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Scudetto Milan: la fuga, la rincorsa, il trionfo

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La fuga, la rincorsa, il sorpasso e il sangue freddo nel testa a testa finale. E’ stata una cavalcata da montagne russe quella che ha permesso al Milan di centrare il diciannovesimo scudetto della sua storia, il primo dal 2010/11 per il club rossonero. Una annata caratterizzata nuovamente dalla rivalita’ con l’Inter e che ha visto proprio nello scontro diretto il punto di svolta per gli uomini di Stefano Pioli, capace di riportare il titolo nella sponda milanista del Naviglio. D’altronde, al 74′ del derby giocato il 5 febbraio, i rossoneri erano potenzialmente a -7 dai rivali: poi la doppietta di Giroud in nemmeno tre minuti ha riportato in corsa Leao e compagni, dando uno slancio fondamentale nel testa a testa con i cugini. Un Milan che ha avuto la maturita’ e la forza di ribaltare, cosi’, un campionato che sembrava nuovamente indirizzato verso l’Inter. I rossoneri avevano provato a dare uno strappo importante gia’ a inizio stagione, quando avevano messo insieme 10 vittorie e un solo pareggio nelle prime 11 giornate in Serie A, toccando il +7 sui nerazzurri. Poi, pero’, il primo momento di appannamento, complice anche l’impegno in Champions League (con passaggio del turno solo sfiorato e ultimo posto nel girone), con le sconfitte, tra le altre, contro Sassuolo, Fiorentina, Napoli e Spezia che avevano portato non solo al sorpasso da parte dell’Inter ma addirittura alla fuga degli uomini di Simone Inzaghi in classifica. Almeno fino al fatidico derby del 5 febbraio, in cui il Milan ha avuto il carattere di ribaltare una situazione che si stava complicando sempre di piu’, nella singola partita ma anche in classifica: prima della rapida doppietta di Giroud, come detto, i rossoneri erano potenzialmente a -7 dai rivali, trovandosi invece al 90′ solo a -1, con il sorpasso concluso gia’ nella giornata successiva, complice il pareggio nello scontro diretto tra Napoli e Inter. Da quel momento, il Milan non si e’ piu’ voltato indietro, nonostante qualche ulteriore passaggio falso (come i pareggi con Salernitana, Udinese, Bologna e Torino) di cui tuttavia i rivali nerazzurri non sono riusciti ad approfittare a pieno. E, a dimostrazione anche della forza mentale degli uomini di Pioli, i rossoneri hanno reagito al meglio pure a quello che per molti era un altro crocevia importante, ovverosia la semifinale di ritorno di Coppa Italia, vinta per 3-0 dall’Inter. Sembrava potesse essere la svolta per gli uomini di Inzaghi. Il Milan pero’ da quel ko ha messo in fila solo vittorie, battendo Lazio, Fiorentina e Verona in tre successi fondamentali nella corsa in vetta, anche grazie alla sconfitta dell’Inter nel recupero con il Bologna, e poi ancora Atalanta e Sassuolo nei 90 minuti finali che hanno assegnato il titolo. E cosi’ nella bacheca rossonera trovera’ spazio anche il diciannovesimo scudetto, il primo dell’era post-Berlusconi.

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Europei nuoto: 4×100 e Minisini, Italia è sempre d’oro

