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Economia

Scontro sul gas in Ue, anche l’Italia boccia il piano

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Una manciata di giorni per trovare la quadra su un piano che, sinora, e’ stato impallinato da una parte consistente dei Paesi membri. L’Europa si presenta alla sua ultima sfida estiva sul fronte della guerra in Ucraina, quella sul gas, divisa in piu’ tronconi e con l’obiettivo di arrivare ad un’intesa sul pacchetto energetico entro martedi’, quando arriveranno a Bruxelles i ministri dell’Energia. La proposta della Commissione non piace soprattutto ai Paesi del Sud e l’Italia, in una lettera firmata dal titolare del Mite, Roberto Cingolani, ha messo nero su bianco la sua opposizione: nel mirino c’e’ il taglio del 15% ai consumi di gas e, soprattutto, il fatto che sia uguale per tutti. Nel pomeriggio gli ambasciatori dei 27 si sono riuniti per trovare un primo schema d’intesa. Ma la fumata e’ stata nerissima. Se ne riparlera’ lunedi’, ad una riunione del Coreper e con la presidenza ceca che, molto probabilmente, sara’ costretta ad emendare il testo. Un testo che la Commissione, al di la’ della prudenza delle sue dichiarazioni, non avrebbe intenzione di modificare eccessivamente. “E’ un piano basato sui fatti, ovvero sul fatto che c’e’ un serio rischio di interruzione delle forniture di gas dalla Russia e noi dobbiamo essere preparati. Il dibattito e’ naturale ma serve una risposta comune”, ha sottolineato il portavoce dell’esecutivo europeo Eric Mamer cercando di difendere Palazzo Berlaymont dalle accuse di chi sostiene che il piano sia forgiato a misura per la Germania. “Nessuno deve fare l’errore di credere che un solo Stato sia interessato dallo stop alle forniture di gas russo”, ha puntualizzato Mamer. Eppure sono diversi i punti divisivi del pacchetto ‘Salviamo l’inverno’. La misura del taglio (15%) ai consumi, la sua obbligatorieta’ orizzontale – in una quota uguale per tutti – in caso di allerta energetica e il potere affidato alla Commissione di attivare l’allerta stessa hanno innescato una vera e propria rivolta dei Paesi del Sud, dalla Spagna al Portogallo alla Grecia fino alla Polonia. E sono punti, in particolare quello della percentuale obbligatoria uguale per tutti, che Cingolani ha contestato nella sua lettera. “Fermo restando che la solidarieta’ deve rimanere il cuore dell’azione europea” servirebbe una risposta coordinata fondata sui principi dell’unita’ della solidarieta’ e dell’efficienza, della proporzionalita’ e della flessibilita’, ha spiegato il ministro della Transizione Ecologica. Il principio alla base delle critiche e’ di fatto questo: la dipendenza dalla Russia, il riempimento degli stock, il lavoro fatto sulla riduzione dei consumi negli ultimi anni non sono uguali per i tutti i Paesi membri e non puo’ quindi esserlo la quota del taglio (per Roma in termini assoluti si tratta di 8,5 miliardi di metri cubi). Ma che il target del 15% cambi non e’ per nulla scontato. Per essere approvato il regolamento ha bisogno della maggioranza qualificata, ovvero del 55% degli Stati membri e del 65% della popolazione europea. Lo smarcamento di un grande Paese dal fronte degli oppositori potrebbe cambiare le carte in tavola. E qualcuno, a Bruxelles, si attende una mossa in questo senso da Varsavia. Che il testo resti invariato e’ allo stesso tempo impossibile. Il potere di sancire l’allerta, ad esempio, e’ possibile che passi al Consiglio Ue. In ogni caso, il Consiglio Affari Energia di martedi’ si preannuncia caldissimo. Con l’Italia che potrebbe anche rimettere sul tavolo il nodo price cap. “Il dibattito va avanti, a prescindere dal ruolo di Draghi”, ha precisato la Commissione.

