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Serie A a otto punte: Inter favorita, Napoli in agguato
La Serie A 2026-2027 parte il 22 agosto con l’Inter campione d’Italia davanti al Napoli. Roma, Como, Juventus, Milan, Atalanta e Fiorentina completano il gruppo delle otto possibili protagoniste.
È una Serie A a otto punte, seppure collocate su livelli differenti, quella che si prepara a partire sabato 22 agosto. Le amichevoli estive offrono indicazioni ancora parziali, mentre il mercato promette di trascinarsi fino a settembre alimentando speranze, suggestioni e qualche inevitabile illusione.
Davanti a tutte c’è l’Inter campione d’Italia, inseguita dal Napoli. Alle loro spalle scalpitano Roma, Como, Milan e Juventus, arrivate nello spazio di quattro punti al termine della scorsa stagione. Poco più indietro si colloca l’Atalanta, mentre la rivoluzione della Fiorentina potrebbe trasformare i viola nella mina vagante del campionato.
Inter, la favorita si veste all’inglese
La squadra di Chivu conserva la struttura che ha conquistato lo scudetto e aggiunge un marcato accento britannico. Stones ha raggiunto il suo ex compagno del Manchester City Akanji, mentre Djed Spence, arrivato dal Tottenham, raccoglierà l’eredità di Dumfries sulla fascia.
La possibile partenza di Frattesi potrebbe aprire la strada a un nuovo innesto a centrocampo, con Curtis Jones tra i profili seguiti. Il ritorno di Stankovic aumenta le alternative e l’attacco resta una garanzia.
Il principale interrogativo riguarda la porta. L’addio di Sommer ha favorito la promozione di Josep Martinez, con Provedel come alternativa. Per una rosa di questo livello ci si poteva forse attendere una soluzione più ambiziosa.
Napoli, Allegri può tentare il sorpasso
Massimiliano Allegri eredita la rosa profonda costruita da Antonio Conte, ma anche una preoccupante propensione agli infortuni. Le lunghe assenze di Buongiorno e Beukema rappresentano la maggiore criticità e spiegano il pressing per Badiashile, la cui operazione deve essere ancora completata.
Partito Lukaku, il Napoli cerca un attaccante capace di affiancare Hojlund. Gabriel Jesus resta una delle ipotesi, ma non c’è ancora un accordo. Il centrocampo è sontuoso e, se De Bruyne riuscirà a garantire continuità fisica, gli azzurri avranno le qualità necessarie per contendere il titolo all’Inter. Servirà però anche liberarsi dei numerosi esuberi.
Roma e Como, la Champions non basta
La Roma ha superato, con qualche margine di rischio, i vincoli del settlement agreement senza sacrificare i pezzi migliori. Gasperini ha ricevuto Castro, Molina e Koulierakis, ma attende ancora almeno un esterno offensivo e un’altra soluzione sulle fasce.
La squadra è competitiva, a condizione che il tecnico corregga le lacune difensive emerse nei primi test e che Dybala conservi la condizione mostrata durante la preparazione.
Il Como continua invece a investire dopo avere superato i 300 milioni di euro in tre anni. Ha riacquistato Nico Paz e aggiunto Chalobah, Yan Couto e Kaiki a una difesa che era già tra le migliori del campionato. Kean rimane il sogno per l’attacco.
Il vero interrogativo per Fabregas non riguarda soltanto l’inserimento dei nuovi arrivati, ma la capacità di confermare in Champions e in campionato gli straordinari livelli raggiunti nella passata stagione.
Juventus, la porta resta il nodo
Gli arrivi di Kolo Muani e Alajbegovic accrescono il potenziale offensivo e possono esaltare ulteriormente Yildiz e Conceição. Spalletti vorrebbe anche Zirkzee, ma deve soprattutto trovare equilibrio negli altri reparti.
Lucumí rafforza la difesa accanto a Bremer, mentre a centrocampo continua a mancare qualità. Il problema principale rimane però il portiere. Dopo il ridimensionamento di Di Gregorio e le piste Suzuki e Vicario, la Juventus ha riaperto il dossier Emiliano “Dibu” Martínez.
