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Economia

Sindacati chiamano Governo al tavolo, fisco primo test

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Le parti sociali sollecitano il Governo ad avviare un confronto ampio, oltre le emergenze, come chiedono anche gli industriali, e con i sindacati che chiudono un anno di grande mobilitazione, ma anche di ripresa del dialogo, puntando ora a concretizzare l’apertura dei quattro tavoli previsti con l’Esecutivo ‘Conte bis’. L’emergenza vertenze non passa in secondo piano: c’e’ allarme per 160 crisi aziendali che toccano 300mila lavoratori, con nodi cruciali come ex Ilva e Alitalia, ma per i sindacati oggi va anche rilanciato un ragionamento piu’ ampio su temi chiave per il Paese. Martedi’ Cgil, Cisl e Uil riuniranno le segreterie unitarie, poi renderanno nota la loro posizione. Per quel giorno potrebbe essere gia’ arrivata la convocazione del ministro Roberto Gualtieri sul decreto per attuare il taglio del cuneo fiscale e piu’ in generale – auspicano le sigle – per avviare la discussione sulla riforma del fisco: nelle segreterie confederali l’invito e’ atteso per una data non oltre il prossimo fine settimana ed e’ una circostanza che non potra’ non influenzare la misura del pressing che i sindacati valuteranno martedi’ per rilanciare la piattaforma unitaria gia’ presentata al Governo. La scadenza sul cuneo e’ a stretto giro, il Governo potrebbe voler varare il decreto prima del test elettorale del 26 gennaio, ma i sindacati chiedono di non fermarsi qui e di impostare un percorso da portare avanti: in queste ore la parola d’ordine sembra essere anche quella di sollecitare una visione d’insieme, riforme “vere, ampie, complete”, un no a misure spot ed alla politica del fare e disfare. E’ una preoccupazione che c’e’ in particolare sul terreno della previdenza (ora anche per l’ipotesi ‘quota 102′), uno dei macrotemi su cui i sindacati vogliono ora, “subito”, il concreto avvio dei quattro tavoli previsti nel corso del confronto sulla manovra: quindi fisco e pensioni, poi i contratti ed un quarto focus su investimenti e sviluppo con una attenzione al Mezzogiorno. Martedi’ la riunione di Cgil, Cisl e Uil servira’ a tracciare un bilancio del 2019, un anno di ‘piazza’, caratterizzato da grandi manifestazioni unitarie, da febbraio e fino ai tre appuntamenti in dieci giorni a dicembre in piazza Santi Apostoli a Roma. I sindacati ripartiranno ora da dove si sono lasciati, dalla piattaforma che resta la bussola del percorso unitario: il clima e’ di unita’ al di la’ delle schermaglie che di volta in volta servono a riprendere la rotta condivisa, come di recente tra Cgil e Cisl su articolo 18 e jobs act. La piattaforma unitaria e’ quella presentata al Governo Lega-M5s e poi formalmente riproposta al Governo ‘Conte 2′. L’orizzonte di tempo e’ di pochi mesi: partire subito per imbastire prime “riforme vere” in tempo per la scadenza del Def ad aprile. Intanto di immediata attualita’ c’e’ il varo del decreto per ‘spendere’ i 3 miliardi di riduzione del cuneo tra costo del lavoro e netto in busta paga: per i sindacati e’ “un primo risultato” ottenuto con la Manovra: va concretizzato definendo le misure ed il perimetro della platea. Il test della Manovra non ha lasciato i sindacati pienamente soddisfatti ma e’ motivo di fiducia su quanto si potra’ ora fare con il Governo: sono state investite poche risorse, “troppo poche” ma – viene fatto notare – “nella direzione indicata”.

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Cronache

Whirlpool, notte in fabbrica per i lavoratori: domani si chiude

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Hanno trascorso la notte nella fabbrica che da domani sarà ufficialmente chiusa: i lavoratori della Whirlpool sono arrabbiati, amareggiati, delusi, preoccupati. L’azienda ha mandato un SMS a tutti loro per dire che dal 1. novembre non si potrò entrare in fabbrica altrimenti chiameranno i carabinieri, fatte salve le eccezioni che riguardano le riunioni sindacali. Oggi nel piazzale del sito produttivo con i lavoratori il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris e l’assessore regionale alla Formazione professionale Armida Filippelli.