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Anche nel quarto giorno degli Europei di nuoto di Roma l’inno di Mameli suona almeno due volte. Ci hanno pensato gli staffettisti azzurri della 4×100 stile libero, e Giorgio Minisini, nel solo libero, a prendersi la scena per un’Italia che vola sempre piu’ in alto nel medagliere con 25 podi di cui 10 ori. E il primo dei due di giornata e’ proprio del campione del sincro di Ladispoli, in grado di strappare la standing ovation di tutto il Pientrangeli grazie a una vittoria che arriva 48 ore dopo quella nel free tech. Gli avversari erano gli stessi, ma e’ il punteggio a cambiare e in meglio, avvicinando i novanta punti con 88.4667. E nonostante l’ennesimo successo, Minisini non si accontenta. “Non nascondo che l’obiettivo fosse superare i 90 punti e stiamo lavorando per questo – commenta l’azzurro – E’ un europeo esaltante quello che sta per finire, ma che puo’ ancora regalare sorrisi alla squadra. Oggi e’ andato tutto per il meglio; mi sono sentito molto bene e la musica e’ stata coinvolgente per tutti. Faccio parte di una squadra fantastica, unita e che merita questi successi”. Qualche ora piu’ tardi, pero’, l’inno azzurro torna a risuonare in un Parco del Foro Italico quasi pieno anche alla vigilia di Ferragosto. Questa volta il merito e’ dei ragazzi della 4×100 stile libero, guidati da un Thomas Ceccon che qualche minuto prima aveva conquistato la finale di domani dei 50 dorso, ma senza aver comunque terminato le energie. Gia’, perche’ se c’e’ in vasca il campione di Schio, ormai il podio e’ assicurato. Insieme ad Alessandro Miressi, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo finiscono davanti l’Ungheria di Milak con il tempo di 3:10:50. “Sentire il boato del pubblico a ogni virata mi ha tolto parecchi decimi, e’ stato bellissimo” dice Frigo che ha chiuso la staffetta suggellando l’oro. “Una medaglia che si aggiunge alla mia collezione” aggiunge invece Ceccon, gia’ a quota tre in questo Europeo. Tra Minisini e gli staffettisti, poi, altri due successi perche’ se Matteo Rivolta non riesce ad andare a medaglia nei 100 farfalla, a gioire poco dopo e’ Silvia Scalia nei 50 dorso. Un acuto che aspettava da tempo perche’ e’ la prima medaglia individuale della carriera in vasca lunga e che conferma l’ottimo stato di forma nuotando la seconda prestazione personale di sempre in 27”53, dietro solamente al record italiano di 27”39 siglato in semifinale, quando ha abbassato il 27”65 stampato ai Mondiali di Budapest. Per l’Italia si tratta della terza medaglia nella specialita’ (0-1-1), che mancava dal secondo posto di Arianna Barbieri a Debrecen 2012. “Sono alle stelle – dice l’azzurra non appena uscita dalla vasca – ero venuta a Roma per far bene e credo di essere andata anche oltre le mie aspettative. Una gioia incredibile”. La stessa provata da Luca Pizzini per il bronzo conquistato di rimonta nei 200 rana. Proprio come a Glasgow 2018, ma con quattro anni in piu’ e una preparazione accompagnata da alcuni infortuni. “Alla vigilia dell’europeo era gia’ tanto pensare di arrivare in finale e invece sono ancora qua a dare emozioni” spiega Pizzini che a novembre diventera’ padre e nel frattempo gli dedica gia’ la medaglia.

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Con Paltrinieri e Pilato è ancora un’Italia da sogno

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“Provate a prenderci”. Potrebbe essere il titolo del film degli azzurri agli Europei di nuoto a Roma parafrasando il piu’ celebre ‘Prova a prendermi’ di Steven Spielberg. Niente Leonardo Di Caprio o Tom Hanks qui come protagonisti, ma Gregorio Paltrinieri da una parte e Benedetta Pilato dall’altra. Sono loro il Re e la Regina di questa terza giornata di gare in vasca in un Foro Italico sold out con settemila presenze e unitosi in un lungo applauso prima delle finali in ricordo di Piero Angela. L’Italia gia’ dal primo giorno e’ in fuga nel medagliere e ora, con venti metalli totali di cui 9 ori, ha deciso di premere definitivamente sull’acceleratore. Gli ultimi due, poi, hanno un sapore speciale perche’ prima Benedetta Pilato piazza l’uno due perfetto. Dopo il titolo Mondiale a Budapest, fa suo anche quello europeo nei 100 rana, trascinando con se sul secondo gradino piu’ alto del podio Lisa Angiolini. Esattamente come ieri e’ successo a Nicolo’ Martinenghi (nella stessa specialita’) con Federico Poggio. “Sono contenta per me, ma anche per Lisa che si merita questa medaglia – spiega la 17enne iridata tarantina -. Dedico questo oro a Stefano Nurra scomparso pochi giorni fa: mi manca tantissimo”. Poi tocca alla toscana Angiolini: “Un argento che rappresenta una rivincita per me e che mette alle spalle tante cose non andate per il verso giusto nella mia carriera. Voglio salutare i miei nonni: li amo tantissimo”. Non e’ solo la rana, pero’, a far risuonare l’inno di Mameli nel Parco del Foro Italico, nella penultima batteria di giornata delle finali ci hanno pensato anche Paltrinieri e il baby Galossi a far emozionare ancora di piu’ il pubblico sugli spalti. Il capitano azzurro ha saputo aspettare il momento giusto, partendo con l’accelerazione definitiva ai 500 metri per riprendersi il trono degli 800 stile libero del vecchio continente a sei anni di distanza da Londra 2016. E da meno non e’ stato anche il 16enne Lorenzo, tre vasche piu’ in la rispetto a Greg, e capace di rimontare Romanchuck e avvicinare il tedesco Maertens sfiorando anche l’argento. “E’ stata una figata – dice Paltrinieri uscendo dalla vasca – Aspettavo un momento del genere perche’ questa piscina e’ bestiale, mi ha dato una carica incredibile. E’ la piu’ bella dove abbia mai gareggiato”. Una carica che per poco non lo spinge a superare il suo record europeo. Ma a fine gara c’e’ spazio solo per la soddisfazione e l’abbraccio con Galossi. “Lo vedevo con la coda dell’occhio – continua Greg sul 16enne romano – e’ stato uno spettacolo”. E se Galossi dopo la finale conquistata ha chiesto di esser portato a Trigoria, ora che e’ arrivata la medaglia stara’ gia’ prendendo i contatti con la Roma per l’incontro con Mourinho e Dybala. Sicuramente come dice Greg “questi sono anni d’oro per il nuoto, ci sara’ da divertirsi”. Se in piu’ si vince anche in casa allora “e’ tutto piu’ bello”, parola di Benedetta Pilato.

