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Sant’Egidio presenta Dove, è la guida ‘Michelin’ per i poveri

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Sono 891 i servizi elencati in ‘Dove’, la guida che la Comunità di Sant’Egidio dedica ai più poveri. Mense dove mangiare, dormitori per dormire ma anche informazioni utili per avere accesso alla residenza anagrafica, alla assistenza sanitaria, formazione professionale e lavoro, prestazioni assistenziali e pensionistiche. Oggi e’ stata presentata la ‘Michelin’ per i poveri che vivono nella citta’ di Roma con tutte le indicazioni precise, indirizzi e telefoni, per trovare aiuto in caso di necessita’, dal pasto alla doccia, dal letto alla visita medica, fino alle scuole di italiano. La guida, giunta alla trentesima edizione, e’ composta di 262 pagine ed e’ stampata in 10mila copie e sara’ distribuita alle persone in difficolta’ che vivono nella capitale. E’ pubblicata anche in altre citta’ italiane (Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova), altre citta’ europee e a Buenos Aires.

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Politica

Gentiloni, con Green deal entra in conti variabile verde

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Il Green Deal non e’ soltanto un nuovo piano di investimenti. E’ un cambio di prospettiva, che costringera’ l’Ue a guardare con un’altra ottica gli sforzi che i Paesi metteranno in campo per raggiungere l’obiettivo della neutralita’ climatica entro il 2050, come prevede la proposta della Commissione Ue. L’obiettivo e’ facilitare gli investimenti verdi in ogni modo, anche rivedendo le regole del Patto di stabilita’. Ma e’ presto per dire che la spesa verde sara’ scomputata dal calcolo del deficit: quella, spiega il commissario Paolo Gentiloni, per ora e’ soltanto una delle possibilita’. Con il Green Deal Ue “per la prima volta avremo nel percorso di sorveglianza economica della Commissione una variabile verde molto importante”, ovvero “quando analizziamo i bilanci non dobbiamo guardare solo a spese o a investimenti ma anche a ritmo e risultati della transizione ambientale se vogliamo prendere sul serio l’impegno alla neutralita’ dal carbone al 2050”, ha spiegato Gentiloni entrando alla riunione dell’Eurogruppo.

“Per un Paese come l’Italia e’ molto importante, ma e’ anche importante il cambio di prospettiva nell’insieme dell’Ue”, ha aggiunto. Certo, non e’ detto che questo si traduca automaticamente nell’atteso scomputo delle spese verdi dal calcolo del deficit. Questa, ha spiegato il commissario, e’ solo “una delle alternative” allo studio nell’ambito della revisione del Patto di stabilita’ che sara’ avviata a febbraio. Le decisioni poi arriveranno d’estate. Sempre guardando all’Italia, il commissario invita a guardare alle “grandi opportunita’ di finanziamento” che verranno dal “mix di investimenti” piuttosto che concentrarsi solo sulla quota di fondi europei. La quota italiana del Just Transition Fund ha gia’ fatto polemica per la sua scarsita’, ma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri spiega come si tratti di “un fondo prevalentemente destinato ai Paesi che stanno indietro dal punto di vista della transizione ecologica dell’economia, e l’Italia e’ tra quelli che stanno piu’ avanti”. E’ vero, spiega il ministro, che “si puo’ fare di piu'”, ma la vera battaglia sara’ nella cornice del bilancio Ue, tutta da ancora da avviare. Per adesso, chiarisce, l’importante e’ che l’Italia abbia accesso alle risorse per quei progetti complessi come “il piano di rilancio di un’Ilva piu’ verde”.

