Collegati con noi

In Evidenza

Se Facebook perde il controllo, la social schizofrenia dei soldatini dell’impero di Zuckerberg

Giovanni Mastroianni

Pubblicato

del

Domenico Carlino. Esperto di web e marketing online

Sembra davvero qualcosa in più di una sensazione: facebook sembra perdere il controllo di sé.  Il blocco dei profili senza motivo, l’impossibilità di poter interloquire con il network anche per ottenere semplici spiegazioni su qualche disservizio, l’essere assoggettati ad un algoritmo che stabilisce cosa è giusto o sbagliato pubblicare, o meglio cosa è conforme o meno alle regole della “Community”, talmente ampie da non poter mai sapere nel caso specifico cosa abbia potuto motivare la sospensione o addirittura l’esclusione dal social, costringendo così l’utente a subire, sempre più spesso, blocchi e obliterazioni assolutamente ingiuste.

Ma perché? Di certo Facebook è una straordinaria opportunità di socializzazione, oggi sicuramente irrinunciabile, dati i 2,7 miliardi di utenti che su questa piattaforma online pongono in essere interazioni sempre più importanti per la loro vita, non solo per passatempo dunque. Non sarà un complotto o comunque una volontà di compiere azioni contrarie alle regole di trasparenza o correttezza, ma forse è proprio così, Facebook sta perdendo il controllo di un apparato ormai immenso, sempre più difficile o addirittura impossibile da gestire. Domenico Carlino, in Toscana ormai da tantissimi anni ma di amatissime origini Campane, titolare della storica realtà  comunicoweb, esperto dunque di web e marketing online, preziosissimo supporto tecnico in questa vastissima galassia virtuale, si dice convinto di come questa struttura inizi a dimostrare di non essere capace di sorreggere se stessa. Bisogna dunque investire e sicuramente concedere agli utenti di essere ascoltati, di poter realmente interagire con il Social. La scelta appare dunque obbligata ed anche se sarà dispendiosa, al colosso web di certo non mancano i mezzi economici, finanziari ed organizzativi.  

L’avvocato delle vittime di Facebook. Giovanni Mastroianni è l’autore di questo articolo

Del resto i pacchetti regolamentari del Digital Services Act (DSA) quanto del Digital Market Act (DMA), sollecitati dalla Commissione Europea, rappresentano sicuramente una svolta epocale in tal senso, una concreta volontà di mettere al centro l’utente online che sempre più spesso deve subire unilateralmente le politiche dei monopolisti del web, senza possibilità di interlocuzione. Purtroppo tali prescrizioni dovranno essere “recepite” con atti successivi dei singoli Stati Europei, per il qual motivo potrebbero trascorrere mesi se non anni.

Mark Zuckerberg. Il patron di Facebook

Ma non voler aprirsi in tal senso, temporeggiare e non procedere con celerità a creare team di valutazione o iter capaci davvero di valutare quale profilo vada giustamente ed opportunamente sospeso, o quale post rimosso perché realmente inappropriato, significherebbe voler intraprendere una strada senza ritorno, che diventerà sempre più tortuosa ed esporrà Facebook ad un crescendo di richieste giudiziarie. E si sa che quando i Tribunali iniziano ad interessarsi di questioni ritenute sempre più importati per il bene comune, riescono addirittura ad anticipare tutte quelle scelte legislative che il mondo della politica, almeno nel nostro Paese, non è sempre capace o non vuole affrontare. L’imperativo è quindi agire subito ed accorciare la distanza con i “navigatori“ e non prendere altro tempo, perché in quest’ultimo caso il prezzo da pagare per il gigante di internet potrebbe essere davvero troppo alto, e non solo in termini economici.

