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Economia

Scioperi marzo 2026: protesta generale il 9 marzo, poi stop a treni, aerei e trasporti locali

Marzo si apre con uno sciopero generale dei sindacati di base il 9 marzo e con la protesta della Flc Cgil in scuola e università. Nel mese previsti stop anche nei trasporti, nei treni e negli aeroporti.

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La seconda settimana di marzo si apre con uno sciopero generale proclamato dai sindacati di base per lunedì 9 marzo. L’agitazione, indetta da Cobas, Cub e Usb, coinvolgerà per l’intera giornata lavoratori del settore pubblico e privato.

Dalla protesta resta escluso il comparto dei trasporti. Diversa invece la situazione per i vigili del fuoco, che aderiranno allo sciopero con modalità ridotte: l’astensione dal lavoro è prevista dalle ore 9 alle ore 13.

Sciopero nella scuola e nell’università per i diritti delle donne

Alla mobilitazione del 9 marzo si affiancherà anche lo sciopero proclamato dalla Flc Cgil nei settori della scuola, università, ricerca, Afam, formazione professionale e scuola non statale.

La protesta è collegata alla Giornata internazionale dei diritti delle donne. Il sindacato ha spiegato che l’iniziativa vuole riaffermare diritti fondamentali come l’autodeterminazione e la parità di genere, sottolineando come lo sciopero rappresenti uno strumento di mobilitazione che prosegue oltre le ricorrenze dell’8 e del 9 marzo.

L’11 marzo sciopero nazionale dei treni Italo

Per i viaggiatori una delle giornate più delicate sarà quella dell’11 marzo. A livello nazionale il personale della compagnia ferroviaria Italo incrocerà le braccia dalle 9 alle 17.

Lo sciopero è stato proclamato dalle sigle sindacali Uilt-Uil e potrebbe provocare cancellazioni o ritardi nei collegamenti ferroviari della giornata.

Mobilitazioni nel trasporto pubblico locale il 16 marzo

Il calendario delle proteste proseguirà il 16 marzo con agitazioni nel trasporto pubblico locale in diverse regioni.

In Sicilia il servizio delle aziende Interbus di Enna, Segesta Autolinee e Autolinee Russo a Palermo potrà subire variazioni nel corso della giornata. Anche le corse di Etna Trasporti a Catania potrebbero non essere garantite.

In Abruzzo aderirà allo sciopero anche la società Tua, pur rispettando le fasce orarie di garanzia previste per il servizio.

Il 18 marzo scioperi nel trasporto aereo

Un’altra giornata potenzialmente complessa sarà il 18 marzo, quando è previsto uno sciopero nazionale nel settore del trasporto aereo.

Il personale delle compagnie EasyJet e Ita Airways si fermerà per quattro ore, dalle 13 alle 17, su proclamazione di Usb Lavoro privato. Nella stessa giornata sciopererà per 24 ore anche il personale delle società Airport Handling e Dnata negli aeroporti di Milano Linate e Milano Malpensa. Solo nello scalo di Malpensa aderirà anche il personale della società Alha.

Fine mese con nuove proteste nei trasporti locali

Il mese di marzo si concluderà con ulteriori agitazioni nel trasporto pubblico locale previste per il 27 e il 28 marzo.

Il 27 marzo sciopereranno per 24 ore i lavoratori del gruppo Atm di Milano. Nella stessa giornata è previsto uno stop di quattro ore, dalle 19 alle 23, per il personale Eav di Napoli e uno sciopero di quattro ore, dalle 17.30 alle 21.30, per i dipendenti della società Sun di Novara.

Il giorno successivo, 28 marzo, saranno interessati dallo sciopero i lavoratori della società Amtab di Bari, con uno stop di quattro ore a partire dalle 20, e il personale della società Mtm di Molfetta, che si fermerà dalle 8.30 alle 12.30.

