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Guerra Ucraina

Schroeder ha visto Putin, ‘vuole negoziare’. Ira di Kiev

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“Il Cremlino vuole una soluzione in Ucraina attraverso il negoziato”. Parola di Gerhard Schroeder, reduce da un incontro a Mosca con il presidente Vladimir Putin. Sferzante la risposta di Kiev, che ricorda i rapporti d’affari dell’ex cancelliere tedesco con la Russia e i suoi stretti rapporti con il capo del Cremlino. “Schroeder e’ un noto araldo dell’Impero e una voce della Corte dello zar russo”, afferma il consigliere presidenziale e capo negoziatore ucraino, Mikhailo Podolyak. “Se i russi vogliono un dialogo – aggiunge – spetta a loro. Prima di tutto, con un cessate il fuoco e il ritiro delle truppe”. Lo scontro avviene mentre cresce la polemica tra Berlino e Mosca sul Nord Stream 1, la conduttura che porta il gas russo verso la Germania e quindi l’Europa, che attualmente funziona al 20% della sua capacita’ per quelli che secondo Mosca sono problemi legati alla manutenzione. In particolare, la Russia lamenta la mancata restituzione di una turbina di fabbricazione Siemens che la societa’ tedesca aveva inviato in Canada per una revisione e che ora e’ bloccata in Germania dopo essere stata restituita dal Paese nordamericano. In una conferenza stampa tenuta proprio davanti alla turbina in questione il cancelliere tedesco Olaf Scholz e’ tornato ad addossare la responsabilita’ della mancata restituzione proprio a Mosca, rea di non non fornire le “informazioni doganali necessarie”. Di segno opposto l’interpretazione di Gazprom, il gigante russo del gas, secondo il quale sono le sanzioni occidentali a rendere “impossibile” la restituzione. Non conosce intanto tregua il conflitto in Ucraina, da dove, secondo stime dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, oltre 10 milioni di persone sono fuggite a partire dall’invasione russa del 24 febbraio. Il sindaco di Mykolaiv ha annunciato che nel corso di un raid mattutino delle forze russe sono andati distrutti “un supermercato, una farmacia e diversi negozi”. Mentre il governatore della regione di Dnipropetrovsk, Valentyn Reznichenko, ha reso noto che un anziano e’ rimasto ferito in un bombardamento che ha danneggiato diverse decine di case. La Russia ha annunciato da parte sua di di avere distrutto nella regione di Leopoli, al confine con la Polonia, un deposito di armi straniere “consegnate al regime di Kiev”. L’applicazione dell’accordo per l’export del grano ucraino e’ intanto stata al centro di un incontro tra i ministri degli Esteri di Russia e Turchia, Serghei Lavrov e Mevlut Cavusoglu, a margine di una riunione dell’Asean a Phnom Penh. La nave Razoni, la prima a salpare da Odessa sul Mar Nero, dovrebbe raggiungere il porto di Tripoli in Libano il 6 agosto, secondo fonti portuali del Paese dei Cedri. Sulla presunta disponibilita’ di Mosca a trattare, evocata da Schroeder in una intervista alla rivista Stern, e’ tornato anche il portavoce del Cremlino. “La Russia rimane pronta a risolvere il problema ucraino attraverso la diplomazia”, ha affermato Dmitry Peskov. Ma cio’ deve avvenire in base ai “termini concordati a Istanbul dalle delegazioni russa e ucraina” durante un incontro il 29 marzo scorso. Mosca ha gia’ accusato piu’ volte Kiev di avere rinnegato tale intesa, che prevedeva in sostanza una separazione delle trattative riguardanti la neutralita’ dell’Ucraina da quelle sul futuro della Crimea e del Donbass. Schroeder, che in passato e’ stato alla testa del consorzio Nord Stream AG, ha detto anche di ritenere che una attivazione del nuovo gasdotto Nord Stream 2 tra la Russia e la Germania, finito di costruire ma bloccato da Berlino dopo l’attacco all’Ucraina, potrebbe aiutare a risolvere il drammatico problema della carenza di gas in Europa. Putin gli ha risposto che la messa in funzione potrebbe avvenire “immediatamente”, ma soltanto la meta’ del gas inizialmente concordato potrebbe essere avviato verso l’Europa entro la fine dell’anno, vale a dire 27,5 miliardi di metri cubi.