 

Advertisement
Continua a leggere

In Evidenza

Messi e i debiti, la polveriera Barcellona alle elezioni col rischio di esplodere

Avatar

Pubblicato

del

Un salto nel futuro, ma non prima di avere affrontato le insidie del presente. Domani e’ un giorno importante per il Barcellona, i cui soci sono chiamati a scegliere il nome del nuovo presidente. In tre puntano alla poltrona piu’ importante del sodalizio catalano che – come noto – ‘mes que un club (e’ piu’ di un club)’, nel senso che rappresenta l’anima catalana. Ed e’ quello che i 160 mila soci, a fronte di 110.290 votanti, chiedono al nuovo timoniere di rappresentare, dopo le defaillance degli ultimi anni. A contendersi il trono blaugrana saranno Toni Freixa, Victor Font e Juan Laporta, tutti con concrete chance di elezione. Tra perquisizioni e arresti, crisi sportiva, debito economico, pandemia e futuro incerto di Leo Messi, il nuovo n.1 ne avra’, di problemi da risolvere. Il club e’ scosso dal recente arresto dell’ex presidente Josep Maria Bartomeu, che si era dimesso il 27 ottobre 2020, lasciando un club in rovina e nelle mani di una commissione di gestione transitoria. Le elezioni sono state posticipate di sei settimane, a causa di restrizioni sanitarie, ma i problemi da affrontare non sono cambiati. Il 27 dicembre 2020 Messi aveva confidato di non avere ancora “deciso nulla” sul proprio futuro, ma in estate aveva annunciato di volersene andare, molto probabilmente fra le braccia di Pep Guardiola. Le speculazioni sul suo futuro, e il contratto faraonico da 555 milioni lordi percepiti fra novembre 2017 e giugno 2021 – rivelati da El Mundo a fine gennaio – hanno segnato la campagna presidenziale. La seconda missione urgente del neopresidente sara’ quella di negoziare lo scaglionamento del debito del club, o anche di discutere un’eventuale ulteriore riduzione degli stipendi con spogliatoio e staff. Secondo l’ultimo rapporto economico, reso pubblico a gennaio, il Barca dovra’ rimborsare 730,6 milioni entro fine giugno e oltre un miliardo (1,173 miliardi) a lungo termine. Accanto a questi problemi se ne stanno accumulando altri: il ritardo nei lavori di ristrutturazione del Camp Nou, che sarebbero dovuti iniziare nel 2017 e invece sono partiti da poco; o la la mancanza di risultati. Sebbene abbia conquistato la qualificazione per la finale della Coppa del Re, il Barca e’ quasi fuori dalla Champions (ha perso 4-1 in casa contro il PSG). Il club, tuttavia, ancora genera le maggiori entrate al mondo: 715,1 milioni nel 2019/20, secondo l’azienda Deloitte. Le sedi per le votazioni in presenza sono state ridotte da 10 a 6, ma saranno ancora le prime nella storia del club a essere organizzate in piu’ citta’ contemporaneamente (Camp Nou, Girona, Tarragona, Tortosa, Lleida e Andorra). Il via alle 8, la chiusura alle 20. Il futuro sta per cominciare.

Continua a leggere

In Evidenza

Beppe Grillo si propone come “segretario del Pd” e invita i partiti a collaborare

