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Cultura

Scavi di Pompei, ingresso gratuito per i malati oncologici

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L’arte riconosciuta come parte integrante della cura oncologica e, quindi, come partecipazione attiva del paziente al processo terapeutico. Mira a questo l’accordo dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli con i siti del Parco Archeologico di Pompei. Dalla prossima primavera, forse anche prima, compatibilmente con l’emergenza Covid, sara’ possibile consentire l’accesso agli Scavi ai pazienti dell’Istituto dei tumori, con ingresso gratuito e con un ulteriore sconto del 20% sul biglietto dell’accompagnatore. L’obiettivo dell’iniziativa, prima e unica in Italia, e’ dare al patrimonio culturale un ruolo attivo nei trattamenti complessi e duraturi a cui sono sottoposti i malati piu’ vulnerabili. Ogni paziente verra’ dotato di una card rilasciata a tutti coloro che sono o sono stati in cura presso il Pascale. L’accordo con gli Scavi di Pompei e’ destinato a non rimanere isolato. Subito dopo la scorsa estate, e prima della nuova recrudescenza del Covid, il management dell’Istituto aveva raccolto l’adesione al “biglietto gratis” per il paziente oncologico da parte di tutti i musei della Campania. In questi mesi di stop forzato si e’ provveduto a formalizzare il primo accordo e a preparare la card.

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Cultura

Il presidente Conte dimissionario finisce sul presepe di Genny Di Virgilio

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L’immancabile fascio di carte in mano, forse la bozza di qualche DPCM e un cartello  con sopra scritto: “Vado e torno”: la statuetta di Giuseppe Conte, premier in uscita dalla presidenza del Consiglio, è finita sul presepe grazie a Genny Di Virgilio, artigiano di via San Gregorio Armeno, la strrada napoletana dei presepi.

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Cultura

Anna Fusco, l’artista che dalla scatola dei ricordi arriva alla realizazione delle sue opere e dei suoi sogni

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Era la scatola dei giochi, divenuta poi la scatola dei progetti, oggi, come una coperta di Linus che viaggia sempre con lei, inseparabile da lei, qualsiasi parte del mondo attraversi, si è trasformata nella scatola delle idee e di tutti gli oggetti che ispirano le sue opere. Anna Fusco, artista nata a Napoli, città dove vive e lavora, ci mostra il prezioso contenuto di questa scatola, fili, anelli, stoffe, disegni, bozzetti, forbici, colori, biglietti, pennini, inchiostri, calamai e ricordi. Ricordi che Anna poi ci illustra e ce ne fa partecipi attraverso le sue opere. Opere   presentate in numerose mostre personali nazionali ed internazionali e accolte in altrettante mostre collettive. Opere che l’artista, dopo averle mostrate, non conserva in depositi, ma continua ad esporle e a farle respirare nel suo studio nel centro di Napoli, a ridosso dei quartieri spagnoli, sulla linea di confine con il quartiere Montesanto, in uno dei crocevia strategici e pulsanti della vita popolare e dell’anima più vivace   della città. Uno studio che L’artista divide con l’atelier di sartoria del marito, insieme a macchine da cucire, ferri da stiro, manichini con giacche dal taglio particolare e gli indumenti vintage che ispirano nuovi tagli e inserti per ringiovanirli e personalizzarli, uno studio dove arte e artigianato vivono in simbiosi,  come la coppia  dimostra baciandosi con gioia e con assoluta naturalezza anche di fronte all’obiettivo e non ci si chiede se questa condivisione di spazio tra arte e artigianato possa inspirare l’uno a l’altra attività, esse sono fuse e ricordano subito la delicata poesia di Erri De Luca -Quando saremo “Due”-. Anna indaga l’uomo, le sue paure e le sue interazioni prima di tutto con la natura, per poi addentrarsi nelle relazioni interpersonali, quelle mani che vediamo impugnare una pistola, sono di uomo oppure di una donna? La figura è attraversata da una composizione floreale simile all’edera che addolcendola ci fa  entrare nel pensiero di quello che potrebbe essere un killer, ma un rivolo di pittura, simile al sangue che cola, esce dall’arma che impugna con tutte e due le mani, facendoci pensare al suo ferimento e allora non sappiamo se quella figura, maschile o femminile che sia, impersoni un carnefice o una vittima che ha tentato di difendersi con un gesto estremo, un gesto come quello di armarsi. E poi uccelli, gufi, aquile, civette, comunque rapaci che trovano il loro habitat su quelle forme floreali che Anna fa esplodere nella loro fioritura quasi a voler distruggere le precise forme geometriche caleidoscopiche che li circondano, ma che forse, vogliono solo proteggerli.

 

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Cultura

Il New Yorker restituisce un premio, il suo giornalista aveva scritto una storia falsa

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Anche le testate internazionali più blasonate scivolano in incidenti imbarazzanti. Il prestigioso magazine statunitense New Yorker ha restituito un importante riconoscimento giornalistico dopo avere scoperto con un’indagine interna che l’articolo premiato conteneva informazioni false. Nel 2018 il periodico pubblico’ una lunga inchiesta sul fenomeno emergente in Giappone dei cosiddetti ‘parenti in affitto’. La storia era centrata su una societa’ che offre ai clienti degli attori che fingono di essere membri della famiglia. Autore del lungo pezzo, “A Theory of Relativity”, è Elif Batuman, romanziere e autore della rivista dal 2010. La storia è valsa al New Yorker il National Magazine Award ma la rivista ha poi scoperto che i tre protagonisti principali dell’articolo avevano ingannato l’autore e la squadra che si occupa del fact-checking. Sono risultate false persino le prime righe dell’articolo, dove si racconta che “due anni fa Kazushige Nishida, un uomo d’affari di sessant’anni, ha iniziato ad affittare una moglie part-time e una figlia” dopo la morte della sua vera moglie. Un mese fa il magazine aveva aggiunto una nota alla versione online dell’articolo, sottolineando che i risultati dell’indagine “contraddicono aspetti fondamentali delle storie di queste persone e minano ampiamente la credibilita’ di cio’ che ci hanno detto”. Ma aveva lasciato la storia nel suo sito perche’ il fenomeno dei “parenti in affitto” in Giappone e’ “ben documentato” e fornisce una “esplorazione delle idee di famiglia in Giappone e piu’ in generale”. Il magazine aveva avviato la sua indagine dopo che nel 2019 un media giapponese aveva segnalato che un dipendente di Family Romance, lo stesso descritto nell’articolo, “si era finto cliente della societa’ in un documentario tv”. L’American Society of Magazine Editors, che assegna i National Magazine Awards, ha annunciato la decisione della rivista venerdì, lodando il New Yorker per la sua indagine e per la sua decisione di restituire il riconoscimento.

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