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Politica

“Se lo diciamo lo facciamo”, il M5S spiega agli italiani quello che ha fatto e quel che farà in Parlamento per cambiare il Paese

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“Se lo diciamo, lo facciamo”. Si tratta dell’iniziativa di informazione avviata dal Movimento 5 Stelle su tutto il territorio nazionale per spiegare agli italiani come gli importanti impegni assunti in campagna elettorale, in questi pochi mesi di governo, sono stati mantenuti. Ad Aversa, nel Casertano, è intervenuto Emilio Carelli, portavoce del Movimento alla Camera dei Deputati. A juorno.it ha parlato di reddito di cittadinanza, quota 100, dei rapporti con la Lega di Salvini e della consultazione on line sull’autorizzazione a processare Salvini. 

Coordinati dai padroni di casa Maria Grazia Mazzoni, consigliere comunale uscente del Comune di Aversa, e dall’onorevole Nicola Grimaldi, sono intervenuti l’europarlamentare Isabella Adinolfi, i Senatori Vilma Moronese, Sergio Puglia ed Agostino Santillo, i Deputati Emilio Carelli, Marianna Iorio e Giovanni Russo, i Consiglieri Regionali Valeria Ciarambino, Tommaso Malerba e Vincenzo Viglione ed il Consigliere Comunale di Grumo Nevano Giuseppe Ricciardi.

 

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Arriva la legge e il numero emergenza (114) contro il bullismo

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Il ragazzo che compie atti di bullismo e che non modifica i propri comportamenti dopo un percorso di rieducazione, potrebbe essere allontanato dalla famiglia dal Tribunale dei minori e affidato a una casa famiglia se la permanenza con i genitori risulta controproducente alla sua rieducazione. E’ quanto prevede, per i casi piu’ gravi di bullismo, la legge che la Commissione Giustizia della Camera ha approvato e che arrivera’ in Aula lunedi’ prossimo. La legge istituisce anche un numero verde, il 114, per le vittime. In Commissione c’e’ stato un dibattito tra due impostazioni diverse: da una parte Fdi, sostenuto anche da Lega e Fi, puntava solo all’aspetto penale, introducendo uno specifico reato di Bullismo, con pene da sei mesi a quattro anni di carcere; dall’altra la proposta di M5s (a prima firma di Devis Dori) sostenuta dal Pd, che punta soprattutto alla prevenzione e al recupero educativo del “bullo”. Il testo approvato prevede una parte penale per i maggiorenni che accomuna il bullismo allo stalking (articolo 612 bis del codice penale). Molto piu’ articolata la parte rieducativa: nel caso in cui il bullo sia un minore, infatti, si interviene sul processo penale minorile.

 

La legge prevede che nei casi di bullismo che emergono in ambiente scolastico, il preside promuova un dialogo con il “bullo”, la sua famiglia ed anche con gli altri ragazzi della classe. Inoltre, se qualcuno segnala atti di bullismo al Procuratore, questi li gira al Tribunale dei minori che apre quindi un procedimento in cui stabilisce “gli obiettivi” di un percorso di rieducazione. I dettagli dei “progetti” rieducativi vengono invece definiti dai servizi sociali insieme alla famiglia del ragazzo o della ragazza. Concluso il “progetto”, e “comunque con scadenza annuale”, il servizio sociale “trasmette al Tribunale per i minorenni una relazione” sul percorso fatto dal ragazzo. Il Tribunale per i minorenni, puo’ a quel punto decidere tra quattro soluzioni: dichiarare concluso il processo rieducativo, farlo proseguire, “disporre l’affidamento del minorenne ai servizi sociali” o, infine, “disporre il collocamento del minorenne in una comunita’, qualora gli altri interventi “appaiano inadeguati”. La presidente della Commissione Francesca Businarolo (M5s), parla di “ottimo test” e di “gran lavoro” della Commissione, ma Fdi, con Carolina Varchi ribadisce il suo “no” chiedendo l’introduzione del reato autonomo e bocciando l’impostazione rieducativa della legge. “La destra perde l’occasione di dare un contributo nel contrasto a un fenomeno aggressivo e devastante per chi lo subisce”, ammonisce il proponente Dori.

