Spettacoli
Silvestri risponde a De Gregori: “Gli artisti non sono obbligati a schierarsi, ma io non so raccontare il mondo senza interpretarlo”
Daniele Silvestri prende le distanze da Francesco De Gregori sul ruolo degli artisti davanti ai fatti dell’attualità e difende la scelta di Bruce Springsteen di esporsi pubblicamente.
Daniele Silvestri non condivide le parole di Francesco De Gregori sul rapporto tra artisti e attualità. Lo dice con rispetto, ma anche con chiarezza. Pur dichiarando di amare molto De Gregori, il cantautore romano ritiene che il collega abbia perso un’occasione per non intervenire su un tema tanto delicato.
La questione riguarda il ruolo degli artisti davanti ai fatti del presente. Devono esporsi oppure possono restare fuori dal dibattito pubblico? Per Silvestri non esiste un obbligo, ma esiste una responsabilità personale: quella di essere fedeli al proprio modo di guardare il mondo.
“Non sono capace di non dare un’interpretazione”
Silvestri spiega che ogni artista ha il diritto di scegliere se prendere posizione oppure no. Ma, per quanto lo riguarda, scrivere e cantare significa anche interpretare la realtà.
Il suo punto è netto: non si può raccontare il mondo, almeno non nel suo modo di intendere la musica, senza provare a leggerlo, capirlo, attraversarlo. È in quella interpretazione che il racconto diventa autentico.
Il riferimento a Springsteen
Il confronto nasce anche dalle parole di De Gregori su Bruce Springsteen e sul suo intervento pubblico dopo le vicende di Minneapolis. Silvestri, al contrario, difende la scelta del cantautore americano.
Quando ha visto Springsteen cantare nell’immediatezza di quei fatti, Silvestri lo ha trovato potente e necessario. Non ridicolo, non fuori posto. Un gesto artistico e civile che, secondo lui, appartiene pienamente alla funzione della musica quando decide di misurarsi con il tempo in cui vive.
Musica, opinioni e libertà
La posizione di Silvestri non trasforma l’impegno in un dovere imposto a tutti. Il cantautore riconosce che ogni artista può avere la propria sensibilità e il proprio modo di stare nel dibattito pubblico. Ma rivendica il diritto opposto: quello di non separare l’arte dalla coscienza civile.
Le sue parole arrivano a margine della presentazione del nuovo disco Canzoni a Sdraio e riaprono un confronto antico: la canzone deve limitarsi a raccontare emozioni private o può diventare anche una forma di lettura politica e morale del presente?
Un dibattito che attraversa la canzone d’autore
Il botta e risposta a distanza tra De Gregori e Silvestri tocca una questione che attraversa da sempre la canzone d’autore. Da un lato la libertà dell’artista di non essere arruolato in ogni battaglia pubblica. Dall’altro la possibilità che una canzone, una parola o un gesto diventino presa di posizione.
Silvestri sceglie la seconda strada. Non come obbligo universale, ma come necessità personale. Per lui raccontare il mondo senza interpretarlo non sarebbe neutralità. Sarebbe semplicemente un modo meno vero di scrivere.
In Evidenza
Peppino di Capri, il ricordo di una ragazzina diventata giornalista
Ero solo una ragazzina, 13-14 anni e Peppino spesso di pomeriggio stava seduto in piazzetta, a Ischia. Ero una sua ammiratrice: lui suonava, a seconda dei periodi, allo Scotch Club o al Castillo d’Aragona, il night del Castello. Un anno era quasi tutte le sere in cartellone, un motoscafo passava davanti ai lidi con il megafono: “Questa sera al Castillo d’Aragona Peppino di Capri e la sua orchestra”… tanti giri e l’altoparlante che ripeteva il messaggio. La sera ci stava la folla ma io non potevo andare ancora al night… Così lo ascoltavo dal mangiadischi. ‘Una catena d’oro’, ‘Frenesia’ , poi ‘Champagne’ e tante altre. Me ne piaceva una in particolare che Peppino non faceva quasi mai ai concerti cui sarei andata una volta più grande: ‘Il musicista’. Vera poesia.
Un giorno mi avvicinai a quel tavolino del bar, Peppino era con Sasà che aveva una discoteca e con un signore dai capelli bianchi. Gli chiesi l’autografo: mi fece sedere e mi volle offrire una spiga lessa (c’era il venditore ambulante lì vicino) e ogni volta che lo incontravo, salutava e rispondeva. Per anni.
