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Si dimette Smith, dall’Aja alle indagini contro Trump

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Nel bel mezzo di una battaglia legale sulla pubblicazione del rapporto con le prove raccolte per dimostrare che Donald Trump ha cospirato per sovvertire le elezioni del 2020 e privare del diritto di voto milioni di elettori, Jack Smith ha deciso di farsi da parte. Il procuratore speciale incaricato dal ministro della Giustizia di Joe Biden, Merrick Garland, di indagare sul tycoon per il 6 gennaio 2021 e la cattiva gestione di documenti classificati a Mar-a-Lago si è dimesso venerdì. Una mossa non inaspettata, dopo la vittoria del tycoon alle elezioni di novembre e l’archiviazione dei due casi federali contro il presidente eletto, ma che ha comunque un forte valore simbolico.

Quando fu chiamato dall’Attorney General a novembre del 2022, Smith ha dovuto lasciare l’incarico di procuratore capo della Corte penale internazionale dell’Aja, dove dalla metà del 2017 indagava sui crimini di guerra in Kosovo. Abituato a casi di una certa gravità, prima della Cpi aveva lavorato per anni al dipartimento di Giustizia alla guida della divisione incaricata di indagare politici e figure pubbliche accusate di corruzione. Certo The Donald è stato un avversario particolarmente tosto per il procuratore speciale, che in questi quasi tre anni ha subito attacchi di ogni tipo da parte del suo indagato. “Deranged”, “pazzo”, l’insulto più ricorrente da parte di Trump che ha accusato lui e tutti gli altri procuratori che lo hanno indagato di “una caccia alle streghe politica”.

Dopo il trionfo alle elezioni presidenziali e la sentenza sull’immunità della Corte Suprema Smith ha deciso di archiviare i casi, a poche ore di distanza. A fine novembre, prima ha presentato una mozione alla giudice di Washington Tanya Chutkan per chiudere le indagini contro il presidente-eletto sulla questione delle interferenze elettorali e la sovversione dello Stato e pochi minuti dopo ha inoltrato una richiesta analoga alla giudice della Florida Aileen Cannon per le indagini sui documenti segreti portati dalla Casa Bianca nel resort in Florida, alla fine del primo mandato.

In questi giorni l’ultimo capitolo, quella sulla pubblicazione del rapporto di Smith relativo alle indagini sul tentativo di sovvertire le elezioni. Garland vuole renderlo pubblico, gli avvocati del tycoon sostengono che potrebbe essere dannoso alle sue funzioni di presidente. Il 9 gennaio la Corte d’appello dell’11mo circuito ha dato il suo via libera ma i tempi della pubblicazione non sono noti e comunque Trump può sempre fare ricorso.

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Rubio: “Gli Usa non si sottrarranno, Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali”

Marco Rubio a Bloomberg dopo Monaco: gli Stati Uniti non si sottrarranno all’impegno sull’Ucraina. Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali, dice.

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Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, in un’intervista a Bloomberg News dopo il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha affermato che gli Stati Uniti non si sottrarranno all’obbligo di contribuire alla fine della guerra in Ucraina.

Le dichiarazioni sono state riportate anche da CNN.

“Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali”

Rubio ha aggiunto di non ritenere che la Russia sia in grado di raggiungere gli obiettivi che si era prefissata all’inizio dell’invasione, quasi quattro anni fa.

Secondo il Segretario di Stato, Mosca starebbe perdendo tra i 7.000 e gli 8.000 soldati a settimana nel conflitto, una stima che, ha osservato, coincide con le più recenti valutazioni fornite da Kiev.

Le parole di Rubio si inseriscono nel quadro del confronto diplomatico in corso e delle valutazioni strategiche occidentali sull’andamento del conflitto.

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Zelensky a Monaco: “Putin come nel 1938, la pace solo con vere garanzie di sicurezza”

Alla Conferenza di Monaco Zelensky paragona Putin al 1938 e ribadisce che la pace può nascere solo da chiare garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di voler ripetere lo scenario del 1938.

“Sembra che Putin speri di ripetere Monaco del 1938, quando il precedente Putin iniziò a dividere l’Europa”, ha dichiarato, richiamando l’accordo che precedette la Seconda guerra mondiale e paragonando implicitamente il leader del Cremlino ad Adolf Hitler.

“La pace solo con chiare garanzie di sicurezza”

Zelensky ha ribadito che la pace può essere costruita solo su garanzie di sicurezza solide e verificabili. “Dove non esiste un chiaro sistema di sicurezza, la guerra torna sempre”, ha affermato.

Il presidente ucraino ha sottolineato che Kiev è impegnata nei negoziati e mantiene contatti con emissari statunitensi, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, e che è previsto un incontro con il Segretario di Stato Marco Rubio.

Negoziati e tensioni geopolitiche

Secondo Zelensky, l’obiettivo dell’Ucraina è una “vera sicurezza e una vera pace”, non soluzioni parziali o compromessi che possano favorire Mosca.

Le dichiarazioni si inseriscono nel contesto di un confronto internazionale segnato da tensioni persistenti e dalla ricerca di un equilibrio tra sostegno militare, diplomazia e deterrenza.

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Esteri

Paolini unica azzurra a Dubai: esordio al secondo turno nel WTA 1000

Jasmine Paolini unica italiana nel tabellone del WTA 1000 di Dubai. Debutto al secondo turno contro Eala o una qualificata. Difende il titolo vinto nel 2024.

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Jasmine Paolini è l’unica azzurra presente nel tabellone principale del torneo WTA 1000 di Dubai, secondo “mille” della stagione sul cemento.

La 30enne toscana, attualmente numero 8 del mondo, entrerà in gara direttamente al secondo turno. Affronterà la filippina Alexandra Eala, numero 40 WTA, oppure una giocatrice proveniente dalle qualificazioni.

Un ritorno da campionessa in carica

Paolini torna negli Emirati con il peso e l’orgoglio di campionessa in carica, avendo conquistato il titolo nel 2024. Un risultato che ha rappresentato uno dei punti più alti della sua carriera e che ora è chiamata a difendere in un tabellone di alto livello.

L’obiettivo è dare continuità alla stagione e ritrovare fiducia dopo l’eliminazione al secondo turno a Doha. Dubai può rappresentare uno snodo importante per consolidare la posizione tra le prime dieci del ranking mondiale.

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