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Politica

Sardegna, fine d’anno turbolenta per il campo largo di Todde: tensioni con il Pd e nodi aperti in giunta

Maggioranza in difficoltà in Sardegna: scontro tra Todde e Pd sull’Egas, dimissioni e revoche in giunta mentre parte l’esame della Finanziaria 2026.

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È una fine d’anno complessa per la maggioranza del campo largo che governa la Sardegna sotto la guida della presidente Alessandra Todde. A un anno e mezzo dall’insediamento, la coalizione di centrosinistra deve fare i conti con tensioni interne sempre più evidenti, culminate nell’ultimo strappo con l’alleato principale, il Partito democratico.

Lo scontro sull’Egas e la frattura con il Pd

La rottura più recente si è consumata sull’elezione del presidente dell’Egas, l’ente che governa il sistema idrico regionale. Todde ha sostenuto la riconferma di Fabio Albieri, figura eletta nella precedente legislatura di centrodestra. Una scelta che il Pd non ha condiviso e che ha aperto una spaccatura politica destinata a riflettersi sui lavori del Consiglio regionale, proprio alla vigilia dell’esame della Finanziaria 2026.

Le crepe nell’esecutivo regionale

Lo scontro sull’acqua pubblica si aggiunge a una fase già segnata da scossoni in giunta. Prima le dimissioni dell’assessore all’Agricoltura Gianfranco Satta, sfiduciato dal suo stesso partito, i Progressisti. Poi la revoca dell’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi, chiamato da Roma su impulso del leader M5s Giuseppe Conte per affrontare le criticità del sistema sanitario isolano.
Todde mantiene ora l’interim della Sanità, uno dei settori più delicati, mentre si avvicina la scadenza per la nomina dei manager delle aziende sanitarie, tema che già in passato aveva provocato frizioni con il Pd.

Un successo offuscato dalle tensioni

Nei giorni scorsi la presidente e il suo vice, il dem Giuseppe Meloni, avevano incassato un risultato politico rilevante con la chiusura della vertenza sulle entrate con lo Stato, dopo quindici anni di trattative. Un traguardo definito “storico”, ma rapidamente messo in secondo piano dal muro contro muro sulle nomine legate alla gestione dell’acqua pubblica.

Le posizioni dei partiti

Se i vertici regionali del campo largo, a partire dalla governatrice, hanno evitato commenti pubblici, dal Pd è arrivata una presa di posizione netta. Il capogruppo in Consiglio regionale Roberto Deriu ha parlato di una scelta difficilmente spiegabile agli elettori:
“È molto difficile spiegare perché una coalizione progressista affidi ruoli di responsabilità a esponenti del centrodestra. È una logica che non capiamo e che rifiutiamo”.
Più prudente la linea del Movimento 5 Stelle, con il capogruppo Michele Ciusa che insiste sulla continuità del dialogo: “Il confronto con gli altri partiti è costante, non vedo raffreddamenti, anche perché condividiamo obiettivi comuni, immediati e di lungo periodo”.

Uno scontro che va oltre l’isola

La tensione tra Pd e M5s in Sardegna assume un rilievo che supera i confini regionali. In una fase in cui l’opposizione al governo Meloni cerca di strutturare un’alternativa nazionale, una crisi nella prima Regione che ha sperimentato il campo largo rappresenterebbe un segnale politico forte, con possibili ripercussioni sull’asse Schlein-Conte, che segue da vicino l’evoluzione della situazione.

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Politica

Mastella promuove Manfredi leader del centro: «Senza moderati il centrosinistra non vince»

Clemente Mastella sostiene l’ipotesi avanzata da Matteo Renzi di affidare a Gaetano Manfredi un ruolo di primo piano nell’area centrista. «Bisogna superare personalismi e cespugli. Senza centro il centrosinistra non vince».

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Gaetano Manfredi come possibile punto di riferimento dell’area centrista nella coalizione progressista. La proposta avanzata da Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia incassa il sostegno di Clemente Mastella, leader di Noi di Centro e sindaco di Benevento.

«Valuto molto positivamente l’apertura di Matteo Renzi a Gaetano Manfredi come frontman del centro. È la direzione giusta per superare personalismi e uscire definitivamente dalla logica dei veti», ha dichiarato Mastella intervenendo a Campobasso alla Festa dell’Avanti.

«Basta con i cespugli»

Per Mastella il problema non riguarda soltanto il nome attorno al quale costruire l’area moderata, ma la capacità delle diverse forze centriste di presentarsi unite.

«L’area di centro è chiamata ad una prova di responsabilità davanti al Paese», ha spiegato. «Bisogna superare la logica deleteria del cespuglio per non disperdere in mille rivoli il patrimonio politico, culturale ed elettorale dell’area moderata».

Il sindaco di Benevento indica quindi una prospettiva precisa: costruire un centro politicamente riconoscibile e sufficientemente compatto da avere un peso reale nella futura coalizione.

«La sinistra da sola non è autosufficiente»

Mastella lega direttamente la questione centrista alle possibilità del centrosinistra di competere per il governo.

«La coalizione progressista senza centro non vince, è scritto nella storia del Paese: la non autosufficienza della sinistra è un dato di fatto, ma il centro deve dare prova di maturità e unità».

