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Seimila pizze per le famiglie di Napoli bisognose, la solidarietà di Ciro Oliva di Concettina ai Tre Santi

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Donerà seimila pizze ai bisognosi di alcuni dei quartieri più complicati di Napoli, per strappare un sorriso a chi soffre, durante tutto il periodo di Natale: lui è Ciro Oliva, astro nascente dell’arte pizzaiola napoletana, titolare della storica pizzeria Concettina ai Tre Santi in via Arena della Sanità, in attività dagli anni Cinquanta. Oliva ha raccolto l’assist lanciato dal cavaliere del lavoro di Casandrino Giovanni Russo, promotore dell’iniziativa. 

Ciro Oliva. Giovane e brillante titolare della pizzeria del rione Sanità “Concettina ai Tre Santi”

“A maggio, durante la prima ondata, realizzammo qualcosa di simile – racconta Ciro – con le seimila “pizze del sorriso”, donate alle famiglie napoletane in stato di fragilità economica dalla Fondazione LAPS di Lapo Elkann. Ora replichiamo. Mi sono messo subito a disposizione della famiglia Russo di Casandrino, sono persone straordinarie. Distribuiremo seimila pizze per tutto il periodo di Natale, al ritmo di centosessanta pizze al giorno, divise fra pranzo e cena”.

La distribuzione sarà garantita dai partner dell’iniziativa, una serie di fondazioni che riforniranno le famiglie di alcuni dei quartieri più problematici della città: Sanità, Forcella, Quartieri Spagnoli, Secondigliano. “Devo ringraziare anche i partner che stanno svolgendo un lavoro encomiabile – sottolinea il pizzaiolo -, fra cui la Fondazione Alessandro Pavesi, Made in Cloister, L’Altra Napoli Onlus, la Spa Società per amore di Anna Di Biase. Il loro supporto per me è fondamentale. Per noi questo progetto è inoltre un modo per far lavorare altri due o tre ragazzi, togliendoli dalla cassa integrazione. Con l’asporto stiamo andando molto bene, ma senza sala abbiamo perso tanto, chiaramente. Per il quartiere si percepisce che è un momento molto complicato”. 

Ciro non è nuovo ad iniziative del genere e in questi anni ha fatto la sua parte per alleviare le sofferenze degli abitanti del rione Sanità. “Da otto anni portiamo avanti la pizza sospesa, un esperimento che in questi anni ha funzionato molto bene: abbiamo elargito più di mille pizze sospese, il nostro contributo per stare vicino a chi ha bisogno di aiuto. Credo che insieme riusciremo a superare anche questo momento buio; l’importante, come dico sempre, è riuscire a mettere ogni giorno un piatto a tavola.

E questo è anche il senso della nostra missione, dare una mano a chi non ce la fa da solo. In queste settimane, nel nostro piccolo, proveremo a regalare un momento di serenità. Con una semplice pizza puoi strappare un sorriso alle persone, facendo sì che dimentichino per un attimo i problemi di tutti i giorni”.

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La mamma di Stefania Formicola, uccisa dal marito: i nostri nipoti adesso hanno il cognome della mamma

Marina Delfi

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Un colpo al cuore, così morì Stefania Formicola. Uccisa dal marito. Se lo aspettava, lo aveva scritto molte volte nelle lettere a suo figlio, all’epoca un bimbetto piccolo piccolo. Quando accadde era il 19 ottobre di quattro anni fa, a Sant’Antimo, Napoli: Stefania Formicola aveva accettato di fermarsi a parlare della separazione imminente con il marito, Carmine D’Aponte ma lui ti fuori una pistola dalla tasca e la uccise. Con un solo colpo. Dopo tre gradi di giudizio il processo si chiuse con l’ergastolo per l’uomo. I genitori di Stefania, cui sono affidati i suoi bambini, di 8 e 5 anni, hanno chiesto ed ottenuto dopo un lunga battaglia legale che portassero il cognome della mamma e non più quello del padre. Adriana e Luigi, i genitori di Stefania, sono felici e commossi: finalmente si chiude una pagina del nostro destino molto triste.

