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Sicurezza, il governo accelera sul nuovo pacchetto: decreto e ddl pronti entro gennaio

Il governo accelera sul pacchetto sicurezza: in arrivo un decreto legge e un disegno di legge su polizia, immigrazione, cittadinanza e baby gang. Dibattito politico acceso.

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L’iter del nuovo pacchetto sicurezza del governo entra in una fase di accelerazione. Una bozza definitiva non è ancora stata formalizzata, ma i contenuti circolano da giorni negli ambienti della maggioranza e, secondo fonti di governo, l’obiettivo è quello di portare i provvedimenti su binari rapidi, con un doppio intervento normativo da chiudere entro il mese di gennaio.

A rilanciare con forza il tema è stata la Lega, all’indomani dell’omicidio del capotreno a Bologna. In una nota, il partito parla di una proposta «molto netta e severa» su sicurezza, immigrazione, cittadinanza ed espulsioni, rivendicando l’urgenza di approvare il secondo capitolo del decreto sicurezza, già annunciato nei mesi scorsi.

Due strumenti normativi sul tavolo

Secondo quanto trapela, il pacchetto sarebbe articolato in due contenitori distinti. Da un lato un decreto legge, dall’altro un disegno di legge. Il primo dovrebbe includere le misure più urgenti che riguardano le forze di polizia, a partire dal cosiddetto “scudo penale” e da norme sulla tutela processuale degli operatori. Nel disegno di legge, invece, confluiranno interventi più strutturali su cittadinanza, immigrazione, ricongiungimenti familiari e criminalità giovanile.

I riflettori del centrodestra restano puntati sulla conferenza stampa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attesa nei prossimi giorni e considerata il passaggio in cui potrebbero essere sciolte alcune riserve politiche.

Stretta su baby gang, immigrazione e reati predatori

Tra le ipotesi allo studio c’è una stretta sui fenomeni di criminalità giovanile, in particolare sulle cosiddette baby gang e sui “maranza”. L’intervento, secondo le anticipazioni, sarebbe prevalentemente di tipo amministrativo, con sanzioni accessorie e misure dissuasive, più che un inasprimento penale. Per i minori si valutano anche multe che potrebbero ricadere sui genitori.

Il ddl dovrebbe inoltre intervenire sui minori stranieri non accompagnati, con un giro di vite su allontanamenti e rimpatri, e sulla riduzione della platea dei ricongiungimenti familiari, tema particolarmente caro alla Lega. Sul fronte della sicurezza urbana, si valuta il superamento della riforma Cartabia per quanto riguarda furti aggravati e borseggi, con un possibile aumento delle pene.

Altre misure allo studio riguardano gli sgomberi rapidi, con l’ipotesi di estenderli anche alle seconde case, e l’ordine pubblico durante le manifestazioni, attraverso una revisione del sistema sanzionatorio che potrebbe prevedere la depenalizzazione di alcuni reati accompagnata da sanzioni pecuniarie più elevate.

Il confronto politico

Mentre l’esecutivo lavora alla definizione del pacchetto, le opposizioni incalzano e annunciano battaglia politica sul tema della sicurezza. «La sicurezza è una assoluta emergenza in questo Paese e una priorità per tutti i cittadini», ha dichiarato Raffaella Paita di Italia Viva. Dal Partito democratico, Alessandro Zan sottolinea che «la sicurezza vera non è fatta di zone rosse e proclami, ma di prevenzione, presenza e tutela concreta di chi lavora».

Il tema si conferma così uno dei principali terreni di confronto politico dell’inizio dell’anno, con il governo deciso ad accelerare e le opposizioni pronte a contestare l’impianto delle misure annunciate.

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Nasce Futuro Nazionale, lo statuto del partito di Roberto Vannacci

Depositato lo statuto di Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci: 56 articoli, cinque fondatori, struttura organizzativa e battaglie identitarie.

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È uno statuto articolato, composto da 56 articoli e 4 disposizioni transitorie, quello di Roberto Vannacci, che dà forma giuridica a Futuro Nazionale. Il documento è stato firmato nei giorni scorsi davanti a un notaio in Toscana.

Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, i cinque soci fondatori sono:

  • Roberto Vannacci, presidente nazionale con mandato triennale
  • Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale, ex consigliere regionale leghista in Toscana
  • Edoardo Ziello, deputato ed ex Lega, responsabile organizzativo nazionale
  • Rossano Sasso, deputato ed ex Lega, con delega per il Sud Italia
  • Annamaria Frigo, responsabile nazionale del tesseramento

Tesseramento e struttura interna

Lo statuto prevede tre tipologie di tessera:

  • simpatizzanti, senza diritto di voto
  • soci ordinari
  • soci onorari
    Queste ultime due con pieno diritto di voto.

È inoltre stabilito che entro tre anni si dovrà tenere il primo congresso nazionale, seguito dall’avvio dei congressi regionali, provinciali e comunali.

Dal punto di vista organizzativo, il partito si dota, sia a livello nazionale che territoriale, di:

  • un esecutivo
  • un’assemblea
  • una direzione disciplinare
  • un responsabile della componente giovanile
  • un responsabile amministrativo

Simbolo e denominazione

Il simbolo di Futuro Nazionale prevede:

  • sfondo blu
  • in alto il nome del movimento
  • al centro un nastro tricolore (non una fiamma, precisano fonti parlamentari)
  • in basso il cognome Vannacci in giallo
  • La denominazione ufficiale del partito è “Futuro Nazionale con Roberto Vannacci”.

Linee politiche e obiettivi

Nel documento statutario trovano spazio le principali battaglie identitarie del movimento. Tra queste è esplicitamente citata la remigrazione, definita come “attuazione della difesa dei confini e dell’identità italiana”, qualificata come una politica che “scaturisce da un valore”.