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Politica

Di Maio parla del Mose e delle tangenti in Laguna sulla pelle di Venezia e ricorda la questione Ilva

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Il dramma del maltempo con le nefaste conseguenze su Venezia, la vertenza sempre più difficile di ArcelorMittal a Taranto. Su questo momento difficile del Paese il capo del Movimento Cinquestelle ha scritto una lettera, pubblicata anche sui social, che volentieri ospitiamo.

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L’Italia sta vivendo ore drammatiche, Venezia sta vivendo ore drammatiche. Famiglie, imprese, aziende travolte. Questo è il momento di stare vicino ai veneti, ma non possiamo far finta di non vedere che qualcuno ha delle colpe e chi ce le ha deve pagare. Non possono essere sempre i cittadini a pagare il conto degli errori politici.

Promuovi opere pubbliche come il Mose, nate già vecchie e infarcite di tangenti e corruzione? Questo è l’effetto. Un’opera fermata dalla magistratura per indagini su indagini e che ora, benché non sia la migliore soluzione possibile, va terminata al più presto per proteggere Venezia subito. Se Venezia non ha, nel 2019, nemmeno un minimo di protezione, la responsabilità è di quella classe politica che si è permessa di lucrare e speculare. Questa è la verità e la dobbiamo dire.

Le scelte del passato ritornano, i nodi vengono al pettine prima o poi.

L’Ilva ne è un altro esempio. Gli ex proprietari, i Riva, hanno finanziato le campagne elettorali di partiti da destra a sinistra, e ne hanno ottenuto in cambio decreti Salva Ilva come se piovesse, sempre rigorosamente fregandosene dell’ambiente e della salute dei cittadini di Taranto. Come Movimento eravamo riusciti a garantire tutti i posti di lavoro e avevamo ottenuto un piano ambientale rigoroso, grazie al quale sono stati già coperti in gran parte i parchi di polveri di ferro che ammantano la città di rosso. Ovviamente questa non è la soluzione definitiva, ma era quell’inizio di percorso che non era mai stato nemmeno ipotizzato e che ora rischia di saltare. Noi non lo permetteremo.

Ora è il momento di riconoscere le lezioni che la storia presenta a questo modo di fare politica, ed è per questo che è così importante.

Ma in tutto ciò, in un momento difficile per tutti e per il Paese, vedo che c’è qualcuno più interessato ad alzare polemiche inutili sul Movimento, qualcuno che presta il fianco a una stampa che ci ha sempre disprezzato, che lo fa rincorrendo il suo ego, la propria visibilità, disinteressandosi di tutto quel che sta accadendo intorno a noi.

Lo dico chiaramente: qui nel Movimento 5 stelle si lavora per cambiare il Paese. Chi è interessato a fare il gioco degli altri e del sistema può accomodarsi in un partito. Il Movimento è un’altra cosa, il Movimento si occupa dei problemi delle persone, il Movimento è quella forza politica – lo ricordo per chi non l’avesse ancora capito – che taglia le poltrone in parlamento, che non prende tangenti sulle opere pubbliche e che quando fa una scelta di politica economica, la fa pensando all’ambiente e alla salute di tutti noi. Tutto questo si ottiene lavorando ogni giorno a testa bassa, non alimentando retroscena su qualche giornale compiacente.
Per carità, l’ego umano lo conosciamo, e quando il Movimento è nato sapevamo bene che sarebbe potuto succedere che qualcuno di noi pensasse più ai suoi interessi che a quelli del Paese. Era una cosa prevedibile, nessuno si stupisce. Bene, chi di fronte alle vittime di Venezia e al dramma dell’Ilva preferisce guardarsi gli affari suoi, conosce la strada. Il movimento non lo piangerà.

Qui si pensa al Paese, qui nel M5S siamo portavoce dei cittadini e di nessun altro. Auguro buon lavoro ai parlamentari che si stanno occupando della moratoria sui mutui per imprenditori e famiglie di Venezia e della legge di bilancio. Ringrazio il ministro Patuanelli per l’impegno e la professionalità che sta impiegando per l’Ilva e la città di Taranto. Noi siamo questo, noi combattiamo il sistema per il Paese. Non il contrario.