L’arrivo di Suzuki all’Aston Villa può favorire la trattativa, ma l’operazione non è ancora conclusa. Anche qualora arrivasse, il campione del mondo argentino, ormai vicino ai 34 anni, rappresenterebbe una soluzione prestigiosa ma non definitiva. Nel frattempo il club deve sfoltire un organico ancora sovrabbondante.
Milan, rivoluzione ad alta velocità
Il Milan ha azzerato i vertici tecnici e si prepara a cambiare una parte consistente della squadra. Dopo settimane di immobilismo, il rischio è però quello di procedere con eccessiva fretta.
Rúben Amorim ha ricevuto un centravanti di peso come Gonçalo Ramos, destinato a comporre il reparto offensivo con Pulisic e, salvo offerte importanti, Leão. Gila offre garanzie in difesa, mentre Rabiot e Modric assicurano qualità ed esperienza a centrocampo.
Restano dubbi sulla conoscenza della Serie A da parte del tecnico portoghese e sulla sua capacità di adattare rapidamente le proprie idee. Il successo per 4-2 nell’amichevole contro il Manchester United, intanto, porta fiducia.
Atalanta, Sarri raccoglie l’eredità di Gasperini
Dopo le esperienze negative di Juric e Palladino, l’Atalanta affida a Maurizio Sarri il compito di rilanciare un progetto che conserva basi molto solide.
Kristensen completa la difesa con Scalvini, mentre Gianluca Gaetano aggiunge tecnica a un centrocampo guidato da De Roon. L’attacco dispone di numerose soluzioni di qualità e la cessione di Palestra al Chelsea ha finanziato il mercato.
Se Sarri riuscirà a trasmettere rapidamente i propri principi, l’Atalanta potrà tornare sui livelli raggiunti durante il lungo ciclo di Gasperini.
Fiorentina, la possibile sorpresa
Fabio Paratici ha rivoluzionato la rosa dopo una stagione trascorsa pericolosamente vicino alla zona retrocessione. Dei vecchi punti di riferimento sono rimasti soprattutto De Gea, Fagioli e Kean, sempre che il Como non decida di presentare un’offerta irrinunciabile.
Dragusin, Oulai, João Mário, Atta, Pellegrino e soprattutto Mastantuono, arrivato in prestito dal Real Madrid, hanno alzato sensibilmente il livello tecnico della squadra affidata a Fabio Grosso.
Serviranno tempo e pazienza per assemblare così tante novità, ma la Fiorentina dispone del talento necessario per diventare la vera mina vagante della Serie A.
Le altre e la corsa salvezza
Subito dietro le prime otto si colloca il Bologna, chiamato a compensare con il lavoro di Tedesco le partenze di Lucumí e Castro. La Lazio di Gattuso, nonostante le difficoltà finanziarie e ambientali, ha piazzato il colpo Frattesi e prova a prendere Pinamonti.
Il Torino punta sull’entusiasmo portato da Abate e sulla permanenza di Vlašić e Simeone. Udinese e Sassuolo sembrano avere le qualità necessarie per conquistare un tranquillo centroclassifica.
Più incerta la situazione delle altre. Il Genoa di De Rossi ha una rosa equilibrata e prova ad aggiungere Ferguson. Il Venezia neopromosso, guidato da Stroppa, ha ricevuto investimenti importanti dalla proprietà americana.
Il Parma di Cuesta continua a puntare sui giovani dopo le cessioni di Suzuki e Pellegrino. Il Lecce di Di Francesco deve risolvere il caso Banda, mentre nel Cagliari resta aperta la questione Sebastiano Esposito.
Ambizioni di salvezza anche per le altre neopromosse. Il Frosinone di Massimiliano Alvini è al centro della trattativa per il passaggio della famiglia Stirpe a una piattaforma statunitense. Il Monza, rilevato da un fondo americano, offre invece a Ivan Juric un’altra occasione dopo le esperienze negative con Roma, Southampton e Atalanta.
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Fiorentina, esonerato Grosso dopo appena tre giornate. Thiago Motta tra le ipotesi
Fabio Grosso non è più l’allenatore della Fiorentina. Il club viola lo ha esonerato dopo tre sconfitte nelle prime tre giornate, con nove gol subiti e uno segnato. Tra le prime ipotesi per la successione c’è Thiago Motta.
Tre partite e tre sconfitte. È già finita l’avventura di Fabio Grosso sulla panchina della Fiorentina. Il club viola ha ufficializzato l’esonero dell’allenatore dopo appena tre giornate di campionato.
«ACF Fiorentina comunica che Fabio Grosso è stato sollevato, in data odierna, dall’incarico di allenatore della Prima Squadra maschile», si legge nella breve nota diffusa dalla società.
Salta così la prima panchina della Serie A 2026/2027, al termine di un avvio di stagione decisamente negativo per i viola.
Tre sconfitte, nove gol subiti
A condannare Grosso sono soprattutto i numeri.
La Fiorentina ha perso tutte e tre le partite disputate in campionato, due delle quali davanti al proprio pubblico contro Frosinone e Torino.
Il bilancio complessivo è pesante: zero punti, un solo gol realizzato e nove subiti.
La sconfitta contro il Torino al Franchi aveva provocato la dura contestazione dei tifosi, con i fischi che avevano accompagnato la squadra al termine della partita.
Segnali di una situazione già molto complicata, anche se pochi potevano immaginare una decisione così drastica dopo appena tre giornate.
La società ha invece scelto di intervenire immediatamente, interrompendo il rapporto con Grosso e aprendo la ricerca del nuovo tecnico.
Thiago Motta tra i primi nomi
L’attenzione si sposta adesso sul possibile successore.
Tra i nomi che circolano nelle prime ore dopo l’esonero c’è quello di Thiago Motta.
Al momento non risultano annunci né accordi ufficiali e l’ipotesi resta quindi da verificare. L’ex tecnico della Juventus sarebbe però uno dei profili presi in considerazione dalla dirigenza viola per provare a cambiare immediatamente rotta.
La Fiorentina ha fretta.
Dopo tre sconfitte consecutive e nove reti incassate, la stagione è cominciata nel modo peggiore possibile.
E il primo a pagarne le conseguenze è Fabio Grosso, esonerato dopo appena 270 minuti di campionato.
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Italvolley d’argento, la Turchia vince 3-2 la finale europea. Sfuma la Tripla Corona
La Turchia batte l’Italia 3-2 nella finale degli Europei di pallavolo femminile e conquista il secondo titolo continentale consecutivo. Le azzurre dominano primo e terzo set, ma vengono rimontate e cedono al tie-break. Vargas ed Egonu chiudono entrambe con 28 punti.
L’Italia si ferma a un passo dalla Tripla Corona. Dopo l’oro olimpico e quello mondiale, le azzurre della pallavolo devono accontentarsi dell’argento agli Europei: la Turchia vince 3-2 una finale bellissima e combattuta e si conferma campione continentale.
Davanti ai sedicimila spettatori del Sinan Erdem Sports Hall di Istanbul, la squadra allenata dall’italiano Daniele Santarelli rimonta due volte l’Italia e si impone al tie-break con i parziali di 16-25, 25-22, 12-25, 25-21, 15-10.
Per la Turchia è il secondo titolo europeo consecutivo dopo quello conquistato nel 2023 e arriva anche il pass per i Giochi olimpici di Los Angeles.
Per l’Italia resta invece un grande rimpianto: aver dominato lunghi tratti della finale senza riuscire a chiuderla.
L’Italia domina il primo set
L’avvio delle azzurre è impressionante.
La squadra di Julio Velasco entra in campo aggressiva, ordinata e praticamente perfetta. La Turchia fatica a trovare soluzioni e l’Italia scappa via fino al netto 25-16.
Il secondo set sembra inizialmente seguire lo stesso copione.
Danesi e compagne volano sul 12-6 e danno l’impressione di avere completamente in mano la partita.
È proprio qui, però, che cambia la finale.
La Turchia riesce a rimanere agganciata al set, recupera progressivamente lo svantaggio e, trascinata da un palazzetto infuocato, ribalta il parziale fino al 25-22.
Uno a uno.
Nel terzo set non c’è partita
La reazione italiana è immediata.
Nel terzo set l’Italvolley torna a giocare ai propri livelli migliori e travolge letteralmente le padrone di casa.
Il 25-12 fotografa una superiorità nettissima.
