Cronache
Sesso con un minorenne, l’insegnante di inglese di Prato al giudice: ho fatto un figlio con lui quando era 14enne
Non cambia la sua versione dei fatti la donna di Prato che ha avuto un figlio da un 15enne che andava da lei a ripetizioni di inglese. E non smuove di un millimetro il suo racconto neppure all’interrogatorio di garanzia sostenuto davanti al giudice Francesca Scarlatti che l’ha messa ai domiciliari il 25 marzo. La donna avrebbe ammesso di aver avuto una lunga relazione sessuale col suo allievo di inglese. Ma avrebbe respinto l’accusa di aver fatto sesso con lui quando aveva appena 13 anni. Infatti è stabilito che, in caso di rapporti sessuali con una persona sotto i 14 anni, data l’età giovanissima, il consenso non c’è in nessun caso, non esiste. Un aspetto che potrebbe aggravare la posizione della 31enne che è indagata per violenza sessuale e atti sessuali con minore. “La nostra assistita ha chiarito la propria versione non modificandola, ha fornito spiegazioni al gip e ha risposto a tutte le sue domande”, hanno comunque detto al termine dell’interrogatorio i difensori Mattia Alfano e Massimo Nistri. In due ore e mezzo di interrogatorio la vicenda è stata tracciata nei suoi aspetti principali: le lezioni di inglese, il rapporto che durerebbe fin dal 2017, la frequentazione della stessa palestra, l’attività sessuale cui la donna avrebbe indotto il minore, la nascita del figlio avuto da lui pochi mesi fa, gli assillanti messaggi in chat per tenerlo vicino a sè, la ‘navigazione’ da parte di lei in siti Internet ‘particolari’.
In buona sostanza, secondo quanto emerge, la 31enne pratese, infermiera ma anche capace di insegnare l’inglese, avrebbe risposto quanto già detto nell’interrogatorio dell’11 marzo, prima dell’arresto, cioè negando di aver avuto rapporti sessuali col minore fino al suo quattordicesimo anno. Ma avrebbe ammesso di aver avuto rapporti con lui successivamente.
Tale circostanza è provata dal test del Dna da cui risulta che l’allievo di inglese è padre di un figlio concepito con la sua professoressa. Tuttavia questa versione, per quanto riguarda i tempi, non combacia con le dichiarazioni del ragazzo – che insieme ai familiari l’ha denunciata alla polizia – ne’ coi messaggi scambiati tra i due ed esaminati dalla squadra mobile. Al gip i difensori non hanno depositato alcuna richiesta di revoca della misura dei domiciliari, ma aspettano l’8 aprile quando è fissata l’udienza al riesame di Firenze dove è pendente un loro appello per ottenere l’annullamento dei domiciliari. Inoltre la procura, che sta valutando di chiedere il giudizio immediato, ha chiesto al gip incidente probatorio sul racconto del 15enne. Resta indagato il marito della donna per alterazione dello stato civile, per falsa dichiarazione di paternita’ del bimbo nato alla moglie in seguito alla relazione col 15enne.
Cronache
Sita Sud introduce il congedo mestruale: due giorni al mese senza certificato medico
Un accordo integrativo consente alle lavoratrici di Sita Sud di utilizzare fino a due giorni al mese per cicli mestruali dolorosi, senza consumare ferie personali e senza presentare certificazione medica. Le giornate provengono dalla banca delle ferie solidali.
Due giorni di assenza al mese, senza certificazione medica e senza intaccare ferie e permessi personali. È la misura introdotta in Sita Sud con il rinnovo dell’accordo integrativo sottoscritto dall’azienda e dalle organizzazioni sindacali.
Le lavoratrici che affrontano cicli mestruali particolarmente dolorosi potranno utilizzare le giornate raccolte attraverso la banca delle ferie solidali, alimentata dalle donazioni dei colleghi.
L’iniziativa rappresenta una novità significativa nel settore del trasporto pubblico, anche perché in Italia non esiste ancora un congedo mestruale disciplinato da una legge nazionale o dai contratti collettivi.
Una banca nata nel 2015
Il sistema delle ferie solidali era stato sperimentato in azienda già nel 2015, quando i dipendenti donarono parte delle proprie giornate a un collega che doveva assistere il figlio gravemente malato. La solidarietà permise al lavoratore di occuparsi del ragazzo per quasi due anni.
Da allora la banca viene riaperta quando le giornate disponibili stanno per esaurirsi. Alla nuova raccolta hanno partecipato i circa 480 dipendenti dell’azienda: secondo il sindacato sono state donate complessivamente circa 300 giornate, considerate sufficienti a coprire il fabbisogno previsto per un anno.
