Corona Virus
Sì a feste private in 7 Regioni, ma c’è attesa su discoteche
Si torna a far festa in altre quattro Regioni, ora in tutto sette. Ma resta comunque vietato organizzare party in casa o ballare nelle discoteche, che rimangono chiuse almeno per tutto il mese di giugno. Nel rebus delle nuove misure in zona bianca, l’ultima trattativa sul tavolo della politica riguarda la ripartenza del divertimento del popolo della notte. Dopo lo slittamento del coprifuoco a mezzanotte (fino alle 5) nelle zona gialle, a dividere adesso e’ il tema del divertimento nella fascia di rischio piu’ bassa. Nelle prossime ore il Sindacato italiano dei locali da ballo (Silb) incontrera’ al ministero della Salute il sottosegretario Andrea Costa, al quale aveva chiesto di essere ascoltato. Stessa richiesta e’ arrivata dai gestori delle discoteche di ‘Asso Intrattenimento’ di Confindustria, che potrebbero incontrare Costa nei giorni successivi. Sul tema il ministro Speranza – il quale aveva pur mostrato un’apertura in vista di future valutazioni – resta cauto e non si e’ ancora pronunciato, ma il pressing del centrodestra, oltre a quello del settore, sale. “Proponiamo di ripartire da luglio – spiega il presidente di Asso Intrattenimento, Luciano Zanchi – ma sia chiaro che il nostro lavoro e’ l’assembramento. La gente viene in discoteca per socializzare perche’ sono luoghi atti ad accogliere le persone quindi non e’ possibile tenere la mascherina in pista, dove si balla e si suda. Siamo assolutamente favorevoli all’entrata con green pass e al tracciamento, quindi entrerebbero nei locali solo persone con anticorpi o comunque risultate negative. E’ per questo che sarebbe impossibile rendere obbligatorio l’utilizzo della mascherina”. Mantiene una linea piu’ moderata il presidente del Silb, Maurizio Pasca, per il quale si puo’ ripartire in pista anche con l’obbligo della mascherina, per toglierla solo al bancone del bar oppure bevendo o mangiando al tavolo. Entrambi i sindacati di categoria hanno proposto un protocollo sulla riapertura in sicurezza e la Silb era anche stata promotrice di un esperimento in due diverse discoteche a giugno, a Gallipoli ed a Milano, per verificare le condizioni sulla riapertura del settore. Ma quest’ultima richiesta, finita sul tavolo del Cts, non sembra ancora esser stata calendarizzata. Il dibattito e’ alimentato anche dalle polemiche per i diversi filmati pubblicati sui social in cui si vedono giovani ballare in bar e spiagge, nonostante i divieti. Ma Assobalneari avverte che si tratta di casi isolati e che in generale le regole vengono rispettate: “Siamo solidali nei confronti di altre imprese ancora chiuse e disposti ad accettare che non si balli nei lidi purche’ sia possibile farlo nelle discoteche, che su questo sono interessate da un’attivita’ specifica per noi invece solo marginale. Non vogliamo che ci sia una guerra tra poveri”, sottolinea il responsabile nazionale Fabrizio Licordari. Resta possibile l’organizzazione di matrimoni, battesimi, cresime, compleanni e banchetti successivi a questo tipo di cerimonie: per ora solo in zona bianca, dal 15 giugno ovunque. E anche in questo caso sara’ comunque necessario pero’ avere il green pass. Le feste private in casa, anche nelle sette Regioni ‘promosse’, sono vietate dal decreto. In bianco e’ consentito far visita agli amici restando all’interno della stessa zona, senza limiti di orario o nel numero di persone che si spostano. In zona gialla il limite e’ invece di quattro persone oltre ai figli minorenni o persone con disabilita’. Le regole da ‘bianca’ saranno le stesse per tutto il Paese quasi sicuramente dal 21 giugno (ad esclusione della Valle D’Aosta, che forse aspettera’ ancora un’altra settimana) proprio in virtu’ del trend di miglioramento dei dati nel Paese: nelle ultime 24 ore sono stati 1.273 i nuovi contagiati (mai cosi’ pochi dal 15 settembre 2020) ma con altre 65 vittime. Il tasso di positivita’ e’ stabile all’1,5% e sono 759 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, con un calo di 15 rispetto a ieri nel saldo quotidiano tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 25 (ieri erano stati 20) e gli attualmente positivi scendono a 188.453.
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Napoli avvia monitoraggi ambientali su campi elettromagnetici e rumore: controlli diffusi e nuovi fondi
Il Comune di Napoli avvia un’azione sistematica di monitoraggi su campi elettromagnetici e rumore con ARPAC. Controlli in 30 siti e piano per il risanamento acustico.
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Covid in Toscana, contagi in calo ma quattro nuove vittime: ricoveri giù del 12%
In Toscana i nuovi casi Covid scendono a 43, ma si registrano quattro decessi. Ricoveri in calo del 12% e 29 pazienti in ospedale, di cui due in terapia intensiva.