Sul 2-1 sembra davvero possibile completare la straordinaria serie iniziata con l’oro olimpico di Parigi e proseguita con il titolo mondiale conquistato nelle Filippine.
Ma la Turchia non crolla.
Vargas trascina la rimonta turca
Nel quarto parziale le padrone di casa ritrovano continuità e soprattutto possono affidarsi a una Melissa Vargas sempre più determinante.
La Turchia prende progressivamente il controllo del set e chiude 25-21, trascinando la finale al tie-break.
A quel punto cambia anche l’inerzia psicologica della partita.
Le turche partono meglio, mentre l’Italia perde quella sicurezza mostrata nei primi tre set. Il pubblico di Istanbul spinge le padrone di casa e la squadra di Santarelli non concede più alle azzurre la possibilità di rientrare.
Finisce 15-10.
Turchia campione d’Europa.
Vargas ed Egonu, 28 punti a testa
La protagonista della finale è Melissa Vargas, che chiude con 28 punti e conquista anche il riconoscimento di miglior giocatrice del torneo.
Dall’altra parte risponde Paola Egonu, anche lei a quota 28.
Ma questa volta non basta.
È la Turchia a festeggiare il secondo Europeo consecutivo e a pareggiare idealmente i conti nella grande rivalità degli ultimi anni.
Le turche hanno battuto l’Italia agli Europei del 2023 e del 2026. In mezzo, le azzurre si erano prese le vittorie più prestigiose, alle Olimpiadi e al Mondiale.
Italia-Turchia è ormai una delle grandi classiche della pallavolo femminile internazionale.
Danesi: «Usciamo a testa alta»
A fine partita la capitana Anna Danesi non nasconde il rammarico.
«Abbiamo giocato una buona pallavolo nei primi tre set, c’è rammarico per quel secondo parziale in cui siamo state riprese dopo essere state in vantaggio 12-6 e per esserci un po’ disunite nel tie-break».
Poi il riconoscimento alle avversarie.
«Onore alla Turchia. Noi chiudiamo comunque la nostra estate con due medaglie: non erano quelle che volevamo, ma usciamo a testa alta e con grandi margini di miglioramento con questo nuovo assetto».
È probabilmente proprio quel secondo set il momento che le azzurre ripenseranno più a lungo.
Sul 12-6 l’Italia aveva la possibilità di portarsi sul 2-0 e indirizzare pesantemente la finale.
La Turchia è rimasta in piedi.
E alla fine ha vinto.
L’Italia torna a casa con l’argento e con il dispiacere di una Tripla Corona soltanto sfiorata. Ma dopo l’oro olimpico e quello mondiale, resta ai vertici assoluti della pallavolo internazionale.
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US Open, influencer e ring light invadono il tennis: lo Slam rischia di diventare un grande TikTok
Prima c’era il tennis. Adesso, qualche volta, bisogna cercarlo tra un selfie, un cocktail, una ring light e qualcuno che sta registrando un video per i social mentre sul campo si gioca un punto.
Benvenuti agli US Open 2026, lo Slam che più di ogni altro ha deciso di trasformare il tennis in spettacolo globale. Una scelta che ha funzionato benissimo in termini di popolarità, pubblico e capacità di intercettare nuove generazioni.
Forse persino troppo.
Perché a Flushing Meadows quest’anno è esploso il caso degli influencer e dei content creator. Sono circa 100 quelli accreditati ufficialmente, quasi il doppio dei 54 del 2025.
L’obiettivo è comprensibile: portare il tennis davanti a milioni di persone che magari non guarderebbero mai una partita dall’inizio alla fine.
Il problema nasce quando per raccontare il tennis si finisce per disturbare il tennis.
Ring light e video mentre si gioca
Durante un match di Naomi Osaka alcuni spettatori impegnati a realizzare contenuti hanno fatto abbastanza rumore da costringere l’arbitro a intervenire. In un altro episodio è comparsa una ring light accesa durante il gioco.
La USTA è dovuta correre ai ripari ricordando agli spettatori di evitare flash, luci e comportamenti capaci di disturbare i giocatori.
C’è però una precisazione importante: le persone protagoniste delle interruzioni più discusse durante il match di Osaka non risulterebbero appartenere al gruppo dei creator ufficialmente accreditati dall’organizzazione.
