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Schlein e Conte, pace a tavola ma resta il nodo Ucraina: il campo largo cerca una linea comune
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«Eppur bisogna andar». Dopo tre giorni di fughe in avanti, precisazioni e rimbeccate, Elly Schlein e Giuseppe Conte si sono incontrati a pranzo in un ristorante di Campo de’ Fiori, a Roma.
Una tavola apparecchiata soltanto per due, senza gli altri leader del campo progressista. Ufficialmente l’appuntamento era stato concordato già la settimana scorsa. Inevitabilmente, però, il confronto si è concentrato sulle tensioni esplose negli ultimi giorni attorno all’Ucraina, alle primarie e alla futura leadership della coalizione.
Conte non cambia linea sulle armi
Il presidente del Movimento 5 Stelle ha ribadito che la posizione del suo partito è la stessa da quattro anni: contrarietà all’invio di nuove armi all’Ucraina e ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto.
Conte ha però precisato di rispettare la posizione del Partito democratico e ha escluso l’esistenza di problemi personali con Schlein. «La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco», ha spiegato.
La tensione era salita quando il leader del M5S aveva sostenuto che sarebbero stati gli elettori, attraverso le primarie, a decidere anche la linea della coalizione sull’Ucraina. Una posizione immediatamente frenata dalla segretaria dem: prima deve essere costruito un programma comune e soltanto dopo si potrà scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio.
Schlein: prima il programma, poi il leader
Nel faccia a faccia Schlein ha ribadito la road map del Pd. Le primarie non possono trasformarsi in un referendum sull’appartenenza alla Nato, sugli aiuti a Kiev o sulla politica estera italiana.
Chi vincerà dovrà rappresentare una linea preventivamente condivisa dalla coalizione, non imporre il programma del proprio partito agli altri alleati.
Il timore nel Pd è che una competizione senza regole e senza un’intesa preliminare possa trasformarsi in una resa dei conti, indebolendo il centrosinistra proprio mentre tenta di costruire un’alternativa credibile a Giorgia Meloni.
Il sospetto nel Pd: Conte vuole davvero le primarie?
Tra i democratici c’è anche chi sospetta che Conte stia alzando il livello dello scontro per rendere più difficile l’organizzazione delle primarie.
Lo scenario temuto è quello di un Movimento 5 Stelle interessato a presentarsi autonomamente alle elezioni, puntando sul tema pacifista e rinviando a dopo il voto la scelta del possibile presidente del Consiglio.
Dal M5S respingono questa lettura. Le dichiarazioni di Conte, spiegano fonti del Movimento, avrebbero avuto l’obiettivo opposto: accelerare la scelta del candidato. Presentarsi alle elezioni senza uno sfidante riconoscibile di Meloni sarebbe considerato politicamente suicida.
Primo accordo sulla risoluzione economica
Intanto il campo largo prova a misurare la propria compattezza in Parlamento. I capigruppo di Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra hanno lavorato a una risoluzione comune sulle comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti relative allo scostamento di bilancio.
Anche in questo caso il punto più delicato riguarda la difesa. M5S e Avs sono contrari all’utilizzo del programma europeo Safe per finanziare nuovi investimenti militari. Il Pd mantiene invece una sostanziale apertura, collegandolo alla costruzione di una difesa comune europea.
Il compromesso è stato trovato con una formula che esclude che le risorse disponibili vengano destinate a nuovi impegni di spesa militare. Un’intesa utile a superare il voto parlamentare, ma che non risolve le divergenze strategiche.
Renzi e Fratoianni spingono per l’alleanza
Gli altri protagonisti del centrosinistra chiedono di accelerare. Matteo Renzi invita tutte le forze alternative alla destra a unirsi per impedire una nuova vittoria del centrodestra.
Nicola Fratoianni prova invece a spostare il confronto dai nomi ai contenuti. Prima di discutere su chi debba comandare, sostiene il leader di Sinistra italiana, la coalizione deve spiegare agli elettori come intende migliorare la loro vita.
La tregua non risolve le differenze
Il pranzo romano ha abbassato la temperatura e confermato che né Schlein né Conte intendono rompere l’alleanza. Ma la distanza sulla politica estera rimane.
Il vero passaggio non sarà decidere chi vincerà le primarie, ma stabilire prima quale programma dovrà rispettare il vincitore. Senza un’intesa sull’Ucraina, sulla difesa europea e sul ruolo internazionale dell’Italia, il campo largo rischia di arrivare ai gazebo unito soltanto dalla necessità di battere Meloni.
Una motivazione politicamente importante, ma da sola insufficiente per governare.
Esteri
AfD travolge la Sassonia-Anhalt, la scossa arriva in Italia: Vannacci esulta, la maggioranza si divide
L’AfD ottiene una vittoria storica in Sassonia-Anhalt con il 43,8% dei voti. Il risultato divide la maggioranza italiana e rafforza Roberto Vannacci, mentre Giorgia Meloni mantiene il silenzio e Matteo Salvini celebra la richiesta di cambiamento arrivata dalle urne tedesche.
L’onda dell’Alternative für Deutschland non è più soltanto quella registrata dai sondaggi. Con il 43,8% dei voti e 39 seggi su 83, l’AfD ha travolto la Sassonia-Anhalt, più che raddoppiando il risultato del 2021 e infliggendo una pesante sconfitta alla Cdu del cancelliere Friedrich Merz. Un successo senza precedenti che, tuttavia, non consegna al partito la maggioranza assoluta nel Parlamento regionale.
Il voto di un Land che raccoglie poco più del 2% della popolazione tedesca non può essere automaticamente proiettato sull’intera Germania, né tantomeno sull’Italia. Ma a pochi mesi dall’avvio della campagna per le Politiche del 2027, il risultato alimenta riflessioni e preoccupazioni anche nella maggioranza italiana.
A inquietare alcuni settori della coalizione sarebbe soprattutto il possibile effetto di trascinamento su Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci. L’ex generale si presenta ormai come il principale interprete italiano di quella destra radicale che contesta immigrazione, Green Deal e sostegno militare all’Ucraina.
Giorgia Meloni mantiene per ora il silenzio sul voto tedesco. Negli ambienti della maggioranza si ragiona però sulla necessità di rendere più visibili l’azione e i risultati del governo, intensificando la presenza della presidente del Consiglio sul territorio italiano durante la delicata fase che precede la campagna elettorale.
Meloni, salvo cambiamenti dell’ultima ora, non dovrebbe partecipare neppure all’Assemblea generale delle Nazioni Unite in programma a New York alla fine di settembre. L’Italia sarebbe rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Non risultano, tuttavia, conferme ufficiali di un collegamento diretto tra questa scelta e l’esito delle elezioni in Sassonia-Anhalt.
La vittoria dell’AfD divide intanto i partiti di governo. Matteo Salvini respinge gli allarmi: «A sinistra usano le parole terrore, nazismo, paura, onda nera o valanga. Si chiama democrazia. Quando la gente vota lo si rispetta sempre».
Il leader della Lega ha definito quello dell’AfD un «successo clamoroso», sostenendo che dimostra come «un’altra Europa sia possibile». Il giorno dopo ha scelto toni più misurati: «Le elezioni non sono mai un problema». Ha quindi indicato nella difesa dei confini, nella sicurezza e nella battaglia contro il Green Deal i principali punti di contatto tra il Carroccio e il partito tedesco.
Di segno opposto la posizione di Maurizio Lupi. «Nessun esito elettorale può giustificare aperture verso forze estremiste», afferma il leader di Noi Moderati. Dentro Fratelli d’Italia prevale invece la cautela. «Quel voto andrà misurato alla prova dei fatti», osserva il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, invitando a non attribuire immediatamente a una consultazione regionale una portata europea.
A festeggiare senza riserve è soprattutto Roberto Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale parla di «onda popolare» e sostiene che gli elettori più giovani abbiano scelto l’AfD per chiedere un cambiamento: «Ecco perché anche Futuro Nazionale fa paura».
Vannacci utilizza il voto tedesco anche per rilanciare lo scontro con il suo precedente partito. Accusa la Lega di essersi congratulata con l’AfD dopo averne preso le distanze nel 2024, quando la formazione tedesca venne espulsa dal gruppo Identità e Democrazia al Parlamento europeo. «Sono sempre più convinto di aver agito correttamente nel lasciare la Lega», conclude.
Il successo dell’AfD diventa così un nuovo terreno di competizione nella destra italiana. Salvini prova a recuperare le parole d’ordine del partito tedesco, mentre Vannacci rivendica una maggiore coerenza radicale e punta a raccoglierne la spinta elettorale.
È ancora troppo presto per parlare di un effetto domino sull’Italia. Ma la vittoria dell’AfD potrebbe spostare ulteriormente a destra il confronto politico europeo e costringere Meloni, Salvini e Vannacci a contendersi uno spazio elettorale sempre più affollato.
Esteri
Trump cambia look, addio al biondo: il presidente si presenta con i capelli castani
Donald Trump sorprende con un nuovo colore di capelli. Al Trump National Golf Club di Bedminster il presidente Usa è apparso con una chioma castana, molto più scura rispetto al tradizionale biondo che da anni caratterizza la sua immagine.
Addio, almeno per il momento, al celebre biondo. Donald Trump ha cambiato colore di capelli e si è presentato con una chioma decisamente più scura al Trump National Golf Club di Bedminster, nel New Jersey.
Il presidente americano è apparso venerdì con i capelli castani, una novità che non è passata inosservata proprio perché la capigliatura di Trump è da decenni uno degli elementi più riconoscibili della sua immagine.
Dal biondo dorato degli anni passati si era progressivamente passati a tonalità sempre più chiare, in alcuni momenti quasi bianche. Adesso la svolta in direzione opposta.
Dal biondo al castano
Il cambiamento era stato in qualche modo anticipato nelle ultime settimane.
Già a inizio agosto Trump era apparso con una tonalità meno accesa rispetto al passato. A Bedminster, però, la differenza è diventata molto più evidente.
La nuova capigliatura ha immediatamente attirato curiosità e commenti, anche perché Trump ha modificato molto poco negli anni quella che è diventata quasi una componente del suo marchio personale.
Dal suo primo ingresso alla Casa Bianca nel 2017 fino al secondo mandato, pettinatura e colore sono rimasti immediatamente riconoscibili.
Anche il New York Post nota il cambiamento
A occuparsi del nuovo look è stato anche il New York Post, quotidiano statunitense tradizionalmente vicino agli ambienti conservatori, che ha segnalato la curiosità suscitata dalla nuova tonalità.
Sabato, però, Trump è tornato sul campo da golf indossando il consueto berretto rosso Maga, nascondendo gran parte della capigliatura.
Non è quindi ancora chiaro se il castano rappresenti una scelta destinata a durare oppure soltanto un cambiamento momentaneo.
In fondo, nella costruzione dell’immagine pubblica di Donald Trump anche i capelli hanno sempre avuto un loro ruolo.
E dopo anni trascorsi a discutere delle infinite sfumature del suo biondo, alla Casa Bianca è arrivato anche il castano.
In Evidenza
Kimi Antonelli fa impazzire Monza: parte 19° e vince, l’Italia ha il suo nuovo eroe
Kimi Antonelli firma un’impresa straordinaria nel GP d’Italia: parte diciannovesimo, rimonta tutto il gruppo e batte Russell e Verstappen. È il primo italiano a vincere a Monza dopo Ludovico Scarfiotti nel 1966 e porta a 66 punti il vantaggio nel Mondiale.
Diciannovesimo alla partenza. Primo al traguardo. Basterebbero questi due numeri per raccontare quello che Kimi Antonelli ha fatto a Monza. Ma non basterebbero a spiegare quello che è successo intorno.
Perché quando il ragazzo bolognese della Mercedes taglia il traguardo davanti a George Russell e Max Verstappen, Monza esplode. E per qualche minuto sembra davvero che il Gran Premio d’Italia abbia dimenticato persino il rosso Ferrari.
Sessant’anni dopo Ludovico Scarfiotti, un pilota italiano torna a vincere il Gran Premio d’Italia a Monza.
E lo fa con una delle rimonte più impressionanti viste sul circuito brianzolo.
Da diciannovesimo a primo
Antonelli era stato costretto a partire dalla diciannovesima posizione dopo la penalizzazione legata alla sostituzione di componenti della power unit.
Alla vigilia aveva immaginato una gara completamente diversa: stare lontano dai guai e provare a risalire fino alla zona alta della classifica.
La realtà è diventata qualcosa di molto più grande.
Kimi comincia a superare.
Uno, due, tre avversari.
Continua a risalire mentre davanti cambia continuamente lo scenario della gara. La bandiera rossa provocata dal violento incidente di Charles Leclerc modifica strategie e distacchi, ma quando si riparte Antonelli continua esattamente da dove aveva lasciato.
Adesso davanti c’è soprattutto George Russell.
Il compagno di squadra.
E il principale rivale per il Mondiale.
Il duello con Russell
La strategia Mercedes divide i due.
Antonelli sfrutta una Virtual Safety Car per montare gomme medie fresche, mentre Russell resta fuori con pneumatici duri già utilizzati.
Kimi comincia la caccia.
Giro dopo giro il distacco diminuisce. Russell prova a resistere, ma a quattro tornate dalla bandiera a scacchi Antonelli completa l’opera e si prende definitivamente la testa della corsa.
Da quel momento non ce n’è più per nessuno.
Antonelli vince davanti a Russell e Verstappen.
E soprattutto allunga ancora nel Mondiale: il vantaggio sul compagno di squadra sale a 66 punti.
La Ferrari guarda la festa degli altri
Per i tifosi del Cavallino è una domenica stranissima.
Sono arrivati a Monza per vedere vincere una Ferrari e finiscono per festeggiare un italiano sulla Mercedes.
Charles Leclerc esce di scena nelle primissime fasi della gara dopo un pesante incidente. Lewis Hamilton riesce invece a raggiungere il traguardo, ma soltanto in sesta posizione, al termine di una domenica complicata.
Davanti, intanto, Antonelli costruisce il proprio capolavoro.
La Mercedes fa doppietta. Verstappen completa il podio. Norris e Piastri portano le McLaren al quarto e quinto posto.
La Ferrari resta fuori dalla festa.
Ma Monza una festa la trova comunque.
E ha vent’anni, viene da Bologna e guida una Mercedes.
Sessant’anni dopo Scarfiotti
Bisogna tornare al 1966 per trovare un italiano vincitore del Gran Premio d’Italia a Monza.
Allora fu Ludovico Scarfiotti, al volante della Ferrari.
Da quel giorno sono trascorsi sessant’anni.
Generazioni di piloti italiani hanno inseguito inutilmente quella vittoria.
Antonelli l’ha conquistata partendo dalla penultima fila.
E non è soltanto una vittoria simbolica.
Kimi è il leader del Mondiale e Monza rischia di diventare uno dei passaggi decisivi della stagione. Russell, secondo, scivola a 66 punti. Hamilton è ancora più lontano.
Il ragazzino non è più soltanto il futuro della Formula 1 italiana.
È l’uomo da battere adesso.
Wolff: «Non c’era modo di fermarlo»
Toto Wolff lo conosce da quando era praticamente un bambino.
Mercedes ha puntato su Antonelli molto prima che diventasse una delle stelle della Formula 1 e il team principal assiste a Monza alla consacrazione definitiva del suo investimento.
La sensazione, raccontata dopo la gara, è quella di aver visto un pilota completamente fuso con la propria macchina.
Una di quelle giornate nelle quali tutto riesce.
Sorpassi, gestione delle gomme, aggressività, lucidità.
E soprattutto nessuna paura.
Nemmeno quando davanti c’era il compagno di squadra con il quale si sta giocando il titolo mondiale.
La festa italiana
Poi arriva il traguardo.
Antonelli bacia la coppa, prende il tricolore e se lo mette sulle spalle.
Il pubblico lo chiama.
I tifosi Ferrari lo applaudono.
Perché in quel momento conta relativamente il colore della macchina.
Conta il pilota.
Conta quel ragazzo italiano capace di partire diciannovesimo e vincere a Monza sessant’anni dopo l’ultimo connazionale.
Kimi aveva detto di sentirsi dentro un sogno.
Per una domenica, dentro quel sogno ci è entrata tutta Monza.
E forse anche un pezzo d’Italia che aspettava da sessant’anni di poter gridare di nuovo il nome di un italiano sul gradino più alto del podio.