Poi sono cresciuta e andavo a sentirlo ogni volta che mi si presentava l’occasione. E poi una volta giornalista a Mediaset l’ho intervistato tante volte: sempre disponibile, cordiale. Mi ha persino fatto sentire qualche canzone in anteprima, mi parlava del figlio musicista ed io gli dicevo: “Perché non riarrangiate insieme i tuoi successi?”.
E poi arrivò il mio libro su Lucio Battisti e lui mi fece la prefazione. Perché Peppino aveva iniziato a cantare ragazzino quando c’erano gli americani a Capri e Lucio Battisti amava Ray Charles. Ed anche perché Peppino per quanto ‘di Capri’ aveva trovato il primo grande successo a Ischia, al ‘Rangio Fellone’. E venne anche alla presentazione del libro al Rangio, e riscoprì dei pezzi della sua Ischia in quei giorni, tanto che poi ritornò con gli amici, con la sua barca rossa, anche solo per un pranzo al Cocò Mare.
L’avevo sentito forse per sbaglio qualche settimana fa, non stava bene e adesso se ne è andato. Lasciando un vuoto ma lasciandoci le sue immortali canzoni
Spettacoli
Ischia Global apre con un minuto di silenzio per Peppino di Capri: il ricordo di Pascal Vicedomini
L’Ischia Global Film & Music Festival si aprirà il 12 luglio a Piazza San Girolamo con un minuto di silenzio dedicato a Peppino di Capri, morto a 86 anni. Pascal Vicedomini ricorda il legame del cantante con il festival e con l’isola d’Ischia.
L’Ischia Global Film & Music Festival si aprirà domenica 12 luglio, a Piazza San Girolamo, con un minuto di silenzio in memoria di Peppino di Capri, morto nella mattinata di sabato 11 luglio nella sua isola dopo una lunga malattia. Il cantante avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 27 luglio.
La manifestazione, in programma fino al 19 luglio, renderà così omaggio a uno dei protagonisti più importanti della musica leggera italiana, legato da una lunga amicizia agli organizzatori e alla stessa isola d’Ischia. L’edizione 2026 del festival prevede 185 opere e oltre 120 ospiti provenienti da diversi Paesi.
Il ricordo di Pascal Vicedomini
«Con l’addio di Peppino di Capri si crea un vuoto incolmabile nei nostri cuori», afferma il produttore e fondatore del festival Pascal Vicedomini.
Vicedomini ricorda in particolare il gala organizzato al Grammy Museum di Los Angeles, durante il quale l’artista fu celebrato dal presidente dell’Academy della musica americana.
«Fu una vera gioia poterlo far onorare», sottolinea il produttore, ricordando il viaggio compiuto insieme all’Istituto Capri nel Mondo e il contributo offerto dalla carriera di Peppino di Capri alla costruzione di una manifestazione internazionale capace di unire cinema e musica.
«Una monumentale eredità artistica»
Secondo Vicedomini, l’eredità lasciata dal cantante rappresenta un patrimonio da custodire per continuare a coniugare qualità artistica, memoria e attenzione verso il futuro.
«Il nostro abbraccio sincero e commosso va ai suoi tre figli, ai quali auguriamo un futuro ricco di nuove soddisfazioni, così come il grande Peppino aveva sempre auspicato», aggiunge il fondatore di Ischia Global.
Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella, è stato cantante, pianista e autore di alcuni dei brani più popolari della musica italiana. Nella sua lunga carriera vinse due volte il Festival di Sanremo e portò al successo canzoni come Champagne, Un grande amore e niente più, Non lo faccio più e St. Tropez Twist.
Gli inizi nei locali di Ischia
Ischia ebbe un ruolo importante anche agli esordi della sua carriera. Tra il 1957 e il 1958 Peppino di Capri si esibiva con il suo gruppo nei locali delle isole del Golfo di Napoli.
Una delle tappe fondamentali fu lo storico Rangio Fellone, dove nell’estate del 1958 si esibì con i primi componenti del complesso che avrebbe poi accompagnato il suo successo. Proprio durante una delle serate nel locale ischitano il gruppo fu notato da un rappresentante del mondo discografico.
Da quelle serate iniziò una carriera che avrebbe portato l’artista dai locali di Capri e Ischia ai più importanti palcoscenici italiani e internazionali.
L’omaggio musicale all’isola
Peppino di Capri era stato più volte ospite e amico dell’Ischia Global. Il suo rapporto con l’isola verde si trasformò anche in musica grazie a un omaggio inciso insieme a Fred Bongusto, altro grande interprete della canzone italiana e delle atmosfere eleganti dei locali notturni.