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Guerra Ucraina

Pioggia di droni su Mosca: attacco record nella notte, 180 abbattuti e danni a Kolomna

Massiccio attacco di droni sulla regione di Mosca: circa 620 i vettori lanciati, di cui 180 intercettati. La caduta dei detriti ha provocato incendi e danni a edifici commerciali e residenziali a Kolomna.

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Una notte di altissima tensione nei cieli della capitale russa. Oltre 600 droni si sono diretti verso la regione di Mosca in uno dei raid aerei più imponenti registrati dall’inizio del conflitto. A confermare l’attacco è stato il sindaco della città, Sergey Sobyanin, spiegando che circa 180 vettori sono stati intercettati e distrutti dai sistemi di difesa antiaerea.

«I servizi di emergenza stanno lavorando senza sosta nei punti in cui sono caduti i rottami», ha dichiarato il primo cittadino moscovita. La caduta dei frammenti ha provocato danni e incendi in diverse zone dell’oblast.

A Kolomna, centro urbano a circa un centinaio di chilometri a sud-est della capitale, si registrano i danni maggiori. Come riferito dal governatore regionale Andrey Vorobyov sul proprio canale Telegram, l’impatto dei detriti ha scatenato un incendio in un padiglione commerciale nei pressi del centro commerciale Globus. Danni significativi sono stati riscontrati anche in piazza Sovetskaya, dove sono stati colpiti un ufficio anagrafe, un esercizio commerciale e diverse finestre di un palazzo residenziale. Non si fermano intanto i rilievi delle forze di sicurezza e dei soccorritori per valutare l’eventuale presenza di feriti e mettere in sicurezza le aree colpite.

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Esteri

La guerra dei droni sfiora la Nato: abbattimenti in Romania e Lettonia

Un drone di origine ancora da accertare è stato abbattuto da un F-18 spagnolo nei cieli della Romania. Episodi simili in Lettonia e Germania aumentano l’allarme Nato, mentre Russia e Ucraina scambiano massicci attacchi aerei.

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La guerra aerea tra Russia e Ucraina si spinge sempre più lontano dal fronte e torna a coinvolgere direttamente lo spazio della Nato. Il segnale più delicato arriva dalla Romania, dove un caccia F-18 spagnolo, impegnato nella missione di sorveglianza dell’Alleanza, ha abbattuto un drone entrato dalla direzione della Moldavia.

Il velivolo è stato individuato a circa 24 chilometri da Galați e distrutto dopo l’autorizzazione all’ingaggio. I frammenti sono caduti in una zona disabitata.

Bucarest non ne ha ancora attribuito ufficialmente la provenienza. Il portavoce militare della Nato Martin O’Donnell ha riferito che, sulla base degli elementi preliminari, il drone «sembra russo». L’origine e la traiettoria restano comunque oggetto di indagine.

Romania e Lettonia, nuovi abbattimenti Nato

Non è il primo incidente registrato dalla Romania dall’inizio dell’invasione russa. Frammenti e droni hanno ripetutamente attraversato il confine durante gli attacchi contro le infrastrutture ucraine sul Danubio. Nel 2026 Bucarest ha già abbattuto quattro velivoli, tre dei quali intercettati a luglio da F-16 romeni.

Un altro episodio si è verificato in Lettonia. Un Eurofighter italiano della missione Baltic Air Policing ha distrutto un drone entrato nello spazio aereo nazionale. All’operazione hanno partecipato anche un secondo caccia italiano e due F-16 turchi.

Le autorità lettoni non hanno ancora stabilito con certezza l’origine del velivolo. Una delle ipotesi è che fosse stato deviato dalla propria traiettoria dalle contromisure elettroniche russe. Non risulta quindi accertato che si trattasse di un attacco intenzionale contro un Paese dell’Alleanza.

Il caso del drone esplosivo a Lipsia

A rafforzare l’allarme europeo è anche quanto accaduto all’aeroporto di Lipsia-Halle, in Germania, dove un drone dotato di esplosivo è stato individuato nell’area cargo vicino a un Antonov An-124 ucraino.

Secondo valutazioni dell’intelligence statunitense riportate dalla stampa americana, l’operazione sarebbe riconducibile alla Russia. Le autorità tedesche non hanno però formulato pubblicamente un’attribuzione definitiva.

L’episodio alimenta i timori per una possibile campagna ibrida contro infrastrutture e mezzi legati all’Ucraina, condotta al di fuori del territorio direttamente coinvolto nella guerra.

La notte dei bombardamenti incrociati

Intanto Russia e Ucraina hanno scambiato una delle più violente offensive aeree degli ultimi mesi. Gli attacchi russi avrebbero provocato almeno otto morti e decine di feriti nelle regioni ucraine di Sumy, Donetsk, Kherson, Zaporizhzhia e Dnipro.

