Cronache
Simone Cicalone, da manager a youtuber da 20mila euro al mese con la “Scuola di botte”
Simone Cicalone, ex campione di kickboxing e manager, oggi youtuber con 800mila follower. Documenta pestaggi e caccia ai borseggiatori nella metro romana: un business da 20mila euro al mese.
Simone Ruzzi, in arte Cicalone, ha fatto della sua vita un videoracconto a colpi di ceffoni — presi e dati. Ex istruttore di pugilato, ex manager in aziende come Mondadori, Blockbuster e Apple, oggi è uno degli youtuber più noti della Capitale, con un canale da oltre 800mila follower, 375mila su Instagram e altrettanti su Facebook. Ogni video, ogni aggressione, ogni corsa nella metro romana è contenuto virale e monetizzabile. Il suo guadagno? Secondo stime prudenziali, almeno 20mila euro al mese.
Da manager a “Scuola di botte”
Circa dieci anni fa, Ruzzi abbandona tutto e fonda il canale “Scuola di botte”, dove alterna interviste a ragazzi di borgata e racconti delle periferie romane con tono diretto, accento greve e citazioni improvvise da Pasolini. Accanto a lui la videomaker Evelina Zullino, sempre presente, anche quando i progetti si trasformano in vere e proprie spedizioni di documentazione sociale urbana.
Il nuovo format: caccia ai borseggiatori
Negli ultimi anni, il canale ha preso una direzione più netta: combattere il borseggio nella metro di Roma. Il copione è sempre lo stesso: Cicalone sale in metro, nota potenziali ladri, li segnala con la telecamera in azione, li confronta — e spesso viene aggredito. È successo a Termini, a piazza di Spagna, e più di recente a Napoli. Le botte? Spesso documentate. Quando non lo sono, è solo perché — come nel caso dell’ultima aggressione — non aveva con sé i suoi Ray-Ban Meta, occhiali intelligenti con telecamera nascosta.
Le botte fanno audience
Paradossalmente, ogni pestaggio aumenta il valore del suo progetto mediatico. Più rischia, più lo seguono. Dopo l’aggressione del 2023 in piena stazione metro a Roma — sotto gli occhi della deputata M5S Marianna Ricciardi — i follower sono cresciuti a dismisura. E con loro, i guadagni da inserzioni e sponsorizzazioni. Una forma ibrida di attivismo urbano e storytelling muscolare, che piace e divide.
Un successo che fa discutere
Cicalone non si nasconde: “Ai tempi de Pasolini qua s’aspirava a quarcosa, ora non più”. Il suo linguaggio è diretto, i metodi discutibili, il risultato evidente: ha dato voce (e corpo) alla periferia, diventandone il narratore più ruvido ma anche più ascoltato.
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