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Schiaffo alla Bayer per diserbante Roundup cancerogeno, paghi 2 miliardi dollari

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Bayer incassa una nuova sconfitta, la terza consecutiva negli Stati Uniti, per il diserbante Roundup. Una giuria di Oakland, in California, stabilisce che il colosso tedesco deve pagare 2,055 miliardi di dollari a una coppia che ha usato Roundup per oltre 30 anni e ha contratto il cancro. Il diserbante – secondo i giurati – ha rappresentato un “fattore significativo” nella malattia di Alva e Alberta Pilliod. Il verdetto della giuria arriva mentre Bayer è alle prese con una rivolta degli azionisti sull’acquisizione di Monsanto, il colosso americano che ha esposto Bayer alle cause su Roundup. E segue le altre due recenti sconfitte in tribunale, per le quali altre giurie hanno condannato complessivamente Bayer a pagare 159 milioni di dollari. Bayer si è impegnata a presentare appelli in tutti e tre i casi. La decisione della giuria, spiega Bayer in una nota dopo la decisione di Oakland, “è in conflitto diretto con le decisioni dell’Agenzia per la Protezione Ambientale e il consenso delle autorita’ sanitarie globali, secondo le quali i prodotti a base di glifosato possono essere usati in modo sicuro e non sono cancerogeni”. Dei 2,055 miliardi di dollari chiesti dalla giuria, un miliardo di dollari sono di danni punitivi. Si tratta di una cifra elevata che, secondo alcuni osservatori, potrebbe spingere Bayer a patteggiare le innumerevoli cause su Roundup. Un patteggiamento globale che potrebbe valere 5 miliardi di dollari.

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Esteri

California, al via il processo contro TikTok, Instagram e YouTube: “Algoritmi che rendono i giovani dipendenti”

In California inizia un processo senza precedenti per stabilire se TikTok, Instagram e YouTube abbiano progettato consapevolmente app che creano dipendenza nei giovani, danneggiandone la salute mentale.

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Inizierà martedì prossimo presso la Corte Superiore di Los Angeles un processo civile destinato a fare scuola. Una giuria popolare dovrà stabilire se TikTok, Instagram e YouTube abbiano consapevolmente progettato le proprie applicazioni per rendere i giovani dipendenti, contribuendo al deterioramento della loro salute mentale.

Il procedimento, che durerà diversi mesi, è destinato ad avere un impatto ben oltre la California, potendo costituire un precedente giuridico di rilievo nazionale nelle cause contro i colossi tecnologici.

Il caso pilota di una diciannovenne

Il processo esaminerà inizialmente la denuncia di una diciannovenne californiana identificata come K.G.M., ritenuta rappresentativa di centinaia di casi simili. L’esito del procedimento potrebbe quindi influenzare un ampio contenzioso pendente negli Stati Uniti.

Le cause sono rivolte a ByteDance, Meta e Alphabet. Anche Snap Inc. era stata citata in giudizio, ma ha scelto un accordo riservato alla vigilia del processo, pur restando coinvolta in altri procedimenti.

Dipendenza, ansia e disturbi dell’immagine

Secondo la denuncia, K.G.M. avrebbe iniziato a usare YouTube a sei anni, Instagram a undici, Snapchat a tredici e TikTok a quattordici, sviluppando nel tempo una forte dipendenza dai social network. Una condizione che, a suo dire, l’avrebbe trascinata in una spirale di depressione, ansia e disturbi dell’immagine di sé.

La strategia legale: non i contenuti, ma il design

A guidare l’azione è Matthew Bergman, fondatore del Social Media Victims Law Center, che segue oltre mille casi analoghi. “È la prima volta che i social network affrontano una giuria per i danni causati ai bambini”, ha sottolineato.

Per superare l’ostacolo rappresentato dalla Communications Decency Act (sezione 230), che limita la responsabilità delle piattaforme sui contenuti degli utenti, i querelanti attaccano la progettazione stessa delle piattaforme: algoritmi, meccanismi di personalizzazione e funzioni che favoriscono lo scorrimento compulsivo.

“Non contestiamo la mancata rimozione dei contenuti – spiega Bergman – ma il fatto che le piattaforme siano state progettate per rendere i bambini dipendenti, mostrando loro non ciò che vogliono vedere, ma ciò da cui non riescono a distogliere lo sguardo”.