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Economia

Conti pubblici, attesa per Eurostat: crescita Italia a rischio tra guerra e inflazione

Il 22 aprile Eurostat diffonde i dati su deficit e debito. Italia tra crescita debole e rischi legati alla crisi energetica e geopolitica.

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Il primo banco di prova per i conti pubblici italiani e dell’Unione europea è fissato per il 22 aprile, quando Eurostatpubblicherà le stime su deficit/Pil e debito/Pil relative al 2025.

Si tratta di numeri centrali anche per le valutazioni sulle procedure per deficit eccessivo, che la Commissione europeaesaminerà il 3 giugno nell’ambito del semestre europeo.

Governo al lavoro sul nuovo documento di finanza

L’esecutivo guidato dal ministro Giancarlo Giorgetti ha già avviato le prime analisi in vista del nuovo Documento di finanza pubblica.

Il testo potrebbe essere varato subito dopo la diffusione dei dati Eurostat, per poi essere sottoposto all’esame del Parlamento.

Guerra e inflazione pesano sull’economia

Lo scenario resta incerto. Il conflitto in Medio Oriente, con ripercussioni sui mercati energetici e sulle materie prime, sta influenzando negativamente le economie europee.

A ciò si aggiungono rincari diffusi e segnali di rallentamento del Pil, mentre emergono nuovi timori legati alla disponibilità di carburante, con possibili effetti anche sul trasporto aereo e sui costi per i consumatori.

Crescita in calo nelle stime internazionali

Le principali istituzioni economiche hanno rivisto al ribasso le previsioni sull’Italia. Il Fondo Monetario Internazionalestima una crescita dello 0,5% nel 2026 e nel 2027.

Valutazioni analoghe arrivano da Banca d’Italia, mentre l’OCSE prevede un incremento ancora più contenuto, intorno allo 0,4%.

Debito in aumento, deficit in calo

Secondo il Fondo Monetario, il rapporto debito/Pil italiano è destinato a salire fino al 138,8% nel 2027, mentre il deficit potrebbe scendere sotto il 3% già dal 2026.

Dati che restano però soggetti a revisione e strettamente legati all’evoluzione del contesto internazionale.

Il rischio recessione

Tra gli analisti cresce la preoccupazione per una possibile frenata più marcata.

Se le tensioni geopolitiche dovessero prolungarsi, non è escluso che si torni a parlare apertamente di rischio recessione per una parte significativa dell’area euro.

In questo quadro, i dati di Eurostat rappresentano un passaggio cruciale per definire le prossime scelte di politica economica.

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Economia

Nomine, tensione su Terna ed Eni: Di Foggia contesta la buonuscita e rischia la presidenza

Scontro sulle nomine tra Terna ed Eni: Di Foggia rivendica la buonuscita da 7,3 milioni. Nodo giuridico e trattativa con Palazzo Chigi in corso.

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La vicenda emerge da ricostruzioni e retroscena pubblicati dal Corriere della Sera e riguarda uno dei passaggi più delicati nelle nomine delle partecipate pubbliche.

Al centro dello scontro c’è il futuro di Giuseppina Di Foggia, attuale amministratrice delegata di Terna, indicata dal governo per la presidenza di Eni.

Il nodo della buonuscita

Il punto critico riguarda l’indennità di fine rapporto da circa 7,3 milioni di euro che Di Foggia ritiene le spetti.

La questione si scontra però con due vincoli: da un lato, il passaggio tra società riconducibili allo stesso azionista di riferimento, Cassa Depositi e Prestiti, che escluderebbe la buonuscita; dall’altro, le norme statutarie di Terna che impediscono incarichi contemporanei in altre società del settore energetico.

I tempi stretti e le dimissioni necessarie

L’assemblea degli azionisti di Eni è fissata per il 6 maggio, mentre quella di Terna si terrà il 12 maggio.

Per essere eleggibile alla presidenza Eni, Di Foggia dovrebbe dimettersi prima, poiché non decadrebbe automaticamente dall’incarico. Una dinamica che ha già prodotto effetti: il consigliere Stefano Cappiello ha lasciato il suo ruolo in Terna per evitare incompatibilità.