Gli obiettivi dichiarati comprendono:

  • sicurezza interna ed esterna
  • difesa dei confini nazionali
  • tutela della famiglia naturale e della vita
  • promozione della partecipazione popolare alla vita politica
  • miglioramento della qualità del lavoro e dei salari
  • riduzione della pressione fiscale
  • sostegno all’attività d’impresa
  • miglioramento delle condizioni abitative
  • maggiore equità nei criteri dell’edilizia residenziale pubblica

Un nuovo soggetto nel panorama politico

Con il deposito dello statuto, Futuro Nazionale compie il primo passo formale come soggetto politico organizzato. Resta ora da verificare quale spazio saprà ritagliarsi nel centrodestra italiano e quale sarà la sua capacità di radicamento territoriale, a partire dalla fase congressuale prevista dallo stesso statuto.

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Epstein files, Nicola Caputo respinge ogni accusa: “Non c’entro nulla, pronto a chiarire con l’ambasciata Usa”

Nicola Caputo smentisce ogni collegamento con gli Epstein files dopo la diffusione del suo nome sui media Usa. “Non sono io la persona indicata, pronto a chiarire con l’ambasciata”.

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“Non c’entro niente con questa storia. Il Nicola Caputo che cercate non sono io”. Con queste parole Nicola Caputo, ex eurodeputato del Pd ed ex assessore regionale campano, oggi passato a Forza Italia e consigliere per l’export del ministro degli Esteri Antonio Tajani, respinge con decisione qualsiasi collegamento con gli Epstein files.

Il nome “Nicola Caputo” è stato indicato da due deputati democratici statunitensi e dalla rivista The New Republic tra quelli presenti nei file desecretati relativi al caso Epstein, insieme ad altre cinque personalità di alto profilo.

“Nel 2009 ero consigliere regionale, nessun contatto con gli Usa”

Caputo chiarisce il contesto temporale: all’epoca dei fatti citati, nel 2009, “ero solo un consigliere regionale e non avevo contatti con gli Stati Uniti”. Una circostanza che, a suo dire, rende priva di fondamento qualsiasi associazione con la vicenda.

L’ex europarlamentare spiega di aver appreso la notizia dai social network e di essersi trovato improvvisamente al centro di un’ondata di attenzione e attacchi: “Ho già dovuto fermare un paio di haters sui miei profili. Poi hanno cominciato a chiamarmi tutti. Non posso credere a quello che mi sta succedendo”.

Richiesta di chiarimenti e denuncia del linciaggio mediatico

Caputo annuncia l’intenzione di muoversi in prima persona per chiarire l’equivoco: “Conto di chiamare al più presto l’ambasciata negli Stati Uniti per avere spiegazioni. Vorrei capire sulla scorta di quali informazioni sarei io il Nicola Caputo tirato in ballo”.

Netta anche la presa di posizione contro la diffusione indiscriminata di nomi: “Di certo non intendo accettare linciaggi mediatici”. Una dichiarazione che punta a ristabilire confini chiari tra indiscrezioni, responsabilità individuali e diritto alla tutela della reputazione, in attesa di eventuali riscontri ufficiali.

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Antisemitismo, Pd ancora diviso: due pacchetti di emendamenti al Senato sul ddl

Il Partito Democratico resta diviso sul ddl antisemitismo: presentati due diversi pacchetti di emendamenti in Commissione Affari costituzionali al Senato.

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Non si ricuce lo strappo interno al Partito Democratico sul disegno di legge contro l’antisemitismo. Al momento del deposito degli emendamenti al testo base adottato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, sono infatti arrivati due distinti pacchetti di proposte firmate da senatori dem, che riflettono impostazioni politiche e giuridiche differenti.

Due linee politiche diverse

Da una parte gli emendamenti riconducibili all’area riformista e al ddl presentato da Graziano Delrio, dall’altra quelli legati al testo cosiddetto “ufficiale” a prima firma di Andrea Giorgis. Una divisione che conferma le distanze emerse già nelle scorse settimane, quando il Pd aveva depositato due diversi disegni di legge sul tema.

Delrio ha chiarito la differenza di fondo tra le due impostazioni: secondo la sua linea, servono misure specifiche contro l’antisemitismo, mentre il ddl Giorgis si muove in una cornice più ampia di contrasto al discorso d’odio in generale.

Il precedente del ddl Zan

Nel motivare la scelta di mantenere un’impostazione distinta, Delrio ha richiamato il precedente del ddl Zan contro l’omofobia, ricordando che anche in quel caso si affrontava una fattispecie specifica. Una valutazione condivisa anche dalla relatrice del provvedimento, Daisy Pirovano della Lega, che ha sottolineato la necessità di norme mirate per contrastare l’antisemitismo.

L’unico punto di convergenza

L’unica convergenza tra le due anime del Pd riguarda un emendamento comune che chiede di espungere dal testo base l’articolo che vieta le manifestazioni in cui potrebbero essere esposti simboli antisemiti. Su questo punto anche la relatrice Pirovano ha manifestato apertura al confronto.

Il percorso parlamentare

La Commissione Affari costituzionali ha concluso la discussione generale sul provvedimento, scegliendo come testo base il ddl presentato da Massimiliano Romeo. Oltre agli emendamenti del Pd, sono attese proposte di modifica anche da Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Nei prossimi giorni gli emendamenti verranno discussi e votati in Commissione, con l’obiettivo di portare il testo in Aula all’inizio di marzo. La partita parlamentare sul ddl antisemitismo resta quindi aperta, così come il confronto interno al Pd su linea politica e strumenti normativi da adottare.

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