Netto calo dei nuovi casi Covid in Toscana, che scendono a 43 nell’ultima settimana secondo il rapporto regionale. Ma si registrano altre quattro vittime nelle province di Livorno, Arezzo, Siena e Grosseto. Il totale dei decessi dall’inizio della pandemia arriva così a 12.816.
Ospedali meno sotto pressione: -12% di ricoveri
I nuovi casi individuati – 35 con tampone molecolare e 8 con test rapido – portano a 1.672.139 il totale dei contagiati in Toscana da febbraio 2020.
I guariti salgono a 1.658.976, pari al 99,2% dei casi totali, con altre 47 persone risultate negative al tampone.
I positivi attuali sono 347. Tra questi 29 pazienti sono ricoverati in ospedale, quattro in meno rispetto alla settimana precedente (-12,1%). Due restano in terapia intensiva, con un saldo invariato.
Quasi tutti i positivi in isolamento domiciliare
La quota più consistente dei casi attivi – 318 persone – è in isolamento a casa. La Regione sottolinea che si tratta di pazienti con sintomi lievi o asintomatici. Anche questo dato è in lieve calo (-1,2%).
Una fase stabile ma da monitorare
La curva dei contagi continua a mostrare numeri contenuti, ma la presenza di quattro nuovi decessi ricorda che il Covid non è scomparso del tutto. La Regione invita a mantenere attenzione soprattutto tra le fasce fragili, mentre il sistema ospedaliero conferma una pressione limitata.
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Pamela Genini, una vita spezzata da un amore malato: violenze, minacce e paura prima del delitto di Milano
Dai racconti di amici ed ex fidanzati emerge il ritratto di un rapporto tossico, segnato da violenze e minacce. Pamela Genini, uccisa a Milano, aveva già subito aggressioni mai denunciate per paura.
Un rapporto tossico, fatto di violenza, minacce e paura. È il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte in Procura a Milano sull’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate il 14 ottobre dal compagno Gianluca Soncin, 52 anni, ora in carcere con l’accusa di omicidio pluriaggravato per crudeltà e premeditazione.
Le amiche della giovane e due suoi ex fidanzati hanno descritto agli inquirenti un legame malato, dominato da soprusi e aggressioni ripetute. Pamela – fragile, spaventata, ma incapace di allontanarsi definitivamente dal suo aguzzino – aveva subito pestaggi, umiliazioni e minacce di morte.
Le testimonianze: “Voleva lasciarlo ma aveva paura”
Il primo a essere ascoltato oggi in Procura è stato Andrea, ex fidanzato della giovane, con cui Pamela aveva mantenuto un rapporto di amicizia dopo la fine della relazione nel 2023. Insieme a un altro ex, Francesco, che aveva sentito al telefono le ultime parole della ragazza prima di morire, aveva tentato di proteggerla dalle violenze di Soncin.
“Era terrorizzata – hanno raccontato gli amici – ma non trovava la forza di denunciarlo. Temeva ritorsioni.”
Anche l’ex compagna dell’assassino ha confermato il profilo di un uomo “violento e prevaricatore”, denunciato per maltrattamenti già nel 2011, ma poi mai condannato perché la donna aveva ritirato la querela.
Le aggressioni e il codice rosso mancato
Gli inquirenti stanno ricostruendo una lunga catena di episodi di violenza. All’Isola d’Elba Soncin avrebbe colpito Pamela con calci e pugni, minacciandola con cocci di vetro e tentando di buttarla dal balcone di un albergo. A Cervia le avrebbe rotto un dito, costringendola al ricovero all’ospedale di Seriate, dove la ragazza aveva compilato il questionario antiviolenza, senza che però scattasse il codice rosso.
L’indagine e le prossime mosse
Oggi, al Palazzo di Giustizia di Milano, si è tenuta una riunione operativa tra la Procura e i vertici della Questura per coordinare i prossimi passi. La Squadra Mobile curerà le analisi forensi dei cellulari, mentre i Carabinieriraccoglieranno nuovi elementi sugli episodi di stalking e sulle frequentazioni dell’assassino, la cui vita e i cui affari verranno ora passati al setaccio.
Il dolore della famiglia
Intanto, domani pomeriggio a Villa D’Almè sarà allestita la camera ardente per Pamela Genini, mentre i funerali si terranno venerdì a Strozza, in provincia di Bergamo.
La famiglia ha chiesto silenzio e rispetto:
“Lasciateci nel nostro lutto – hanno dichiarato la madre e i parenti – chiediamo solo di essere lasciati soli.”
Un’altra giovane vita spezzata da un amore malato e da una violenza ignorata troppo a lungo, che riaccende il drammatico tema della protezione delle vittime di femminicidio in Italia.


