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Senza Sinner il tennis italiano resta senza ombrello: ora Musetti e Cobolli devono diventare grandi

Lo US Open si chiude senza italiani nei quarti per la prima volta da Melbourne 2024. L’assenza di Sinner mette in evidenza i limiti di Musetti, Cobolli e Darderi, chiamati a conquistare maggiore autonomia tecnica e mentale.

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Il primo Slam senza Jannik Sinner avrebbe dovuto segnare l’emancipazione del tennis italiano dal suo campione più luminoso. È diventato invece il torneo delle occasioni perdute, dei limiti fisici e delle responsabilità ancora da assumere.

Con l’eliminazione di Luciano Darderi, lo US Open diventa il primo Major dagli Australian Open del 2024 senza italiani nei quarti di finale. Un risultato sorprendente per un movimento che aveva portato dieci giocatori nel tabellone maschile e che soltanto tre mesi prima aveva piazzato Matteo Berrettini, Matteo Arnaldi e Flavio Cobolli tra gli ultimi otto.

Sinner è fermo da Wimbledon per una tendinite al ginocchio. Senza di lui, gli altri azzurri sono stati costretti a uscire dalla zona protetta creata dai suoi successi. E il salto di qualità non è arrivato.

Sinner e la scelta compiuta a tredici anni

La differenza non è soltanto tecnica. Sinner ha lasciato la famiglia a tredici anni, abbandonando lo sci per costruire una carriera nel tennis. Una scelta precoce che lo ha costretto ad assumersi direttamente il peso delle vittorie e delle sconfitte.

Quell’indipendenza non garantisce il successo, ma aiuta a sviluppare autonomia, disciplina e capacità decisionale. Per Sinner significava anche dimostrare alla propria famiglia che il tennis non era un capriccio adolescenziale.

La crescita di un atleta passa spesso dalla capacità di allontanarsi, almeno professionalmente, dalle figure che lo hanno formato. Non necessariamente per interrompere i rapporti, ma per aggiungere competenze e accettare nuove responsabilità.

Darderi sconfitto dal favorito

Luciano Darderi ha trovato sulla propria strada Alexander Zverev, uno dei principali candidati al titolo. Alla prima esperienza sull’Arthur Ashe, l’azzurro ha pagato anche la tensione provocata dall’atmosfera del campo centrale.

Il suo torneo non può essere considerato un fallimento. Nella stagione del miglior piazzamento in classifica, raggiunto con il numero 16, Darderi è stato eliminato negli Slam da Sinner e Zverev, i primi due giocatori del mondo.

La possibile convocazione per le finali di Coppa Davis a Bologna sarebbe il riconoscimento di una crescita evidente, nonostante i limiti mostrati nei momenti più importanti.

Musetti e Cobolli, il passo che manca

Le maggiori delusioni riguardano Lorenzo Musetti e Flavio Cobolli. Il primo ha subito un netto calo fisico, mentre il secondo è arrivato a New York svuotato dalle fatiche accumulate durante la stagione.

Entrambi hanno raggiunto livelli altissimi lavorando con persone legate profondamente alla propria storia. Simone Tartarini ha accompagnato Musetti dai campi di club fino al numero 5 del mondo. Stefano Cobolli ha guidato il figlio Flavio fino alla settima posizione.

Risultati simili meritano rispetto e rendono semplicistica qualsiasi richiesta di separazione. Il punto non è necessariamente cambiare allenatore, ma capire se sia arrivato il momento di affiancare nuove competenze tecniche, atletiche e mentali a quelle già presenti.

Il difficile equilibrio con i padri-allenatori

Anche Darderi è allenato dal padre Gino. Durante la partita contro Zverev gli ha chiesto di cambiare posto sugli spalti per scaramanzia, provocando le risate del pubblico.

Il rapporto tra un atleta e un genitore-allenatore può essere una risorsa straordinaria, ma richiede confini chiari. La fiducia assoluta e la conoscenza reciproca possono trasformarsi, nei momenti di difficoltà, in dipendenza o sovrapposizione dei ruoli.

