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Cronache

Scossa di magnitudo 3.6 ai Campi Flegrei il 18 novembre, sciame sismico da giorni con paura dei residenti

Registrata una scossa di magnitudo 3.6 ai Campi Flegrei. INGV segnala anche altri eventi tra 2 e 3 gradi. Lo sciame rientra nella normale dinamica del bradisismo.

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Una scossa di magnitudo 3.6 è stata registrata dai sismografi dell’INGV alle 12:35:57 UTC del 18 novembre 2025(13:35 ora italiana), nella zona dei Campi Flegrei.
L’evento è stato localizzato alle coordinate 40.8182 – 14.0032, con una profondità indicata in 450 km, dato che l’Istituto ha successivamente ricondotto alla particolare struttura geologica dell’area vulcanica.

Altre scosse nella stessa giornata

Nelle stesse ore l’INGV ha registrato anche altre scosse, con magnitudo compresa tra 2.0 e 3.0, tipiche sequenze che compongono il cosiddetto sciame sismico attivo nel distretto flegreo. Non risultano danni né segnalazioni critiche.

Una sequenza coerente con il bradisismo

Gli esperti sottolineano che questi eventi rientrano nei movimenti legati al bradisismo, il fenomeno di sollevamento e abbassamento del suolo che interessa ciclicamente l’area di Pozzuoli.
In questo quadro, scosse anche di magnitudo moderata rappresentano un comportamento noto e monitorato da anni, senza elementi che indichino evoluzioni improvvise.

Monitoraggio continuo degli specialisti

Il Bollettino Sismico Italiano dell’INGV segue minuto per minuto l’evoluzione della sequenza e mantiene attivo il sistema di sorveglianza integrata. Al momento non ci sono variazioni nei livelli di attenzione né indicazioni di rischio immediato per la popolazione.

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Cronache

Femminicidio a Messina: Daniela Zinnanti uccisa con decine di coltellate dall’ex compagno

Femminicidio a Messina: Daniela Zinnanti, 50 anni, uccisa con numerose coltellate dal suo ex compagno Santino Bonfiglio. L’uomo era ai domiciliari per aggressioni e minacce.

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Daniela Zinnanti, 50 anni, è stata trovata morta nella sua abitazione nel quartiere Lombardo di Messina, uccisa con numerose coltellate. Per l’omicidio è stato fermato l’ex compagno, Santino Bonfiglio, 67 anni, che ha confessato il delitto.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo si sarebbe recato a casa della donna per parlare e il confronto sarebbe degenerato in una violenta lite culminata nell’aggressione mortale. Il corpo della vittima è stato trovato la notte successiva al delitto, ma gli inquirenti ritengono che l’omicidio possa essere avvenuto il giorno precedente.

Le precedenti denunce per violenze

L’uomo si trovava agli arresti domiciliari per aggressione, minacce e violenza a seguito di una denuncia presentata dalla stessa Zinnanti.

Circa un mese prima la donna era stata picchiata e ricoverata in ospedale con sette costole fratturate. In precedenza aveva presentato un’altra denuncia per maltrattamenti, successivamente ritirata.

Il giudice per le indagini preliminari aveva disposto l’uso del braccialetto elettronico, ma il dispositivo non era disponibile e la misura cautelare non era stata vincolata alla sua effettiva applicazione.

Il ritrovamento del corpo e l’arma del delitto

A scoprire il cadavere è stata la figlia della vittima, che ha accusato un malore dopo aver visto il corpo della madre. La giovane, incinta al settimo mese, è stata trasportata in ospedale per accertamenti.

Gli agenti della squadra mobile hanno recuperato l’arma del delitto, un coltello trovato vicino a un cassonetto poco distante dall’abitazione della donna.

La ricostruzione dell’indagato

Secondo quanto riferito dal legale dell’indagato, l’avvocato Oleg Traclo, Bonfiglio avrebbe incontrato l’ex compagna per chiarire la seconda denuncia presentata nei suoi confronti per lesioni personali e maltrattamenti.