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Economia

Bankitalia, per il credito green tanta strada da fare 

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Colmare le carenze di dati sui rischi climatici, spingere le aziende cui si fa credito a una maggiore ‘resilienza’ al cambiamento climatico, e migliorare le valutazioni d’impatto del clima sui bilanci in termini contabili. Sono le tre sfide – delineate in un ‘occasional paper’ pubblicato dalla Banca d’Italia poche settimane fa – che attendono il sistema bancario italiano di fronte al cambiamento climatico e ai nuovi standard di trasparenza Esg (ambientale, sociale e di governance), con il loro impatto sui bilanci societari e, a ricaduta, sulle esposizioni creditizie delle banche. “I gap in termini di disponibilità e qualità delle informazioni richieste sono ancora notevoli, anche per via di costi ancora elevati per raccogliere i dati necessari ai requisiti Esg, e questo è particolarmente vero in Italia, dove l’economia è largamente basata su piccole e medie imprese dalle quali c’è poca disponibilità di informazioni”, si legge nel documento intitolato ‘Esg disclosure: regulatory framework and challenges for Italian banks’. 

Le banche italiane meno significative, quelle che non ricadono sotto la vigilanza della Bce, hanno “iniziato a intensificare gli sforzi per adeguarsi in modo appropriato ai nuovi requisiti di disclosure, anche se con un’alta variabilità fra i singoli istituti”, spiega il documento a firma di Tommaso Loizzo and Federico Schimperna. Un’indagine della Banca d’Italia dello scorso novembre, sempre sulle banche più piccole, evidenziava che “gli approcci quantitativi delle banche nella misurazione del rischio climatico sono ancora limitati”, con processi di gestione dei rischi ancora “mal strutturati”. L’occasional paper getta ulteriore luce sugli sforzi che dovranno fare le banche italiane per adeguarsi al rischio climatico: “solo una quota limitata delle istituzioni finanziarie ha iniziato analisi d’impatto del rischio climatico (fisico o relativo alla transizione) sul loro portafoglio prestiti”, avverte il documento, anche se “un’alta percentuale intende farlo nel prossimo futuro”. 

Nel fare credito, poi, “le banche possono giocare un ruolo-chiave di consulenza e supporto alle imprese per aumentare la loro resilienza ai rischi climatici”; a prescindere dal settore economico e dall’attuale cornice fissata dalla tassonomia Esg dell’Unione europea. E in futuro, con l’Esma che alza l’asticella sull’inclusione dei criteri Esg nel rischio di credito, “sarà importante monitorare adeguatamente le implicazioni contabili derivanti dai fattori Esg”: se necessario mettendo mano alle politiche contabili e ai modelli usati. Un gran lavoro sulla qualità e quantità dei dati relativi ai rischi climatici, che però – si legge nel paper – “sarà cruciale” nei prossimi anni.   

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Economia

‘Tim down’ in tutta Italia, milioni senza internet 

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Le segnalazioni degli utenti sono partite verso le 11 del mattino di domenica, tanto da far diventare #timdown trend topic già a mezzogiorno, con oltre 7mila citazioni solo su twitter. Per tutta la giornata i clienti di Telecom Italia non hanno avuto accesso alla loro connessione internet, o in alcuni casi l’hanno vista solo a singhiozzi, a causa di un problema generale sulla rete che ha colpito tutta l’Italia. 

L’azienda, a metà giornata, ha confermato il disservizio diffuso. E ha fatto sapere che è “stato rilevato un problema di interconnessione internazionale, che impatta il servizio a livello nazionale”. In pratica, c’è stato un problema sul traffico dati – non sulla telefonia – che limitava la circolazione dei dati in uscita da server all’estero. Un problema che ha richiesto un lungo intervento di analisi per risolvere la situazione, tornata più o meno normale verso le 17. Ma non si tratterebbe di un attacco hacker: fonti della polizia postale hanno escluso che le infrastrutture Telecom siano state oggi bersagliate dai pirati. L’assenza di connessione a internet, in particolare sulla rete fissa, nella domenica di campionato, ha provocato una vera e propria ondata di proteste sui social.

 Gli utenti più inferociti sono stati i clienti DAZN che hanno rischiato di non vedere il derby Inter-Milan. Ma a sera la Tim ha fatto sapere di aver ripristinato la rete, in tempo per la partita serale. Il down della rete è stato piuttosto esteso: secondo il monitoraggio di NetBlocks, l’osservatorio indipendente sull’attività di internet, la connettività nazionale è scesa al 26% rispetto ai livelli ordinari. 

Il disservizio ha colpito soprattutto le grandi città. Tanto da spingere il Codacons a chiedere a Tim di valutare “indennizzi per chi ha subito danni a causa del down della rete”. L’azienda si è scusata con i suoi clienti, ma per l’associazione dei consumatori Tim deve “fornire al più presto garanzie sul fronte della protezione dei dati e delle informazioni personali dei propri utenti, soprattutto in considerazione della posizione dell’azienda nel mercato della telefonia in Italia e dei milioni di clienti”. 

‘Tim down’, Italia, milioni senza internet 

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Economia

Scatta embargo Russia, rischio nuovi rincari benzina 

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Ancora non si è sopito l’allarme rincari che ha portato anche alla giornata di sciopero dei gestori contro il decreto del governo sui prezzi ‘trasparenti’ che già arriva un nuovo ‘alert’ dei consumatori. A partire da domani 5 febbraio scatterà infatti l’embargo deciso dall’Ue sui prodotti raffinati russi, una misura che , sottolinea Assoutenti, rischia di determinare nuovi rincari dei carburanti alla pompa con danni sia sul fronte dei costi dei rifornimenti, sia dell’inflazione. “Da domani verrà meno un milione di barili al giorno provenienti dalla Russia, spingendo i vari paesi a rifornirsi di benzina e gasolio presso altri Stati come Cina e Stati Uniti, con conseguenti maggiori costi di trasporto, senza contare le possibili speculazioni legate alla corsa agli accaparramenti – spiega il presidente Furio Truzzi – I listini alla pompa potrebbero così toccare in Italia nuovi record, considerato che già oggi sulle autostrade il gasolio in modalità servito è tornato a superare quota 2,5 euro al litro su diverse tratte”. Un business quello dei carburanti che secondo uno studio diffuso oggi da Assoutenti che ha messo a confronto i dati del 2012 con quelli del 2022, ha fruttato in Italia lo scorso anno ben 9,4 miliardi di euro solo a titolo di “extra-profitti”. La quotazione media del secondo semestre del 2012 era pari a 109,85 dollari al barile, scesa a 94,65 dollari di media del 2022 (secondo semestre); nello stesso periodo il cambio euro/dollaro è passato da una media di 1,32 a una media di 1,04, con la conseguenza che in euro un barile di petrolio è aumentato in 10 anni del +9,4%. Nello stesso arco temporale i prezzi medi dei carburanti alla pompa (senza tasse e imposte) salgono del +23,4% per la benzina (da 0,757 a 0,934 euro/litro) e del +38% per il gasolio (da 0,800 a 1,104 euro/litro). Se si considera anche l’inflazione registrata tra il 2012 e il 2022 in Italia, l’extra-profitto derivante dalla differenza tra i prezzi del petrolio e quelli dei carburanti raggiunge 0,190 euro/litro per la benzina, 0,264 euro/litro per il gasolio. Questo significa che, sulla base dei consumi di carburante registrati in Italia nel 2022, pari a 10.384 miliardi di litri di benzina e 28.526 miliardi di litri di diesel, lo scorso anno grazie alla crescita dei listini alla pompa si sono registrati extra-profitti per 9,39 miliardi di euro: 1,973 miliardi sulla verde, 7,417 miliardi sul gasolio. Soldi che sono usciti dalle tasche dei cittadini per finire in quelle di compagnie petrolifere, intermediari e distributori. “Extra-profitti che ora finiscono al vaglio di Antitrust, Mister Prezzi e del Ministro delle Imprese Adolfo Urso, cui abbiamo girato il nostro studio allo scopo di verificare l’esistenza di fenomeni speculativi sui carburanti che abbiano prodotto guadagni enormi per pochi e danni economici per milioni di automobilisti italiani”, conclude il presidente Furio Truzzi.  

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