Non esiste una regola valida per tutti. Licenziare chi ha costruito un campione può essere ingiusto e controproducente. Restare immobili, però, rischia di impedire l’ingresso di idee nuove proprio quando il livello internazionale richiede un ulteriore salto.

L’attesa per il ritorno di Sinner

Sinner non ha ancora ripreso ad allenarsi con continuità e spera di rientrare a Pechino alla fine del mese. Il suo ritorno restituirebbe al tennis italiano il suo principale riferimento.

Ma Musetti, Cobolli e Darderi non possono limitarsi ad aspettarlo. Il movimento ha bisogno che imparino a occupare il centro della scena anche quando il numero uno non c’è.

Diventare grandi non significa rinnegare chi ti ha accompagnato. Significa smettere di cercare riparo, assumersi la responsabilità delle sconfitte e trovare dentro di sé, e nella propria squadra, gli strumenti per non dipendere dalla luce di un altro.

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Napoli, McTominay torna in gruppo: Allegri valuta la difesa a tre

McTominay ha ottenuto l’idoneità agonistica e ripreso gli allenamenti con il Napoli, ma la convocazione contro il Frosinone resta da valutare. Allegri ritrova Meret, Spinazzola e Giovane, mentre deve gestire diverse assenze. Tra le ipotesi tattiche figura il 3-4-2-1, con l’obiettivo di dare maggiore sostegno a Hojlund.

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McTominay torna in gruppo, ma l’emergenza infortuni continua a condizionare le scelte di Massimiliano Allegri. Il Napoli prepara la sfida contro il Frosinone, in programma sabato 10 ottobre alle 20.45 al Maradona, tra recuperi importanti, nuove assenze e la possibilità di modificare l’assetto tattico per dare maggiore sostegno a Rasmus Hojlund.

Il rientro negli allenamenti collettivi di Giovane, Alex Meret e Leonardo Spinazzola amplia le alternative. Il segnale più atteso arriva però da Scott McTominay, che ha ottenuto la conferma dell’idoneità agonistica dopo gli accertamenti medici.

McTominay riprende ad allenarsi con i compagni

Il centrocampista scozzese ha completato gli ulteriori controlli previsti dopo l’ablazione effettuata a settembre per un’aritmia cardiaca benigna.

L’esito degli esami gli ha consentito di riprendere il lavoro con la squadra, dopo il periodo di allenamento personalizzato. Un passaggio importante verso il ritorno in campo, anche se la convocazione contro il Frosinone non è ancora confermata.

Allegri e lo staff medico valuteranno la condizione del giocatore e la risposta ai carichi prima di decidere quando reinserirlo nelle rotazioni.

Meret, Spinazzola e Giovane ampliano le alternative

I recuperi di Meret, Spinazzola e Giovane restituiscono al tecnico possibilità di scelta in più reparti.

Spinazzola è particolarmente prezioso sulla fascia sinistra, mentre Giovane offre soluzioni nelle posizioni offensive. Meret torna a disposizione per la porta.

Anche Luca Marianucci viene indicato tra i giocatori disponibili. A questi recuperi si aggiunge il ritorno dagli impegni internazionali di Giovanni Di Lorenzo e Kevin De Bruyne.

Vergara si ferma, tempi da valutare

L’assenza più recente riguarda Antonio Vergara, fermatosi durante gli impegni con la Nazionale per una lesione muscolare al polpaccio.

Il problema lo esclude dalla preparazione alla sfida con il Frosinone. La durata del recupero dipenderà dall’evoluzione clinica e dalla risposta alle terapie: le indicazioni disponibili non consentono di presentare come certo uno stop di due mesi.

Per Allegri viene meno un’alternativa capace di offrire qualità e movimento tra centrocampo e attacco.

Anguissa e gli altri azzurri ancora ai box

Per Frank Anguissa resta aperta la possibilità di un recupero in vista del successivo turno contro il Venezia, subordinata alle valutazioni dei prossimi giorni.

