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Scuole chiuse, disagi per oltre 5 milioni di lavoratori

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La ‘serrata’ delle scuole (fino al 15 marzo, ma con la possibilita’ che restino chiuse piu’ a lungo), decisa dal governo per arginare il diffondersi del virus Covid-19, sta creando problemi ad almeno “5 milioni 139.000 lavoratori dipendenti ed autonomi”, in Italia, costretti ad arrangiarsi per conciliare l’impegno fuori casa con la cura dei congiunti, soprattutto dei figli minori. E, di questi, 2 milioni 697.000 sono donne (su cui la gestione familiare ‘pesa’ di piu’) e 2 milioni 442.000 uomini, tra i quali si annoverano “349.000 single con figli e 4 milioni 790.000 coppie con entrambi i genitori occupati”, che devono accudire almeno un ragazzo con meno di 15 anni. A tirar le somme sugli effetti nelle famiglie delle misure per frenare il Coronavirus la Fondazione studi dei consulenti del lavoro che, anche in vista dell’8 marzo, Festa della donna, ha stimato, servendosi dei dati Istat, che e’ principalmente la platea ‘rosa’ a sostenere il carico maggiore, tra le mura domestiche. Indipendentemente dall’emergenza sanitaria attuale, infatti, “nel 2019 vi sono state 2 milioni 797.000 donne nella Penisola, corrispondenti al 14,5% del totale della popolazione femminile tra i 15 e 64 anni”, che hanno ‘gettato la spugna’, rinunciando, cioe’, del tutto a svolgere mansioni esterne, per l’impossibilita’ di poter contare su un aiuto a casa. Quanto, poi, allo ‘smart working’, si legge nel report, “e’ fortemente condizionato” dalla natura degli incarichi assegnati: se “le donne occupate in attivita’ d’ufficio (21,5% del totale) e le figure ad elevata qualificazione hanno maggiori possibilita’” di usufruirne, “e’ imprescindibile la presenza sul luogo di lavoro” per le impiegate in attivita’ commerciali e per chi esercita professioni tecniche.

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Coronavirus, ancora una giornata difficile in Lombardia: 84 positivi e 29 morti

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E’ di 84 il numero dei nuovi contagiati di Covid-19 in Lombardia a fronte di 3.410 tamponi eseguiti per un rapporto percentuale di 2,5% (ieri era del 2,1%). 29 i decessi registrati, lo stesso numero di ieri per un totale di 16.201 mentre continuano a calare i ricoveri: 125 in terapia intensiva (-6 su ieri) e 2.954 in reparto (-41). I dimessi sono stati 55 e gli attualmente positivi sono 20.224, anche in questo caso come ieri.

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Coronavirus Campania, cinque morti in un giorno: sono il frutto di una verifica periodica Asl per Asl

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Il punto alle ore 23.59 di ieri:
Totale positivi: 4.822
Totale tamponi: 210.001
 
Totale deceduti: 420

Totale guariti: 3.572 (di cui 3.514 totalmente guariti e 58 clinicamente guariti. Vengono considerati clinicamente guariti i pazienti che, dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione virologicamente documentata da SARS-CoV-2, diventano asintomatici per risoluzione della sintomatologia clinica presentata ma sono ancora in attesa dei due tamponi consecutivi che ne comprovano la completa guarigione).

Il riparto per provincia:
Provincia di Napoli: 2.625 (di cui 1.003 Napoli Città e 1.622 Napoli provincia)
Provincia di Salerno: 687
Provincia di Avellino: 547
Provincia di Caserta: 462
Provincia di Benevento: 209
Altri in fase di verifica Asl: 292
NB. ​I dati sono frutto di verifiche periodiche delle Asl.

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Coronavirus, il mitico modello svedese? Ha prodotto il più alto tasso di mortalità al mondo: in silenzio e col sorriso sulla bocca

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Se non e’ un mea culpa in piena regola ci si avvicina parecchio. A fronte dei dati che per la Svezia parlano di un tasso di mortalita’ piu’ alto al mondo negli ultimi sette giorni, lo stratega della gestione svedese dell’epidemia da coronavirus ammette gli errori di valutazione, seppure con nordico understatement: “Avremmo potuto fare meglio di come abbiamo fatto”, riconosce Anders Tegnell, il principale epidemiologo dell’agenzia sanitaria di Stato di Stoccolma, costretto a riconoscere che i morti avuti dal Paese in questi mesi “sono stati troppi”. Sul bilancio che anche gli svedesi iniziano a fare riguardo la gestione dell’epidemia da parte del governo, pesano le oltre 4.500 vittime del virus registrate su una popolazione di circa dieci milioni di persone. “Bisognera’ valutare se c’era un modo per prevenire” queste morti, dice Tegnell intervistato dalla radio svedese. Mettendo cosi’ per la prima volta in discussione la linea tenuta da Stoccolma durante la pandemia, quando la Svezia ha lasciato che il virus circolasse tra la popolazione senza mai introdurre quelle rigide misure di confinamento implementate dagli altri Paesi europei. Con il senno di poi, “se dovessimo imbatterci nella stessa malattia, sapendo esattamente quello che sappiamo oggi, penso che finiremmo per fare qualcosa a meta’ strada tra cio’ che la Svezia ha fatto e cio’ che ha fatto il resto del mondo”, ragiona oggi Tegnell. Anche se in una successiva intervista al quotidiano Dagens Nyheter ha tenuto a puntualizzare che “non vedo cosa avremmo potuto fare in modo completamente diverso” e che “sulla base delle conoscenze che avevamo allora, riteniamo di aver preso le decisioni appropriate”. Ancora nei giorni scorsi il premier Stefan Lofven e i suoi ministri difendevano a spada tratta la linea adottata dal governo, che ha preferito affidarsi al senso civico dei propri cittadini e che si e’ limitato a suggerire alle persone di evitare viaggi non essenziali e di non uscire se anziane o malate, a chiudere le scuole per i ragazzi dai 16 anni in su, a vietare gli assembramenti di oltre 50 persone. Lasciando invece sempre aperti negozi, caffe’, ristoranti e palestre. Per settimane le foto dei pub affollati a Stoccolma e nelle altre citta’ svedesi hanno fatto il giro del mondo, attirando la curiosita’ e le critiche per una scelta in controtendenza rispetto a tutti gli altri. Una strategia che peraltro e’ stata fino a questo momento condivisa da gran parte dei cittadini svedesi, almeno stando ai sondaggi, ma su cui il consenso – di fronte al numero dei morti – inizia ora a vacillare. La linea di Stoccolma ha avuto anche l’effetto collaterale di far diventare il Paese, proprio ora che tutti gli altri riaprono, una sorta di paria del nord Europa. Con le vicine Norvegia e Danimarca che hanno riaperto le frontiere reciproche, lasciando pero’ un cordone sanitario proprio intorno alla Svezia, esclusa dalla ripresa dei flussi turistici.

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