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Economia

Si scalda battaglia su Aspi, Perez offre fino 10 miliardi

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Si scalda la battaglia su Autostrade per l’Italia. Dopo le avances dei giorni scorsi, la spagnola Acs di Florentino Perez e’ scesa ufficialmente in campo inviando ad Atlantia una manifestazione di interesse, che valuta la concessionaria italiana fino a 10 miliardi. Una mossa che spariglia le carte proprio nel giorno in cui il cda della holding infrastrutturale avrebbe dovuto fare una prima valutazione di quella che finora era l’unica offerta sul tavolo, quella presentata da Cdp insieme ai fondi Blackstone e Macquarie. E che invece si e’ trovato anche a prendere visione della nuova proposta. Nessuna decisione, comunque, che su entrambi i fronti viene rinviata alle prossime riunioni. Ma intanto l’offerta di Acs fa volare il titolo di Atlantia, che chiude maglia rosa del listino a +3,1%. Acs, che aveva gia’ anticipato il proprio interesse per Aspi in un paio di occasioni, l’ultima qualche giorno fa, ha inviato proprio oggi una lettera ai vertici di Atlantia per manifestare formalmente il proprio interesse per Aspi, valutando l’asset tra 9 e 10 miliardi. “Considerata la stretta relazione tra i nostri gruppi dopo il successo dell’acquisizione congiunta di Abertis (di cui Atlantia detiene il 50% piu’ uno e Acs il resto, ndr.), Acs ha seguito la situazione di Aspi durante gli ultimi mesi e pensiamo che sia un asset molto interessante che si adatta perfettamente alla strategia di lungo termine di Acs”, scrive il numero uno del gruppo di costruzioni spagnolo nella missiva – anticipata dal Financial times -. Perez apre anche alla possibilita’ di accogliere altri investitori nella propria offerta, inclusa Cdp, e indica una prospettiva industriale: “Crediamo che questa transazione rappresenti un’opportunita’ unica per Atlantia, i suoi azionisti, Aspi e Acs, e la vediamo come un primo passo verso una potenziale fusione di Abertis e Aspi in futuro, creando cosi’ il maggior operatore di concessioni autostradali del mondo”. La mossa di Acs piace in particolare al fondo britannico Tci, azionista di Atlantia, da sempre contrario all’offerta del consorzio di Cdp e soci. “Come azionista di peso di Atlantia, accogliamo con favore l’offerta di Acs”, che e’ “ampiamente superiore all’offerta fatta da Cdp e dai suoi partner”, e’ l’affondo di Jonathan Amouyal, partner del fondo Tci, che invita il governo italiano a “permettere ad Aspi di essere venduta al piu’ alto offerente senza alcuna interferenza politica” e sollecita il cda di Atlantia ad agire “nel migliore interesse degli azionisti”, impegnandosi “subito, con indipendenza e professionalita’ ad esaminare l’offerta di Acs”. Il board della holding intanto oggi, come previsto, ha solo avviato, con l’ausilio dei propri advisor legali e finanziari, l’esame dell’offerta vincolante per l’acquisto dell’88% di Atlantia in Aspi presentata il 31 marzo (dopo otto mesi e mezzo di trattativa dall’accordo di luglio con il governo per il passaggio di Aspi in mano pubblica) dal consorzio formato da Cdp, Blackstone e Macquarie, che mette sul piatto 9,1 miliardi per il 100% di Aspie quantifica garanzie per possibili indennizzi in circa 870 milioni. Un prezzo, quello formulato da Cdp e soci, frutto di mesi di due diligence, che non e’ poi cosi’ lontano dalla forchetta di Acs, che invece non considererebbe le garanzie, oggetto di una lunga trattativa tra il consorzio e Atlantia. Per quanto riguarda la manifestazione di interesse degli spagnoli, il board ne ha “preso atto”, precisando che si tratta di una proposta “per l’acquisto di una partecipazione nel capitale di Aspi, in consorzio con altri investitori nazionali ed internazionali”. Sia nel primo che nel secondo caso, tuttavia, nessuna decisione: il board “proseguira’ le proprie analisi nelle successive riunioni che saranno convocate nei prossimi giorni per le necessarie” decisioni. Resta ora da capire come evolvera’ la vicenda, anche perche’ la mossa di Acs e’ ancora allo step iniziale e bisognera’ vedere se evolvera’ in una offerta ‘binding’ come quella di Cdp. Quello che sembra probabile, comunque, e’ un allungamento dei tempi: a bocce ferme, l’offerta di Cdp, considerata la mole del materiale presentato, avrebbe richiesto un successivo passaggio in cda per la valutazione, prima della decisione in assemblea. Ora il percorso e’ tutto da tracciare.