Sono ancora da definire i tempi del ritorno di Alisson Santos e Mathias Olivera, quest’ultimo fermatosi durante il ritiro con l’Uruguay.

Costantino Favasuli deve recuperare da una lesione di secondo grado al retto femorale della coscia destra. Le indicazioni disponibili prospettano diverse settimane di assenza, senza confermare un rientro soltanto nel nuovo anno.

Prosegue invece la riabilitazione di Alessandro Buongiorno, operato in estate al ginocchio destro. Il suo percorso resta più lungo e sarà scandito dai controlli medici.

L’ipotesi del 3-4-2-1 per aiutare Hojlund

Le assenze limitano le rotazioni, ma Allegri valuta anche una possibile modifica dell’organizzazione di gioco. Tra le soluzioni provate durante la sosta figura la difesa a tre, che potrebbe tradursi in un 3-4-2-1.

L’abbassamento degli esterni consentirebbe di formare una linea a cinque in fase difensiva. Davanti, due giocatori alle spalle di Hojlund potrebbero accompagnare più da vicino il centravanti, offrendo collegamenti e aumentando le presenze nei pressi dell’area.

La soluzione richiede però equilibrio sulle fasce e compatibilità con i giocatori disponibili. Il cambio di modulo resta un’ipotesi, non una decisione annunciata.

Le ultime sedute prima del Frosinone serviranno a chiarire la situazione dei rientranti e a definire le scelte per la ripresa del campionato.

 

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Ronaldo chiede scusa: «Pronto a tornare nel Portogallo»

Cristiano Ronaldo rompe il silenzio dopo l’abbandono del ritiro del Portogallo: si scusa con tifosi e compagni, accetta eventuali sanzioni e si dichiara disponibile a tornare. Nella lettera accusa Jorge Jesus di non aver rispettato gli accordi sul suo impiego. Il tecnico ha negato l’esistenza di tali accordi.

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Cristiano Ronaldo chiede scusa ai tifosi e ai compagni, accetta le conseguenze disciplinari per aver abbandonato il ritiro e si dichiara disponibile a tornare nella nazionale portoghese. Il capitano riapre così la porta al Portogallo, ma nella lunga dichiarazione diffusa il 6 ottobre conferma le critiche al commissario tecnico Jorge Jesus, accusandolo di non aver rispettato gli accordi presi.

Il messaggio arriva dopo la partenza da Copenaghen del 30 settembre, alla vigilia della partita di Nations League contro la Danimarca. Uno strappo che aveva messo in dubbio il futuro internazionale del cinque volte Pallone d’Oro.

Le scuse e la disponibilità ad accettare una sanzione

Ronaldo riconosce di aver sbagliato lasciando il gruppo: «La responsabilità è esclusivamente mia». Le scuse sono rivolte ai portoghesi e ai compagni di nazionale.

Il capitano ritiene che il suo ruolo renda il comportamento ancora più grave e chiede che l’eventuale punizione venga valutata senza attenuanti. «Le regole sono uguali per tutti», sottolinea.

La disponibilità ad accettare una sanzione disciplinare non equivale, tuttavia, all’annuncio di un provvedimento già deciso: la valutazione spetta alla Federcalcio portoghese.

Il ritorno resta un obiettivo

A 41 anni, Ronaldo chiarisce che le sue ambizioni con il Portogallo comprendono ancora la competizione, oltre a una futura partita d’addio.

Il rientro sarebbe subordinato alle condizioni fisiche, alla continuità nel club e all’eventuale squalifica. «Sarò disponibile, come lo sono sempre stato finora, a giocare e vincere con la nostra nazionale», scrive.

Dopo 234 presenze, il capitano lascia dunque aperta la possibilità di proseguire la carriera internazionale. La sua dichiarazione di disponibilità dovrà però tradursi in una nuova convocazione.

La versione di Ronaldo sullo scontro con Jesus

Nella lettera, Cristiano Ronaldo ricostruisce anche le ragioni del contrasto con il tecnico. Secondo il suo racconto, il programma concordato prevedeva una gestione delle presenze legata al recupero fisico.

