in Italia: al Como dell’amico Fabregas

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Ha già compiuto 41 anni ma è pronto a ritornare in Italia: stiamo parlando di Pepe Reina, portiere del Villareal appena ingaggiato dal Como dei miracoli di Fabregas.
Dopo il Liverpool, la doppia parentesi di Napoli, il Milan, la Lazio, Reina era tornato nella sua Spagna ma il richiamo dell’amico Fabregas è stato potente: il portierone è la persona giusta per dare un ‘anima ad una squadra che è appena arrivata in serie A, un collante per lo spogliatoio dove ci saranno anche molti big ma che non hanno mai giocato insieme. E Pepe Reina è capace di guidare davvero una difesa ed è  pure una garanzia per i rapporti umani. A dispetto dei suoi 41 anni e del fatto che arriverà probabilmente anche un super portiere come Pau Lopez.

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Conte: mercato ok, abbiamo preso i giocatori giusti

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“Sul mercato stiamo dando dimostrazione di avere una visione chiara sulle cose da fare. Per un club come il Napoli è giusto operare per il presente e per il futuro. Rafa Marin ha buone prospettive, un giovane, lo stesso vale per Buongiorno, anche lui giovane, prospetti che per anni possono essere delle colonne. C’è stata una grande occasione con Spinazzola e l’abbiamo colta. Stiamo facendo mercato in modo giusto, quello che deve fare il Napoli”.

Lo ha detto il tecnico azzurro Antonio Conte nella conferenza stampa da Dimaro. Conte ha parlato anche di Osimhen, con il Napoli che aspetta l’offerta giusta, e l’attaccante che nel frattempo lavora in ritiro: “Su Victor – ha detto Conte – parliamo di un professionista, un eccellente giocatore, un top player, io ci ho parlato e sa benissimo che non è cambiato assolutamente niente. E’ del Napoli, sa che ora deve lavorare ed avere il giusto atteggiamento anche se c’è questo tipo di accordo che ancora oggi non sappiamo come andrà a finire. L’ho trovato col sorriso, conta il presente”.

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Djokovic-Alcaraz, finale da record a Wimbledon

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Non sarà solo una rivincita quella che domani andrà in scena nella finale maschile a Wimbledon tra Novak Djokovic e Carlos Alcaraz. A 37 anni, reduce dall’operazione al ginocchio destro, il serbo ha mostrato nel suo percorso verso la finale, vedi il successo di ieri su Lorenzo Musetti, di potersi riprendere lo scettro ceduto un anno fa allo spagnolo e di aggiornare il suo quasi inimitabile libro dei record.

Il n.3 al mondo, già strepitoso a 21 anni, sogna una domenica trionfale per sè a Londra e per la Spagna a Berlino, come ha inavvertitamente auspicato dopo la vittoria in semifinale su Daniil Medvedev facendosi travolgere dai ‘buu’ del pubblico inglese. La fiducia in se stesso non manca certo all’iberico, che si sente pronto per affrontare la finale e portare a casa il quarto slam in carriera, per ritirarlo di nuovo dalle mani della principessa Kate, annunciata domani al Royal Box.

“Mi sento molto bene, ho un livello di tennis davvero alto, mi muovo bene – ha detto ieri lo spagnolo -. So cosa aspettarmi, so che dovrò dare il massimo. Non mi vedo come favorito – ha sottolineato – ma cercare di vincere è nella mia natura”. Il torneo ha regalato a Djokovic un piccolo vantaggio: lo spagnolo ha giocato 23 set per raggiungere la finale e ha trascorso quattro ore in campo in più rispetto al serbo che ha giocato 17 set e ha approfittato del ritiro di De Minaur nei quarti di finale. Ma come dice Alcaraz, qualunque siano le circostanze, “ogni partita è una guerra”.

Djokovic punta al suo 25/o slam e all’ottavo titolo a Wimbledon, dove domani giocherà la sua decima finale, un traguardo che molti ritenevano impossibile dato che solo il 5 giugno il serbo è stato operato al menisco destro e fino all’ultimo non era certo di giocare a Londra.

“Non volevo dimostrare niente a nessuno, volevo solo fare di tutto per poter giocare a Wimbledon e ce l’ho fatta. Ora gioco in tutta libertà e come posso”, ha detto dopo la vittoria in tre set su Musetti. Anche lui sa che dovrà alzare il suo livello di gioco per venire a capo del problema Alcaraz ma questo è il suo avvertimento al rivale: “Wimbledon tira fuori sempre il meglio da me, mi motiva ad essere il più forte possibile”.

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