L’uomo, secondo la versione riportata dal difensore, avrebbe sostenuto che le fratture alle costole della donna non sarebbero state provocate da un’aggressione ma da una caduta avvenuta mentre la vittima era ubriaca. Le circostanze sono oggetto di accertamento da parte degli investigatori.

Il dolore della famiglia

Daniela Zinnanti lascia due figli avuti da una precedente relazione.

Il fratello della vittima ha raccontato che la famiglia aveva più volte invitato la donna a interrompere definitivamente il rapporto con l’uomo, definito violento. Secondo quanto riferito dai familiari, la relazione era segnata da frequenti litigi e da ripetute separazioni e riconciliazioni.

La donna non lavorava e si occupava dell’assistenza alla madre anziana.

Il ricordo istituzionale alla Camera

In memoria della vittima, l’Aula della Camera dei deputati ha osservato un minuto di silenzio su richiesta della deputata del Movimento 5 Stelle Gilda Sportiello, iniziativa alla quale si è associata anche la deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi.

Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema della violenza domestica e delle misure di protezione per le vittime di maltrattamenti, mentre le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti dell’omicidio.

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Cronache

Licenziata mentre era incinta: il Tribunale annulla il provvedimento e condanna l’azienda per discriminazione

Il Tribunale del lavoro di Treviso annulla il licenziamento di una manager incinta e condanna l’azienda a risarcirla con 50mila euro per discriminazione e condotte vessatorie.

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Il Tribunale del lavoro di Treviso ha annullato il licenziamento di una manager della società Keyline di Conegliano, avvenuto nel luglio del 2024 mentre la lavoratrice era incinta, riconoscendo nei confronti dell’azienda un danno da discriminazione.

La giudice Maddalena Saturni ha stabilito che la dirigente ha subito condotte discriminatorie e vessatorie legate al suo sesso, condannando l’azienda a un risarcimento di 50mila euro.

Episodi di discriminazione durante il lavoro

Nella sentenza vengono descritti diversi episodi che, secondo il Tribunale, configurano comportamenti discriminatori.

Tra questi anche il fatto che durante le riunioni aziendali alla manager sarebbe stato chiesto di preparare il caffè per tutti i presenti, con la motivazione che si trattasse di un compito spettante a lei “in quanto donna”.

Secondo quanto ricostruito nel provvedimento giudiziario, il suo superiore avrebbe inoltre affermato che la posizione dirigenziale ricoperta non era adeguata per lei e che l’azienda avrebbe preferito un uomo con maggiore esperienza per il ruolo di Group Sales Manager.

Esclusione dalle attività e pressioni fuori orario

La decisione del Tribunale evidenzia anche altri comportamenti ritenuti vessatori.

La manager sarebbe stata progressivamente esclusa da progetti e iniziative nell’ambito commerciale e non sarebbe stata informata di riunioni organizzate con i suoi stessi collaboratori.

Secondo la ricostruzione della giudice, inoltre, le veniva richiesta disponibilità anche al di fuori dell’orario lavorativo, con telefonate ricevute in orari notturni.

Il licenziamento come atto finale della discriminazione

Il Tribunale ha ritenuto che il licenziamento rappresenti l’atto conclusivo di una condotta discriminatoria.

La sentenza sottolinea che il provvedimento è nullo in quanto adottato in violazione delle norme che tutelano la maternità e, nel contesto dei fatti accertati, costituisce l’ultimo episodio di discriminazione legata al sesso della lavoratrice.

Secondo la giudice, gli episodi ricostruiti configurano comportamenti “molesti” perché indesiderati e collegati al genere della persona, oltre a risultare dequalificanti e ripetuti nel tempo.

Le contestazioni disciplinari ritenute infondate

Il licenziamento era stato motivato anche con presunte irregolarità nell’utilizzo delle carte di credito aziendali per spese personali.

Il Tribunale ha tuttavia ritenuto che tali comportamenti non avessero rilevanza disciplinare, rilevando come questa modalità fosse una prassi conosciuta e consentita tra i componenti delle famiglie che gestivano l’azienda e, secondo quanto emerso, anche approvata dagli amministratori.