I dirigenti chiamati a testimoniare

Tra i testimoni attesi figura anche Mark Zuckerberg, fondatore e principale azionista di Meta, anche se non è certo che compaia personalmente in aula. L’udienza si aprirà con la selezione della giuria, mentre i dibattimenti entreranno nel vivo all’inizio di febbraio.

Un parallelo con l’industria del tabacco

La linea accusatoria richiama esplicitamente le cause contro l’industria del tabacco degli anni ’90 e 2000, quando le aziende furono accusate di aver venduto consapevolmente prodotti nocivi. A presiedere il procedimento è la giudice Carolyn Kuhl.

Oltre Los Angeles: cause federali e Stati in campo

La portata del contenzioso non si ferma a Los Angeles. Un procedimento per un processo di respiro nazionale è allo studio presso un giudice federale di Oakland a partire dal 2026. Diversi Stati hanno inoltre avviato azioni legali autonome, come quella promossa a Santa Fe, che accusa le piattaforme di esporre i minori a predatori sessuali.

Gli scenari possibili

Se la giuria dovesse dare ragione a K.G.M., i giganti tecnologici rischierebbero ingenti risarcimenti, ma soprattutto potrebbero essere costretti a riprogettare algoritmi e applicazioni. Un esito che segnerebbe una svolta nel rapporto tra tecnologia, diritto e tutela della salute mentale dei minori negli Stati Uniti.

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Iran-Usa, tensione altissima: voci su Khamenei in un bunker, Teheran smentisce

Circolano voci su Ali Khamenei nascosto in un rifugio sotterraneo a Teheran, ma l’Iran smentisce. Intanto crescono le tensioni tra Stati Uniti e Iran con nuovi movimenti militari in Medio Oriente.

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Le voci rimbalzano da giorni sui media internazionali: la Guida suprema iraniana Ali Khamenei si troverebbe nascosta in un rifugio sotterraneo a Teheran. A rilanciare l’indiscrezione sono diverse testate che citano il sito Iran International, considerato vicino all’opposizione iraniana.

Al momento, tuttavia, non esistono conferme indipendenti. Il console iraniano a Mumbai ha respinto l’ipotesi, affermando che Khamenei dispone di un apparato di sicurezza adeguato ma che non vi sarebbero elementi per ritenere che si trovi “nascosto in un bunker o in un rifugio”.

Un déjà vu nelle fasi di massima crisi

L’ipotesi di una protezione estrema per la Guida suprema non è nuova. Già lo scorso giugno, durante un’altra fase di altissima tensione – la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” segnata da raid israeliani e statunitensi contro siti nucleari iraniani – indiscrezioni simili erano emerse senza trovare riscontri ufficiali.

Trump tra minacce e aperture

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a mantenere una linea oscillante. Da un lato, sembra attenuare i toni, sostenendo che il regime iraniano avrebbe sospeso le esecuzioni di oltre 830 persone dopo le proteste esplose a dicembre. Dall’altro, però, rilancia le minacce, dichiarando che Washington sta “tenendo d’occhio l’Iran” e che “una grande flotta si sta dirigendo in quella direzione”.

Secondo l’ong per i diritti umani HRANA, la repressione delle proteste avrebbe causato almeno 5.002 morti, di cui 4.716 manifestanti, un dato che resta al centro del confronto politico e diplomatico.

Rafforzamento militare Usa in Medio Oriente

Due funzionari statunitensi, citati dal New York Times, riferiscono che oltre alla portaerei USS Abraham Lincoln, il Pentagono avrebbe ordinato l’invio in Medio Oriente di tre cacciatorpedinieri lanciamissili e di una dozzina di caccia F-15.

Una mossa che alimenta ulteriormente le preoccupazioni regionali, tanto che Reuters segnala la cancellazione o il cambio di rotta di numerosi voli commerciali in diverse aree del Medio Oriente.

La risposta di Teheran e il fronte israeliano

Da Teheran arriva una replica durissima: qualsiasi attacco sarà considerato “una guerra totale contro di noi”, ha dichiarato un alto funzionario iraniano citato da Reuters, precisando che l’esercito è pronto “allo scenario peggiore”.