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Cronache

A Foggia maxioperazione polizia, perquisizioni e fermi

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Avrebbero preteso 100mila euro da un imprenditore edile, e altri cinquemila da un commerciante i tre foggiani fermati questa mattina dagli agenti della squadra mobile nel corso di una maxioperazione alla quale hanno partecipato anche i carabinieri e la Guardia di finanza, impegnati in una serie di “perquisizioni mirate” in citta’. Per gli stessi motivi e’ ricercato anche un cittadino rumeno, al momento irreperibile perche’ all’estero. I tre, accusati di tentata estorsione, sono ritenuti legati alla batteria criminale Moretti-Pellegrino-Lanza appartenente alla cosiddetta ‘Societa’ foggiana’, la mafia che opera nel comune capoluogo. Il primo episodio, che vede coinvolto un imprenditore edile, e’ avvenuto a novembre: dopo aver ricevuto la richiesta di 100mila, la vittima ha deciso di denunciare l’estorsione alla polizia. E’ invece di qualche giorno fa la richiesta di denaro fatta al commerciante. Quest’ultimo, gia’ vittima in passato del racket, ha confermato agli inquirenti di aver ricevuto una richiesta estorsiva. Questi episodi non sarebbero legati alle dieci intimidazioni compiute dall’inizio dell’anno in Capitanata per una escalation criminale che non si arresta. A farne le spese la scorsa notte e’ stata la sede della Camera del lavoro della Cgil di Cerignola (Foggia), distrutta e derubata da ignoti che hanno danneggiato anche la stanza in cui e’ ospitata l’associazione antimafia Libera. Per gli inquirenti, gli attentati a Foggia e nella provincia sono un chiaro segnale delle “difficolta’ economiche” della criminalita’. A sottolinearlo e’ il procurare capo di Bari, Giuseppe Volpe, che insieme alla procura ordinaria di Foggia ha diretto le indagini. “Manca il denaro sufficiente per mantenere le famiglie dei detenuti e sostenere le spese legali”, ha evidenziato. Nel corso della maxi operazione odierna, i carabinieri hanno sequestrato a casa di un pregiudicato nel rione Candelaro 19mila euro in contanti: l’uomo aveva anche un’agenda dove erano annotati nomi dei creditori accanto ai quali c’erano le cifre dovute da ognuno. Si indaga per capire se si tratti di richieste estorsive o denaro dovuto per debiti di droga. I militari della Guardia di finanza hanno invece scovato una telecamera nascosta tra le cassette della posta nel palazzo popolare ex Onpi, alla periferia della citta’: serviva a segnalare l’arrivo delle forze di polizia. Sequestrati anche due fucili e cinquemila litri di carburante a Orta Nova (Foggia): qui nei giorni scorsi e’ stata fatta esplodere una bomba davanti al negozio della sorella del presidente del Consiglio comunale, Paolo Borea, al quale e’ stata incendiata l’auto.

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Esteri

A Tripoli la tregua è precaria ma sembra reggere

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Il cessate il fuoco a Tripoli, uno degli obbiettivi della Conferenza di Berlino, e’ precario ma al momento sembra reggere: ci sono stati scontri subito dopo la fine del vertice, ma poi le condizioni sono state tali da consentire un pietoso intervento di recupero di corpi di civili crivellati di colpi in una zona contesa della capitale. Un’operazione resa impossibile per oltre due settimane dal fuoco incrociato. In assenza di clamorose violazioni del cessate il fuoco almeno fino alla serata, un tono meno bellicoso e’ stato usato anche dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha ridimensionato un proprio annuncio della settimana scorsa affermando di aver inviato in Libia a sostegno del premier Fayez al Sarraj attaccato dal generale Khalifa Haftar solo “un team di consiglieri militari ed istruttori” e non ancora vere truppe. Nel quadrante sud di Tripoli, il campo della battaglia in corso a intermittenza da aprile per il controllo della capitale, domenica sera vi e’ stata una ripresa dei combattimenti nei pressi di un cimitero per un tentativo di avanzata da parte delle milizie di Haftar, secondo quanto segnalato dalle forze filo-Sarraj. Poi pero’ piu’ nulla di notevole, tanto che la Mezzaluna rossa libica ha potuto di recuperare i corpi di sei civili uccisi 17 giorni fa e rimasti abbandonati nella zona di Sidra, sempre a Tripoli. Le vittime sono una donna incinta, una ragazzina di 14 anni e quattro uomini crivellati da colpi a bordo o vicino a tre auto e un camioncino scoperto, ma nessuno aveva avuto il coraggio di farne le esequie a causa dei combattimenti. Segno che la situazione e’ del tutto precaria, l’intervento umanitario e’ stato pero’ possibile solo grazie all’appoggio di uomini dell’anti-terrorismo e della Forza speciale Rada, una delle milizie piu’ potenti a Tripoli. Il quadro rimane esplosivo anche perche’ la Turchia, sebbene dica di non aver inviato “truppe”, avrebbe pur sempre spostato dalla Siria a Tripoli quasi 2.400 dei 6.000 mercenari che vorrebbe mobilitare per difendere Sarraj e il suo governo, almeno secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr). Alcuni di loro, 17 sempre stando a fonti del Sohr che confermano denunce dello schieramento di Haftar, sono riusciti ad entrare in Italia dopo aver deposto le armi. Quindi trasformandosi – o spacciandosi – per migranti.

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