In assenza di una colpa grave e considerando lo stato di gravidanza della lavoratrice, il giudice ha quindi disposto l’annullamento del licenziamento e il riconoscimento del risarcimento per discriminazione.

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Cronache

Emilio Isgrò a 88 anni: «Cancellare è far rinascere le parole»

Emilio Isgrò a 88 anni continua a lavorare nel suo studio milanese tra mappe e libri. L’artista racconta la nascita delle cancellature, la vita con la moglie Scilla e il suo sguardo sul mondo.

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A 88 anni Emilio Isgrò (foto Imagoeconomica) continua a lavorare nel suo studio milanese circondato da libri, quadri e mappe geografiche. Seduto a un tavolo bianco, l’artista siciliano osserva uno dei suoi mappamondi e spiega il gesto che lo ha reso celebre: cancellare.

In questi giorni sta lavorando proprio su una mappa del pianeta. «Sto cancellando la Groenlandia», racconta, indicando il globo.

Per Isgrò la cancellatura non è distruzione, ma un modo per costringere lo sguardo a vedere davvero. Quando una parola viene oscurata, spiega, tra l’occhio e il testo si crea un ostacolo che obbliga a interrogarsi sul suo significato.

La nascita delle cancellature

La prima cancellatura risale al 1964, quando Isgrò lavorava in redazione al giornale veneziano Il Gazzettino.

L’artista prese un articolo e lo coprì con un pennarello nero. Poi lo ripose in un cassetto. Un gesto semplice che conteneva già la chiave del suo lavoro.

Da quell’idea sarebbe nata una delle pratiche artistiche più riconoscibili dell’arte contemporanea italiana.

Gli incontri con Montale e Buzzati

Durante gli anni veneziani Isgrò entrò in contatto con alcune delle figure più importanti della cultura italiana.

Conobbe il poeta Eugenio Montale, che spesso lo chiamava per fare una passeggiata quando si trovava a Venezia. Montale, racconta l’artista, aveva paura di scivolare sui ponti e si aggrappava al suo braccio.

Tra i suoi estimatori c’era anche lo scrittore Dino Buzzati, che gli regalò una copia del Poema a fumetti con una dedica singolare: chiedeva proprio di essere cancellato.

Una vita con Scilla Velati

Accanto a Isgrò da oltre quarant’anni c’è la moglie Scilla Velati, presenza centrale nella sua vita e nella gestione dell’archivio delle opere.

I due si conobbero a Milano a una festa. Lei era stata modella e lavorava come giornalista per la rivista Grazia. La loro storia iniziò quasi per caso.

Dopo un primo incontro, racconta Velati, fu lei a chiamarlo al telefono. Quella sera stessa Isgrò la invitò a casa sua e poco dopo i due partirono in auto verso Venezia per bere un Bellini all’Harry’s Bar.

Il rapporto con l’arte e il mercato

Isgrò non ha mai nascosto un rapporto complicato con il mercato dell’arte. Dice di vendere le sue opere con riluttanza e solo quando necessario per far circolare il lavoro.

Molte opere regalate in gioventù sono poi riapparse nelle aste.

Per difendere l’autenticità dei suoi lavori, l’artista conserva un archivio dettagliato delle opere e collabora con i carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale.

Una giornata da artista

La giornata di Isgrò comincia molto presto. Si sveglia alle cinque del mattino, fa ginnastica e poi si dedica alla lettura dei quotidiani.

Subito dopo torna al lavoro, alternando scrittura e pittura. Le due attività, spiega, sono spesso inseparabili.

Tra i progetti in cantiere c’è la cancellazione del Faust di Johann Wolfgang von Goethe e un romanzo ancora inedito, ambientato in un paese siciliano.

«La cancellatura serve a rinascere»

Per Isgrò la cancellatura non è mai un atto distruttivo.

È piuttosto un gesto che mette in discussione il linguaggio e costringe a guardare la realtà con maggiore attenzione.

Anche la morte, riflette l’artista, potrebbe essere una forma di cancellatura. Ma non nel senso di censura.

Piuttosto una cesura, un passaggio. Perché, conclude, la cancellatura serve a far rinascere ciò che sembra sparire.

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