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Economia

Pil oltre attese ma per economia è incubo lockdown

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Il rimbalzo c’e’ stato ed e’ stato maxi. Nei mesi estivi l’economia italiana ha ritrovato vitalita’ e, dopo la primavera in lockdown, e’ arrivata a crescere del 16,1%, invertendo totalmente la rotta rispetto al -13% del trimestre precedente. La risalita nella V disegnata nei grafici del Pil e’ andata ben oltre le piu’ rosee aspettative, sorprendendo anche i piu’ ottimisti, a partire dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, da sempre convinto delle capacita’ di ripresa del sistema produttivo, ma che con gli economisti del Mef nel Documento programmatico di bilancio si era fermato ad un recupero del 13% o poco piu’. Con la ripresa della produzione e dei consumi nello stesso terzo trimestre e’ peraltro ripartito di pari passo anche il mercato del lavoro: gli occupati sono stati 113.000 in piu’ rispetto al trimestre precedente. A settembre e’ cresciuto il tasso di occupazione, e’ diminuito quello di disoccupazione, anche giovanile, ed e’ sceso il numero di inattivi. Anche l’inflazione, relativa pero’ ad ottobre, ha mostrato una timida ripresa, segno di un ritrovato dinamismo delle vendite. Eppure il clima intorno ai dati che in un’altra situazione apparirebbero spumeggianti, rimane cupo. Non solo perche’ si e’ ancora lontani dai livelli dello scorso anno sia in termini di Pil (-4,7% rispetto al terzo trimestre 2019) che di occupazione (-330.000 occupati rispetto a febbraio). Il diffondersi dei contagi – oggi a quota 31.084 casi – e le nuove misure restrittive imposte per mettere un argine alla seconda ondata gia’ lasciano presagire un quarto trimestre impegnativo per l’economia italiana, se non veramente difficile. Registra una frenata anche la produzione industriale: l’ufficio studi di Confindustria registra a settembre un calo del 3,2%: “difficile – chiosa – intravedere nel breve periodo segnali di ripresa economica” L’Istat stima che a bocce ferme, la cosiddetta variazione del Pil ‘acquisita’ per fine anno, quella che si otterrebbe se cioe’ il quarto trimestre si chiudesse a crescita zero, sarebbe del -8,2%. Quasi un successo rispetto al -9% stimato dal governo. Ma Gualtieri oggi ha ribadito proprio quel -9%, lasciando quindi presagire un trimestre non piu’ a +0,4% come da previsioni del governo e nemmeno a zero, ma presumibilmente proprio in calo. Intervenendo alla giornata del risparmio, in videoconferenza con il governatore della Bankitalia, Ignazio Visco, il ministro si e’ spinto anche piu’ in la’, non relegando piu’ la possibilita’ di un 2021 meno favorevole del previsto ad un solo ipotetico scenario avverso. “L’entita’ dell’aumento del Pil nel terzo trimestre – ha sottolineato – e’ tale che la previsione annuale pubblicata nella Nadef restera’ valida anche nell’eventualita’ che nel quarto trimestre si verifichi una flessione dell’attivita’ economica”. L’economia italiana e’ solida, ha assicurato, e in questi mesi ha “nettamente migliorato la capacita’ e prontezza di risposta all’emergenza sanitaria ed economica”. Tuttavia, nel caso di misure ancora piu’ restrittive di quelle in vigore dal 24 ottobre, “la crescita del Pil nel 2021 potrebbe risultare inferiore a quanto previsto nel quadro programmatico della Nadef” pari a +6%. In questo caso pero’, ha puntualizzato, “la ripresa sarebbe solo rinviata, non pregiudicata”. Parole ancora di fiducia, dunque, in cui pero’ un quadro meno ottimistico non e’ piu’ un tabu’. Tanto da arrivare a promettere di mantenere una politica espansiva “fino a quando sara’ necessario”. Difficile del resto ignorare l’avvertimento arrivato nella stessa sede da Visco, secondo cui la ripresa dell’epidemia minaccia inevitabilmente di incidere sui risultati raggiunti in estate. Il governatore vede rischi anche in caso di misure “meno drastiche di quelle adottate in primavera”. Anche senza il ricorso al lockdown, insomma, la fiducia e la spesa delle famiglie e delle imprese potrebbero infatti essere fortemente penalizzate dal diffondersi dei contagi. C’e’ poi il contesto europeo da tenere presente: in attesa degli effetti della seconda ondata di contagi i dati del Pil del terzo trimestre sono positivi anche in Francia (+18,2%, che pero’ fanno peggiorare a -11% la stima per tutto il 2020) e in Spagna (+16,7%). Apparentemente piu’ contenuta la crescita in Germania (+8,2%), dove pero’ il calo dell’economia era stato meno severo, tanto che il governo migliora, seppure di poco, la stima di calo previsto per l’intero anno passandola da -5,8% a -5,5%

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Economia

Whirlpool: lavoratori licenziati, cacciati dalla fabbrica e umiliati con un SMS

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Il lavoro non è solo retribuzione. Il lavoro è soprattutto dignità. E quel che sta accadendo a Napoli, al sito produttivo della Whirlpool, non è nè questione di lavoro e men che meno questione di dignità. La multinazionale americana, infatti, unilateralmente, dopo aver percepito per anni risorse con accordi di programma finalizzati a mantenere il sito produttivo a Napoli, non solo ha deciso di chiudere i battenti rimangiandosi ogni accordo con lavoratori e con il Governo Italiano. No, Whirlpool ha deciso anche di calpestare la dignità dei lavoratori. Ha fatto sapere che avrebbe garantito la retribuzione fino al 31 dicembre. Ma da primo novembre i lavoratori devono sloggiare. Devono lasciare la fabbrica. E sapete come l’hanno saputo? Una comunicazione affissa nella bacheca sindacale (forse) e messaggi inviati sui telefonini dei dipendenti licenziati con una  lettera raccomandata dalla sera alla mattina. Ecco il testo della comunicazione.  “La Direzione di Whirlpool EMEA S.p.A. comunica la cessazione di tutte le attivita’ produttive presso lo stabilimento di Napoli, con effetto alle ore 00:01 del 1 novembre 2020. Da tale momento i dipendenti saranno esentati dal rendere la propria prestazione lavorativa presso il sito, fermo restando il mantenimento del rapporto di lavoro in essere. Con effetto dal 1 novembre, l’azienda pagherà la piena retribuzione ai Dipendenti fino al 31 dicembre 2020 con riserva di ulteriori valutazioni successive a tale data. L’accesso ai locali aziendali sarà consentito soltanto previa richiesta scritta autorizzata dalla Direzione, per i soli fini del legittimo esercizio dei diritti sindacali derivanti dal CCNL o altre comprovate esigenze personali, e nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza vigenti. Qualsiasi accesso non autorizzato sarà perseguito a termini di legge”.

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