La giornata parlamentare dedicata alla crisi in Iran si apre al Senato con un appello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla “coesione nazionale” e con la proposta di un tavolo di confronto con le opposizioni a Palazzo Chigi.
L’invito però viene accolto con freddezza dal centrosinistra. Per le opposizioni l’apertura arriva troppo tardi e rischierebbe di trasformarsi in una semplice iniziativa formale.
La reazione delle opposizioni
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha parlato di una possibile “sfilata a Palazzo Chigi”, mentre la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha accusato la premier di cambiare rapidamente tono.
Secondo Schlein, l’appello alla collaborazione sarebbe durato poche ore prima di lasciare spazio allo scontro politico. “Posi la clava, l’Italia non merita la lotta nel fango”, ha affermato la leader dem.
La posizione del governo sulla guerra
Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha definito l’azione militare di Stati Uniti e Israele un “intervento unilaterale fuori dal perimetro del diritto internazionale”, pur ribadendo che non si può accettare che l’Iran si doti di armi nucleari.
Meloni ha chiarito che l’Italia non è coinvolta nel conflitto e che il governo non intende entrare nella guerra, sottolineando che si tratta di decisioni prese da altri Paesi.
La linea dell’esecutivo viene definita di “prudenza estrema” in uno scenario internazionale che, secondo la premier, costringe spesso a scegliere “tra cattive opzioni”.
Lo scontro alla Camera
Nel pomeriggio, durante la replica alla Camera, i toni si alzano.
Meloni accusa Pd e M5s di fare “propaganda a buon mercato” e rivendica di essere “diversa” dalle opposizioni. Il riferimento è alle reazioni politiche del 2020 quando gli Stati Uniti uccisero il generale iraniano Qassem Soleimani.
La premier respinge anche le accuse di sostenere la cosiddetta “democrazia esportata con le bombe”, ma contesta quello che definisce lo “strabismo” del Pd sulla politica estera.
Le critiche del centrosinistra
Le opposizioni replicano duramente. Conte accusa la presidente del Consiglio di non avere “coraggio e schiena dritta”, mentre dal Pd si sostiene che il governo non sarebbe all’altezza della gravità della crisi.
Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, parla invece di un esecutivo “succube dell’amministrazione Trump”.
Diplomazia e sicurezza energetica
Nel merito della crisi internazionale, Meloni indica come priorità il ritorno alla diplomazia e propone un confronto tra il G7 e il Consiglio di cooperazione del Golfo.
La premier condanna anche gli attacchi che hanno colpito civili nella regione, tra cui la strage di bambine in una scuola a Minab e le vittime in Libano.
Sul fronte energetico Meloni valuta positivamente la decisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia di liberare 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per calmare i mercati.
Il nodo dello stretto di Hormuz
Il governo segue con cautela anche la situazione nello stretto di Hormuz.
Meloni spiega che è in corso un dibattito internazionale sugli strumenti da utilizzare per garantire la libertà di navigazione e che eventuali decisioni saranno discusse con il Parlamento.
L’Italia, sottolinea la presidente del Consiglio, intende evitare passi che possano coinvolgere direttamente il Paese nel conflitto.
Le tensioni sul fronte interno
Durante il dibattito emergono anche polemiche su altri temi politici, dalle accise sui carburanti al funzionamento dei centri per migranti in Albania.
Su quest’ultimo punto Meloni critica alcune decisioni della magistratura che, a suo dire, impedirebbero il rimpatrio di persone accusate di reati gravi che presentano domanda di protezione internazionale.
Il confronto parlamentare si chiude quindi con un clima di forte contrapposizione politica, mentre il governo ribadisce la linea della prudenza diplomatica di fronte a una crisi internazionale ancora in evoluzione.