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Si cerca intesa su licenziamenti, Pd rilancia il patto

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Il conto alla rovescia e’ gia’ iniziato e partiti e sindacati non rinunciano a cercare una mediazione sul blocco dei licenziamenti. Che si parta da posizioni distanti e’ un dato di fatto, con i rappresentanti dei lavoratori fermi sulla richiesta di proroga per tutti e Carlo Bonomi che definisce invece la polemica “ormai priva di fondamento, ma e’ altrettanto certo che in Parlamento la maggioranza sara’ obbligata a confrontarsi. Sono una valanga le proposte di modifiche presentate al dl Sostegni bis dai gruppi parlamentari: 4mila gli emendamenti depositati in commissione alla Camera. Ci sara’ spazio per affrontare una moltitudine di temi, dalle partite Iva al Superbonus, ma sara’ il lavoro questa volta il capitolo che richiedera’ lo sforzo principale di sintesi. A dividere resta la questione della selettivita’: l’idea piace al Pd che la rilancia e la difende anche da quanti intravedono rischi di incostituzionalita’. I Dem a questa proposta affiancano quella di un patto tra imprese e sindacati. Evocato nei giorni scorsi da Confindustria e anche dalla Cisl, in questo caso assume una declinazione ‘concreta’. La proposta chiave del Pd – frutto di un lavoro di mediazione all’interno del partito – prevede infatti 13 settimane di cassa Covid aggiuntiva, dal primo luglio a fine settembre, per le imprese in crisi ma a patto che sottoscrivano un accordo con le organizzazioni sindacali. L’indicazione dei settori – oggetto dei dubbi di alcuni che paventano il pericolo di scelte arbitrarie e dunque contestabili davanti ai giudici – spetterebbe a un decreto ministeriale (del Lavoro e dello Sviluppo economico). A questo punto scatterebbe il blocco delle procedure di licenziamento. Una strategia piu’ progressiva che porterebbe comunque al ripristino della “normalita’”, spiega Gianluigi Pellegrino, esperto di diritto amministrativo e costituzionale, secondo cui dunque la scelta di sbloccare i licenziamenti in maniera selettiva e’ “fattibile”. I Dem rivendicano – in un dialogo a distanza con la Lega – di essere stati i primi a porsi il problema della proroga e si dicono consapevoli della necessita’ di trovare un punto di equilibrio per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro e la ripresa economica: punto di caduta che sarebbe rappresentato dalla proposta messa nero su bianco in Parlamento. Di proroga tout court a fine ottobre parla invece LeU, che pero’ guarda anche al mondo delle Partite Iva. L’anno bianco dei contributi rischia di finire in un nulla di fatto per il 90% di questi lavoratori, circa 2 milioni, e’ il conto del deputato Stefano Fassina, che ha messo a punto un emendamento per far slittare l’obbligo di presentazione del Durc e consentire cosi’ agli autonomi di non restare tagliati fuori dalla norma approvata con l’ultima manovra. E proprio la sottosegretaria al Mef ed esponente di Liberi e Uguali, Maria Cecilia Guerra, mette in guardia dai rischi di “agire per settori”, in base a criteri di selettivita’: il timore e’ di fare gli stessi errori fatti con i codici Ateco”, utilizzati nei decreti ristori che hanno finito per escludere alcune categorie comunque colpite dalla crisi. E contro questa ipotesi si schiera anche il nuovo Movimento cinquestelle: non e’ cosi’ – dice Giuseppe Conte – che si puo’ affrontare l’impatto sul piano occupazionale che le ripartenze avranno”. La chiave e’ invece la riforma degli ammortizzatori sociali. Che e’ nel programma anche dell’attuale governo ma che ha tempi troppo lunghi per riuscire a dare una risposta nell’immediato. I 5S intanto alle Camere hanno pero’ presentato un emendamento per la proroga della Cig covid e del blocco al primo settembre. Il tema e’ “molto delicato, si parla della vita delle persone”, riconosce il presidente di Italia Viva Ettore Rosato che insieme a FI sono tra i piu’ freddi rispetto all’ipotesi di prorogare il blocco. A testimoniare come sia ancora lunga la strada per una mediazione fra le forze che sostengono il governo. D’altro canto, assicura il ministro del Lavoro Andrea Orlando, che pure sostiene la possibilita’ di un ulteriore intervento, quando il primo luglio scattera’ la possibilita’ di licenziare “non sara’ un’ecatombe”.

