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Esteri

Schiaffo alla Bayer per diserbante Roundup cancerogeno, paghi 2 miliardi dollari

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Bayer incassa una nuova sconfitta, la terza consecutiva negli Stati Uniti, per il diserbante Roundup. Una giuria di Oakland, in California, stabilisce che il colosso tedesco deve pagare 2,055 miliardi di dollari a una coppia che ha usato Roundup per oltre 30 anni e ha contratto il cancro. Il diserbante – secondo i giurati – ha rappresentato un “fattore significativo” nella malattia di Alva e Alberta Pilliod. Il verdetto della giuria arriva mentre Bayer è alle prese con una rivolta degli azionisti sull’acquisizione di Monsanto, il colosso americano che ha esposto Bayer alle cause su Roundup. E segue le altre due recenti sconfitte in tribunale, per le quali altre giurie hanno condannato complessivamente Bayer a pagare 159 milioni di dollari. Bayer si è impegnata a presentare appelli in tutti e tre i casi. La decisione della giuria, spiega Bayer in una nota dopo la decisione di Oakland, “è in conflitto diretto con le decisioni dell’Agenzia per la Protezione Ambientale e il consenso delle autorita’ sanitarie globali, secondo le quali i prodotti a base di glifosato possono essere usati in modo sicuro e non sono cancerogeni”. Dei 2,055 miliardi di dollari chiesti dalla giuria, un miliardo di dollari sono di danni punitivi. Si tratta di una cifra elevata che, secondo alcuni osservatori, potrebbe spingere Bayer a patteggiare le innumerevoli cause su Roundup. Un patteggiamento globale che potrebbe valere 5 miliardi di dollari.

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Esteri

Paura in Australia: sarebbe un meteorite la palla di fuoco caduta in una cittadina del Sud

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Un meteorite che cade nel sud dell’Australia: le immagini sono state pubblicate dalla Polizia locale, con la nota – che vi abbiamo risparmiato- che si sente nei film sugli extraterrestri… Il fatto singolare è che nella foto che pubblichiamo, un post pubblicato su Twitter, si vede la stessa saetta luminosa, nello stesso posto ma da un’altra angolazione, datata però 20 maggio…  La data dunque non è certa ma sarà davvero un meteorite?

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Cronache

Liberato l’italiano Alessandro Sandrini, era stato rapito in Siria tre anni fa. “È la fine di un incubo”, dice suo padre

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Dopo tre anni di prigionia Alessandro Sandrini sarebbe stato liberato dal Governo di salvezza, ad annunciarlo oggi lo stesso gruppo armato, attivo nella regione di Idlib.  Rapito al confine tra Siria e Turchia nel 2016,  Sandrini, 32 anni, è originario di Folzano, della provincia di Brescia. A darne conferma lo stesso papà,  Gianfranco Sandrini che ha confermato: “Mio figlio è libero. Si trova ancora in Siria ma nelle mani dei nostri carabinieri. Sono felicissimo. È la fine di un incubo. Adesso sto andando a Roma e spero di potergli parlare la telefono al più presto”.

La liberazione di Sandrini è stata annunciata dal Governo di salvezza durante una conferenza stampa tenuta a Bab al-Hawa, al confine tra Turchia e Siria. Secondo la dei responsabili del gruppo, legato a un’organizzazione islamista, la polizia sarebbe intervenuta dopo aver ricevuto informazioni su un ostaggio straniero rapito da una banda criminale specializzata in rapimenti e furti. Al suo rientro in Italia Sandrini verrà ascoltato dai pm della Procura di Roma- Sulla vicenda la Procura capitolina aveva aperto un fascicolo per sequestro di persona con finalità di terrorismo

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Esteri

Suora cattolica decapitata a Nola, villaggio del Centrafrica

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Le sue consorelle l’hanno trovata morta lunedì mattina nel villaggio di Nola, presso Berberati, nella Repubblica Centrafricana. La scena era raccapricciante, suor Ines Nieves Sancho, religiosa spagnola di 77 anni, era riversa bocconi in un lago di sangue nei  locali dove insegnava alle ragazze centrafricane a cucire, a produrre qualcosa e a provare a farsi una vita migliore con il lavoro. Il corpo della religiosa era stato orrendamente mutilato. Suor Ines  era stata decapitata con una ferocia inaudita. Al momento non si hanno notizie su autori e motivi di questo delittoe nessuno ha rivendicato l’azione.

Suor Ines faceva parte della piccola comunità locale delle Figlie di Gesù. Sono religiose che non solo sono in Africa per la evangelizzazione e far conoscere la parola di Dio ma soprattutto per aiutare la popolazione locale in una zona poverissima di un Paese ancora più povero. Da molti anni suor Ines era impegnata in questo grande agglomerato della prefettura di Sangha-Mbaerè, nel sudovest del Centrafrica, al confine con il Camerun. Era lí da 27 anni, era considerata concittadina dalla gente del posto perché aveva prestato la sua opera fino all’età avanzata.

“C’eravamo viste a Pasqua”, racconta suor Elvira Tutolo, delle Suore della carità di santa Giovanna Antida Thouret, di origini molisane e da 18 anni in missione nel paese africano, a Berberati, “e lei non era voluta venire via. Diceva: ‘Non sono sola! Ci sono le ragazze'”. Domenica notte alcuni sconosciuti si sono introdotti nella sua stanza, l’hanno prelevata e l’hanno condotta proprio nei locali dove teneva le sue lezioni di cucito. Qui l’hanno decapitata. Sebbene la scelta del luogo dell’omicidio possa essere indicativa. Le consorelle di suor Ines hanno tenuto una veglia di preghiera. I funerali sono stati celebrati martedì mattina davanti a centinaia di persone che amavano questa suorina spagnola che aveva speso una vita intera ad aiutare la gente che soffre ed aveva incontrato la morte in Africa, continente che lei amava, quanto la sua Spagna.

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