Luigi Di Maio

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Ambiente

I veleni dell’Ilva di Taranto, la grande truffa di Bagnoli non ha insegnato nulla

Paolo Chiariello

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A proposito di Ilva di Taranto. C’è una storia semplice da raccontare che va oltre il bla bla bla della politica. A parole tutti vogliono garantire salute e lavoro ai tarantini.

Uno dei tanti capannoni dell’Ilva di Taranto

C’è chi dice che l’Ilva deve continuare a produrre acciaio essenziale per un paese manifatturiero con una struttura industriale più green, cioè meno impattante con la salute dei cittadini. Contestualmente, però, ragionano, dovrebbero essere avviate le bonifiche dei suoli insultati per decenni dagli inquinanti di scarto e dei processi di lavorazione Ilva. 

C’è chi sostiene che bisogna chiudere i battenti e riconvertire una struttura industriale che ha occupato oltre 10mila persone in qualcos’altro. Immagino si pensi a qualcosa che assomigli ad una natturale vocazione turistica associata alla bellezza della Puglia e del mare di Puglia. 

Non so se chi parla di Ilva di Taranto e magari ha voce in capitolo nella rideterminazione della vocazione economica di quell’area ha mai visitato Taranto, l’Ilva e soprattutto quei quartieri  (Tamburi, Lido Azzurro e Porta Napoli, per esempio) che sono nati intorno agli altiforni. 

Ilva di Taranto. Lo sky line della costa della città con le canne fumarie che riversano sostanze inquinanti sulla città

Il primo consiglio sarebbe quello di andare in quei posti. Vederli. Parlare con uomini e donne di quelle famiglie che ogni giorno, quando si svegliano e preparano i loro bambini per accompagnarli a scuola prima di andare in fabbrica si domandano se è meglio continuare a percepire uno stipendio e vivere più o meno dignitosamente ma continuare a morire  atrocemente per le neoplasie indotte da fumi e polveri prodotti dall’Ilva o invece andarsene, emigrare. Consiglio al premier Conte di farsi mandare dall’ufficiale dell’anagrafe della circoscrizione Tamburi – Lido Azzurro i dati sulle migrazioni. Sono interessanti. Migliaia di tarantini di quei posti hanno già scelto tra (quel) lavoro e salute.   

A chi oggi si occupa della questione Ilva di Taranto e sta per precipitarsi nel girone infernale del contenzioso giudiziario già avviato da ArcelorMittal che vuole scappare dalle sue responsabilità contrattuali, consiglio di studiare il dossier Ilva/Italsider di Napoli.  Leggere atti, documenti, inchieste giudiziarie sulla chiusura nel 1993 dell’Ilva di Napoli è molto istruttivo. Anche a Napoli, dopo aver scempiato uno dei tratti di costa più belli del Mediterraneo, impiantando l’industria siderurgica in un luogo meraviglioso sospeso tra la collina di Posillipo, l’isola di Nisida e il Golfo di Pozzuoli, lo chiusero per tornare a quella che era la sua vocazione originaria: il turismo.

Ebbene chiudere l’Ilva di Napoli fu un gioco. Buttare in mezzo ad una strada migliaia di persone fu semplicissimo. Quello che pare (ed è) complicato per lo Stato italiano a Napoli è mantenere le promesse fatte: bonificare, restituire ai cittadini di Napoli un luogo meraviglioso, così com’era prima di “rubarlo” per creare l’industria siderurgica e poi anche quella dell’Eternit.   

A Napoli, nel quartiere di Bagnoli, è dal 1993 che aspettano la esecuzione di un piano di salvaguardia dell’area ex Italsider/Ilva e procedere alla bonifica di circa due milioni di mq di terreni affinchè si possa recuperare il valore ambientale dell’area distrutta dall’industria. Sono passati 26 anni a Napoli. A Taranto hanno non più di 26 giorni per capire che cosa fare di quella bomba sociale, ecologica ed economica. Al momento mi pare che gli unici ad avere le idee chiare sono gli avvocati di ArcelorMittal. Che sono già davanti ai giudici di Milano mentre il premier Giuseppe Conte chiede idee ai suoi ministri e fa vertici con i senatori Cinquestelle pugliesi perché é convinto ancora che la questione principale sia lo scudo penale. 

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