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Sanzione alla Rai, Airola (M5S):Agcom ha gettato la maschera, agiscono non da tecnici ma da politici

amministratore

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“L’Agcom ha perso il suo profilo tecnico e indipendente ed è stata travolta dalla politica. Ha gettato la maschera. La sanzione a Rai per violazione del pluralismo, sui cui profili sono ancora al lavoro con grande difficoltà gli uffici dell’Autorità, è un pastrocchio infinito con accuse generiche e pesantissime. La Rai ha realmente avuto un tracollo informativo negli ultimi mesi? La verità sembra un’altra, molto più politica e poco tecnica. Questo lo si evince anche buttando un solo occhio all’informazione delle reti commerciali, informazione che dovrebbe essere ugualmente monitorata da Agcom. Che invece si gira dall’altra parte”. Così Alberto Airola, senatore del M5S in un post su Facebook.

“L’obiettivo -sottolinea il pentastellato – vista anche la tempistica e il fatto che il Consiglio Agcom è in scadenza, è la prossima tornata di nomine prevista in Rai per il 21 febbraio. Il Pd, che non nasconde i suoi appetiti, ha allungato la sua ombra sull’Autorità con l’obiettivo di esercitare ulteriore pressione sull’Ad Rai, Fabrizio Salini, già da settimane oggetto di attacchi quotidiani perché non sostituisce i direttori ‘figli’ della maggioranza che sosteneva il Conte I. Il voto favorevole del commissario Nicita (vicino al Pd), che si è saldato a quelli del presidente Cardani e del commissario Martusciello (vicino a Forza Italia), ha reso possibile questa decisione politica. Contrario Morcellini, astenuto Posteraro”. PerAirola “il messaggio è chiaro: mettere sotto schiaffo Rai per conquistare posizioni e direzioni che consentano di avvicinarsi a una possibile campagna elettorale con maggiore serenità. L’Agcom ha gettato la maschera: dal tecnico al politico, il passo è breve. A spese di Rai”.

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Bikeshedding, il profilo politico della destra italiana di fronte alla crisi del coronavirus

Angelo Turco

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Supponiamo che si stia discutendo, in un’importante riunione di esperti e politici, della costruzione di una centrale nucleare di nuova generazione che comporterebbe un investimento di 1 milardo di euro. Ciascuno porta il suo contributo sugli aspetti nucleari, ingegneristici, securitari, ambientali, economico-finanziari finché qualcuno solleva il problema della tettoia sotto la quale il personale dovrebbe ricoverare le proprie biciclette: il colore, per esempio, oppure la dimensione, oppure la posizione rispetto all’ingresso del perimetro della centrale. Che succede? Continuate voi, con l’avvertenza che questa storiella riassume la “legge di Parkinson sulla futilità” dal nome di colui che la formulò nel 1957.

Centrodestra. Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Ecco, il bikeshedding rappresenta esattamente il profilo politico che sta assumendo la destra di fronte alla crisi del coronavirus. Rivela la sua incapacità di contribuire, come opposizione, alla soluzione dei problemi centrali, di natura sociale e di sanità pubblica, generati dalla pandemia. Soffermandosi invece sulla “tettoia per le biciclette”: il governo ha cominciato in ritardo, le mascherine non sono a norma, i comunicati vengono fatti la sera tardi, il Parlamento non si riunisce per discutere le misure del Governo, il Presidente del Consiglio non può affidare le sue dichiarazioni a una diretta Facebook, quando riaprono le scuole, troppo presto, troppo tardi! E tentando di far apparire questo come “il problema” per il quale il Governo dimostrerebbe la sua sostanziale e gravissima incompetenza tecnico-sanitaria, la sua inefficacia economica e persino la sua pericolosità per le istituzioni democratiche. Francamente, la casalinga di Voghera, per ricordare Alberto Arbasino che ci ha appena lasciati, avrebbe saputo fare meglio. Di fatto, il bikeshedding rappresenta il clamoroso fallimento culturale della destra italiana confrontata a un problema gravissimo che avrebbe richiesto un contributo tanto utile quanto intelligente da parte di tutti, nell’intento di creare un clima di union sacrée per la salvezza della casa comune. Chiedendo non già di partecipare al tavolo in cui si prendono le decisioni (quali, tra le molte che il Governo prende quotidianamente?). Non già, quindi, di entrare in pratica nella maggioranza, ma sviluppando sostanzialmente tre prospettive su cui ci aspetteremmo “idee” da un’opposizione responsabile e dotata di senso della politica. La prima ha a che fare con la difesa della democrazia: vigilare, senza strepiti, per fare in modo che la “strategia brancolante”, necessaria per la comprensione e la gestione della crisi, non trasformi la decretazione d’urgenza -di cui ha bisogno per funzionare- in un temibile “Stato d’eccezione”. Rendersi conto, inoltre, che la crisi è un “ambiente di apprendimento” e che, pertanto, ci sono dei punti di rottura, delle biforcazioni determinate dall’accatastamento delle informazioni le quali hanno, accanto a risvolti tecnici (che bisogna lasciare ai tecnici), delle ricadute politiche importanti: per esempio sul tavolo europeo. Infine, e per chiudere qui, vegliare sul rispetto di un principio di equità sociale affinché la fattura di questa crisi, attualmente in carico ad anziani, malati, personale sanitario, e che sarà pesantissima sul piano economico, sociale e territoriale, non sia buttata sulle spalle dei soliti noti, delle fasce più deboli della popolazione, del tessuto produttivo di base che rimane nel pantano mentre la finanza fa quello che ha sempre fatto e che del resto sa fare con la sua cieca pulsione speculativa. Quale che sia il modello di società verso cui andiamo, o speriamo di andare, nessuna visione può fiorire, nessun progetto si può edificare in un mondo di disoccupati, di piccole e medie imprese in ginocchio, di partite Iva allo sbando, di territori drammaticamente indietro rispetto al resto del Paese. La giustizia sociale non può continuare ad essere “solo” una preoccupazione della sinistra: diventando un autentico valore nazionale, può e deve trasformarsi in un driver inderogabile nell’agenda di tutte le forze politiche. Insomma, avendo le capacità, ci si può occupare d’altro rispetto alla pur interessante questione delle tettoie per le biciclette. 