«Tutela per salute, sicurezza e reddito»
«Si tratta di un passo avanti fondamentale», afferma Diego Corace, segretario provinciale della Fit Cisl Salerno. Il sindacalista richiama in particolare la condizione delle conducenti, responsabili ogni giorno della propria sicurezza e di quella dei passeggeri.
«Un ciclo mestruale particolarmente intenso può compromettere la piena affidabilità alla guida e costringere le lavoratrici a scegliere tra salute, sicurezza e penalizzazioni economiche», sostiene Corace.
Il ricorso alla malattia può infatti incidere sul premio di risultato, mentre utilizzare le ferie personali riduce ulteriormente il monte dei giorni disponibili. Con il nuovo accordo, sottolinea il rappresentante della Fit Cisl, le dipendenti potranno assentarsi senza conseguenze economiche.
La richiesta di estendere la tutela
La commissione aziendale incaricata di valutare l’accesso alla banca delle ferie solidali, riferisce il sindacato, non avrebbe finora riscontrato richieste improprie.
La Fit Cisl chiede ora che la misura non resti confinata alla singola azienda. «Il contratto nazionale degli autoferrotranvieri dovrebbe prevedere permessi aggiuntivi per le lavoratrici con cicli mestruali particolarmente dolorosi, almeno per chi svolge mansioni di prima linea», conclude Corace.
Cronache
SuperEnalotto, a Oggiono centrato il “6” da 223,2 milioni con una schedina da 5 euro
Una schedina da 5 euro giocata nel punto vendita Al Chicherin di Oggiono, in provincia di Lecco, ha centrato il “6” da 223,2 milioni di euro. È la prima vincita del 2026 e la seconda più alta di sempre al SuperEnalotto.
Cronache
Eredità Agnelli, Margherita esclusa come parte civile contro John Elkann
La gup di Torino Irene Giani ha escluso Margherita Agnelli come parte civile contro il figlio John Elkann nel filone sulle presunte violazioni fiscali relative alla residenza di Marella Caracciolo. La donna è stata invece ammessa nel segmento riguardante il presunto falso sulla composizione della società Dicembre, che coinvolge Gianluca Ferrero e Remo Morone.
Margherita Agnelli non potrà costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel segmento del procedimento relativo alle presunte violazioni fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo. La gup di Torino Irene Giani ha respinto la richiesta durante la nuova udienza preliminare, aggiornata al 16 ottobre.
La decisione non chiude però ogni possibilità di richiesta risarcitoria: Margherita è stata ammessa come parte civile per il diverso capitolo processuale riguardante un presunto falso nella documentazione sulla società Dicembre.
La richiesta di risarcimento
Margherita Agnelli aveva quantificato in un milione e 300 mila euro il danno morale che sarebbe stato provocato dalle condotte contestate a John Elkann e allo storico commercialista della famiglia, Gianluca Ferrero.
Secondo la donna, le presunte irregolarità fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo, morta nel 2019, avrebbero fatto parte di un piano volto non soltanto a evadere le imposte, ma anche a compromettere i suoi diritti sull’eredità.
Per la giudice, tuttavia, il collegamento tra i reati contestati e il danno lamentato da Margherita sarebbe troppo debole. Accogliere una simile impostazione significherebbe riconoscere automaticamente un danno risarcibile all’immagine e alla reputazione dei familiari dell’autore di qualsiasi reato.
La difesa di Elkann
«Una decisione condivisibile, perché una costituzione di parte civile non può diventare lo strumento di insondabili rancori personali», ha commentato l’avvocato Paolo Siniscalchi, componente del collegio difensivo di Elkann.
La difesa ha annunciato che si concentrerà ora sulla sostanza delle contestazioni per dimostrare che il presidente di Stellantis non avrebbe violato alcuna legge.
Ammessa nel filone sulla società Dicembre
La richiesta di Margherita è stata invece accolta per il capitolo che coinvolge il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio Remo Morone. Al centro c’è un presunto falso nella dichiarazione del 2021 sulla composizione societaria di Dicembre, la cassaforte che controlla le partecipazioni del gruppo.
La Procura ha contestato un’aggravante che, in caso di condanna, prevede una pena compresa tra tre e dieci anni. Secondo Margherita, l’irregolarità avrebbe influenzato le numerose cause civili che la contrappongono ai figli sull’eredità della madre.
La gup ha riconosciuto la legittimazione della donna a costituirsi parte civile, mentre l’eventuale diritto a un risarcimento sarà valutato successivamente.
Il suo legale, Dario Trevisan, ha precisato che le richieste per i danni morali potranno essere riproposte in una fase successiva e che resta possibile agire in sede civile per quelli patrimoniali. Le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate nel processo.