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Economia

Rivoluzione partite Iva, verso acconti mese per mese

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Potrebbe essere una vera rivoluzione e potrebbe arrivare a breve, anche prima della riforma fiscale: stop al sistema di saldo e acconto per le partite Iva due volte l’anno, sostituito da pagamenti a rate mese per mese. Sul tema, proposto dalla Lega, c’e’ la convergenza anche di Iv e M5S (che ne chiede un’implementazione opzionale), ma potrebbe non essere l’unica novita’ in arrivo per gli autonomi. In vista della prossima legge delega, una delle ipotesi allo studio di Parlamento e governo e’ infatti anche quella di “un’uscita graduale” dalla flat tax al 15% per le partite Iva con fatturato oltre i 65.000 euro, in modo da permetterne la crescita senza eccessive penalizzazioni. A spiegarne la ratio e’ stata la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, fautrice peraltro di una raitezzazione piu’ morbida delle scadenze della rottamazione, su cui converge anche Giancarlo Giorgetti. “Gli autonomi che sono in regime forfettario sono costretti da una soglia dalla quale una volta usciti pagano una percentuale troppo forte. Bisogna pensare ad un’uscita graduale perche’ altrimenti rimani costretto in quella soglia che non ti permette di essere piu’ grande”, ha sottolineato. L’idea e’ allo studio delle Commissioni Finanze – una delle ipotesi e’ quella di innalzare il tetto della platea a 100.000 euro di ricavi con un forfait del 20% – e potrebbe approdare nel ddl di riforma fiscale che il governo mettera’ a punto entro luglio. Prima di allora, probabilmente entro la scadenza del 30 novembre, potrebbe pero’ entrare in vigore la novita’ sugli acconti: pagare la prima tranche tra giugno e dicembre e la seconda tra gennaio e giugno dell’anno successivo. La Lega ha presentato un emendamento al decreto Sostegni bis che e’ stato giudicato inammissibile e ha quindi deciso di riproporlo nel decreto Semplificazioni, forte soprattutto del parere dell’Istat che, rispondendo al quesito di Alberto Gusmeroli e Luigi Marattin, ha giudicato nullo l’impatto dell’operazione sulla finanza pubblica. Rispetto alla proposta del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, che proponeva l’abbandono degli acconti con pagamenti mensili in base al fatturato, il Parlamento pensa invece a mantenere l’attuale modalita’ di calcolo, diluendola pero’ nei sei mesi successivi, in modo – in particolare per quanto riguarda le seconde tranche – di avere anche i dati definitivi dell’anno e non basarsi, come ora, sulle proiezioni fatte a novembre. Al centro del dibattito tra i partiti rimane peraltro anche il tema lavoro. Sui licenziamenti non ci sono passi avanti espliciti. Tuttavia una delle ipotesi in corso di valutazione insisterebbe sulla selettivita’ non necessariamente per settori, quanto in base al ricorso alla cassa integrazione o al calo del fatturato dell’azienda. Non a caso la cig e’ in gran parte utilizzata proprio dall’industria tessile e della moda per cui alcune forze di maggioranza, dalla Lega al Pd, chiedono un prolungamento del blocco. Nunzia Catalfo, ex ministra del Lavoro 5S, propone una mini-proroga di 2 mesi ma “se di selettivita’ si deve parlare, – sottolinea – inserirei come criterio quello del calo del fatturato”. Scegliere per settori lascerebbe infatti probabilmente fuori molte imprese collegate alla filiera. Ultimo elemento divisivo infine quello dei voucher: per facilitare commercio e turismo la Lega punta ad inserirli nel Sostegni bis, ma Leu si oppone con un netto “no al lavoro usa e getta”, pronunciato dalla sottosegretaria al Mef, Maria Cecilia Guerra.

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La ripartenza dopo il Covid, ospite di Juorno Live Interview il presidente di Confesercenti Campania e Molise Vincenzo Schiavo

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Torna l’appuntamento con l’informazione in diretta di Juorno Live Interview: stasera giovedì 17 giugno, a partire dalle 18:30, sarà con noi Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Interregionale Campania e Molise. Durante l’anno terribile della pandemia – che ha paralizzato l’economia delle imprese campane – Schiavo è stato un punto di riferimento per le aziende del territorio e ha saputo interfacciarsi in maniera propositiva con le istituzioni, lavorando nella direzione di un’abolizione graduale delle restrizioni. Con lui faremo il punto sullo stato di salute delle imprese all’indomani della ripartenza: con l’allentamento della morsa del virus e l’avanzamento della campagna vaccinale, riprendono i consumi e si intravedono spiragli di luce dopo oltre un anno di paralisi economica.