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Milan riparte di corsa, serve il poker all’Udinese

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Il Milan riparte di corsa, come se la scorsa stagione non fosse mai finita. I rossoneri, alla prima nella Serie A 2022/23 con lo scudetto sul petto davanti a oltre 70mila tifosi arrivati a San Siro, vanno subito sotto con l’Udinese, ribaltano il risultato, tornano avanti dopo il nuovo pareggio dei friulani e chiudono con un poker in cui c’e’ la firma di un redivivo Rebic (autore di una doppietta nel definitivo 4-2). Una prestazione, ancora piu’ che un risultato, che dimostra come gli uomini di Pioli siano ancora tra le squadre da battere, se non i favoriti, in chiave tricolore. D’altronde, la tranquillita’ mostrata dai rossoneri e’ quella di chi sa di essere forte, la serenita’ tipica della grande squadra. Che non si scompone, non sbanda, continua a giocare e ribalta subito la situazione di svantaggio. Un Milan che sceglie quando accelerare, con fiammate di aggressivita’ pura che mandano in tilt l’Udinese, anche se restano da registrare i momenti in cui le gambe non vanno a mille (tanto che i friulani restano comunque in partita), ma siamo pur sempre soltanto al 13 di agosto. Un poker che, inoltre, ha anche la cabala dalla sua: era infatti dall’agosto 2010 contro il Lecce che il Milan non segnava almeno 4 gol nel match d’esordio stagionale in Serie A. Pioli riparte dalle sue certezze, con tutti i nuovi che cominciano la stagione dalla panchina. Ma l’avvio e’ tutto friulano, perche’ dopo nemmeno 90 secondi su corner di Deulofeu Becao di testa anticipa tutti e sblocca il risultato. La reazione del Milan, pero’ e’ immediata, destro di Diaz respinto da Silvestri, Calabria non trova il tap-in da due passi per un contrasto di Soppy. Un intervento che, tuttavia, per il Var e’ falloso: Marinelli va a rivedere l’azione e concede il rigore, che Theo Hernandez trasforma spiazzando il portiere. E il Milan la ribalta subito, perche’ neanche tre minuti dopo il pareggio arriva il raddoppio per merito di Rebic, che col piatto batte Silvestri su cross di Calabria chiudendo un’ottima azione imbastita dai rossoneri. Un gol importante per il croato, che torna a segnare a San Siro 482 giorni dopo l’ultima rete al Meazza (contro il Genoa nell’aprile 2021). L’Udinese avrebbe la palla per il nuovo pari, Deulofeu pero’ spreca un contropiede in due contro uno venendo chiuso all’ultimo da Kalulu. Quando ormai il Milan sembra certo di andare all’intervallo in vantaggio, i friulani colpiscono ancora: cross di Pereyra, dormita di Messias e colpo di testa in tuffo di Masina per il 2-2. La situazione di equilibrio non dura tanto dopo la pausa. Perche’, dopo nemmeno un minuto della ripresa, il Milan torna di nuovo avanti grazie a Diaz, che batte Silvestri da due passi approfittando di un pasticcio tra Perez e Masina. L’Udinese reagisce con un destro da fuori di Success fuori non di molto. Il Milan ci prova con una punizione di Theo Hernandez che sorvola la traversa, poi Leao non trova per poco la deviazione su cross di Messias. Questione di minuti, perche’ i rossoneri sfruttano al meglio un altro errore dei bianconeri: Pereyra perde una palla velenosa in area su un contrasto con Messias, Diaz serve Rebic che trova la doppietta personale. Gli uomini di Pioli non si fermano, con Leao che sfiora il pokerissimo. Nel finale arrivano gli esordi di De Ketelaere (che fa intravedere le sue qualita’ tecniche) e Origi, mentre il Milan controlla il risultato fino al triplice fischio: se chi ben comincia e’ a meta’ dell’opera, i rossoneri sono gia’ a buon punto nella lotta tricolore.

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