A Kryvyi Rih un missile ha colpito lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal, uccidendo due lavoratori e ferendo altre tredici persone. A Kiev un bombardamento ha devastato il mercato di Pochaina, conosciuto per i suoi padiglioni dedicati ai libri.

Nelle stesse ore l’Ucraina ha lanciato centinaia di droni contro il territorio russo. Il ministero della Difesa di Mosca sostiene di averne abbattuti 822, mentre il sindaco della capitale ha parlato di circa 600 velivoli diretti verso Mosca. Numeri forniti dalle autorità russe e non verificabili in modo indipendente.

Almeno sei persone sarebbero morte, cinque nella regione di Rostov e una in quella di Mosca.

Colpita la logistica russa

A Podolsk un drone ha incendiato un grande magazzino di Wildberries, il principale operatore russo del commercio online. I dipendenti sono stati evacuati e l’azienda ha comunicato che nessuno di loro è rimasto ferito.

Kiev considera alcuni centri logistici dell’azienda parte della rete utilizzata per sostenere l’apparato militare russo. Nella regione di Rostov, le forze ucraine hanno inoltre rivendicato un attacco contro il Kamensky Plant, impianto che produrrebbe propellente per i razzi dei sistemi Uragan, Smerch e Tornado-S. L’entità dei danni non è stata confermata da fonti indipendenti.

L’Europa cerca un posto nei negoziati

Sul piano diplomatico Francia, Germania e Regno Unito starebbero lavorando a un formato comune per eventuali colloqui di pace. L’obiettivo sarebbe evitare che l’Europa venga esclusa da un negoziato promosso dall’amministrazione Trump.

Per ora, però, la diplomazia resta sullo sfondo. A parlare sono soprattutto i droni: più numerosi, capaci di colpire a centinaia di chilometri dal fronte e sempre più spesso intercettati sopra il territorio dei Paesi Nato.

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Esteri

Droni sulla regione di Mosca, brucia il maxi hub Wildberries: Kyiv rivendica sette centri fuori uso

Un attacco con droni ha provocato un vasto incendio nel centro Wildberries di Koledino, vicino Mosca. L’Ucraina rivendica la messa fuori uso di sette dei dieci maggiori poli logistici dell’azienda, ma il dato non ha conferme indipendenti.

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Un vasto incendio ha colpito il centro logistico di Wildberries a Koledino, nella regione di Mosca, durante il massiccio attacco con droni condotto nella notte tra il 15 e il 16 agosto. Le autorità regionali russe hanno confermato che il rogo è divampato dopo l’arrivo dei velivoli senza pilota.

La struttura, situata nel distretto di Podolsk, è uno dei principali poli distributivi di Wildberries, il più grande operatore russo del commercio elettronico, spesso definito la “Amazon russa”. Il personale sarebbe stato evacuato prima che le fiamme si propagassero e, secondo le informazioni disponibili, all’interno del complesso non si registrerebbero vittime.

La rivendicazione del Ministero ucraino

Il Ministero della Difesa ucraino sostiene che l’attacco abbia provocato la sospensione delle attività nel centro di Koledino, indicato come il più grande magazzino dell’azienda, con una superficie di circa 250mila metri quadrati.

Kyiv afferma inoltre di avere messo complessivamente fuori uso sette dei dieci maggiori centri logistici di Wildberries presenti in Russia. Il dato, inserito dalle autorità ucraine nel bilancio delle operazioni condotte nelle ultime settimane, non risulta al momento verificabile in modo indipendente.

Le immagini diffuse sui social mostrano una colonna di fumo denso sollevarsi dall’area industriale. Restano da accertare l’estensione dei danni, la quantità di merci coinvolte e i tempi necessari per un’eventuale ripresa delle attività.

Un secondo incendio a Domodedovo

Un altro incendio è scoppiato nella stessa notte all’interno di una struttura logistica nella zona di Domodedovo, vicino a uno dei principali aeroporti della capitale russa. Le prime informazioni russe parlano di un deposito utilizzato anche per medicinali, senza confermare che si tratti di un secondo centro Wildberries.

L’attacco segna una nuova estensione delle operazioni ucraine contro infrastrutture economiche e logistiche situate nelle regioni interne della Russia. Mosca ha riferito di avere intercettato numerosi droni, ma anche in questo caso i numeri forniti dalle parti non possono essere verificati indipendentemente.

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