Il turismo è stato uno dei comparti che più ha patito le limitazioni Covid, di fatto azzerando per molti mesi la propria attività. Adesso il settore riparte, ma la ferita inferta dal virus è stata profonda: nel 2020 le imprese turistiche della nostra Regione hanno bruciato 800 milioni di fatturato. Lo stesso Schiavo in questi ultimi giorni ha lamentato la mancanza di una promozione strategica per il comparto. Molti Comuni avrebbero infatti aumentato la tassa di soggiorno e quella per la sosta dei bus turistici per il carico e lo scarico dei passeggeri. Una mossa che rischia di scoraggiare il turismo verso la nostra Regione. Molto contestato è stato anche il mantenimento del coprifuoco per i mesi di aprile e maggio, che ha contribuito a ridurre le prenotazioni dall’estero, rallentando l’avvio della stagione turistica e favorendo uno spostamento dei flussi verso i Paesi concorrenti.

C’è poi il settore della ristorazione, anch’esso profondamente martoriato dalle restrizioni Covid e solo in minima parte risarcito dai ristori, spesso legati a criteri di accesso molto stringenti. Con Schiavo proveremo a comprendere come procede la ripartenza, alla vigilia dell’abbandono definitivo del coprifuoco. Analizzeremo i costi della pandemia sociale, provando a stimare il numero di attività che hanno chiuso per sempre i battenti durante l’ultimo anno. Parleremo dei rischi concreti di infiltrazione camorristica nelle imprese campane in difficoltà e affronteremo la questione delle aziende che in questa fase faticano a trovare dipendenti per le proprie attività.

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App IO, PagoPa si adegua al Garante Privacy

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Dopo l’intervento dell’Autorita’, PagoPA ha previsto per l’App IO una serie di misure tecniche a tutela della privacy degli utenti, che saranno rese efficaci con l’imminente rilascio di una nuova versione dell’app. Alla luce dei nuovi interventi in corso di adozione da parte della Societa’, il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto che siano venute meno le ragioni del blocco dei trattamenti effettuati dall’app che prevedono l’interazione con Google e Mixpanel. Sulla base di queste nuove garanzie il Garante valutera’, con il ministero della Salute, le modalita’ per permettere l’uso dell’App IO anche per il green pass.   La decisione – spiega la nota dell’Autorita’ – e’ stata presa all’esito delle interlocuzioni avute con PagoPA e degli sforzi intrapresi dalla societa’ per porre rimedio tempestivamente ai rilievi formulati dal Garante nel suo recente provvedimento e ottemperare alle prescrizioni date. Il blocco del trattamento rimarra’ invece per i dati raccolti e archiviati da Mixpanel, che non potranno piu’ essere usati, ma esclusivamente conservati fino al termine dell’istruttoria dell’Autorita’. PagoPA si e’ impegnata a minimizzare i dati degli utenti trasmessi a Mixpanel e al riguardo ha gia’ modificato il set di dati, in modo tale che non venga piu’ trasferito alla societa’ statunitense il codice fiscale dell’utente e altre informazioni non necessarie relative al “bonus vacanze” e al “cashback”. La Societa’, dopo aver adeguatamente informato gli interessati, chiedera’ comunque il preventivo consenso dell’utente al trasferimento dei dati. Ha poi disattivato alcune funzioni che consentivano di risalire all’ubicazione dell’utente attraverso il suo IP. PagoPA ha inoltre disattivato i servizi di Google non necessari e ha adottato misure affinche’ il contenuto degli avvisi ai cittadini non venga piu’ conosciuto da Google. In piu’, a partire dal 9 luglio, gli utenti potranno scegliere quali servizi attivare sull’App IO tra gli oltre 12mila disponibili e finora attivati tutti di default. Anche l’inoltro alla propria mail di tutti messaggi ricevuti sull’app dovra’ essere richiesto dai cittadini. L’Autorita’ vigilera’ sull’adozione delle misure, riservandosi anche di valutare l’adeguatezza delle garanzie assicurate da PagoPA per i trasferimenti di dati in Paesi extra Ue.

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