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Sicilia, il M5S pone condizioni per mantenere in piedi alleanza

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Al termine di un incontro durato oltre cinque ore e di decine di interventi, il coordinatore regionale dei 5 Stelle siciliani Nuccio Di Paola ha comunicato che chiedera’ nelle prossime ore alla deputata europea del Pd Caterina Chinnici, che ha vinto le primarie di coalizione per le prossime regionali, e a tutti i partiti del campo progressista di pronunciarsi su alcuni punti programmatici che il Movimento ritiene irrinunciabili per mantenere in piedi l’alleanza. “Se anche a una sola di queste proposte diranno di no – ha detto Di Paola – siamo pronti ad andare da soli, perche’ non abbiamo paura di nulla”. “I punti programmatici – ha aggiunto riprendendo l’intervento del presidente Giuseppe Conte – riguarderanno la tutela dell’ambiente, la sanita’, la giustizia sociale e la legalita’”. Il coordinatore ha concluso un dibattito molto acceso che ha visto prevalere i sostenitori della rottura della alleanza con il Pd.

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Spoil System e nomine, atteso cambio di incarichi

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 Cambio della guardia ai vertici di molte societa’ controllate dello Stato, di di Istituti pubblici e Agenzie. In molti casi la scadenza degli incarichi sara’ fra pochi mesi, cioe’ subito dopo l’insediamento del nuovo governo. Allora si capira’ quanto lo spirito di spoil system incidera’ sulla nuova nomenklatura. Lo meccanismo, riguarda direttamente i massimi vertici della P.A. e prevede che tutte le figure apicali decadano 90 giorni dopo la fiducia al nuovo Governo. Entro questo termine il Governo puo’ confermare o sostituire i dirigenti. In mancanza di un atto di conferma o di sostituzione il dirigente decade in automatico e si dovra’ comunque procedere a una nuova nomina. Non rientrano i questo meccanismo automatico le societa’ controllate dallo Stato, molte delle quali pero’ vedono oggi i rispettivi cda in scadenza nella primavera del prossimo anno, coincidenza che permettera’ al nuovo Governo di scegliere i suoi uomini Fra i dirigenti apicali soggetti allo Spoil System rientrano anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, il direttore delle dogane Marcello Minnenna e il direttore del Demanio, Alessandra Dal Verme. Per i due primi alti dirigenti la scadenza del loro mandato triennale (30 gennaio 2023) e’ concomitate con lo spirare del termine dei 90 giorni previsti dalle norme sullo Spoil System, mentre per il direttore dal Verme il mandato scadrebbe nel maggio 2024. La prossima primavera sono in scadenza anche altri vertici non soggetti alla tagliola. In particolare il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha il mandato in scadenza per il maggio 2023 ma secondo un’interpretazione dovrebbe restare in carica un altro anno cioe’ fino allo scadere del Cda da lui presieduto, nominato il 15 aprile 2020. Andando al gotha delle grandi societa’ di Stato, ballano in vista della primavera, i vertici e i consiglieri di amministrazione dei board delle 6 grandi quotate in Borsa controllate dal Mef: Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste e Terna . I sei Amministratori delegati e Presidenti, scadono tutti nel 2023 con l’assemblea di approvazione del bilancio 2022 prevista nella prima meta’ dell’anno. Alcuni, come l’a.d di Enav Paolo Simioni e la presidente Francesca Isgro’ sono al loro primo mandato. Altri come l’a.d. di Enel Francesco Starace, l’a.d. di Eni Claudio Descalzi sono al terzo. La prassi delle nomine pubbliche prevede un ricambio dopo tre mandati successivi, ma la forte crisi energetica e la tempesta geopolitica potrebbe far accantonare la prassi per assicurare stabilita’ ai due colossi energetici. Questo ragionamento favorirebbe anche le riconferma dei vertici di Terna con l’ a.d. Stefano Donnarumma e la presidente Valentina Bosetti. Il Governo potra’ prendersi piu’ tempo invece per Cdp e Fs, i cui vertici sono previsti in scadenza per il 2024 con l’assemblea di approvazione del bilancio 2023.