Avatar

Pubblicato

del

“Io vi invito, se mi invitate vengo, faccio il segretario, vi ripeto, del partito democratico elevato, ci mettiamo 2050 nel simbolo, io ci sto un anno, un annetto, Conte sta di là un annetto, parliamo con tutti e facciamo dei progetti comuni. Mettete 2050 nel vostro simbolo, come sara’ nel nostro prossimo con Conte, sara’ 2050, invito tutti i partiti a mettere 2050 nel loro simbolo, facciamo un progetto in comune, ne usciremo in un modo straordinario”. E’ la proposta lanciata da Beppe Grillo sul blog. “Dobbiamo riprogettare tutto, non possiamo farci concorrenza, destra, sinistra. La concorrenza, non funziona piu’” . “E’ tutta la notte che sogno – scrive Grillospiegando la genesi della sua proposta- che mi sveglio di notte, penso a dieci progetti, venti contemporaneamente, scrivo fogli, foglietti, ho la mente disordinata, nell’entropia, seconda legge della termodinamica. Ho fatto una considerazione, io non sono iscritto al MoVimento 5 Stelle, non sono riuscito a votare. Mi ero iscritto al pd qualche anno fa, vi ricordate alla sezione di Arzachena, poi mi dettero indietro i soldi e la tessera, e Fassino fece la sua premonizione dicendo: si prenda, si faccia un partito. Poi vedo la situazione del partito democratico, vedo la nostra, vedo una coalizione di forze antagoniste che devono governare insieme, capitanate da una personalita’ diciamo straordinaria come puo’ essere Draghi, pero’ tutto questo per la pandemia”. Se non ci fosse la pandemia, dice Grillo, “non avremmo fatto un governo cosi’, non staremmo insieme, io non sarei qui a dirvi quello che vi sto per dire. Quando risolveremo, se si potra’ risolvere col vaccino, spero di si’, a breve tempo, dovremo sempre conviverci, quindi riprogettare il tempo, riprogettare le citta’, architetti, antropologi e designer, dovremmo essere elastici nel tempo, nello spazio, nei trasporti, nel produrre cose, nel turismo. Dobbiamo riprogettare tutto, non possiamo farci concorrenza, destra, sinistra. La concorrenza, non funziona piu’, non funziona nell’evoluzione, non funziona, proprio nella legge della termodinamica. Siamo nel caos ma il caos e’ creativo, quindi ho visto questo partito, il partito democratico che va via una buona persona. E’ nauseata un po’ da tutto come siamo un po’ tutti nauseati dalla politica, dai partiti. Forse c’e’ un momento di riflessione, il Pd deve avere una narrazione, deve avere un progetto, io non ho mai sentito parole come transizione, ecologia, energie rinnovabili, eppure sono tutte cose che sono sul piatto adesso. I giovani, sia di destra e sinistra, non e’ fare un muro contro il fascismo, sta cambiando anche li’, io credo che la Meloni, che i leghisti, i giovani, non ci siano queste differenze incredibili. Il 2050 e’ li’, adesso, ci saro’ io sicuramente perche’ sono elevato, ma i nostri figli ci saranno tutti, i nipoti, quindi dobbiamo progettare una cosa per l’ambiente adesso e per il clima nel 2050, quindi qualsiasi cosa, come progettare un litro di carburante, un watt, un chilo di pesce, un chilo di carne, un chilometro di trasporto sara’ condizionato a questo zaino ecologico che si portera’ il prodotto sin dopo la sua morte, la sua seconda vita sotto che diventa rifiuto, quindi non deve diventare rifiuto, riprogettare tutte le cose in un altro modo, si apre una, roba che se hai un po’ di fantasia, meraviglioso, ma io vengo faccio il segretario elevato del vostro Pd, ma ve lo dico seriamente, mi iscrivo e portiamo avanti insieme, di la’ ci sara’ Conte, di la’ ci sara’ Salvini, ci sara’ la Meloni, tutte le forze politiche dovranno convergere su questo progetto comune e cosi’ ne usciremo alla grande”.

Continua a leggere

In Evidenza

Ermal Meta, scambierei la vittoria a Sanremo per lo scudetto al Napoli

Marina Delfi

Pubblicato

del

Alla vittoria al Festival di Sanremo preferirebbe lo scudetto al Napoli: un amore, quello di Ermal Meta che investe anche la città che ha definito “piena di colori, contraddittoria, con una profonda tradizione musicale”. Un amore che lo ha portato ad esibirsi con un ensemble napoletano nella serata delle cover, dove ha magistralmente interpretato “Caruso” di Lucio Dalla con la ‘Napoli Mandolin Orchestra’.

Un amore che non arriva neppure da tanto lontano: Meta, calciatore nella Nazionale cantanti, appassionato di questo sport è tifoso del Bari (è cresciuto in questa città una volta arrivato dall’Albania) ma prima Lavezzi e Cavani, poi il bel gioco del Napoli di Sarri, lo hanno definitivamente conquistato, così nonostante il periodo difficile che gli azzurri stanno vivendo, lui ha spiegato durante il 67° festival di Sanremo che preferirebbe vivere l’emozione di uno scudetto sulle maglie azzurre piuttosto che salire sul palco da vincitore. Un festival del quale è già protagonista, in testa alla classifica all’arrivo nella serata finale.

Ermal Meta e Giuliano Sangiorgi

E qualche consiglio lo ha anche per il patron, Aurelio De Laurentiis: “Sarebbe figo vedere Ibrahimovic nella nostra squadra”, ha detto in un’intervista, e poi il tifoso Ermal rinforzerebbe il centrocampo con un giovane bravo e di talento, uno come Barella.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto