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Economia

Scontro Confindustria-Cgil su aumento salari

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Con il rialzo dell’inflazione torna lo scontro sull’aumento delle retribuzioni tra la Confindustria e Cgil: oggi il presidente degli industriali, Carlo Bonomi, in un’intervista ha sottolineato che per far crescere i salari la strada e’ quella dei contratti di produttivita’ a livello aziendale da affiancare a quelli nazionali mentre il numero uno della Cgil, Maurizio Landini ha respinto queste parole come “inaccettabili” dicendosi convinto del ruolo del contratto nazionale nell’aumentare il valore reale dei salari e non solo nel mantenimento del potere d’acquisto. Che questo sia un tema centrale anche a fronte dei rincari delle bollette che pesano sulle imprese e sulle famiglie emerge anche dalle parole del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco che ha chiesto “di evitare la futile rincorsa tra salari e prezzi” gia’ vista nella crisi petrolifera degli anni ’70. Allora e ora, – ha detto – e’ “impossibile non patire la tassa” dell’aumento dei prezzi dell’energia, essendo “un onere esterno” . Il rischio e’ che come con a crisi petrolifera una rincorsa salari prezzi porti a un “marcato e persistente aumento dell’inflazione”. Tra i temi sul tavolo si riaccende anche quello della previdenza con il tavolo tecnico sulla flessibilita’ in uscita atteso per martedi’ 15 e quello politico che dovrebbe tenersi entro la fine della settimana prossima. Le retribuzioni orarie medie dei lavoratori dipendenti sono cresciute nel 2021 dello 0,6% sul 2020 a fronte di un aumento dei prezzi dell’1,9% e di una crescita dell’indice generale al netto degli energetici dello 0,7%. I sindacati chiedono di discutere gli aumenti tenendo conto di quello che succede sul fronte delle bollette per evitare di trovarsi con un potere d’acquisto delle retribuzioni ridotto. In pratica di non tenere solo conto dell’Ipca perche’ non terrebbe conto del caro energia. “Non e’ cosi’, ha detto Bonomi – il prezzo dell’energia c’e’ ma viene spalmato nel tempo per evitare che scarti bruschi come quello attuale rendano l’indice ballerino. Se si vogliono innalzare i salari subito la strada sono contratti di produttivita’ in ogni impresa addizionali al contratto nazionale”. Parole definite inaccettabili da Landini che ricorda come “in un Paese dove la maggioranza dei lavoratori e’ in imprese dove la contrattazione non c’e’, se non sono i contratti nazionali si pongono il problema di aumentare il valore reale dei salari questo vuol dire accettare la riduzione dei salari”. “Non mi pare – ha detto nei giorni scorsi il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri – che si possano richiedere rinnovi sulla base dell’Ipca” Se non ci saranno risposte e soluzioni, questa organizzazione non ha rimosso dal vocabolario il termine conflitto”. Parola respinta da Bonomi come “l’ultima cosa che serve all’Italia di oggi”. Il numero uno della Cisl, Luigi Sbarra ha ribadito la richiesta di dialogo con il Governo e con le controparti per arrivare a un grande patto sociale. . “Bisogna costruire le condizioni – h a detto – per un dialogo costruttivo con il governo e le controparti private, per un grande patto sociale, sia a livello nazionale sia a livello regionale e territoriale, in modo da aprire una stagione di riforme economiche e sociali, per una nuova politica dei redditi”.

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Cronache

È morto Leonardo Del Vecchio, dall’orfanotrofio di Milano a capo di Luxottica

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È morto Leonardo Del Vecchio, dall’orfanotrofio di Milano a capo di Luxottica

Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e attuale presidente di EssilorLuxottica, e’ morto stamattina al San Raffaele dove era ricoverato. L’imprenditore aveva 87 anni.

Leonardo Del Vecchio aveva da poco compiuto 87 anni ed e’ stato uno dei maggiori imprenditori italiani, fondatore e presidente di Luxottica che poi ha condotto alla fusione con la francese Essilor per creare EssiloLuxottica, un gruppo che oggi conta oltre 180mila dipendenti. Azionista tra l’altro di Mediobanca, Generali e Covivio, la sua ricchezza attraverso l’holding di famiglia Delfin quest’anno e’ stata valutata dalla rivista Forbes in circa 25 miliardi di euro. Nato a Milano, era l’ultimo di quattro fratelli. Il padre Leonardo, di origini pugliesi, muore poco prima della sua nascita, e la madre sceglie di dargli lo stesso nome. Poi viene affidato al collegio dei ‘Martinitt’, dove resta fino alla fine della scuola media, per poi andare a lavorare come garzone in una fabbrica produttrice di medaglie e coppe. Dopo corsi serali all’Accademia di Brera, a 22 anni si trasferisce in un paese del Trentino dove lavora come operaio. Nel 1958 si trasferisce quindi ad Agordo, in provincia di Belluno, per aprire una bottega di montature per occhiali: dopo tre anni, nel 1961, la trasforma in Luxottica, con quattordici dipendenti. Da li’ la crescita fino a diventare uno dei maggiori imprenditori del Paese ed europei.

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Economia

Russia in default su debito estero, è la prima volta dal 1918

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La Russia fa default sul debito estero per la prima volta dal 1918. Era infatti dalla rivoluzione bolscevica, quando Vladimir Lenin ripudio’ il debito dell’Impero Russo, che Mosca non mancava un pagamento. Ma il Cremlino rigetta in tronco l’idea: parlare di default – spiega – e’ “assolutamente illegale” visto che la Russia ha cercato di rispettare i suoi obblighi avendo le possibilita’ economiche per pagare. “Le accuse di default sono illegittime, il pagamento in valuta estera e’ stato effettuato a maggio”, spiegano quindi a Mosca, parlando di mancati pagamenti “imputabili ad altri” e rivendicando di aver le cifre dovute in maggio su due bond in dollari ed euro. I fondi pero’ non hanno raggiunto i creditori esteri a causa delle sanzioni imposte dall’Occidente per la guerra in Ucraina. Il default a breve termine non avra’ probabilmente effetti sull’economia russa, visto che Mosca da anni ha ridotto la sua dipendenza da capitali esteri e continua a beneficiare delle entrate dalle esportazioni di petrolio e del gas. Nel lungo periodo pero’ sara’ piu’ difficile per il Cremlino rientrare sui mercati finanziari internazionali, senza contare l’onta sulla reputazione e sull’affidabilita’ del Paese gia’ minate dall’invasione dell’Ucraina. “E’ un colpo alla fiducia degli investitori e probabilmente scoraggera’ ulteriormente gli investimenti esteri, di cui la Russia ha bisogno per migliorare le sue prospettive di crescita”, osserva Levon Kameryan dell’agenzia Scope Rating. Per i creditori esteri della Russia il default rappresenta una sfida legale senza precedenti, visto che Mosca ritiene di aver pagato e di aver ripetutamente mostrato la volonta’ a rispettare i suoi obblighi. Sui bond russi, contrariamente a quanto accade per la maggiore parte dei debiti sovrani, non e’ indicata una giurisdizione specifica per risolvere la disputa, anche se appare probabile che la responsabilita’ ricada sulle corti britanniche o americane. Il primo passo legale per i creditori esteri e’ quello di raggiungere la soglia del 25% per invocare la cosiddetta clausola di scadenza anticipata, che consente loro di chiedere l’immediato pagamento dei bond. “E’ un caso complesso e incerto dal punto di vista legale”, anche perche’ gli investitori non vedono di buon occhio la prospettiva di fare causa al governo russo, spiegano alcuni legali mettendo l’accento sulle poche armi a disposizione dei creditori per ottenere i loro fondi e rimpatriarli. L’alternativa varata da Mosca, ovvero il pagamento in rubli dei creditori esteri tramite le banche russe non sanzionate, non risolve il dilemma degli investitori. L’esperienza passata dell’Argentina suggerisce ai creditori la possibilita’ di cercare di mettere le mani sugli asset russi congelati all’estero. Ipotesi comunque non allettante considerato il campo minato legale nel quale si rischia di scivolare.

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Economia

Autostrade per l’Italia: su rincaro tariffe ancora in corso istruttoria

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“E’ in corso un’istruttoria in sede ministeriale e dunque, come specificato questa mattina dall’Amministratore Delegato Aspi Roberto Tomasi, non ancora deliberata dalle Istituzioni preposte”. Lo chiarisce in una nota Autostrade per l’Italia in merito ai rincari delle tariffe dell’1,5% ipotizzati dall’ad. “Gia’ inserita nel Pef (il Piano Economico e Finanziario di Autostrade per l’Italia), recepito il nuovo modello Art, questa rimodulazione – spiega in una nota la societa’ – prevede un aggiornamento calmierato del +1,5% del pedaggio, dopo un periodo di blocco tariffario durato 4 anni, a partire dal 2018”. Autostrade chiarisce inoltre che la revisione tariffaria, essendo gia’ inserita nel Pef, “e’ precedente e dunque non e’ consequenziale all’attuale incremento dei costi dei materiali”.

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