Il confronto legale e la trattativa

Nel consiglio di amministrazione straordinario di Terna è stato presentato un parere legale favorevole al riconoscimento della buonuscita.

Il presidente Igor De Blasio ha però ritenuto necessario acquisire ulteriori valutazioni. La trattativa tra la manager e Palazzo Chigi resta aperta, in un clima definito teso.

Il rischio di perdere anche Eni

La posizione di Di Foggia si fa più complessa anche sul piano politico e societario.

Se il confronto dovesse irrigidirsi, potrebbe sfumare anche la nomina alla presidenza Eni. In questo scenario si inserisce l’ipotesi alternativa rappresentata da Emma Marcegaglia, già presidente del gruppo energetico tra il 2014 e il 2020.

Una partita ancora aperta

La vicenda evidenzia le criticità del sistema delle nomine nelle partecipate pubbliche, dove interessi economici, regole statutarie e valutazioni politiche si intrecciano.

Al momento non ci sono decisioni definitive: la trattativa prosegue e gli equilibri restano in evoluzione, con possibili sviluppi nelle prossime settimane.

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Economia

Fed nel caos, scontro Trump-Powell: rischio vuoto di leadership e incognita Warsh

Tensioni alla Fed tra Trump e Powell, a rischio la successione con Warsh. Possibile vuoto di leadership mentre cresce l’incertezza economica.

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La Federal Reserve si trova al centro di una fase di forte incertezza istituzionale e politica. Le tensioni tra Donald Trump e Jerome Powell complicano il passaggio di consegne alla guida della banca centrale americana, mentre il contesto economico resta fragile e segnato da pressioni inflazionistiche.

Il mandato di Powell è in scadenza il 15 maggio, ma la successione appare tutt’altro che definita.

La nomina di Warsh e i dubbi del Senato

Il candidato indicato dalla Casa Bianca è Kevin Warsh, che dovrà affrontare il passaggio chiave della conferma al Senato. Un iter che si preannuncia complesso.

Una parte dei repubblicani ha espresso perplessità, legando il voto alla conclusione della controversia legale avviata dall’amministrazione contro la Fed e lo stesso Powell. Una posizione che rischia di rallentare o bloccare la nomina.

Le minacce di Trump e lo scenario istituzionale

Trump ha dichiarato di voler rimuovere Powell al termine del mandato se non lascerà volontariamente l’incarico. Una decisione che, se attuata, potrebbe aprire un contenzioso legale e lasciare la banca centrale senza una guida formale.

Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe una soluzione temporanea affidata a un altro membro del board, ma la normativa vigente limita fortemente la possibilità di nomine ad interim senza il via libera del Senato.

Precedenti e limiti normativi

In passato si sono verificati casi di transizione non lineare, ma il quadro legislativo attuale è più restrittivo rispetto agli anni Settanta. Oggi la nomina del presidente della Fed richiede obbligatoriamente l’approvazione del Senato, senza margini per soluzioni temporanee imposte dall’esecutivo.

Questo rende il rischio di un vuoto di leadership più concreto rispetto al passato.

I nodi sulla credibilità di Warsh

Oltre agli ostacoli procedurali, emergono interrogativi anche sulla figura di Warsh. I suoi legami con l’amministrazione e con il mondo finanziario sollevano dubbi tra osservatori e parte del mondo politico.

Al centro del dibattito c’è la necessità di garantire l’indipendenza della banca centrale e la sua capacità di affrontare l’inflazione senza pressioni esterne.

Un passaggio delicato per la politica monetaria

La vicenda si inserisce in un momento delicato per l’economia statunitense, con l’inflazione in ripresa e i mercati attenti a ogni segnale proveniente dalla Fed.

Le prossime settimane saranno decisive per chiarire la governance dell’istituto e la direzione della politica monetaria americana.

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