Il minuto di silenzio che aprirà il festival sarà quindi non soltanto il tributo a un artista scomparso, ma il saluto di un’isola che ha accompagnato i suoi primi passi e che ha continuato a considerarlo uno dei simboli più autentici della musica italiana.
Spettacoli
È morto Peppino di Capri, addio alla voce senza tempo di “Champagne” e “Roberta”
È morto Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella, uno dei più grandi interpreti della musica italiana e napoletana. Aveva 86 anni. La sua carriera, iniziata da bambino sull’isola azzurra, ha attraversato oltre settant’anni di storia della canzone.
È morto Peppino di Capri, uno degli artisti più amati e rappresentativi della musica italiana. Il cantante e pianista, pseudonimo di Giuseppe Faiella, aveva 86 anni. Con lui scompare una voce capace di raccontare l’amore, la malinconia e l’eleganza di Napoli e della sua isola in oltre settant’anni di carriera.
Il bambino prodigio nato sull’isola azzurra
Peppino di Capri era nato a Capri il 27 luglio 1939. Aveva cominciato a suonare il pianoforte e a esibirsi quando era ancora un bambino, davanti ai soldati americani presenti sull’isola durante la Seconda guerra mondiale.
Dotato di orecchio assoluto, aveva trasformato molto presto la musica nella propria vita. Alla fine degli anni Cinquanta fondò il gruppo Peppino di Capri e i suoi Rockers, introducendo nella tradizione melodica napoletana le sonorità del rock’n’roll, dello swing e della musica americana.
Il suo stile raffinato, riconoscibile fin dalle prime note, contribuì a modernizzare la canzone napoletana senza mai spezzare il legame con le sue radici.

Da “Luna caprese” a “Champagne”
La sua discografia comprende alcuni brani entrati nella memoria collettiva italiana: “Luna caprese”, “Nun è peccato”, “Voce ’e notte”, “Roberta”, “Le stelle d’oro”, “Un grande amore e niente più” e, soprattutto, “Champagne”.
Quest’ultima canzone, pubblicata nel 1973, è diventata il simbolo stesso del suo repertorio: una storia di amore perduto, orgoglio e malinconia interpretata con quella misura che ha sempre caratterizzato la sua voce.
Peppino di Capri ha partecipato quindici volte al Festival di Sanremo, vincendolo nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”. Nel 2023 era tornato sul palco dell’Ariston per ricevere il premio alla carriera della città di Sanremo.
Una carriera attraversata dalla storia italiana
Peppino di Capri non è stato soltanto un cantante di successo. È stato uno dei protagonisti del costume italiano, capace di attraversare epoche, mode e generazioni senza perdere la propria identità.
Nel corso della sua carriera si è esibito nei più importanti teatri italiani e internazionali. Nel 1965 aprì i concerti italiani dei Beatles, confermando la dimensione internazionale raggiunta dalla sua musica.
Le sue canzoni hanno accompagnato feste, matrimoni, partenze, amori e ricordi di milioni di italiani. Anche quando il panorama musicale cambiava, Peppino continuava a essere immediatamente riconoscibile: il pianoforte, la voce delicata, il sorriso discreto e quell’eleganza mai ostentata.

Il legame indissolubile con Capri
Nonostante il successo internazionale, Peppino Faiella non aveva mai reciso il rapporto con la sua isola. Capri non era soltanto il nome d’arte scelto all’inizio della carriera: era la sua casa, la sua ispirazione e il luogo al quale tornava costantemente.
Nel marzo del 2025 aveva ricevuto le chiavi della città. Nello stesso periodo la Rai gli aveva dedicato il film biografico “Champagne – Peppino di Capri”, diretto da Cinzia TH Torrini, un racconto della sua vita artistica e privata realizzato quando il cantante poteva ancora partecipare direttamente alla ricostruzione della propria storia.
Il silenzio dopo l’ultima canzone
Con Peppino di Capri se ne va un artista che ha saputo unire Napoli al mondo. Un musicista elegante e popolare, profondamente legato alle proprie origini ma aperto alle contaminazioni internazionali.
Resteranno le sue melodie, la voce inconfondibile e quel bicchiere di “Champagne” diventato il simbolo di una malinconia composta, mai gridata.
Capri, Napoli e l’Italia perdono uno dei loro interpreti più autentici. La musica perde un uomo che ha saputo trasformare le emozioni private in canzoni capaci di appartenere a tutti.