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Politica

Calenda: mi dimetto da Parlamento Ue e opto per Senato

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 “L’incarico da parlamentare europeo? Mi dimettero’, i due ruoli sono incompatibili, pero’ andro’ a Strasburgo la prossima settimana perche’ c’e’ l’ultimo voto sulla questione energetica che voglio fare. Dal 12 ottobre dovro’ dimettermi e optero’ per il Senato”. Lo ha detto il leader di Azione e del Terzo polo, Carlo Calenda, rispondendo alle domande dei suoi follower in una diretta video sui social.

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FdI cerca il dialogo, una bicamerale per le riforme

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Una commissione bicamerale o una sessione speciale del Parlamento. Parte all’insegna della ricerca del dialogo la strategia con cui la nuova maggioranza punta per modificare la costituzione. In cima agli obiettivi del centrodestra c’e’ il presidenzialismo, su cui si annuncia gia’ forte la resistenza delle opposizioni, dal Pd al Terzo polo passando per il M5s. Nei piani di FdI, il partito guida della coalizione da cui nascera’ il governo, c’e’ pero’ anche una “rivisitazione” del principio del primato del diritto comunitario su quello nazionale, il rafforzamento di quello di sussidiarieta’, modifiche al sistema delle Province, e la Lega in particolare spinge per dare attuazione all’Autonomia differenziata. A seguire il dossier riforme per conto di Giorgia Melonie’ Francesco Lollobrigida, nell’ultima legislatura capogruppo di FdI alla Camera. Sono le prime mosse di un piano cruciale per i piani della coalizione composta da FdI, Lega, FI e centristi. Non a caso, questo lavoro e’ gia’ partito mentre ancora si ragiona sulle varie caselle dell’esecutivo e fra i ministeri potrebbe esserne definito anche uno per le Riforme e le autonomie. Nella Lega in Veneto c’e’ chi spinge affinche’ Matteo Salvini se ne occupi in prima persona. Dentro FdI molti per quel ruolo pensano all’ex presidente del Senato Marcello Pera, pronto a tornare a Palazzo Madama. “Va cambiata la forma di Stato e di governo”, ha spiegato Pera in questi giorni, chiarendo di aver accettato la proposta di Meloni di candidarsi, rassicurato proprio dal fatto che “la prossima sara’ una legislatura costituente”. Non avendo i due terzi dei parlamentari nelle due Camere, qualsiasi legge costituzionale approvata dal centrodestra dovrebbe essere sottoposta al referendum. Di conseguenza, si studia una strategia per una bicamerale, che sarebbe la quarta dopo i tre tentativi falliti in passato: la bicamerale Bozzi (1983-1985), quella De Mita-Iotti del 1993 e quella D’Alema del 1997, fallita dopo quindici mesi quando salto’ l’accordo che prevedeva anche il semipresidenzialismo. Venticinque anni dopo, sul presidenzialismo e’ scontata l’opposizione compatta del resto del Parlamento, a cominciare dal Partito democratico. E sono chiari i paletti posti anche da chi si e’ gia’ detto disponibile a sedersi a un tavolo, come Carlo Calenda. “Il dialogo sulle riforme di cui il Paese ha bisogno ci deve essere”, ha spiegato il leader di Azione e del Terzo polo, pero’ “molto contrario al presidenzialismo perche’ in questi anni l’unica figura di garanzia di unita’ nazionale e’ stato il presidente della Repubblica”. Allo stesso tempo, Calenda e’ convinto che un governo Meloni sia destinato a non durare piu’ di sei mesi. Potrebbe esserci maggiore convergenza in Parlamento su altre ipotesi, come l’elezione diretta del presidente del Consiglio, la revisione del bicameralismo perfetto, o una nuova legge elettorale. Nel M5s si ritiene prematuro parlare di una bicamerale e si promette “un’ opposizione intransigente per evitare che venga stravolta la Costituzione e abolito il reddito di cittadinanza – ha avvertito Mariolina Castellone -. Le riforme costituzionali non sono la priorita’”. Allo stato appare difficile che il centrodestra trovi aperture anche per avviare un confronto sul primato del diritto comunitario. “Noi – ha chiarito Luca Ciriani, nell’ultima legislatura capogruppo di FdI al Senato – non possiamo rinunciare a una sovranita’ nazionale sulle grandi questioni”. Si guarda alla Germania, dove la Corte costituzionale ha affermato che, fra i due sistemi normativi, prevale sempre quello che piu’ tutela la popolazione tedesca. Una decisione costata a Berlino una procedura di infrazione dalla Commissione Ue.

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