Nel frattempo, i media israeliani riferiscono che il comandante del Comando centrale degli Stati Uniti, l’ammiraglio Brad Cooper, sarebbe giunto in Israele per colloqui con i vertici militari locali.

Sempre secondo Washington, sono arrivati in Israele anche Jared Kushner e l’inviato speciale Steve Witkoff, per incontrare il premier Benjamin Netanyahu e fare il punto sia sul dossier iraniano sia sulla situazione nella Striscia di Gaza.

Un equilibrio sempre più fragile

Tra voci non verificabili, smentite ufficiali e movimenti militari concreti, il quadro resta segnato da un’escalation latente, in cui diplomazia e deterrenza continuano a muoversi su un equilibrio estremamente fragile. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le tensioni resteranno sul piano della pressione strategica o se si tradurranno in un nuovo confronto diretto.

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Singapore investe oltre un miliardo sull’IA: ricerca pubblica e governance globale al centro

Singapore annuncia un investimento da oltre un miliardo di dollari per rafforzare ricerca pubblica e capitale umano nell’intelligenza artificiale tra il 2025 e il 2030, puntando su modelli aperti e regolamentati.

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La ministra per lo Sviluppo Digitale e l’Informazione di Singapore, Josephine Teo, ha annunciato uno stanziamento di oltre un miliardo di dollari destinato a potenziare la ricerca pubblica e il capitale umano nel settore dell’intelligenza artificiale nel periodo compreso tra il 2025 e il 2030.

L’investimento punta a rafforzare le capacità ingegneristiche avanzate del Paese e a promuovere un utilizzo più efficiente, sicuro e affidabile delle tecnologie IA, con un ruolo centrale assegnato al settore pubblico.

Continuità con il quadro globale sull’IA agentica

L’annuncio arriva a breve distanza dal lancio, avvenuto a Davos durante il World Economic Forum, del primo quadro di governance mondiale per l’intelligenza artificiale agentica, presentato proprio da Singapore.

Un’iniziativa che consolida la posizione della città-Stato come attore di riferimento nella definizione di standard etici, normativi e operativi per le tecnologie autonome, in un contesto globale segnato da una forte competizione tra Stati e grandi piattaforme private.

Centri di eccellenza e ricerca applicata

I fondi saranno distribuiti in modo mirato per istituire nuovi centri di eccellenza, dedicati sia alla ricerca di base sia allo sviluppo di applicazioni di intelligenza artificiale orientate a problemi concreti del mondo reale.

Una parte significativa del budget sarà destinata al rafforzamento del capitale umano, attraverso borse di studio, programmi di formazione avanzata e iniziative per attrarre professori e ricercatori di livello internazionale. Il piano prevede il triplicamento della forza lavoro specializzata, con l’obiettivo di raggiungere 15mila esperti locali entro i prossimi cinque anni.

Infrastrutture di calcolo e sostegno alle imprese

Lo stanziamento comprenderà anche investimenti nelle infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni, considerate indispensabili per consentire alle imprese di testare, sviluppare e scalare nuove soluzioni tecnologiche basate su sistemi agentici.

L’obiettivo dichiarato è favorire la nascita di agenti IA performanti ma anche interoperabili, capaci di operare trasversalmente in diversi settori industriali, superando i limiti delle piattaforme proprietarie chiuse.

Un modello alternativo ai giganti tecnologici

Puntando su un’architettura aperta, regolamentata e orientata alla tutela dei dati, Singapore mira a offrire alle imprese un modello fondato su affidabilità, sicurezza e trasparenza, piuttosto che sul semplice dominio di mercato.

La visione del governo è quella di trasformare la città-Stato in un hub globale dell’intelligenza artificiale agentica, dove la tecnologia venga concepita come infrastruttura pubblica strategica, distinta dall’approccio dei grandi colossi della Silicon Valley e capace di attrarre investimenti, ricerca e innovazione su scala internazionale.

Un progetto che rafforza il ruolo di Singapore come laboratorio globale della governance tecnologica, in un momento in cui l’intelligenza artificiale diventa sempre più centrale negli equilibri economici e geopolitici mondiali.

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