Il problema, dunque, è persino più grande degli influencer.
È il modello di spettacolo che l’US Open sta costruendo intorno al tennis.
New York non è Wimbledon. E va bene così
Nessuno pretende che Flushing Meadows diventi Wimbledon.
New York è sempre stata rumorosa.
All’Arthur Ashe Stadium si mangia, si beve, ci si alza, si chiacchiera. Gli spettatori arrivano con un’idea dello sport molto più vicina all’NBA, al baseball o al football americano che al religioso silenzio del Centre Court londinese.
È parte del fascino degli US Open.
Anche Jannik Sinner ha spiegato in passato che chi arriva a New York sa perfettamente quale atmosfera troverà.
Ma esiste una differenza tra un pubblico caldo e un pubblico che impedisce agli atleti di lavorare.
Ed è proprio su quella linea che il torneo sembra essersi avvicinato pericolosamente.
Osaka: bene allargare il pubblico, ma esistono delle regole
Naomi Osaka non contesta l’ingresso dei creator nel tennis.
Anzi.
Riconosce che possano servire per far conoscere questo sport a persone che altrimenti non lo seguirebbero.
Ma il principio posto dalla campionessa giapponese è elementare: se entri in uno stadio per assistere a una competizione devi conoscere almeno le regole fondamentali di comportamento.
Coco Gauff usa un paragone altrettanto semplice.
Se qualcuno ti invita su un red carpet, non ti presenti senza sapere minimamente come funziona quell’ambiente. Allo stesso modo, chi porta nuovi ospiti all’US Open dovrebbe spiegare loro come si assiste a una partita di tennis.
Jessica Pegula va ancora più al punto: sul campo ci sono professionisti che stanno svolgendo il proprio lavoro. Disturbarli per registrare un contenuto social è una mancanza di rispetto.
Il tennis vuole conquistare TikTok
Dietro tutto questo c’è una questione economica enorme.
Gli US Open non competono più soltanto con Wimbledon, Roland Garros e Australian Open.
Competono per l’attenzione.
E oggi l’attenzione dei ragazzi passa soprattutto attraverso TikTok, Instagram, YouTube e le altre piattaforme social.
Un creator capace di raggiungere milioni di follower può avere per un torneo un valore promozionale enorme.
E allora arrivano gli accrediti.
I selfie.
I video.
Gli outfit.
Gli sponsor.
I cocktail fotografati con il campo sullo sfondo.
L’Arthur Ashe diventa così non soltanto il centrale del torneo, ma un posto nel quale bisogna poter dire di esserci stati.
Il tennis rischia di trasformarsi nello sfondo.
Il paradosso
Ed è qui che nasce il paradosso.
Per conquistare una generazione abituata a consumare contenuti di pochi secondi, il tennis prova a raccontare attraverso i social uno sport che richiede esattamente il contrario: tempo, attenzione, pazienza.
Una partita maschile di uno Slam può durare quattro o cinque ore.
Un punto può essere costruito lentamente.
Un game può cambiare una partita.
Un silenzio può essere parte dello spettacolo quanto un ace.
Non tutto può essere ridotto a quindici secondi di video.
E non tutto ciò che genera engagement migliora necessariamente lo sport che dovrebbe promuovere.
Non è una guerra agli influencer
Sarebbe troppo facile concludere che la colpa sia degli influencer.
Non è così.
I social hanno contribuito enormemente alla crescita della popolarità degli atleti e possono portare il tennis davanti a un pubblico nuovo.
Il problema è un altro.
Chi apre le porte deve anche stabilire le regole.
Se l’US Open vuole diventare contemporaneamente torneo, spettacolo, evento mondano e gigantesca macchina social può farlo.
Ma quando l’arbitro deve interrompere un punto perché qualcuno sta realizzando un video sugli spalti, qualcosa non funziona più.
Perché il pubblico può cambiare.
Il modo di raccontare lo sport può cambiare.
Persino l’etichetta del tennis può evolversi.
Ma alla fine dovrebbe rimanere una cosa abbastanza semplice da ricordare: quando il giocatore serve, il protagonista è lui. Non quello che sta facendo il reel.