Parole che arrivano dopo l’apertura di Renzi, che a Reggio Emilia aveva indicato proprio Manfredi, insieme alla sindaca di Genova Silvia Salis, tra le figure che potrebbero rappresentare l’area centrista all’interno di una coalizione alternativa al centrodestra.

Mastella boccia la legge elettorale

Il leader di Noi di Centro interviene anche sulla nuova legge elettorale, attesa in Senato durante la settimana, esprimendo forti dubbi sulla sua tenuta costituzionale.

Per Mastella esisterebbe un «rischio elevatissimo di incostituzionalità», perché il sistema proposto metterebbe insieme meccanismi capaci di «alterare l’eguaglianza del voto, comprimere la libertà di scelta degli elettori e proteggere artificialmente i partiti già presenti in Parlamento».

Giudizio critico anche sul meccanismo previsto per la raccolta delle firme dei nuovi partiti, definito «discutibile».

Il messaggio politico, però, guarda soprattutto alla costruzione della futura alleanza: Renzi propone Manfredi e Mastella raccoglie immediatamente l’assist. Il cantiere del centro nel campo progressista comincia a prendere forma.

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Politica

L’Anm apre al confronto con Meloni: «La inviteremo al congresso di Napoli»

Il presidente dell’Anm Giuseppe Tango annuncia che Giorgia Meloni sarà invitata al 32esimo congresso dell’Associazione nazionale magistrati, in programma a Napoli dal 27 al 29 novembre. «È giusto parlarsi nel rispetto reciproco».

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L’Associazione nazionale magistrati apre al dialogo con il governo e annuncia l’intenzione di invitare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al prossimo congresso dell’Anm, in programma a Napoli dal 27 al 29 novembre.

Ad annunciarlo è stato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Tango, intervenendo alla riunione del Comitato direttivo centrale.

«È giusto parlarsi nel rispetto reciproco»

«Crediamo nel valore del confronto, nell’importanza del dialogo con le istituzioni. Noi siamo pronti a fare la nostra parte», ha affermato Tango.

Da qui la decisione di rivolgere l’invito direttamente alla presidente del Consiglio in occasione del 32esimo congresso dell’Anm.

«Inviteremo la presidente del Consiglio al congresso, perché è giusto parlarsi nel rispetto reciproco. Anche parlando delle cose che non vanno. Con serietà».

Un’apertura al confronto che arriva nel quadro del complesso rapporto tra politica e magistratura e mentre il dibattito sulla giustizia continua a essere uno dei temi centrali dello scontro politico e istituzionale.

Tango pone però una condizione essenziale perché il confronto possa essere produttivo: «Serve una volontà comune di farlo».

Il congresso di Napoli potrebbe dunque diventare un’occasione di confronto diretto tra magistratura associata e governo, qualora Meloni decidesse di accettare l’invito.

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Politica

Di Battista ricoverato al Gemelli, l’appello di Schierarsi: «Rispettate la sua privacy»

Schierarsi conferma il ricovero di Alessandro Di Battista al Policlinico Gemelli e invita sostenitori e operatori dell’informazione a non recarsi in ospedale. Nessuna indicazione viene fornita sulle ragioni del ricovero o sulle sue condizioni.

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Un appello alla prudenza e al rispetto della privacy di Alessandro Di Battista e della sua famiglia. A lanciarlo è l’associazione Schierarsi, che sui social conferma che l’ex parlamentare si trova attualmente ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma.

Nel messaggio non vengono fornite indicazioni sulle ragioni del ricovero né sulle condizioni di salute. L’associazione chiede esplicitamente di evitare iniziative che possano interferire con la tranquillità di Di Battista e dei suoi familiari.

«Non recatevi al Gemelli»

«Chiediamo agli amici, ai sostenitori di Alessandro Di Battista e agli operatori dell’informazione di non recarsi al Policlinico Gemelli, così da consentire a lui e alla sua famiglia di vivere i prossimi giorni nella necessaria tranquillità», scrive Schierarsi.

Un richiamo rivolto anche al mondo dell’informazione e a quanti stanno seguendo la vicenda sui social.

L’invito alla prudenza sulle informazioni

L’associazione chiede inoltre «la massima prudenza e discrezione nella diffusione di fotografie, video, notizie e informazioni che riguardino Alessandro e la sua situazione personale».

Gli eventuali aggiornamenti saranno comunicati direttamente, rispettando le indicazioni dello stesso Di Battista e delle persone che gli sono vicine.

«Ogni eventuale aggiornamento sarà condiviso nei tempi e nei modi ritenuti opportuni, sempre nel pieno rispetto della volontà di Alessandro Di Battista e in accordo con le persone che gli sono accanto, come è avvenuto finora».

Schierarsi conclude ringraziando quanti hanno finora dimostrato «rispetto, sensibilità e professionalità» e chiede che lo stesso atteggiamento venga mantenuto nei prossimi giorni.

Al momento, dunque, non vengono diffuse ulteriori informazioni sul ricovero. Una scelta esplicita di riservatezza che l’associazione chiede venga rispettata.

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