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Napoli: Calenda, dopo disastro De Magistris sosterremo Bassolino

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“A Napoli Azione sosterra’ convintamente Antonio Bassolino. Dopo il disastro di De Magistris abbiamo bisogno di persone esperte e capaci. Quello di cui sicuramente invece non abbiamo bisogno e’ di portare i 5S al governo della citta’”. Lo dichiara Carlo Calenda, leader di Azione e candidato sindaco di Roma.

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M5s, Dettori lascia Rousseau: resto nel Movimento e ci credo

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“Oggi ho comunicato ufficialmente le mie dimissioni dall’Associazione Rousseau. E’ stata un’esperienza durata cinque anni, di cui due da dipendente a Milano e gli ultimi tre da socio mentre continuavo la mia attivita’ professionale a Roma. I cinque anni precedenti ho lavorato alla Casaleggio Associati, a supporto di Gianroberto e Beppe, tra il computer alla scrivania e l’iPad sul camper, tra l’ufficio e i palchi. Il primo colloquio in via Morone, dieci anni fa, lo feci con Davide Casaleggio. Si puo’ quindi dire che e’ la prima persona che ha creduto in me e che mi ha dato un’opportunita’. Per questo, e per tante altre cose, gli sono sempre stato e gli saro’ sempre riconoscente. La stima e l’affetto nei suoi confronti sono immutati.” Lo scrive in un lungo post su Fb Pietro Dettori, uno dei soci dell’Associazione Rousseau. “Gli ultimi mesi sono stati difficili e la conclusione delle vicende, tutt’altro che indolore, e’ nota a tutti. La strada che ho scelto io e’ diversa. Perche’ io nel MoVimento ci credo ancora. Chi mi conosce sa che con il MoVimento ho un rapporto quasi carnale. D’altronde quel tipo di lavoro, se non c’e’ la passione a sostenerti, non lo reggi. Nel futuro del MoVimento ci credo innanzitutto perche’ mi fido di Beppe Grillo. Beppe e’ il nostro garante e nei momenti piu’ critici della nostra storia e’ sempre stato lucido, a dispetto di chi lo etichetta solo come un pazzo visionario. Ha indicato un orizzonte (il 2050) e una persona (Giuseppe Conte) per il rilancio del MoVimento. Io non posso che fidarmi e invito chi in questo sogno ci crede ancora e chi ora tentenna, a fare altrettanto. Non so cosa ci riserva il futuro. Non so quali saranno le nostre prossime battaglie. Non so cosa il MoVimento politicamente deve o non deve fare. Di questo si discutera’ nei modi e nei tempi opportuni e potro’ dire la mia, assieme a migliaia di persone, in qualita’ di iscritto. Quello che so e’ che dobbiamo ritornare a essere una comunita’ di persone che si vogliono bene, in cui la fiducia e’ alla base dei rapporti personali, politici e professionali”, spiega Dettori. “Il MoVimento 5 Stelle – sottolinea – e’ come una fenice. Ogni volta che muore rinasce dalle proprie ceneri. E anche questa volta, con l’impegno di tutti, sara’ cosi'”.

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Il sindacato dei magistrati fa retromarcia, ora i ‘referendum sono legittimi” ma i diritti a rischio

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Nuovo scontro, anche oggi, tra la Lega e l’Anm sui referendum sulla giustizia. All’indomani delle polemiche suscitate dall’intervento del presidente del sindacato delle toghe Giuseppe Santalucia, accusato soprattutto da Lega e Radicali di aver messo in discussione la stessa legittimita’ dei referendum e dunque la stessa sovranita’ popolare, e’ il “parlamentino” dell’Associazione nazionale magistrati a riportare negli esatti termini la questione. E a chiarire che assolutamente nessuno intende mettere in discussione “il legittimo esercizio di una prerogativa costituzionale”. I referendum dunque sono conformi alla Costituzione, ma non condivisibili. E, soprattutto, forieri di rischi per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura e per gli stessi diritti dei cittadini, che trovano nelle garanzie riconosciute ai giudici fondamento della loro tutela. Ma il leader della Lega Matteo Salvini rilancia le accuse: “invece di preoccuparsi dei referendum e della volonta’ popolare e anziche’ minacciare – dice – sarebbe utile che l’Anm si preoccupasse di offrire agli italiani processi veloci, certezza della pena e una giustizia libera da correnti, raccomandazioni e spartizioni”. E annuncia che dal 2 luglio, in tutti i Comuni e le piazze d’Italia, “saranno i cittadini con le loro firme a fare vera Giustizia. A questo punto firmare per i 6 referendum significa difendere la Costituzione e la Democrazia”. Una lancia a favore delle toghe viene spezzata invece dal Movimento 5stelle: “Criticare il referendum – dice il presidente della commissione giustizia della Camera Mario Perantoni – e’ pienamente legittimo da parte di chiunque; non e’ accettabile la pretesa di ridurre al silenzio ed impedire la libera espressione di chi rileva la strumentalita’ di questa campagna referendaria nel momento in cui una larga maggioranza e’ impegnata proprio nella riforma della giustizia”. La precisazione di oggi dell’Anm arriva dopo che ieri Salvini e Maurizio Turco avevano chiesto l’intervento del capo dello Stato, soprattutto di fronte a quella che il leader della Lega aveva definito quasi una “minaccia”, e cioe’ l’evocazione da parte di Santalucia di una “ferma reazione” da parte delle toghe. E vista la scia di polemiche, andata avanti nonostante gia’ con un’intervista il leader dell’Anm, esponente di Area, il gruppo piu’ a sinistra delle toghe, avesse cercato di spiegare il senso delle sue dichiarazioni: nessuna minaccia, nemmeno di uno sciopero, solo la volonta’ di chiamare al dibattito le toghe di fronte a un referendum il cui fine e’ “incatenare” la magistratura alla crisi di credibilita’ che sta vivendo. Il documento chiarificatore passa a larga maggioranza al Comitato direttivo centrale dell’Anm. Si astengono soltanto gli eletti di Articolo 101, il gruppo nato in alternativa alle correnti, che contestano a Santalucia (uno dei loro esponenti Andrea Reale si spinge sino a chiederne le dimissioni) soprattutto l’apertura di credito fatta alle riforme messe in cantiere dal governo, “pericolose” e nocive come i quesiti referendari. Con Unicost e Area, lo vota invece anche Magistratura Indipendente, che pure accusa Santalucia di non aver concordato con tutta l’Anm le sue uscite sulla stampa. L’Anm “dara’ il proprio contributo”, ma fin da ora esprime “forte preoccupazione” per 3 quesiti referendari: si tratta innanzitutto delle modifiche in tema di responsabilita’ civile diretta dei magistrati e di separazione delle carriere, che “rischiano di condurre a una magistratura meno indipendente e a un pubblico ministero sganciato dalla giurisdizione e privato dei compiti di garanzia che l’ordinamento gli riserva”. Ma ad allarmare e’ anche il quesito sulla custodia cautelare, “presidio avanzato di tutela della sicurezza collettiva”. “Occorre essere consapevoli – avverte il documento – che l’eventuale approvazione dei quesiti referendari potrebbe comportare gravi ripercussioni sull’assetto costituzionale e sulle guarentigie di autonomia e indipendenza della magistratura, le quali costituiscono non privilegi di categoria ma garanzie irrinunciabili per tutti i cittadini”.

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