“In virtù di quanto previsto dalla legge 11 gennaio 2018,riguardante la “tutela degli orfani di vittime di crimini domestici”,i bambini di Stefania Formicola, barbaramente uccisa 4 anni fa dal marito,condannato poi all’ergastolo in tre gradi di giudizio, acquisiscono finalmente il cognome della madre.In queste vicende drammatiche aggiunge la criminologa Antonella Formicola,non ci sono ne’ vincitori ne’ vinti, poichè per gli orfani di femminicidio queste vicende familiari sono situazioni che da qualunque prospettiva le si guardi,comportano per i bimbi una tragedia di vita però, il fatto di liberarsi da un cognome paterno,dal cognome di un padre che ha ucciso la propria madre e’sicuramente un passo importante che ridona loro un briciolo di dignità.Questi passaggi legislativi sono importantissimi perché trasmettono ai cittadini l’idea che le Istituzioni hanno preso coscienza della gravità del fenomeno del “femminicidio”e quindi che ci sia la volontà di una massima tutela da parte dello Stato per questi soggetti deboli”

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Cronache

Sesso durante la lezione online, il prof si scusa e lascia il lavoro all’Accademia di Belle Arti di Urbino

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Doveva essere una delle tante lezioni a distanza da casa ma è andato tutto storto, tanto da provocare le sue dimissioni da docente dell’Accademia di Belle Arti di Urbino. L’insegnante in questione, dopo aver tenuto le lezione, avrebbe voluto completarla mostrando dei video ai ragazzi. Insomma  una lezione in tempi di pandemia fatta con scrupolo. Poi però per un errore o una dimenticanza  ha fatto partire le immagini ma invece di condividere lo schermo del computer ha fatto partire la webcam in diretta.
A questo punto, gli universitari collegati sono diventati, involontariamente, dei guardoni. Eh sì,  il professore, pensando di non essere più visto da loro, ha iniziato ad amoreggiare con foga con una persona in casa. La storia di passione del prof è arrivata all’orecchio del direttore dell’Accademia di Belle Arti, Luca Cesari, che ha convocato prima gli studenti e poi il docente per ricevere le dovute spiegazioni.
La notizia è trapelata solo ieri, riportata dal Resto del Carlino . I vertici dell’ Accademia marchigiana, pur confermando la vicenda, hanno preferito non commentare ulteriormente rispetto a una nota.
“Abbiamo subito incontrato gli studenti per ascoltare i loro sentimenti molto combattuti, per nulla elaborati – ha spiegato il direttore Cesari – e poi abbiamo convocato il professore che ha perfettamente compreso la posizione degli allievi e dell’ istituzione, rassegnando spontaneamente e consapevolmente le sue dimissioni”.
Una scelta che ha diviso i social fra chi la considera necessaria e chi, invece, eccessiva vista l’involontarietà e le scuse.

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Rubano l’auto ad una malata di sclerosi poi la restituiscono con le scuse, ma restano ladri e senza cuore

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“Anche noi abbiamo un cuore. Scusateci, non sapevamo della vostra patologia. Scusateci ancora”, firmato “i ladri”. E’ il biglietto lasciato da ladri di buon cuore sul sedile di un’auto speciale per disabili rubata nei giorni scorsi nel parcheggio dell’ospedale Di Venere di Carbonara (Bari) e oggi e’ stata ritrovata dai carabinieri a Valenzano. L’auto appartiene alla famiglia di una donna barese affetta da sclerosi multipla, il suo unico mezzo, attrezzato con carrozzina e pedana per il trasporto disabili. L’appello lanciato dopo il furto sui social e’ diventato virale arrivando fino ai ladri. A dare notizia del ritrovamento dell’auto e del bigliettino e’ stata la figlia della donna che ieri nel suo appello sui social aveva scritto: “Mettetevi una mano sul cuore e ridatecela”. “Grazie a tutti per averci aiutati” scrive oggi, allegando la foto del biglietto scritto dai ladri e trovato sul sedile.

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