A 88 anni Emilio Isgrò (foto Imagoeconomica) continua a lavorare nel suo studio milanese circondato da libri, quadri e mappe geografiche. Seduto a un tavolo bianco, l’artista siciliano osserva uno dei suoi mappamondi e spiega il gesto che lo ha reso celebre: cancellare.
In questi giorni sta lavorando proprio su una mappa del pianeta. «Sto cancellando la Groenlandia», racconta, indicando il globo.
Per Isgrò la cancellatura non è distruzione, ma un modo per costringere lo sguardo a vedere davvero. Quando una parola viene oscurata, spiega, tra l’occhio e il testo si crea un ostacolo che obbliga a interrogarsi sul suo significato.
La nascita delle cancellature
La prima cancellatura risale al 1964, quando Isgrò lavorava in redazione al giornale veneziano Il Gazzettino.
L’artista prese un articolo e lo coprì con un pennarello nero. Poi lo ripose in un cassetto. Un gesto semplice che conteneva già la chiave del suo lavoro.
Da quell’idea sarebbe nata una delle pratiche artistiche più riconoscibili dell’arte contemporanea italiana.
Gli incontri con Montale e Buzzati
Durante gli anni veneziani Isgrò entrò in contatto con alcune delle figure più importanti della cultura italiana.
Conobbe il poeta Eugenio Montale, che spesso lo chiamava per fare una passeggiata quando si trovava a Venezia. Montale, racconta l’artista, aveva paura di scivolare sui ponti e si aggrappava al suo braccio.
Tra i suoi estimatori c’era anche lo scrittore Dino Buzzati, che gli regalò una copia del Poema a fumetti con una dedica singolare: chiedeva proprio di essere cancellato.
Una vita con Scilla Velati
Accanto a Isgrò da oltre quarant’anni c’è la moglie Scilla Velati, presenza centrale nella sua vita e nella gestione dell’archivio delle opere.
I due si conobbero a Milano a una festa. Lei era stata modella e lavorava come giornalista per la rivista Grazia. La loro storia iniziò quasi per caso.
Dopo un primo incontro, racconta Velati, fu lei a chiamarlo al telefono. Quella sera stessa Isgrò la invitò a casa sua e poco dopo i due partirono in auto verso Venezia per bere un Bellini all’Harry’s Bar.
Il rapporto con l’arte e il mercato
Isgrò non ha mai nascosto un rapporto complicato con il mercato dell’arte. Dice di vendere le sue opere con riluttanza e solo quando necessario per far circolare il lavoro.
Molte opere regalate in gioventù sono poi riapparse nelle aste.
Per difendere l’autenticità dei suoi lavori, l’artista conserva un archivio dettagliato delle opere e collabora con i carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale.
Una giornata da artista
La giornata di Isgrò comincia molto presto. Si sveglia alle cinque del mattino, fa ginnastica e poi si dedica alla lettura dei quotidiani.
Subito dopo torna al lavoro, alternando scrittura e pittura. Le due attività, spiega, sono spesso inseparabili.
Tra i progetti in cantiere c’è la cancellazione del Faust di Johann Wolfgang von Goethe e un romanzo ancora inedito, ambientato in un paese siciliano.
«La cancellatura serve a rinascere»
Per Isgrò la cancellatura non è mai un atto distruttivo.
È piuttosto un gesto che mette in discussione il linguaggio e costringe a guardare la realtà con maggiore attenzione.
Anche la morte, riflette l’artista, potrebbe essere una forma di cancellatura. Ma non nel senso di censura.
Piuttosto una cesura, un passaggio. Perché, conclude, la cancellatura serve a far rinascere ciò che sembra sparire.