La foto di copertina è tratta dal profilo Twitter del leader della Lega Matteo Salvini. È un selfie scattato da Salvini assieme a Giorgia Meloni prima dell’inizio del primo incontro col premier per cercare di trovare una strada comune di lotta al coronavirus. Erano le fasi iniziali di una crisi che è poi diventata drammatica.  

*Angelo Turco, africanista, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM

 

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Autista del 118 muore a Pozzuoli: 6 giorni per avere il risultato del tampone

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Quando è arrivato in ospedale, a Pozzuoli, al Santa Maria delle Grazie,  aveva problemi respiratori. In meno di 24 ore Enzo Lucarelli, 46 anni,  volontario della Croce Italia, è morto. Il suo ricordo sulla pagina Facebook ‘Nessuno tocchi Ippocrate’: “Oggi salutiamo per sempre e rendiamo omaggio ad uno dei valorosi guerrieri che stanno affrontando questa emergenza in prima linea senza le armi adeguate: Enzo Lucarelli. Autista 118 di Pozzuoli, strappato via dal coronavirus. A quanto riferiscono i conoscenti era da 6 giorni in attesa del tampone che alla fine e’ risultato positivo, ieri sarebbe andato in ospedale per difficoltà respiratoria e dopo poche ore è deceduto! Lascia una moglie ed un figlio piccolo. Onore a te!”.

Lucarelli aveva comunicato alla Croce Italia presso la quale prestava servizio agli inizi della passata settimana di essere positivo al virus e per questo motivo è stato fatto il tampone ad una ventina di persone con le quali era entrato in contatto l’autista. Per loro si è ancorai attesa dei risultati. Enzo Lucarelli quando  è arrivato al Santa Maria delle Grazie era in una situazione già compromessa a causa di alcune patologie pregresse. L’Asl Napoli 2 Nord in una nota ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia dell’operatore deceduto.

 

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Le maschere snorkeling anti-covid sbarcano anche all’estero

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La maschera da snorkeling per bambini di Decathlon, modificata con una valvola per essere utilizzata come respiratore per i malati di coronavirus, dopo Brescia, dove e’ nata, si sposta in altri ospedali in Italia e all’estero. L’idea, concepita da un ex primario a Gardone Valtrombia con Isinnova, start up innovativa a tutto campo, ha gia’ centrato l’obiettivo delle 500 maschere d’emergenza chiesti dalla citta’ della Leonessa grazie all’aiuto arrivato da una ventina di aziende grandi e piccole. Dall’industria di armi Beretta al gruppo Leonardo per arrivare alla multiutility A2a, hanno tutte usato le stampanti 3D che avevano in uffici e impianti per produrre la valvola di raccordo, battezzata Charlotte, necessaria per collegare al respiratore nei reparti di terapia sub-intensiva la semplice maschera da snorkeling. Si tratta di una soluzione salvavita quando manca, come avvenuto all’ospedale di Chiari, dove e’ stata testata e usata per la prima volta su un paziente, la fornitura sanitaria ufficiale. L’idea semplice, veloce ed economica, si e’ diffusa e Isinnova e’ ora in contatto con nuove aziende di maschere subacquee, come Ocean Reef, per adattare prodotti simili a quello di Decathlon. Dopo le province di Brescia e Bergamo, le piu’ colpite dal coronavirus, “in altre zone d’Italia gli ospedali si sono mossi con imprese locali che hanno messo a disposizione le stampanti in 3D: e’ gia’ successo a Messina, Sassuolo e nel comasco” spiega Marco Ruocco, ingegnere di Isinnova che ha seguito l’operazione insieme alla Protezione Civile di Brescia. E lo strumento di chi ha fatto necessita’ virtu’ ha varcano i confini nazionali. “In Brasile e Tunisia gia’ fanno maschere modificate come la nostra e siamo stati contattati, soprattutto per informazioni sul file per la stampa in 3D, anche da Malesia, Francia e Spagna”, aggiunge Ruocco.

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