Prima della partita contro la Norvegia, Jesus gli avrebbe invece comunicato che avrebbe giocato circa mezz’ora. Ronaldo sostiene di essersi riscaldato durante la ripresa senza essere poi chiamato a entrare in campo.

Il calciatore riferisce inoltre di un successivo confronto, alla presenza del direttore sportivo dell’Al Nassr, Simão Coutinho, durante il quale sarebbe stato concordato un chiarimento pubblico.

Il documento in otto punti e il nodo della fiducia

Secondo Ronaldo, Jesus avrebbe dovuto illustrare in conferenza stampa un documento in otto punti, riconoscendo la professionalità del capitano e spiegando la gestione del suo impiego.

Tra i passaggi figurava anche il riconoscimento dell’errore di averlo fatto riscaldare senza poi schierarlo. Il giocatore sostiene che le dichiarazioni pubbliche del commissario tecnico non abbiano rispettato quanto concordato e descrive l’episodio come un’ulteriore rottura della fiducia.

Jesus ha negato di aver stretto accordi con Ronaldo, pur lasciando aperta la possibilità di un suo ritorno. Le due ricostruzioni restano quindi divergenti.

L’addio pensato dopo i Mondiali

Ronaldo rivela infine di aver già valutato il ritiro dalla nazionale dopo i Mondiali del 2026, arrivando a preparare una lettera di saluto ai tifosi.

A convincerlo a ripensarci sarebbe stata la federazione, che gli avrebbe chiesto anche un parere sulla scelta di Jesus come commissario tecnico. Una nomina che Ronaldo racconta di aver inizialmente sostenuto.

Ora le scuse aprono uno spazio per il confronto. Restano da definire le eventuali conseguenze disciplinari e le condizioni per ricostruire il rapporto tra il capitano e l’allenatore.

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Malagò commissaria Malagò: la Figc cambia tutto e resta com’è

Il Consiglio nazionale del Coni ha ratificato all’unanimità il commissariamento della Figc e la nomina di Giovanni Malagò a commissario straordinario. Dovrà garantire il funzionamento federale e celebrare nuove elezioni entro il 31 gennaio 2027. Malagò parla di una «vittoria del buonsenso» dopo la disputa sul tesseramento.

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La Figc è stata commissariata e sarà Giovanni Malagò a guidarla verso nuove elezioni, da celebrare entro il 31 gennaio 2027. Il Consiglio nazionale del Coni ha ratificato all’unanimità la decisione della Giunta, affidando al presidente della Federcalcio il ruolo di commissario straordinario.

Il provvedimento arriva dopo la disputa sul mancato tesseramento di Malagò al momento dell’elezione alla presidenza federale.

La proposta di Buonfiglio e la ratifica

La nomina è stata proposta dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, durante la 1177ª riunione della Giunta nazionale, svoltasi il 6 ottobre al Foro Italico di Roma.

Il successivo Consiglio nazionale straordinario ha ratificato il commissariamento e la nomina di Malagò. Il mandato prevede la convocazione e la celebrazione dell’assemblea straordinaria elettiva entro il termine fissato.

Nuove elezioni entro il 31 gennaio

L’obiettivo indicato dal Coni è ripristinare le cariche federali «in un contesto di piena legalità e osservanza delle norme federali».

Il commissario dovrà inoltre vigilare sul regolare funzionamento dell’apparato federale, accompagnando la gestione della Figc fino al rinnovo degli organi.

Il 31 gennaio 2027 è la scadenza entro la quale celebrare le elezioni, non la data del voto già stabilita.

Malagò: «Una vittoria del buonsenso»

«È una vittoria del buonsenso e della logica delle cose», ha dichiarato Malagò al termine del Consiglio nazionale.

Lasciando il Coni, ha definito «triste e imbarazzante» la vicenda legata al tesseramento e ha rivendicato di avere mantenuto «la schiena dritta».

La decisione apre così una fase commissariale nella quale Malagò resta alla guida della Federazione con un incarico diverso: accompagnare la Figc alle nuove elezioni entro il termine stabilito.

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